Tony H – DJ chart luglio 1997

Tony H , TuttoDance luglio 1997
DJ: Tony H

Fonte: Tutto Dance
Data: luglio 1997

1) CJ Bolland – The Prophet
“The Prophet”, scandito dalla voce dell’attore Willem Dafoe campionata dalla pellicola “L’Ultima Tentazione Di Cristo” diretta da Martin Scorsese, è uno dei brani più noti della discografia di CJ Bolland. Prodotto con Kris ‘Insider’ Vanderheyden nel post R&S ed estratto dall’album “The Analogue Theatre” destinato alla FFRR, il brano diventa un inno dei rave grazie ad un ritmo serrato ed una ipnotica linea melodica. A licenziarlo ufficialmente in Italia è la ZAC Records ma parallelamente la Dangerous, etichetta del gruppo Dig It International, mette in circolazione la cover del fantomatico B.A.D. (forse Luciano Albanese?) a cui l’autore rivolge parole di disprezzo in un’intervista dei tempi: «Qualche stronzo italiano ha fatto una versione di merda di “The Prophet” e la gente si è lamentata pensando che fosse un mio prodotto. Io non c’entro niente invece!». In quello stesso periodo esce un altro pezzo ispirato in modo abbastanza chiaro dal successo di CJ Bolland, “Psychoway” di Mauro Picotto.

2) Carbine – Psycho Thrill
Dietro Carbine si nascondono due tra i produttori britannici più prolifici degli anni Novanta in ambito acid techno, Chris Liberator & Guy McAffer. Devoti ad un suono rude, abbastanza grezzo e pulsante di energia, incidono “Psycho Thrill” ricorrendo a strumenti indispensabili per il genere in questione, Roland TR-909 e Roland TB-303. È proprio quest’ultima a ricoprire un ruolo primario coi suoi ghirigori ciclici che, abbinati ai cimbali lasciati in balia del pitch, creano un effetto dirompente. Sul 12″ edito dalla nota Stay Up Forever c’è anche “Cost Of Living” in cui viene esaltato il ruolo del ritmo a scapito delle venature acide.

3) Hypno Tek – You Make Me Feel (So Good)
Mantenere lo stretto riserbo sulla propria identità è piuttosto facile negli anni Novanta, basta adoperare crediti fittizi per evitare di essere riconosciuti. Oggi invece le cose sono nettamente cambiate, soprattutto perché pare che la massima aspirazione di gran parte degli attori nel mondo della musica sia esattamente la popolarità, pertanto sono pochi gli autori disposti a non riconoscere pubblicamente le proprie creazioni. Non è il caso però del misterioso Hypno Tek, su cui non sono mai filtrate indiscrezioni. A distanza di venti anni così non si sa chi fu l’artista che, con un mix tra acid, house e techno, aprì il catalogo della Kubik, una mini etichetta nata sotto la britannica Extatique e rimasta in attività sino al 1999.

4) Tony H – Hard Spice
Nella discografia ufficiale di Tony H non c’è nessun brano intitolato “Hard Spice”. Raggiunto poche settimane fa, l’artista spiega che a comparire nella chart fu una sorta di bootleg/mash-up, mai pubblicato, realizzato con l’acapella di un brano delle Spice Girls. «Lo feci per scherzo, non conservo neanche l’audio» aggiunge. Tognacca, artefice con Molella di Molly 4 DeeJay (a cui abbiamo già dedicato un ampio reportage che potete leggere qui), lancia un nuovo programma radiofonico giusto un paio di mesi dopo la pubblicazione della classifica in questione, “From Disco To Disco”, che sino al 2000 caratterizza il sabato notte di Radio DeeJay. «A Linus piacque l’idea di far ascoltare le voci di chi era in giro il sabato notte, il genere musicale affrontato invece direi proprio di no. Ciononostante mi lasciò libertà musicale totale per due anni».

Tony H @ NightWave 1999

Tony H immortalato tra gli stand del NightWave di Rimini, alla fine di marzo del 1999

Discograficamente invece Tony H torna, dopo “Enough Of Your Love” del 1994, nel 1998 quando Mauro Picotto lo invita ad unirsi alla squadra della BXR. Il primo dei tre dischi incisi per l’etichetta di Roncadelle (quattro se si considera anche il brano “Year 2000” destinato alla compilation “Maximal FM”) è “Zoo Future”, reinterpretazione di “Get The Balance Right!” dei Depeche Mode che considera i suoi mentori.

