X-Static Feat. Long Leg – Move Me Up (UMM)

x-static-move-me-upLa UMM di casa Flying Records viene ricordata anche come etichetta “dibimensionale”: da un lato accontenta gli ascoltatori più esigenti con dischi e licenze sopraffine (da Underground Resistance ad Onirico, da Ivan Iacobucci a Blake Baxter, da Speedy J ad Anixus passando per Lionrock, Nightmares On Wax, Enrico Mantini, Jovonn e Daft Punk), dall’altro si assicura popolarità sul versante mainstream grazie ad una serie di successi da classifica come Alex Party, Olga, Blast, Reel 2 Real, Franco Moiraghi ed X-Static. Quest’ultimo appare per la prima volta nel 1994 con “I’m Standing” di cui si innamora l’Inghilterra. Il follow-up arriva nell’autunno del 1995, si intitola “Move Me Up” e riconferma le intuizioni del team di produzione formato per l’occasione dai fratelli Gianni e Paolo Visnadi, Ricky Stecca, Doris Diggs alias Tameka Starr (cantante e frontwoman dei Livin’ Joy a partire da “Don’t Stop Movin'”) e dal DJ Roberto Sartarelli alias Long Leg.

In un articolo apparso ai tempi si legge che “Move Me Up” viene sviluppato da una bozza prodotta proprio da Sartarelli che poi viene trasformata nella versione definitiva con la voce della cantante/speaker radiofonica Cristina Dori, attiva sin dai primi anni Ottanta quando partecipa a produzioni dei Time, Reeds e The Creatures. «In effetti andò all’incirca così» oggi racconta Sartarelli. «Creai nel mio studio alcune parti che feci sentire ai Visnadi e da lì iniziammo a lavorarci sopra ottenendo una delle versioni finite nel singolo, cantata dalla Dori. Stecca invece si occupò di un’altra versione, la Hard Velvet Mix. Una volta completato mi proposero di usare quel brano come nuovo singolo di X-Static ed accettai volentieri visto che già conoscevo ed apprezzavo il progetto».

“Move Me Up” ricalca i suoni del predecessore, abbinando caratteristici assoli di sintetizzatore ad una parte vocale. «Usammo due synth, il Sequential Circuits Prophet-5 e l’OSCar. Di sample nemmeno uno, se non (forse) qualche percussione del groove costruito nel tipico “Visnadi style”. Il suono distorto del riff lo ricavò Paolo partendo da un organo ed alzando il gain sul mixer: un semplice ma grandissimo tocco di genio. Il pubblico ci premiò visto che il disco vendette decine di migliaia di copie, oltre a numerose apparizioni in varie compilation».

Sartarelli inizia a collaborare coi Visnadi e la UMM nel 1993 quando esce “See On” seguita l’anno successivo da “Let Yourself Go”, insieme agli L.W.S., ed “Afrikaans’ Holiday” di Afrikaans. Rispetto a “Move Me Up” però sono prodotti rivolti più esplicitamente ai club. Ai tempi per decretare il successo pop di un brano c’è bisogno di più forze congiunte, dai giornalisti che scrivono recensioni sui magazine specializzati ai programmatori radiofonici. «Il ruolo primario credo fosse proprio quello dei programmatori e della radio che proponeva e promuoveva musica con maggiore autonomia rispetto ad oggi. Ma pure le recensioni erano seguitissime, soprattutto dagli addetti ai lavori. Io lavoravo a Radio Company (come del resto Cristina Dori, nda) e Mauro Tonello, il mio art director di allora, quando sentì per la prima volta “Move Me Up” ne rimase talmente entusiasta da inserirlo subito in programmazione e in maniera massiccia. Naturalmente fummo i primi a suonarlo, anticipando sia i grossi network, sia Striscia La Notizia. Il ricordo di X-Static poi si interseca a quello della UMM, adorata ancora oggi tra DJ e clubber. Non fu solo un’etichetta ma un simbolo, un’icona, sebbene nel corso della sua esistenza abbia spaziato parecchio nella proposta stilistica».

La storia di X-Static si conclude in sordina nel 1997 col meno fortunato “True Love”, ma i Visnadi vivono comunque una fase ricca di creatività e tirano fuori un brano dietro l’altro (tra cui “Under My Skin” di Carol Bailey, “Love U For Life” di Juice T, “Live Your Life” di Clubhands e “Simple Things” di Alex Party) contrassegnandoli col loro personale “sound trademark” glorificato sulla piazza internazionale grazie al citato Livin’ Joy. (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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