TC 1992 – Funky Guitar (Paradise Project Records)

TC 1992 - Funky GuitarMarco Fratty, Corrado Presti e Roberto Intrallazzi saranno sempre ricordati per essere stati tra i primi ad aver traghettato la house italiana nelle classifiche di vendita di tutto il mondo. Il successo raccolto come FPI Project dal 1989 è memorabile e sprona un numero indefinito di DJ a cimentarsi nella produzione discografica armandosi del minimo indispensabile (una batteria elettronica, qualche sintetizzatore ma soprattutto un campionatore).

Ai tempi la prolificità creativa viene opportunamente convogliata attraverso diversi pseudonimi per non saturare troppo velocemente quello legato ad un grosso successo commerciale, proprio come avviene col team bergamasco che nel 1991 lancia il progetto parallelo TC, sigla di volta in volta affiancata dall’anno di pubblicazione. «Lo inventammo perché volevamo battere uno stile completamente diverso rispetto ad FPI Project e quindi sperimentare di conseguenza cose dissimili da quelle che invece ci richiedeva il mercato commerciale» racconta oggi Corrado Presti. «Inizialmente TC indicava le iniziali di Tina Chris, la cantante che interpretò i nostri primi singoli, ma poi cambiammo ed optammo per Total Control. Nonostante il nome differente, devo ammettere che in TC c’era comunque molto degli FPI Project. Non era possibile tenere a freno gli elementi di matrice funky e soul, culture dalle quali proveniva ognuno di noi».

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Fratty, Presti ed Intrallazzi immortalati in una foto scattata tra 1989 e 1990

Il primo TC si intitola “1991” e viene licenziato dalla belga R&S Records, particolarmente attenta ai prodotti provenienti dall’Italia (l’anno prima è la volta di “Lot To Learn” di Lee Marrow, “Hazme Soñar” di Morenas e “No Problem” di Arkanoid, tutti battenti bandiera tricolore). «Non fummo noi ad arrivare all’etichetta del cavallino ma l’esatto contrario. Era un periodo particolarmente felice per le nostre produzioni, credo furono determinanti le classifiche di Billboard in cui stazionavamo da tempo alle prime posizioni» spiega Presti. L’interesse di Renaat Vandepapeliere e Sabine Maes si rinnova nel 1992 quando i tre incidono il secondo TC, “Funky Guitar”, più incisivo rispetto al precedente e decisamente più fortunato sotto il profilo delle vendite. Il brano lascia esplodere al suo interno un frammento di chitarra tratto da “What It Is” degli Undisputed Truth (ricampionata più volte negli anni a seguire) e le percussioni di “Hum Along And Dance” dei Temptations, in seguito coverizzata dai Jackson 5. Il risultato profuma di house quanto di funk e manda in solluchero i DJ di tutto il vecchio continente tra cui i britannici Sasha e Graeme Park a cui si accodano i Lionrock di Justin Robertson che lo remixano. La R&S inoltre inserisce “Funky Guitar” nel quarto volume della raccolta “In Order To Dance”: insieme ai TC ci sono, tra gli altri, Aphex Twin, DJ Hell, The Future Sound Of London, Jam & Spoon, Jaydee (di cui abbiamo parlato nel dettaglio qui), CJ Bolland, Dave Angel, 3 Phase Feat. Dr. Motte, Phuture e Mundo Muzique. La compilation passa alla storia anche per una confezione particolarmente intrigante, un cofanetto su cui è incastonato un pulsante che aziona la voce sintetica di un chip.

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Fratty, Presti ed Intrallazzi con la cantante Sharon Dee Clarke (1989)

«Assemblammo il tutto con l’aiuto del Casio FZ-1, un campionatore del 1987 che ci accompagnò in parecchie produzioni. Visto che all’epoca i DJ nostrani non avevano molta considerazione dei dischi made in Italy ideammo un piccolo stratagemma: spedivamo alcune copie nel Regno Unito per poi farle reimportare come se fossero produzioni straniere. In alcuni casi funzionò e solo quando si creò il giusto interesse scoprivamo le carte rivelando chi ci fosse dietro il disco. L’ironica citazione sulla copertina, “hey papà guarda ….un pollo!” (che rimandava allo spot del Dado Knorr di qualche anno prima, nda) si riferiva esattamente a ciò. Con quel “giochetto” riuscimmo ad ingannare molti addetti ai lavori. “Funky Guitar” vendette all’incirca 300.000 copie e trattandosi di una produzione rivolta esclusivamente ai club poteva essere considerato un grande successo seppur i numeri fossero ben diversi da quelli ottenuti coi dischi degli FPI Project».