5) Green Velvet – The Stalker
Tra gli uomini-chiave della seconda generazione di artisti di Chicago, Curtis Alan Jones veste i panni di Green Velvet dal 1993, dopo essersi fatto conoscere come Cajmere (“Brighter Days” del 1992 fu un successo di dimensioni internazionali). Come Green Velvet punta ad un suono più nervoso, spesso lambendo la techno come nella fortunata “Flash” del 1995. “The Stalker” gira su un basso sbilenco e su uno spoken word cantilenante parecchio caratteristico che nel 2001 gli permette di raggiungere il mainstream con “La La Land” e “Genedefekt”, brani rispetto a cui “The Stalker” potrebbe essere considerata una specie di prodromo.

6) Thomas Schumacher – Ficken?
La Bush mette in circolazione il 12″ di “Ficken?” nel 1996 ma pare che si tratti solo di un formato promozionale. In realtà, come spiega oggi l’autore, quello di scrivere sopra “for promotional use only” «fu solo uno stratagemma che l’etichetta sfruttò per evitare di pagare una gabella nel Regno Unito». Delle tre versioni Tony H (come gran parte dei DJ di quel periodo) preferisce la #3 che suona più volte nelle prime puntate del sopraccitato programma “From Disco To Disco”, la stessa versione che figurerà poi sul CD di “Electric Ballroom”, il primo album del tedesco nativo di Brema.

7) Cominotto – Mother Sensation
“Mother Sensation” avvia la collaborazione tra Massimo Cominotto e la Media Records di Gianfranco Bortolotti. Il brano viene stampato su etichetta Underground, rilanciata giusto pochi mesi prima con una nuova veste grafica ed un nuovo “abito” stilistico. La Megamind Mix è hard trance vivacizzata da due celebri sample, la Global Mix punta ad un trattamento più minimale ed infine la Message Mix, ispirata da “Time Actor” di Richard Wahnfried, lancia occhiate a “Paint It Black” che Cominotto destina quello stesso anno alla Sound Of Rome.

8) Daft Punk – Rock’n Roll
Presente nella tracklist di “Homework”, la bizzarra “Rock’n Roll”, analogamente a “Rollin’ & Scratchin'”, mette in seria difficoltà chi ai tempi è abituato a parlare di house e di techno come due entità distinte e antitetiche. Con una particolare miscellanea i due parigini ottengono un risultato spiazzante da cui emerge una vena noise campionata pochi anni più tardi da High Frequency nella sua “Hard At Work”.

9) Alfredo Zanca – The Gheodrome Project EP
Tra 1996 e 1999 l’American Records di Roberto ‘Bob One’ Attarantato lancia una serie di etichette che accolgono nel proprio catalogo musica di DJ piuttosto noti nelle discoteche italiane. Tra queste la Tomahawk che, dopo Simona Faraone, Ivo Morini, Claudio Diva, Daniele Baldelli & T.B.C. e Kristian Caggiano, ospita Alfredo Zanca, resident del Gheodrome (sotto la direzione artistica di Steve Gandini), locale a cui dedica l’EP in questione. Il disco, che tocca sonorità afrobeat (“Fist Of Iron (Remix)”) sovrapposte a movenze progressive / hard trance (“Pitfall”) secondo la linea guida della stessa Tomahawk, si trasforma in un classico per il pubblico della discoteca di San Mauro Mare che da lì a breve diventa uno dei punti di riferimento italiani per la musica hardcore. La popolarità però non la salva da un futuro infausto comune a quello di molti altri locali sparsi per la penisola, e viene rasa al suolo nel 2014.

10) DJ Max V. – Technological Dream
Un EP in bilico tra trance e progressive quello del mantovano Massimo Vanoni alias DJ Max V., attivo discograficamente sin dai primi anni Novanta attraverso vari pseudonimi con cui si cimenta in diversi generi. Fa perdere le sue tracce a fine decennio quando abbandona l’attività da DJ, per poi tornare a pieno regime nel 2012 attraverso la sua Atop Records su cui pubblica nuovo materiale.

