Leo Young – From Russia With Funk (Pronto Recordings)

LeoYoungLeo Zagami alias Leo Young è uno dei prime mover della rave age romana nei primi anni Novanta: è tra gli organizzatori de L’Impero Dei Sensi, nel luglio 1989, ritenuto il primo rave in assoluto ad essersi svolto in Italia (il The Rose Rave che si tenne ad Aprilia, a cui solitamente si fa riferimento nelle ricostruzioni storiche, è datato giugno 1990, quasi un anno più tardi). Esaurita quella incredibile fase creativa Zagami inizia a prendere le distanze dall’Italia, flirtando prima con l’Inghilterra e poi con la Germania, ed allontanandosi dalla techno che marchiò i rave capitolini. Particolarmente emblematico risulta a tal proposito “From Russia With Funk”, un 12″ con cui l’artista inaugura il catalogo della sua etichetta, la Pronto Recordings, col quartier generale fissato a Londra.

«L’Italia non mi meritava, in ballo c’erano troppi compromessi che non avevano nulla da spartire con la musica ma solo con l’opportunismo ed interessi economici di gente che oggi sicuramente si ritrova lauti conti in banca ma che artisticamente non ha mai contato nulla, soprattutto a livello internazionale» spiega Zagami. «Ricordo bene le facce di certi DJ italiani che a metà degli anni Novanta mi davano per spacciato e fallito, ma dopo appena tre anni mi rividero in tutte le migliori discoteche del nord Europa. Alcuni di loro mettono ancora i dischi ma altri (la maggior parte) sono disoccupati o fanno gli elettricisti o i baristi, con tutto il rispetto per queste due categorie ovviamente. La Pronto Recordings nacque da un’idea condivisa con l’amico Toni Rossano degli Stryker, inizialmente impegnato con la Phuture Trax di Nicky Trax, che a metà degli anni Novanta curava la promozione del Tresor e di importanti artisti del panorama house e techno. Tutto fu molto naturale ed idealistico: andai in uno studio di amici e partimmo, senza fare troppi calcoli. Dopo il terzo disco però Toni abbandonò per via del suo nuovo lavoro con la Strut, ma siamo rimasti sempre grandi amici. La Pronto Recordings nacque in un momento per me particolarmente produttivo dal punto di vista musicale. Finalmente riuscii ad affermarmi in Inghilterra, dopo tre anni di sforzi e sacrifici per aprire le porte del difficilissimo mondo della musica. Farcela a Londra, allora più che mai al centro della scena musicale, significava farcela nel mondo. Ero andato via dall’Italia nel 1994, dopo essere stato sabotato in ogni modo possibile ed immaginabile sia dai miei colleghi DJ che dai vari PR delle discoteche con cui non andavo sempre d’accordo per via delle loro scellerate scelte musicali e non solo. Fui uno degli istigatori della scena rave romana, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, oltre ad essere uno dei primi resident all’Imperiale di Tirrenia ed uno dei promotori di quella scena underground romana che coi venerdì del Uonna lanciò un modo diverso di fare clubbing house in Italia, non più esclusiva della solita “lobby gay” capitolina e riccionese a cui si affidavano quelli che divennero i grandi nomi della scena nostrana. Ma, come già detto prima, i compromessi non facevano per me, soprattutto quelli di natura sessuale. Preferisco non dire altro per evitare di sputtanare più di qualcuno.

