L’Homme Van Renn – The (Real) Love Thang (KMS/430 West)

L'Homme Van Renn - The (Real) Love ThangEsistono dischi che negli anni Novanta hanno riscosso un discreto successo ma che poi, per motivi non meglio identificati, sono letteralmente finiti nel dimenticatoio. È il caso del brano de L’Homme Van Renn, uno di quelli che riescono a superare “lo steccato” tra la musica destinata alle sole discoteche e quella che invece trova il supporto delle emittenti radiofoniche e riscontro nelle classifiche di vendita.

Autore è Paul Randolph, musicista di Detroit particolarmente legato al soul e al jazz, che oggi racconta: «Sono amico di vecchia data di Mike Banks, fondatore di Underground Resistance e della Submerge. Abbiamo suonato anche in due band di Detroit, The Mechanix, con cui avemmo l’occasione di aprire un paio di concerti dei Parliament/Funkadelic, e i Cherubim, in cui figurava la cantante Jeanette McGruder proveniente dalla formazione dei Brides Of Funkenstein. Dopo quelle esperienze mi trasferii e ci perdemmo di vista per un po’ sino a quando un amico comune organizzò una rimpatriata. Avevo sentito dire che Mike si occupava di musica elettronica, genere in cui riponevo grande interesse agli inizi degli anni Novanta, così ci incontrammo nel quartier generale della Submerge, sulla Grand River Avenue. Mi introdusse alla musica elettronica di Detroit e mi presentò ad alcuni fondatori di quella scena, come Juan Atkins, Derrick May, Carl Craig ed una lunga serie di iconici DJ ed artisti. Mi incoraggiò in modo incisivo perché era sua convinzione che quel genere avesse bisogno di musicisti tradizionali ma dalle ampie vedute e soprattutto senza pregiudizi, come me insomma. Mi insegnò a programmare ritmi con la Roland TR-707 e mi rimandò a casa con una pila di mixtape ed una tastiera. Iniziai così a preparare i primi demo che però Mike rifiutò costantemente ma mai spiegandomi la ragione per cui non andassero bene. Si limitava semplicemente a dire che non erano adatti. Non facendomi sopraffare dalla delusione continuai ad incidere bozze su bozze e tempo dopo tornai alla Submerge portandogli l’ennesimo nastro, già pronto per sentirmi nuovamente dire di no. Quella volta invece il suo responso fu leggermente diverso. Trovava la musica orribile ma mi chiese chi fosse il cantante. Gli rivelai che ero io e a quel punto si mostrò genuinamente sorpreso di quanti passi avanti avessi fatto nel periodo in cui non fummo in contatto».

poster l'homme van renn

Un vecchio poster promozionale de L’Homme Van Renn in cui figura lo slogan “The first man of the underground” coniato da Mike Banks

Il pezzo in questione, “The Real Thang”, viene pubblicato nel 1993 sulla Nocturnal Images Records, piccola etichetta di Davina Bussey distribuita dalla Submerge. È proprio la Bussey a curare tre versioni fatte di house venata di soul che mette ottimamente in evidenza le doti canore di Randolph. Per quel debutto sceglie l’alias L’Homme Van Renn ricavandolo dal suo secondo nome, VanBuren. «Davina gravitava già da qualche tempo intorno alla Submerge ma francamente non ho mai capito il motivo preciso per cui Banks ci abbia “accoppiato”. Le cose cambiarono invece quando scrissi “(Never Will Forget) Love And Affection” e “Flex”, pubblicate un anno più tardi sulla 430 West degli Octave One (in “The Man”, nda). In quell’occasione a produrre fu proprio Mike Banks che iniziò a parlare di me come “il primo uomo dell’underground”».

Nel 1995 è proprio la 430 West, in cooperazione con la Network Records di Neil Rushton e Dave Barker e con la filiale britannica della KMS di Kevin Saunderson, a ripubblicare “The Real Thang” con un titolo leggermente diverso, “The (Real) Love Thang”, e vari remix di Rob Dougan, Parks & Wilson e Mike Banks. «Credo che l’operazione nacque con l’obiettivo di portare il mio nome ad un pubblico più vasto e non più solo quello dei DJ specializzati. Questo perché il pezzo aveva un grande potenziale». Effettivamente le cose vanno proprio così e “The (Real) Love Thang” inizia la “mainstreamizzazione” attraverso la versione del citato Dougan in cui la stesura viene interamente ricostruita giocando sull’alternanza di parti beatless ed altre più incisive legate alla progressive house britannica. Ciò garantisce un risultato apprezzabile in Europa dove il brano viene licenziato in più Paesi ed incuriosisce anche chi non conosceva affatto la versione iniziale.

A pubblicarlo in Italia a gennaio 1996 è la milanese Nitelite Records del gruppo Do It Yourself, che aggiunge al pacchetto due ulteriori versioni a firma M2 ed Italia House Nation. Segue l’inserimento in numerose compilation edite nel medesimo periodo. «È bello sapere di aver lasciato il segno con la mia musica anche se non ho mai avuto alcun contatto con la scena italiana e tantomeno ho ricevuto compensi. Peraltro non ho neanche idea di quanto abbia venduto il disco, purtroppo allora ero poco preparato ad affrontare questioni legate all’editoria discografica».

Nel 1996 Randolph incide “Luv + Affection” in coppia coi Burden Brothers. Il brano apre il catalogo della Soul City fondata da Banks per battere traiettorie house (ulteriore testimonianza di come Detroit non debba collegarsi unicamente e necessariamente alla techno) e resta l’ultimo che l’artista firma come L’Homme Van Renn. «Mi trasferii nuovamente e cercai di sviluppare la mia carriera come cantautore, produttore e musicista, oltre ad approfondire le conoscenze sul music business per evitare che la situazione avvenuta con “The (Real) Love Thang” potesse ripetersi. Negli anni seguenti ho inciso tantissima musica, da solo e in collaborazione con altri artisti. Tengo molto al mio primo album pubblicato nel 2004 sulla Mahogani Music di Kenny Dixon Jr, sulla quale sono tornato recentemente con “In The Company Of Others”. Da poche settimane è uscito anche “We Repeat” in coppia con Ralf GUM, e “Could You Be Me?” con Kathy Kosins, inserito da Gilles Peterson nel dodicesimo volume della “Brownswood Bubblers”. Al momento sto ultimando un pezzo coi featuring di Daymé Arocena, Kathy Kosins e Hubert Laws e coprodotto con Kamau Kenyatta (l’arrangiatore di Gregory Porter). Ma vorrei ricordare anche la mia collaborazione coi Jazzanova». (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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