XOR – Ego Sum Abbas (Trance Records)

XORCorre il 1991 quando i musicisti Ciro Pagano e Stefano Mazzavillani (nell’ambiente musicale già da oltre un decennio, il primo nei Gaznevada e il secondo come arrangiatore per Ivan Cattaneo ed altri) pubblicano un disco a nome XOR, «nato dalla smania di sperimentare sonorità all’interno del mondo musicale e non solo», come ci racconta oggi Pagano. «XOR è un linguaggio artificiale indicato all’interno di un sistema che classifica le lingue parlate, comprese le artificiali».

Con questo 12″ la Irma Records inaugura la Trance Records, sublabel che adopera per il proprio catalogo una sigla che è tutta un programma, LSD, e con cui la casa discografica bolognese comincia a variare in modo sensibile il proprio apparato stilistico. Sino a quel momento infatti l’etichetta di Massimo Benini ed Umbi Damiani mostra vocazione quasi unicamente per la house con Don Carlos, Key Tronics Ensemble, Soft House Company e Double Dee (passati alla storia con “Found Love”) sparsa su etichette come Irma Casa Di Primordine, Onizom Music e Calypso. Sono gli stessi Pagano e Mazzavillani ad incidere paradisiaca house sotto il nome Dreams Unlimited. Quello degli XOR è quindi tra i primi prodotti che guardano in una direzione radicalmente diversa.

«Il brano fu pensato per un progetto a più ampio respiro legato alla nascita della Trance Records, e non a caso parte del logo che sovrasta la copertina di XOR (la mano destra, nda) venne ripreso nella grafica dell’allora nascente Trance Records» prosegue Pagano. Le ispirazioni provengono dalla techno e dalla trance che ai tempi iniziano a diffondersi in Europa, con richiami all’elettronica sbocciata tra gli anni Settanta ed Ottanta, e con una coltre di ambientazioni mistiche, sorrette dalla grafica in copertina e dai nomi affibbiati alle versioni, tutti in lingua latina. Dalla Paenitentiagite mixata da R.Y.D.J. (un caro amico di Pagano e Mazzavillani coinvolto pure nella realizzazione del progetto Pugnale su Absolut Joy, altra etichetta nata in seno alla Irma) alla Nocturno Tempore, dalla Dulcissime alla Dies, Nox Et Omnia. Il titolo stesso rimanda ad una sezione dei “Carmina Burana” di Carl Orff, da cui è tratto il sample.

Un po’ mistica, del resto, è pure la copertina, «nata per creare un’immagine che richiamasse il mondo esoterico e magico, dove la fantasia potesse spaziare libera. Il concetto era quello dell’esplorazione di mondi dove magia, misticismo e psichedelia diventavano fonti di ispirazione creativa e musicale. Per ottenere l’effetto usammo macchine come Roland D-550, Roland D-20, Korg M1, Oberheim OB-Xa, campionatori Akai S900 ed S950, computer Atari con software Notator. Il mixer era invece un Akai 12/14 mentre la voce era ottenuta tramite l’emulatore vocale di Atari. Il disco vendette intorno alle 10.000 copie, tante quanto ai tempi se ne piazzavano mediamente per un brano che riscuoteva interesse. Gli insuccessi invece non superavano le 2000/3000 copie. E pensare che oggi con appena un migliaio di copie si può persino raggiungere la vetta delle classifiche di vendita! Noi ascoltavamo tanta musica elettronica, da quella più sperimentale alla new wave ed alla disco, passando quindi dai Tangerine Dream ai Kraftwerk, dagli Human League a Giorgio Moroder» conclude Pagano.

Il disco proietta dunque immagini inquietanti, legate allo spiritismo, esoterismo, misticismo e parapsicologia, le stesse che Pagano e Mazzavillani adopereranno con successo per diversi anni ma sotto il nome Datura. (Giosuè Impellizzeri)

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Racket Knight – The Wood EP (Spectra Records)

Racket KnightCorre il 1997 quando su Spectra Records, una delle etichette dell’Arsenic Sound per cui ricopre ruolo di A&R il DJ Cirillo, esce l’EP di debutto di Racket Knight, progetto degli svizzeri Walter Albini e Luca Tavaglione e dell’italiano Massimo Cominotto. Quest’ultimo racconta che tutto nasce una sera a Zurigo, a cena, «davanti ad un bel pollo al cestello e un rösti, orgoglio della cucina elvetica. Il vino scorreva a fiumi ed un paio di ragazze allegre ci tennero compagnia al tavolo. Albini era un mago nella programmazione, musicista spiantato ed incazzato nero perché la sua band non riusciva a decollare, mentre io e Tavaglione parlavamo di musica, in sintonia, confrontandoci sull’underground tedesca e norvegese. Provammo così a produrre qualcosa in linea con quel sound. Il nome Racket Knight fu un’invenzione di Tavaglione, oggi dirigente di una importantissima banca svizzera ed esperto in diritto bancario internazionale. Albini invece produce programmi per la tv nazionale svizzera».