(Giosuè Impellizzeri)

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Saccoman – Pyramid Soundwave (BXR)

Saccoman - Pyramid SoundwaveDi Gianluca Saccoman, noto semplicemente come Saccoman, non si è mai letto e detto tanto. Piuttosto defilato dal web e poco propenso a rilasciare interviste, del veneto si sa, attraverso vecchie dichiarazioni, che ha iniziato a fare il DJ nel 1984, che è un appassionato di musica elettronica, che è stato resident al Cocoricò, e che per un certo periodo ha affiancato all’attività nei club anche quella in studio di registrazione. Il primo disco lo incide nel 1995 con gli amici Piero Fidelfatti e Sandy Dian, si intitola “Inspiration” e ruota sulla melodia di “Club Bizarre” dei tedeschi U96. Con Fidelfatti e Dian poi realizza altri brani editi nel biennio 1995-1997 sotto vari pseudonimi (Sharp Nerve, White Moth, The Konk). Sempre nel 1995 partecipa al progetto “Cocoricò 3” (di cui abbiamo parlato dettagliatamente qui) firmando insieme a Rexanthony il brano “Biohazard”, un siluro hard trance scandito da un serpente acid che si avvolge sull’imperiosa sequenza ritmica ad alti BPM. È musica destinata alle discoteche di un certo tipo, con possibilità nulle di entrare nelle grazie del grande pubblico sebbene non manchino punti di contatto con la fortunata “Capturing Matrix” dell’enfant prodige Rexanthony che quell’anno è quasi mainstream.

12 - Saccoman e Sven Väth (199x)

Saccoman e Sven Väth (199x)

Nel 1996 cambia qualcosa: Saccoman entra a far parte della scuderia BXR (gruppo Media Records) ottenendo subito una forte spinta in termini di popolarità grazie a “Sunshine Dance”, dream trance di facile impatto che, complice l’affermazione commerciale della cosiddetta progressive, non fatica a trovare spazio nelle classifiche radiofoniche e in innumerevoli compilation (tra cui il sesto volume della “Alba” di Albertino). Questa volta il sample proviene da “Everybody’s Got To Learn Sometime” dei Korgis (1980). “Sunshine Dance” appartiene a quella serie di pezzi con cui la BXR, rinata a fine 1995 dopo l’avvio in sordina nel ’92, si impone in Italia. Insieme a Saccoman filtrano nell’airplay radiofonico altri jolly del gruppo capitanato da Gianfranco Bortolotti, come “Angels’ Symphony” di R.A.F. By Picotto & Gigi D’Agostino, “Mas Experience” e “Dedicated” di Mario Più, “Gigi’s Violin” di Gigi D’Agostino, “First Mission” di Ricky Le Roy e “No Name” di Mario Più & Mauro Picotto. Sul 12″ ci sono altri due brani, “A Piece Of Trance”, versione strumentale di “Sunshine Dance”, e “Pyramid Soundwave”, che in dodici minuti punta al combo techno/trance declinato secondo la variante mediterranean progressive, nomenclatura ideata tra le mura della citata Media Records per designare la personalizzazione italica del suono nordeuropeo irrorato da dosi più marcate di melodia. Il titolo stesso, “Pyramid Soundwave”, allude alla forma piramidale del locale in cui Saccoman lavora ai tempi, il Cocoricò, dove appare ancora oggi per gli eventi Memorabilia insieme a Cirillo. La citazione comparirà in altre sue future produzioni, come una specie di “sigillo”, sino al 1998.

Attivo anche sul fronte remix (tra i tanti si citano “Come Together” di Khazad Dum, “Heat And Dust” di Killjoy, “Souls Of The Tribes” di DJ Paola & DJ Choci, “Bassfly” del compianto Tillmann Uhrmacher, “Rain” di Blockheads e la nota “Greece 2000” degli olandesi Three Drives pubblicata in Italia dalla GFB), Saccoman non si schioda più dalla BXR, allora diretta artisticamente da Mauro Picotto, per la quale incide nove singoli tra 1997 e 2002 tra cui “Distant Planet”, del 1998, adorato da Talla 2XLC e in cui bilancia puntualmente ritmi techno e melodie trance. La parata si chiude nel 2002 con “Into The Blue”, rimasto l’ultimo tassello della sua attività discografica. (Giosuè Impellizzeri)

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Blast – Crayzy Man (UMM)

Blast - Crayzy ManÈ il 1993 quando la napoletana UMM, etichetta di punta del gruppo Flying Records, pubblica il primo singolo dei Blast. “Take You Right” si inserisce perfettamente nel filone stilistico della label campana, quella house fascinosa per gli housers d’elite che odiano profondamente la techno di allora e la cosiddetta “commerciale”. La chiamavano “underground”, probabilmente omaggiando la stessa UMM (acronimo di Underground Music Movement) che fu tra le prime, in Italia, a seguire un percorso di quel tipo ma che, è bene ricordarlo, non ha certamente disdegnato deviazioni mainstream.