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Fratty, Presti ed Intrallazzi nel 1991 negli studi torinesi della Rai per una trasmissione televisiva presentata da Valerio Merola ed abbinata alla lotteria del Gran Premio di Monza. Insieme a loro c’è la cantante Tina Chris.

Sul 12″, pubblicato dalla Paradise Project Records, figurano anche tre remix (Sure Shot Club Mix, Sure Shot Groove Mix, Sure Shot Deep Mix) firmati dal compianto Marco Trani che effettua un ottimo lavoro di reimpostazione sonora non limitandosi a banali interventi ritmici. «Il grande Marco fu l’unico DJ italiano a cui mandammo il promo strappandogli però la promessa di non renderne nota la provenienza. Lo avrebbe proposto per tutta la stagione estiva al Pascià di Riccione» ricorda ancora Presti. Ai tempi gran parte dei DJ attivi in ambito discografico (Trani incluso) si rivelano particolarmente restii ad usare il proprio nome sulle copertine dei dischi, esattamente l’opposto di quanto avviene ora con la voglia di protagonismo che prende il sopravvento. «La musica si produceva per davvero ma, in assenza dei social network, non sussisteva affatto la necessità di apparire a tutti i costi. A giudicare dai compensi percepiti dai DJ di grido di oggi però si avverte un po’ di pentimento».

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Fratty, Presti ed Intrallazzi nel loro studio con le Sister Sledge nel 1992. A presenziare, tra gli altri, il discografico Pippo Landro della New Music International e il musicista Roberto Frattini che si occupò di risuonare le parti di pianoforte nei loro dischi.

Alla crescita esponenziale della smania protagonistica corrisponde un’inversamente proporzionale carica creativa. Il sampling, ad esempio, è finito con l’arenarsi. Pare che alle nuove leve non interessi ricercare nuove fonti campionabili preferendo invece riprendere le idee da successi già ampiamente rodati, limitandosi a riconfezionarle usando suoni nuovi. Si profila paradossalmente una deludente fase di stallo in un’epoca in cui tutto è tecnologicamente possibile, in netto contrasto con quanto avviene invece nelle decadi passate, con potenzialità tecniche di gran lunga limitate. Forse la troppa libertà e facilità odierna è diventata un limite? «Credo che la pecca delle produzioni attuali risieda nella troppa semplicità con cui realizzarle. Con un banale computer in casa, tutti o quasi producono “musica” ma è proprio questa facilità ed immediatezza a determinare l’assenza di cultura musicale, di quella voglia di ricerca e sperimentazione che invece animava noi» prosegue Presti.

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Una foto di gruppo scattata nel 1993: gli FPI Project sono in compagnia di vari personaggi del mondo della notte tra cui Enrico Acerbi alias DJ Herbie, Marco Bongiovanni alias Easy B e Stefania Bacchelli alias Stefy (trio impegnato ai tempi in DJ H Feat. Stefy). Poi anche Joy Salinas e gli impresari Francesco Monteleone e Carmelo Legato.

Dopo l’exploit di “Funky Guitar”, tra 1993 e 1995 il trio lombardo incide altri tre dischi come TC, “Harmony” (rifacimento di “Friendship Train” dei citati Temptations), “Psychedelic Colours” e “Just Get Up And Dance”. «Harmony” ebbe un fortissimo impatto oltremanica balzando in testa a tutte le classifiche dei club ma a causa di problemi legali sorti per l’uso del sample fummo costretti a ricantare e risuonare la parte e quindi a ritardarne l’uscita. Una volta pronti purtroppo ci ritrovammo con l’entusiasmo del pubblico un po’ afflosciato. Considero invece “Psychedelic Colours” la produzione più particolare e psichedelica del progetto TC, interamente basata su un sample tratto degli Earth, Wind & Fire. Chiudemmo con “Just Get Up And Dance” ma non fummo noi a decidere sulla fine dei TC bensì le tendenze del mercato che nel frattempo si spostarono verso la techno lasciando scemare l’interesse per la house. A rimpiangere gli anni Novanta non siamo solo noi DJ ma anche le discoteche che, grazie all’avvento della musica house, videro le proprie sale piene come non mai a differenza di ciò che avviene ora, coi club (nel vero senso del termine) destinati a tramontare. Basti pensare che nessun locale oggi dà importanza alla Musica (con la M maiuscola), preferendo tutto quello che gira intorno, banale esibizionismo insomma. Noi restiamo felici ed orgogliosi di aver contributo a rendere unico e speciale quel decennio memorabile. Non nascondo che mi piacerebbe vedere maggior interesse verso ciò che fu da parte delle nuove leve augurando loro di vivere momenti altrettanto emozionanti. Respect!». (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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