Appare subito chiaro che l’impronta sonora sia molto poco italiana, i tre che ideano il tutto sono poco propensi ad alimentare quello che divenne il decadente scenario progressive nostrano. Sia Albini che Tavaglione (quest’ultimo noto anche come DJ Lukas e Raimond Ford) sono devoti ad una techno fatta di groove incastrati uno nell’altro, priva di riflessi melodici o parti vocali da cantare in coro. Ai tempi si usava chiamarla minimale, termine che torna in auge, inglesizzato, una decina di anni più tardi ma per identificare tutt’altro. Cominotto, dal canto suo, non scherza. Seppur con ancora pochissime produzioni all’attivo, come DJ dimostra di sapere il fatto suo, (provate ad ascoltare questo set del 1996 tenuto in occasione di un Syncopate presso il Marabù di Reggio Emilia, club ormai perso nel degrado) e di non essere l’ennesimo di coloro che ripiegano su cassa, basso in levare ed interminabili rullate per far felice il proprio pubblico.

“The Wood EP” sintetizza perfettamente la personalità delle teste ideatrici e lo fa attraverso due tracce che non rivelano compromessi di alcun tipo. “Magma” fa brillare cerchi concentrici di tribal techno di inesauribile potenza ipnotica, “Model OP-8” rafforza ulteriormente il tiro seguendo la scia di etichette nordeuropee come Construct Rhythm, Primate Recordings, Tortured o Planet Rhythm. «Quei pezzi girarono a lungo come demo e furono suonati da molti DJ importanti a cui li consegnammo a mano, tra cui Carl Cox, che li tenne per parecchio tempo nelle sue chart su Frontpage e Mixmag (“Model OP-8” figura pure in questo set di Cox per l’Essential Mix, registrato a Johannesburg, Sud Africa, il 18 gennaio 1998, nda). Quando portai i brani a Cirillo lui già li conosceva, credo li avesse ascoltati ad Ibiza in quasi tutti i party. Realizzammo entrambe le tracce con le classiche Roland, TR-808, TR-909, TB-303, Juno ed altre diavolerie analogiche dell’Antico Testamento. Sul 12″ doveva finire anche una versione con me al basso e Walter alla batteria che ricalcava lo stile dei primissimi Prodigy, ma venne scartata per questioni di tempo. Peccato, aveva un bel tiro. Luca, ai tempi, aveva già prodotto una montagna di roba per Adam Beyer, quindi preferimmo ispirarci a cose estere (o a quelle della scuola napoletana che cominciava ad affermarsi proprio in quel periodo). A parte qualche rara eccezione, il resto della techno italiana era stratificata su rullate e basso in levare, genere che non ci apparteneva affatto. Poi non so quante copie abbia venduto il disco, ai tempi la Spectra era una piccola etichetta molto underground, una delle poche rispettate nel circuito estero. In seguito però prese una strada diversa».

Racket Knight (2)

Il secondo 12″ dei Racket Knight, edito dalla Spectra Records nell’autunno del 1998

Nel 1998 i tre ci riprovano con “Data 2 / Collectible Camera”, sempre su Spectra, che oltre al remix dei D-Ex (Albini e Tavaglione, che con questa ragione sociale piazzano altri “rulli compressori” sulla Molecular Recordings di Marco Lenzi e i fratelli D’Arcangelo) annovera pure quello del napoletano Gaetano Parisio alias Gaetek, alle prese con uno dei primi remix della sua carriera. «Incontrai Gaetano ad un SIB, a Rimini, parlammo un po’, gli piacque il lavoro ed accettò di remixarlo. In seguito i contratti con l’etichetta e tutti gli accordi presi sparirono misteriosamente nel nulla lasciandoci scontenti, e per tale motivo interrompemmo l’esperienza» conclude Cominotto. «In quel periodo persino Gene Hunt ci chiese di remixare un nostro pezzo destinato alla Zero Muzic Records». (Giosuè Impellizzeri)

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