A Londra feci la gavetta e divenni il primo DJ della famosa chiesa sconsacrata di Brixton che prese il nome Mass. Le chiese sconsacrate sono la mia specialità: già a Roma organizzai un after hour presso una chiesa sconsacrata nella zona dei Castelli Romani (ma intervenne la polizia bloccandolo), e pure a Londra il mio primo after si tenne in una chiesa sconsacrata nelle Docklands. Giunsi al successo globale due anni dopo, grazie alla residenza al Tresor di Berlino, che iniziai nella notte tra sabato 22 e domenica 23 giugno 1996. Credo di essere stato uno dei pionieri italiani del clubbing berlinese, coi miei “set-maratona” di ben dodici ore che tenevo mentre Sven Väth suonava al piano interrato del mitico club. Il proprietario del locale, Dimitri Hegemann, che aveva anche un’importante etichetta discografica, la Interfisch Records (“mamma” della nota Tresor) investì molto nella promozione della mia figura e mi diede la possibilità di incidere un triplo album intitolato “Cosmic Land” sulla KTM, sublabel house gestita da sua figlia. Fui fortemente raccomandato ad Hegemann da uno dei fautori della house di Chicago, Marshall Jefferson, per cui avevo fatto precedentemente un disco. La figlia di Dimitri, tra l’altro, era fidanzata con un mio caro amico, il DJ Frankie Valentine. Dimitri amava portare i DJ di colore in Germania, come tutti quelli di Detroit ed anche Frankie, di cui si innamorò la figlia. Arrivai a Berlino in concomitanza della visita di Giovanni Paolo II e, finito il set, mi recai alla Porta di Brandeburgo dove il Papa stava facendo il suo discorso. Fu l’inizio di una grande avventura che negli anni successivi mi ha proiettato in Scandinavia e in Russia e che mi ha dato la possibilità di continuare il mio sogno, lavorare con la musica almeno fino a quando ho scelto di dedicarmi ad altro. A Londra però non me la passavo molto bene, in quegli anni riuscivo a stento a mettere insieme il pranzo con la cena se volevo comprare i dischi. I locali londinesi, è risaputo, pagano pochissimo e per arrivare con tutti quei dischi all’aeroporto per il mio primo “viaggio della speranza” in direzione Berlino nel lontano 1996 fui costretto a (s)vendere, per poche sterline, un campionatore al Music And Video Exchange di Notting Hill per potermi permettere un taxi. Però ne valse la pena e la mia vita cambiò per sempre quando DJ Mag, Mixmag e tutti gli altri giornali di settore cominciarono, da lì a poco, a parlare di me e della mia residenza al Tresor, oltre che delle mie produzioni discografiche».

leo-young-su-dj-mag-mar-apr-1997

Tra i nomi presenti sulla copertina di DJ Mag c’è anche quello di Leo Young che approda al Tresor (aprile 1997)

“From Russia With Funk” è un fantastico mosaico di disco, funk ed house, ricco di percussioni afro e fiati “presi in prestito” dagli anni Settanta, oggi perfetto per una classica selezione nu disco ma ai tempi piuttosto anacronistico e quasi demodé (tra i primi a seguire tali commistioni ci fu Daniel Wang sulla sua Balihu Records, sin dal 1993). «Il 12″ vendette circa 1800 copie e forse avrebbe potuto raggiungere risultati migliori ma purtroppo il distributore, la Global Export, fallì improvvisamente e per questo motivo non vedemmo mai i soldi che ci spettavano. Era iniziata la crisi del vinile che negli anni successivi avrebbe decimato l’industria lasciando in piedi pochi fortunati. Comunque a supportare il disco furono Claudio Coccoluto e tutti quei DJ che avevo convertito al mio sound “cosmico” ispirato da Baldelli & co., come Faze Action, Idjut Boys ed ovviamente l’amico Harvey. Tra i locali italiani invece, solo il romano Goa ebbe il coraggio di promuovere la Pronto Recordings, ed infatti Giancarlino, in quel periodo, incise dei pezzi  finiti sul Pronto 005, “House In Motion Project EP”.

Lavorai con vari strumenti live incluse percussioni e basso, tutto rigorosamente vero, ma non posso aggiungere specifiche tecniche perché usai quello studio, lo Stonesthrow Recording Studio che si trovava nei pressi del vecchio Truman Brewery in Brick Lane, solo una volta, proprio in quella occasione. Ad affiancarmi nella produzione furono Richard WaterHouse e Steve “Bongo” Young, collaboratori occasionali che conobbi tramite un DJ londinese che si occupava di speed garage. Erano molto capaci ma non collaborai più con loro perché legati allo studio che non riuscii a pagare, visto il fallimento della distribuzione. A loro si aggiunse pure Giò Mari, chitarrista e bassista di grande talento, originario di Subiaco e trapiantato come me a Londra, molto amico di Cat Stevens. Purtroppo fu colto da un male improvviso e venne a mancare pochi anni dopo, lasciando moglie e figli. La sua musica però rimane immortale, come la chitarra nel Pronto 003, “The Subiaco Project”. Tornando a “From Russia With Funk”, all’interno del brano c’è un sample tratto da un rarissimo 33 giri di un’orchestra russa che suonava disco music ai tempi dell’Unione Sovietica. Me lo regalò l’amico Rhythm Doctor, che conosceva bene i miei gusti e la mia passione per la Russia».

