Mauro Miclini, “the compilation man”

Mauro MicliniNell’organico di Radio DeeJay dal febbraio del 1988, Mauro Miclini si occupa prima della regia di programmi e poi della programmazione musicale. Dal 1996 il suo nome è legato in modo particolare alla serie di una delle compilation più note e fortunate del nostro Paese, la “Hit Mania Dance”.

Come e quando scopri la musica per le discoteche?
Era il 1979, il mio amico Massimo aveva due giradischi a casa e mi fece scoprire la “magia” del mixer.

A quando risale invece il primo passo da DJ?
Al 1983: ogni mercoledì sera andavo in un locale, il Dancing Days a Darfo Boario Terme dove c’era la serata sui pattini. Lì il figlio del titolare mi faceva provare a mixare, tanto il pubblico non ballava. Credo di aver fatto cadere più di qualcuno 🙂

Nel 1988 arrivi a Radio DeeJay: cosa ricordi del periodo tra fine anni Ottanta e primi Novanta?
Il grande carisma di Claudio Cecchetto e la cura maniacale che si metteva in tutto, dal montaggio di uno spot pubblicitario ad una base.

Negli anni seguenti curi una collana di compilation molto popolare, “Hit Mania Dance”. Come nasce il progetto?
Per puro caso, incontrando nei corridoi della radio il discografico Giancarlo Meo (che negli anni Ottanta collabora con Claudio Simonetti in progetti come  Easy Going, Capricorn e Vivien Vee, oltre a produrre cult come “Bad Passion” di Steel Mind, “Dig It” di Kasso e il sempreverde “Gioca-Jouer” di Claudio Cecchetto, ndr).

Come era organizzata la preparazione di una compilation di quel tipo?
Fondamentale era la ricerca della musica. I primi volumi furono realizzati con l’ausilio di registratori a bobina, i famosi Revox, creando loop utilizzando gli anelli fatti col nastro tagliato ed incollato. Poi, col passare degli anni, la tecnologia ha facilitato l’intero processo produttivo.

Circolava voce che alcune etichette spingessero particolarmente per avere brani del proprio catalogo in compilation come quelle che hai mixato. Si tratta di voci infondate o esisteva davvero una sorta di payola discografica?
Tutti ambivano ad avere il maggior numero di brani ma solo chi aveva in mano le hit del momento esercitava la propria leadership, chiedendo di inserire anche qualcosa di meno forte ed incisivo. Fortunatamente le trattative erano seguite direttamente dall’etichetta e non da me.

Quale fu l’annata più fortunata?
Senza dubbio il 1999, totalizzavamo 300.000 copie ad uscita. Un record.

Quanto influiva negativamente il “mercato nero” delle cassette-pirata in ambito compilation?
Pesantemente: quel mercato era composto almeno dallo stesso numero di copie ufficiali che venivano vendute nei negozi di dischi.

Ti è mai capitato di non poter inserire un brano in una compilation?
Si, “Believe” di Cher, nel 1998. Per ripiegare facemmo realizzare una cover (quella di Like, ndr) obiettivamente brutta ma che comunque tornò utile.

Pensi che il declino del mercato delle compilation sia ormai irreversibile?
Si nell’attuale formato, bisogna trovare alternative come avviene su Spotify o Beatport con le playlist dei top DJ.

DeeJay Parade su Radio DeeJay, Los Cuarenta su Italia Network e Discomania Mix su Radio 105: grandi battaglie sugli ascolti ma anche grande visibilità per la Dance. La risposta su quale programma ti piacesse di più forse è scontata, siamo però curiosi di sapere se davate comunque un’occhiata alla programmazione musicale della concorrenza.
Albertino docet, però ascoltavo con piacere anche RIN, Radio Italia Network: grande Alex Benedetti!

Per quanto riguarda le compilation che selezionavi e mixavi, ti sentivi un po’ in competizione con quelle che venivano prodotte a Radio DeeJay?
Era una competizione sana. A giugno del 1999 inserimmo “50 Special” dei Lunapop e divenne il successo dell’estate. Le altre compilation arrivarono a quel brano in netto ritardo, solo a settembre.

Hai prodotto pochissimi brani nella tua carriera. Frutto di una tua precisa scelta?
Si, perché solo chi è capace deve fare dischi.

Come valuti la scena Dance mondiale attuale? L’Italia è ancora sulla “mappa” o è stata del tutto estromessa?
Siamo fuori dai giochi per eccesso di campanilismo, ma coi Vinai e Merk & Kremont qualcosa sta cambiando. Largo ai giovani DJ!

Da qualche tempo spiccano filoni che attingono pienamente dagli arrangiamenti e sample di quel decennio. Pensi che in futuro la Dance sarà sempre più vintagista?
Si, per forza.

(Giosuè Impellizzeri e Luca Giampetruzzi)

© Riproduzione riservata

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