Dietro il nome Blast si celano Fabio Fiorentino e Roberto Masi affiancati dal cantante V.D.C. alias Vito De Canzio che fornisce anche l’immagine al progetto. «Blast fu il frutto della “convergenza” di tre realtà diverse, relativamente vicine tra loro ma che non si erano mai incontrate» racconta oggi De Canzio. «Masi lavorava come DJ e producer ed era l’unico ad aver stretto rapporti con quella che poi divenne la nostra casa discografica, la mitica Flying Records. Fiorentino invece era un enfant prodige della tecnologia applicata alla produzione musicale, ossia i primi campionatori e gli archetipi di quelli che adesso sono i software per creare musica. Io ero e rimarrò sempre un “animale da palcoscenico”, ai tempi presente sulla scena live di Palermo come cantante e vocalist nei club. Roberto e Fabio facevano già team (nel 1991 incidono per la Palmares “Body Motion” di Sadomasy & DJ One, nda), notarono i miei lavori realizzati coi cugini Dario e Mario Caminita come “Everybody’s Got To Learn Sometimes” di Concept, cover dell’omonimo dei Korgis, e mi “rapirono”. L’impronta stilistica fu subito molto personale e ben bilanciata fra le tre identità: Roberto portava il suo gusto house, io il mio soul e rhythm and blues, mentre Fabio si preoccupava di rendere tutto quanto più omogeneo possibile. Grazie a Roberto, che aveva già rapporti lavorativi con la Flying, godemmo di un’attenzione speciale, quantomeno nella presentazione. I manager dell’etichetta ci diedero una chance in breve tempo e poi giunse il secondo colpo di fortuna. Ralf, il famoso DJ house, si innamorò letteralmente di “Take You Right” e lo inserì nelle sue playlist che venivano pubblicate sui vari magazine tenuti in altissima considerazione ai tempi».

“Take You Right” è un brano destinato ai club a cui fa seguito, nel 1994, “Crayzy Man”, licenziato dalla MCA nel Regno Unito e in America. La tiepida accoglienza riservata al precedente ora viene controbilanciata da un successo internazionale che valica abbondantemente i confini patri. «”Crayzy Man”, scritto volutamente così da me per via del modo in cui pronunciai la parola, nacque come tutti i brani dei Blast, in pochi minuti. Se ben motivato da una base interessante, riuscivo a scrivere facilmente e velocemente le linee del cantato e i testi. Fu ispirato dal mio primo impatto col mondo delle discoteche internazionali, luoghi in cui potevi assistere a momenti di meravigliosa espressione artistica, culturale, musicale e visuale, ma anche posti in cui si vivevano gli eccessi più sfrenati che alle volte portavano tristemente all’autodistruzione. Buona parte del merito nel successo di “Crayzy Man” va riconosciuto ai Fathers Of Sound (Gianni Bini e Fulvio Perniola), che con la loro versione F.O.S. In Progress stravolsero l’originale dotandola di sonorità più aperte e tipiche della house internazionale. Riuscirono a valorizzare ulteriormente le nostre idee portando il brano ad un livello superiore, facendolo uscire dai confini della house da club traghettandolo nel mondo commerciale (nel senso positivo del termine), con un appeal vendibile e radiofonico. Girammo il video al cretto di Burri, vicino ai ruderi di Gibellina, in una caldissima giornata. Era un paesaggio lunare reso ancor più alieno dalla fotografia del regista Emanuele Mascioni e dalle idee visionarie di Patrizio Squeglia. Poi ci fu la trovata della palla (forse un richiamo artistico alle sfere di Arnaldo Pomodoro?, nda), un grosso globo dipinto di argento che molti ipotizzarono fosse stato inserito digitalmente in post produzione seppur in quel periodo di digitale c’era ancora ben poco. In realtà si trattò solo di una palla gonfiata spinta dal vento che soffiava quel giorno».

Blast video

Un frame tratto dal video di “Crayzy Man” che rivela il suggestivo scenario della location offerta dal cretto di Burri, a Gibellina, in provincia di Trapani

A supporto delle pubblicazioni estere vengono realizzate altre versioni di “Crayzy Man” dai Loveland, Junior Vasquez e Nick Hussey ma a fare la differenza resta quella dei Fathers Of Sound, riconfermati come remixer per il singolo successivo, “The Princes Of The Night”, ancora pubblicato da UMM nel 1994, anno in cui il team siciliano viene coinvolto da Radio DeeJay in “Song For You”, progetto benefico che devolve i proventi derivati dalla vendita del disco alla ricostruzione della scuola elementare Giovanni Bovio di Alessandria gravemente danneggiata da un’alluvione autunnale.

