Hip House, alti e bassi di un genere storico

hip houseUna strana storia quella della Hip House, ibrido tra Hip Hop ed House che alla fine degli anni Ottanta trova il suo momento di gloria grazie a diversi artisti come Fast Eddie, Kool Rock Steady (cugino di Afrika Bambaataa prematuramente scomparso nel 1996) e Jungle Brothers, riuscendo poi, periodicamente, ad arrivare nelle classifiche con varie produzioni. Inizialmente il terreno più fertile è senza dubbio l’America (Chicago in primis), ma pian piano il suono di questi frizzanti brani contagia anche l’Europa, anche perché tali influenze riescono a contaminare progetti che strizzano l’occhio al mainstream, come Technotronic, C&C Music Factory, Snap! o Rob ‘N’ Raz.

L’Italia vive il fenomeno Hip House con grande partecipazione, giacché molti DJ cavalcano l’onda di questo successo e anche le radio iniziano ad inserire brani nelle loro playlist (Jovanotti, su Radio DeeJay, è uno tra questi). Parlando del 1990 ad esempio, i 2 In A Room riescono a fare capolino nelle chart con “Wiggle It”, brano che sfocia nel suddetto mainstream grazie ad un ritornello orecchiabile che, un po’ a scoppio ritardato, qualche anno dopo influenza (mentre imperversa ormai l’Eurobeat) svariati progetti che riescono a fare dell’Europa la loro terra di conquista più che il proprio Paese d’origine. The Outhere Brothers, ad esempio: “Pass The Toilet Paper” svetta in tutte le classifiche nella primavera del 1994 e per il trio (poi diventato duo) di Chicago è un trionfo, seguito da “Don’t Stop” (prodotto interamente in Italia dalla Time Records di Giacomo Maiolini), “La La La Hey Hey” e “Boom Boom Boom”.

A questo punto la Hip House diventa “catchy”, sia negli arrangiamenti che nelle parti rappate, e nel biennio ’94/’95 molti seguono con grande successo questo filone. Reel 2 Real con “I Like To Move It”, 740 Boyz con “Shimmy Shake”, 2 In A Room con “El Trago”, KC Flightt con “Bang!”, 20 Fingers con “Short Dick Man”, Greed con “Pump Up The Volume” e diversi altri arricchiscono il tutto, utilizzando sonorità attualizzate, come gli inglesi N-Trance che coinvolgono per i loro brani il compianto rapper Ricardo Da Force, in precedenza collaboratore dei KLF (ai tempi di “The White Room”).

Come per tanti generi però arriva un momento di saturazione, e mentre il mercato Dance e i gusti musicali dei giovani si spostano verso un suono Progressive, per l’Hip House giunge una battuta di arresto dopo l’estate del 1996. Un canto del cigno che chiude un periodo dorato ancora oggi ricordato con grande piacere da appassionati ed addetti ai lavori. (Luca Giampetruzzi)

© Riproduzione riservata

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