Fishbone Beat – Always (Next Records)

FishboneBeatIl primo disco dei Fishbone Beat esce nel 1992, si intitola “Always” e viene pubblicato dalla Next Records del gruppo Energy Production, ai tempi ben attiva sul fronte licenze (SL2, Terrorize, General Base, Waxattack, Cajmere). Le influenze primarie provengono dalla house, in particolare dalla corrente progressive (da non confondere con la progressive trance di qualche anno più tardi) che inizia a propagarsi dall’Inghilterra. La Oval Mix (Oval è il nome del loro studio, a Venezia) mette insieme urgenze tipiche del dancefloor con sensibilità prog/ambient, arricchite da voci ed un arpeggio che si rivela trainante e vincente.

La Martini Beat Mix realizzata in collaborazione col DJ Paolo Martini gioca sugli stessi elementi non rivelando sostanziali differenze. A dispetto del nome che lascerebbe ipotizzare un lavoro più improntato sul ritmo, questa versione lascia spazio a presenze vocali più estese e corali. Dietro le quinte del progetto operano Davide Sabadin, Giuliano Disarò e Massimo Zennaro, ai tempi impegnati con numerosi alias per gestire collaborazioni con case discografiche diverse tra cui UMM, Heartbeat e DFC (per quest’ultima producono i singoli di Paraje insieme ad Alex Quiroz Buelvas, frontman di Ramirez, tra cui la fortunata “Animalaction”).

È Zennaro a svelare che «il nome Fishbone Beat nacque ispirandoci al noto gruppo rock americano Fishbone. Aggiungemmo il termine ‘beat’ considerando l’entità dance del risultato, e fummo confortati dal fatto che Fishbone Beat suonasse piuttosto bene. “Always” nacque come brano sperimentale: ai tempi fondemmo due filoni musicali che stavano prendendo piede nelle classifiche europee, la cosiddetta underground e la trance tedesca. Il cuore del pezzo fu realizzato piuttosto velocemente, l’idea di base era trovare un timbro elettronico originale che potesse dare un carattere specifico al brano. Riuscimmo nell’intento grazie al Waldorf Microwave, un sintetizzatore analogico-digitale costruito sulle ceneri del glorioso PPG, utilizzato negli anni Ottanta da molti artisti tra cui i Depeche Mode. In quel periodo peraltro ero il dimostratore ufficiale della Waldorf per l’Italia. Utilizzammo anche un campionatore Akai S1000 per parte delle ritmiche, un campionatore E-mu Systems Emax II per timbriche più elaborate ed una drum machine Roland TR-909. Il tutto fu mixato in un banco analogico Soundcraft Series 2400. Non ci ispirammo a nessun artista in particolare, volevamo escogitare una formula di composizione semplice ma originale e credo che ci riuscimmo. Il mix di “Always” vendette circa 16.000 copie ed entrò in una ventina di compilation. In totale, se la memoria non mi inganna, totalizzammo all’incirca 300.000 copie. Alla Next Records ci consigliarono di far partecipare anche un DJ alla produzione, così coinvolgemmo Paolo Martini che, entusiasta del brano, lavorò con noi in studio per editare la sua versione».

Je Le Fais Express

La copertina di “Je Le Fais Express (Satisfy)”, brano con cui i Fishbone Beat acquisiscono uno stile dall’accessibilità pop 

La fortunata formula che riverbera elementi progressive house/trance si ritrova pure nel seguente “Feel It”, dove compaiono vari vocal sample tra cui quello preso da “Something About The Music” di Wigan Express che viene contemporaneamente usato in “I Can Feel It” di Coconut Groove (su Pirate, gruppo Media Records). Come remixer invece mettono le mani prima su “The Traxx” di Miss Jones e poi su “Saturday Night” di Whigfield. Nell’autunno 1993, con l’uscita di “Je Le Fais Express (Satisfy)” cantato dalla francese Gladys Dartril, e col seguente “Save The Planet” dell’estate 1994, lo stile dei Fishbone Beat muta ed appare più pensato per il mercato italiano.

«Non ci fu nessuna forzatura esterna, entrambi i brani derivarono da scelte determinate dalla nostra volontà anticonformista che si schierava contro il sistema di editori e case discografiche che invece, una volta ottenuto il successo, desideravano solo follow-up fotocopia. Mi sono sempre sistematicamente rifiutato di clonare i miei brani, preferivo comporre cose nuove pur mantenendo uno stile che in qualche modo potesse contraddistinguere il marchio Fishbone Beat. In “Je Le Fais Express (Satisfy)” cercammo una formula più vicina alla canzone non ricorrendo a sample come fatto precedentemente, sviluppando nel contempo una melodia e ricercando una struttura armonica e timbrica che potesse ricordare il mondo degli anni Ottanta. Ricordo bene la faccia dei discografici e degli addetti ai lavori quando lo ascoltarono per la prima volta. Ci diedero indicazioni per modificare (non marginalmente!) la struttura del brano e facemmo finta di accettare. In realtà non apportammo alcuna variazione e, a dispetto di quei commenti, “Je Le Fais Express (Satisfy)” fu il singolo dei Fishbone Beat che vendette di più. Dopo “Save The Planet” decidemmo di fare un passo importante, coinvolgere una corista dei Pink Floyd, Carol Kenyon, e mettemmo in cantiere il singolo “We Will Fly”. Anche in quell’occasione ci fu una ricerca mirata su sonorità inedite ma purtroppo subimmo parecchie pressioni perché lo stile risultò troppo particolare, tanto che le radio non lo passarono. Nonostante tutto il singolo vendette oltre 6000 copie».

Massimo Zennaro dei Fishbone Beat (199x)

Massimo Zennaro in un live nei primi anni Novanta, mentre imbraccia una tastiera Yamaha KX5 collegata ad un campionatore E-mu Emulator III

Un trattamento simile viene riservato a “Goza Goza”, uscito nell’autunno del 1995: l’interesse per i Fishbone Beat da parte dei grandi network pare affievolirsi. «Per resistenze interne al team, decisi di sciogliere il gruppo di produzione lasciando ad uno dei componenti, Davide Sabadin, la libertà di continuare a produrre col marchio Fishbone Beat. Io infatti non partecipai a “Goza Goza”, né come musicista né come produttore (il disco fu firmato, come il successivo ed ultimo della serie “Do I Believe” del 1996, da Sabadin e Colinsky alias Claudio Collino, quello di Sueño Latino, Steam System ed Atahualpa, nda). Sono comunque felice per aver portato il mio contributo nella dance degli anni Novanta. Credo che Fishbone Beat fosse uno dei pochi gruppi di quel periodo a suonare rigorosamente live e non in playback nelle esibizioni dal vivo. Sono musicista, compositore e ricercatore nel campo del suono attraverso l’utilizzo di dispositivi elettronici, e in quegli anni Fishbone Beat mi diede la possibilità di misurare le mie capacità e continuare a vivere nella musica. Attualmente mi occupo di pop e colonne sonore ma non escludo a priori un possibile ritorno alla dance» conclude Zennaro.

Vale davvero la pena segnalare l’inserimento di “Always” nella compilation “Renaissance” curata da Sasha e John Digweed nel 1994: insieme a Fishbone Beat c’erano Leftfield, Sunscreem, Inner City, M-People, Fluke, Moby, Kym Mazelle, Spooky, Age Of Love ma pure altri italiani come Mephisto, Unity 3, V.F.R., Virtualmismo, Funk Machine, Corrado, MBG e Remake. (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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