Sul lato b c’è invece “Frozen Youghurt” che riprende ancora classici suoni funk, con wha wha ed un piano rhodes: «quel brano fu realizzato coi campioni afro/cosmic che mi portò l’amico Severino Panzetta degli Horse Meat Disco, che ai tempi lavorava con Fabio Carniel del Disco Inn di Modena. Non mi ispirai a nessuno ma feci affidamento solo alla mia vasta cultura musicale che mi rese una delle massime autorità del settore a Londra, in un momento in cui in Italia si facevano solo canzonette e musica banale sperando in un remix di Frankie Knuckles. Io invece volevo andare oltre la house o la techno, dirigermi nella sperimentazione più assoluta, e lo feci grazie alle cene conviviali in cui invitavo tutti i produttori musicali del momento facendo ascoltare cose dell’altro mondo in nome della cultura e non dello sballo o della noia. Nacque così il movimento nu funk che poi sfociò per alcuni in nu disco e successivamente in cosmic/afro ancora oggi in auge e in parte farina del mio sacco. Sfido chiunque a dire il contrario anche perché ci sono fior fiore di articoli scritti in merito, a partire dal ’95, il primo su The Face».

La Pronto Recordings pubblica musica sino al 2000 mettendo in circolazione undici uscite, talvolta in formato white label, sempre a cavallo tra house, funk e disco, stemperando, come fanno i Daft Punk rivolgendosi ad un pubblico immensamente più grande, la rigida separazione a cui techno ed house erano soggette negli anni Novanta. Nel 2001 Leo Young incide il secondo album realizzato tra Roma ed Oslo, dove si trasferisce per un periodo e dove getta le basi di una nuova scena. “The Magickal Childe” esce sulla Tummy Touch di Tim “Love” Lee ed è ricolmo di infinite citazioni funk, soul e disco (provate ad ascoltare il brano “A True American Hero”, estratto come singolo). Le intuizioni erano giuste ma dopo qualche anno, anche grazie a campagne promozionali più efficaci e persuasive, giungono i nordici (Lindstrøm & Prins Thomas in primis) per raccogliere le idee ed essere additati da certa stampa, abbastanza distratta, come primi motori della nu disco.

Flyer (31 agosto 2001)

Il flyer di una serata in Norvegia in cui viene presentato l’album “The Magickal Childe”. Tra i DJ supporter Prins Thomas (agosto 2001)

«Per anni Lindstrøm & Prins Thomas lavorarono come miei secondi nei migliori locali norvegesi quindi furono musicalmente ispirati da me, ma ormai faccio altro, non ho bisogno di lodarmi per promuovere la mia attuale attività. Faccio lo scrittore di successo da diverso tempo ed ho smesso di lavorare professionalmente con la musica nel 2005. Ho sempre fatto cultura musicale ed è per questo che ero e sarò sempre avanti a tutti, fare cultura purtroppo significa non scendere mai a compromessi di nessun tipo. Compromessi che mi avrebbero sicuramente reso più ricco ma senza fare la storia, cosa che per me è fondamentale in qualsiasi campo si stia lavorando. Spero che un giorno certi DJ che in Italia mi sono “debitori” dal punto di vista artistico, mi riconoscano almeno questo merito, come hanno già fatto alcuni ex colleghi stranieri. A breve potrei ritornare in studio e vi garantisco che sarei un innovatore, ma questo, se Dio vuole, lo dimostrerò coi fatti e non con le chiacchiere, come ho sempre fatto in tutta la vita». (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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