«L’identità dei Blast e dei remixer a noi associati era ormai ben definita e “The Princes Of The Night” ebbe un’ottima risposta soprattutto sulla piazza europea, forte di quanto costruimmo in precedenza. Fu il periodo dei tour in cui girammo senza sosta da una città all’altra in Italia e in Europa». L’interesse dell’estero, supportato ancora dalla MCA, viene aiutato da nuovi remix realizzati oltralpe da JX (quello di “Son Of A Gun” e “There’s Nothing I Won’t Do”) e Red Jerry della Hooj Choons, già dietro al successo di Felix. Le cose però cambiano nel 1995 con l’uscita del quarto singolo dei Blast, “Sex And Infidelity”. Questa volta la main version viene realizzata dagli svedesi StoneBridge & Nick Nice seguendo uno schema già abbondantemente rodato dai tempi del remix per “Show Me Love” di Robin S.

«Penso che in quel momento la musica stesse cambiando. StoneBridge riportò l’identità dei Blast alla house in un momento in cui iniziò a prendere piede l’elettronica con suoni ed atmosfere più “fredde”. Credo che la versione degli svedesi, seppur meravigliosa, abbia sortito l’effetto clone di “Show Me Love”, col consequenziale calo di interesse». Con “Sex And Infidelity” quindi si chiude la carriera dei Blast, durata appena un biennio. Nel ’96 la UMM sfodera nuove versioni di “Crayzy Man” a firma Alex Neri e Kamasutra che però non sortiscono alcun effetto. A più riprese ci riprovano anche altri (come Stefano Gamma, i Drive Red 5 in cui presenzia Masi, Nicola Fasano, Housellers, Riccardo Piparo) con risultati che non aggiungono nulla di diverso dal mero ripescaggio nostalgico.

VDC single

La copertina di “The Dancer” (1999), uno dei singoli che Vito De Canzio incide come solista firmandosi con l’acronimo VDC

De Canzio riappare qualche anno più tardi in nuovi progetti come Soulmate e The Cop. Poi, da solista, firma “Special Baby”, “The Dancer” e “Take The Moon”, questi ultimi due pubblicati dalla Rise del gruppo bresciano Time. Per V.D.C. è un vero e proprio rilancio artistico. «Mi stavo spostando velocemente verso l’attività di autore sempre più consapevole che il panorama musicale si stesse orientando più sull’immagine che sui contenuti. Ho avuto grandi soddisfazioni ricoprendo questo ruolo ma ho scelto comunque di allontanarmi da un mondo in cui si componevano brani in un determinato modo solo perché il trend era quello e non perché si avesse voglia di raccontare qualcosa, osando e sperimentando nuove sonorità. Il business tendeva più alla realizzazione di progetti a colpo sicuro piuttosto che investire su un artista costruendo la sua carriera ed evolvendola dalla dance al pop».

Nonostante la mancanza di strutture discografiche nella loro regione, la Sicilia, in quegli anni i Blast sdoganano insieme ai conterranei Ti.Pi.Cal. un suono che parte dalle discoteche e dai DJ e finisce col conquistare le classifiche di vendita anche in virtù di una pronuncia inglese all’altezza, fattore determinante per la credibilità nel mercato globale. «Fummo dei pionieri, le nostre soluzioni spesso erano improvvisate, frutto di notti insonni o lunghi viaggi in auto per suonare o confrontarci coi citati Ti.Pi.Cal. con cui instaurammo un’amicizia sincera (ed anche qualche collaborazione discografica, si vedano i remix di “Illusion” e “Sex And Infidelity”, nda) che ci permise di gioire dei successi ottenuti reciprocamente. Quella sinergia portò una ventata di aria fresca nella musica siciliana».

Nel corso dell’ultimo decennio V.D.C. interpreta altri brani, come quelli dei Clam e Vincenzo Callea & Get Far, ma in modo discontinuo. «La dance ormai non è più il mio obiettivo principale ma se un progetto fosse ben strutturato lo prenderei in seria considerazione. Recentemente apprezzo artisti come Swedish House Mafia, Röyksopp e Skrillex, ognuno riesce ad essere innovatore nel proprio genere anche se la matrice dei suoni ha origini ben chiare nel decennio precedente. Raffrontando la dance attuale con quella prodotta negli anni Novanta credo che a latitare sia la costanza nel mantenere vivi i progetti. È tutto sempre più dinamico e in costante mutazione, oserei dire “usa & getta”. Per il resto sono quasi tutti dei pro, dalla maggiore visibilità e divulgazione grazie ai canali commerciali audio e video alla rilevante considerazione in ambito mondiale. Ormai di fatto la dance non è più un genere isolato ma si è riversata nelle radio e nei supporti multimediali diventando pop». (Giosuè Impellizzeri)

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