Deadly Sins Featuring Omen – Together (Line Music)

deadly-sins-togetherQuando si parla di Deadly Sins la memoria corre subito al fortunato “We Are Going On Down” del 1993. In realtà la storia di questo “brand”, uno tra le centinaia che emergono con più o meno successo dalle etichette italiane in quegli anni, comincia nel 1991 quando la Line Music, una delle label della Time Records di Giacomo Maiolini, pubblica “Together”, co-prodotto a livello esecutivo col giornalista Eugenio Tovini. L’etichetta, partita con “You Too” di Nexy Lanton, va ad affiancare la Italian Style Production nata un anno prima: entrambe si propongono di seguire il segmento della musica house, ormai in definitiva consacrazione anche nelle classifiche di vendita.

«Il team di lavoro era composto da me ed Ivan Gechele, ma non mancavano collaborazioni con alcuni DJ come Franco Martinelli e soprattutto Giovanni Loda con cui producemmo “Bach Is Back” di Hyena, che ci aprì la strada per il mercato giapponese» racconta oggi Luigi Stanga, uno degli autori di “Together”. «Ivan era un DJ e quindi si occupava soprattutto della parte relativa al groove e degli input sui trend che provenivano dalle discoteche. Io invece, avendo studiato al conservatorio e non essendo portato per la nightlife, seguivo maggiormente la parte musicale. Di volta in volta proponevamo i nostri brani a varie etichette e dopo averne “piazzati” alcuni ad Ala Bianca ed Expanded, ci rivolgemmo alla Time che li pubblicò. Si trattava quindi di pezzi già finiti da noi, offerti alla casa discografica, accettati e pubblicati, quindi non co-prodotti o modificati secondo esigenze di terzi».

“Together” frequenta il sentiero della italo house, con pianate in grande evidenza ed una parte vocale importata da “Satisfaction” di Omen, un pezzo pubblicato nel Regno Unito nel 1988. «Ai tempi trovare cantanti madrelingua brave come Ann-Marie Smith dei 49ers non era certamente impresa facile. Quando Gechele e Loda mi fecero sentire il brano originale e la versione acappella concordammo sulla riarmonizzazione e riarrangiamento in maniera più efficace. Partimmo con l’energia e la convinzione di poter fare meglio o, quanto meno, incidere un brano dance più vicino ai gusti di allora. Come la maggior parte dei nostri pezzi di quel periodo, anche “Together” fu realizzato secondo una modalità ben precisa. Importavamo la voce con campionatori Akai S1000 ed S1100 “trascinandola” su tastiera. Gechele e Loda proponevano dei groove ed insieme cercavamo quello che legasse meglio con la parte vocale. Trovato l’incastro “giusto”, passavamo allo studio dell’armonia. Di quello me ne occupavo soprattutto io, anche se spesso Ivan aveva idee interessanti. Era la parte che preferivo, anche negli anni dell’hi NRG, e sinceramente credo di avere un discreto skill in questo. Pure nelle cover “ribaltavo” sempre le armonie. A volte bastava sostituire un accordo minore con uno maggiore per far acquisire alla composizione un’atmosfera del tutto diversa. La funzione psicologica e coloristica dell’armonia è oggetto di studi da centinaia di anni, non l’ho certo inventata io, sia chiaro. Contrariamente alla hi NRG che utilizzava i parametri della massa e della densità dell’orchestrazione, la house/dance funzionava quando era minimale nella struttura. La difficoltà stava tutta lì, trovare quelle tre/quattro cose in grado di “far rotolare” il pezzo. È un po’ come fare la pizza: tutti conoscono la ricetta (pasta, pomodoro, mozzarella, olio, sale ed origano) eppure alcune sono buonissime ma altre molto meno. Ogni DJ, produttore o musicista aveva (ed ha) gli strumenti per fare una hit (promozione e marketing a parte) ma alcuni geniali ci riescono, altri ci vanno vicino, altri ancora non ne azzeccano neppure mezza.

Tornando a parlare di “Together”, fu realizzato nel tempo standard che avevamo in quel periodo, circa un paio di giorni. Utilizzammo un groove parzialmente campionato ed una rullata campionata, una Roland TR-909, piatti, clap, open campionati, un basso suonato col Moog, un pianoforte ottenuto col sintetizzatore Korg M1, un pad proveniente da una Yamaha TX802, un “filo” di violino ad una nota proveniente da un Roland Sound Canvas, un clavinet mixato a volume molto basso eseguito con una Siel Opera 6. Nella Refined Mix c’era pure un sax campionato e suonato con la tastiera. La nostra “tecnica” di mixaggio faceva inorridire i veri fonici ma a dispetto di ciò funzionava. Usavamo un vecchio mixer Trident con equalizzazione poco efficace ma coi suoni base davvero belli e caldi. Per questo motivo, e sicuramente perché nessuno di noi era un vero fonico, non abbiamo mai dedicato troppo tempo ai mix. Ero dell’avviso che se i suoni scelti e gli incastri fossero quelli giusti, li avrei potuti mixare anche io, mentre se sbagliavi i suoni fondamentali (cassa, basso e synth principale) anche interpellare Alan Parson non avrebbe risolto nulla. Per questi motivi i nostri suoni erano frutto di una scelta meticolosa ma mixati quasi sempre “flat”, con pochissimo uso dell’equalizzatore. Ci limitavamo ad un compressore per basso e cassa, e due delay, di solito programmati uno a quarti ed il secondo ad ottavi, ed un paio di riverberi di livello medio. Tutto qui, nient’altro».

Il pezzo funziona discretamente in Italia e si guadagna anche qualche licenza in Francia, Germania ed Olanda. «Non saprei quantificare le vendite però, bisognerebbe chiedere all’etichetta. Francamente non ricordavo neanche delle licenze all’estero». Dopo “Together” il progetto Deadly Sins viene “ibernato” per circa due anni, per poi essere riavviato attraverso un team di produzione diverso ed un altrettanto differente genere musicale, più vicino all’euro house, che tra 1993 e 1994 genera una tripletta più o meno fortunata, il citato “We Are Going On Down”, “Come Down With Me” ed “Everybody’s Dancing”. «Deadly Sins era un nome inventato dalla Time Records pertanto noi non lo usammo più perché lo considerammo di loro proprietà, anche se probabilmente non fu registrato. Interrotto il rapporto con l’etichetta, furono scelti altri produttori per portare avanti il progetto».

La Line Music però, parallelamente a “Together”, pubblica “Dreamin’ In Buristead Road”, sempre prodotto da Stanga e Gechele ma sotto l’alias X-Sample. Sfruttando altri campioni (“There Must Be An Angel (Playing With My Heart)” degli Eurythmics e “Soul Power 74” di Maceo & The Macks) il risultato finale è parecchio simile, la matrice resta quella italo house. «Lo realizzammo nello stesso periodo e con la stessa modalità, ma a differenza di “Together”, “Dreamin’ In Buristead Road” venne incluso in decine di compilation in Giappone dove circola ancora. Anche in questo caso non saprei dire quanto abbia venduto, visto che faceva parte del contratto generale stipulato tra la Time e la Avex Trax».

I successivi singoli di X-Sample finiscono invece nel catalogo della LED Records, l’etichetta fondata da Luigi Stanga su cui, nel 1994, vede luce “Enough Of Your Love”, il primo disco di Tony H cantato da Annerley Gordon, la futura Ann Lee (voce di “Saturday Night” di Whigfield e co-autrice di “The Rhythm Of The Night” di Corona) oggi quotatissimo sul mercato del collezionismo. (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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