Kighine – Superstereotestrecord (DBX Records)

Kighine“Superstereotestrecord” esce nel 1996 ed è uno di quei dischi che si riconoscono a primo ascolto. Autore è il DJ Paolo Kighine, soprannominato amichevolmente “il professore” («nel 1993 ogni tanto mettevo degli occhialetti tondi e, al Duplè, Francesconi iniziò a dire al microfono che sembravo un professore», dall’intervista di Lorenzo Magnozzi su Soundbound.it), che decora il battente ritmo in 4/4 e la spirale acida con sezioni vocali in italiano per “un severo collaudo dell’impianto stereofonico”.

«Avevo un vecchio LP della Vedette intitolato “Superstereo Test Record” che veniva usato nei negozi di hi-fi per provare i cosiddetti impianti “esoterici”, il meglio del meglio insomma. Da tanto pensavo di utilizzarlo in discografia e così un giorno mi chiusi in studio e la traccia venne giù di getto, adoperando anche una Roland TB-303 ma non collegata in MIDI, messa “in battuta” praticamente a mano» descrive l’autore. La sigla 303, tra l’altro, si ritrova ben evidenziata sulla copertina e sull’etichetta centrale del disco e, per una curiosa coincidenza, il numero di catalogo, 033, contiene esattamente gli stessi numeri seppur in ordine diverso.

La prima parte del Test One scorre via con la classica rigidità a cui è sottoposta la progressive/techno dei tempi mentre la seconda, introdotta da un lungo break con voci e rullata incorporata (soluzione che si ritrova anche in “Zero” di Bassman, uscito sempre nel 1996 e remixato dallo stesso Kighine) vede la presenza di alcuni elementi melodici. Pensando al mercato estero, il DJ appronta una versione in inglese, la Test Two, «realizzata con le voci incise su un disco simile a quello della Vedette che trovai in un mercatino dell’usato» rivela. C’è spazio anche per la Test Your Own Dub, con variazioni legate alla stesura ed aggiunta di parti percussive, in cui si registra il contributo di Roby X, amico di Kighine e socio del negozio di dischi, il Diskotic di Genova. Pare persino che esista una quarta versione, in lingua tedesca, presente nella compilation “Rave Now! 8”, ma l’autore dice di non saper nulla in merito.

A pubblicare il mix è la DBX Records di Joe T. Vannelli, ai tempi nota a livello internazionale perché etichetta su cui escono le hit di Robert Miles. «Ritenevo che il brano avesse potenzialità e così, tramite amici comuni, andai a Milano per farlo sentire a Vannelli. Lui, essendo anche un doppiatore (fu voce ufficiale di Grand Prix e Jonathan Dimensione Avventura, programma del compianto Ambrogio Fogar, oltre ad essere scelto per spot di Parmalat, Smart, Lotto e Fiat, nda), riconobbe subito la voce e per evitare problemi di clearance decise di rivolgersi ad un altro prestavoce, ugualmente bravo, per rifare le parti».

In autunno “Superstereotestrecord” conquista una manciata di passaggi nel DeeJay Time di Albertino (ascolta qui): «Il disco vendette bene, e nel periodo in cui veniva trasmesso addirittura come primo brano del DeeJay Time, “per provare l’impianto della radio”, come diceva scherzosamente Albertino, andò veramente a ruba. Ricordo il 1996 con grande piacere, ci sentivamo parte di un qualcosa di grande, i nostri dischi li passavano tutti, erano riconosciuti subito dal pubblico, ci siamo divertiti tanto». L’affermazione in Italia della cosiddetta musica progressive, però, significò anche uno sfiancante logorio commerciale col conseguente svilimento degli intenti, infiacchimento delle idee e netta omologazione. «Per evitare l’appiattimento passai ad altro, per me la noia è fare qualcosa in cui non credo» conclude il DJ.

Per Kighine, che ha recentemente tagliato il trentennale d’attività, “Superstereotestrecord” è il disco che connette le due fasi della sua carriera discografica: la prima è collocata tra 1992 e 1995 ed è contraddistinta in prevalenza da progetti condivisi con Marco Franciosa e Mario Scalambrin (“Fluxland” di XL, remake dell’omonimo di Charly Lownoise, “The Age Of Love Suite” di Unity 3 che finisce persino sulla londinese NovaMute) e col compianto Roby J (Chinese Restaurant), oltre a vari remix (per The Fog, DJ H Featuring Stefy, 20 Fingers, Mad Mike di Underground Resistance); la seconda comincia nel 1999 con la collaborazione con la Stik a cui approda con Francesco Zappalà e il progetto Dual Band. Sarà proprio l’etichetta modenese ad affidargli la direzione della Minimalistik, nata nel 2001 con lo scopo di seguire rotte legate alla minimal techno destinata ai club e per cui il DJ studierà diverse soluzioni raccolte nei volumi di “Patchwork Trax” e “Demo Trax”. (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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