Steve Murphy – Mira Electronics (Lobster Theremin)

Steve Murphy - Mira ElectronicsQuello di Steve Murphy è un nome relativamente recente per la scena discografica. Il 12″ che apre la sua carriera da produttore è “Windy City EP”, edito da Chiwax nel 2011, e da quel momento in poi non si è più fermato. Nonostante l’alias anglofono però, dietro Steve Murphy c’è un italiano, Mattia Favaretto, veneto, appassionato di dischi e musica da ballo ovviamente. «Mi sono avvicinato alla dance elettronica, principalmente techno ed electro, intorno al 1998» racconta oggi l’artista. «Vivo nella provincia di Venezia e all’epoca in zona c’erano numerosi club di “tendenza” che proponevano quei generi, Aida, Area City, Movida, Teatro La Scala, Stargame, Alter Ego, giusto per fare i nomi dei più noti. Allora però ero troppo giovane per frequentarli il sabato sera ma fortunatamente esistevano gli after tea, le famose “domeniche pomeriggio”, che mi diedero la possibilità di scoprire meglio quel mondo. Vista l’abbondante quantità di DJ resident, in circolazione c’erano moltissime cassette con le registrazioni delle serate o semplicemente set mixati in studio o in casa. Nastri come quelli di Carlo Di Roma, tra 1998 e 2001, mi spinsero a frequentare i negozi di dischi e ad intraprendere la carriera da DJ. Deejay Studios a Mestre e l’Impero Del Disco a Noale sono stati i negozi che mi hanno aiutato maggiormente a crescere anche se, col passare degli anni, spostai le mie “ricerche” verso l’Emilia Romagna.

Steve Murphy in consolle

Steve Murphy intento a selezionare musica per il programma trasmesso da Rocket Radio

Nel 2001 iniziai a praticare il DJing col nome Mattia Effe ma senza pensare affatto all’eventuale ruolo di produttore. Solo quasi dieci anni più tardi, nel 2010, e dopo aver allargato i miei interessi a sonorità house, approcciai alla produzione componendo alcuni brani insieme a DJ Octopus, Sagats e Madi Grein. Con loro finalizzai il primo EP e mettemmo su il collettivo dei Die Roh. In seguito, grazie all’aiuto degli Analogue Cops (Domenico Cipriani alias Lucretio ed Alberto Marini alias Marieu, pure loro veneti, nda), che mi hanno permesso di accedere al loro studio dove ho carpito qualche utile “segreto”, ho via via migliorato lo standard delle produzioni. Nati in provincia di Padova ma ormai berlinesi d’adozione, Domenico ed Alberto stanno lavorando molto bene in ambito europeo, esibendosi in live e DJ set nei club più importanti della scena techno. Con Marco Zanin aka DJ Octopus invece condivido spesso la consolle nei club, lo studio, un’etichetta (la Metal Position) e un programma radiofonico (Metal Position Kicks) in onda sulla veronese Rocket Radio ogni primo venerdì del mese dalle 21:00 alle 23:00. Insieme ai già menzionati Sagats, Madi Grein, Octopus e Lucretio ho creato anche la Muscle Records che manteniamo in vita portando avanti il progetto nell’ambito di party nella provincia di Padova e Venezia col nome The Sound Of Brenta. Con la conferma di Robert Drewek della Rawax e di Giulio Montanaro della Vae Victis Records che avrebbero pubblicato i primi dischi, giunse l’esigenza di trovare un nuovo nome artistico che potesse identificarmi ed optai per Steve Murphy, pseudonimo che si sposava bene con lo stile delle tracce. DJ Octopus e Sagats continuarono ad usare Die Roh per altre produzioni mentre per me Steve Murphy ha rappresentato praticamente un nuovo inizio»

Dal 2011 ad oggi Favaretto incide molti dischi su altrettante etichette. Filo conduttore della sua vena creativa è un suono che tributa in modo chiaro riferimenti old school, soprattutto quelli della house chicagoana e della deep house newyorkese, in netta antitesi con costrutti modaioli e tendenzialmente legati a fenomenologie stilistiche contemporanee. «Come anticipavo prima, ho ridotto la distanza tra me e la house intorno al 2009. Sino a quel momento avevo proposto essenzialmente techno. Condividere spesso la consolle con DJ fossilizzati sulla tech house ha fatto crescere in me la voglia di cambiamento e di differenziarmi. Ciò mi ha portato a scoprire un genere che non avevo mai apprezzato realmente. Quella svolta mi ha fatto provare anche il desiderio di cimentarmi nella produzione, creare da zero qualcosa che riprendesse quelle sonorità ma che continuasse comunque a rappresentarmi».

Steve Murphy

Steve Murphy in una recente foto

Dopo tanti singoli per Steve Murphy è giunto tempo di un album, un passaggio importante nella carriera di ogni artista. “Mira Electronics” rompe però la tradizione filo house che l’autore ha tenuto in vita durante questi anni e che lo ha portato sulla londinese Lobster Theremin tempo fa (si sentano “Relax EP” del 2014 e “UK Treatment” del 2015). Il concentrato che qui salta fuori è a base di electro e techno, fuse e trattate così come si usava fare tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, quando la corrente electroclash ha la meglio e finisce col contagiare persino il pop e, non certamente a caso, pure quando scocca la scintilla tra Favaretto e il mondo dei DJ e la club culture. Riavvolgere il nastro e ripartire dal principio? «Sì, esattamente» afferma. «L’idea è proprio quella di ricominciare con questo album-tributo ispirato al genere che più mi ha contagiato e regalato emozioni, anche se nel corso del tempo è stato messo da parte o sottovalutato con l’avvento di altri filoni. Non credo che il mix tra electro e techno possa comunque riaffermarsi come avvenuto in precedenza, ma ritengo che nel suo piccolo abbia ancora qualcosa da dire».

Il disco è autenticamente intriso di quella pasta sonora che diede carattere ed unicità agli ultimi anni Novanta, quando iniziò ad affermarsi il ripescaggio di suoni, ritmiche e mood in bilico tra l’electro dei giorni migliori della breakdance, l’italo disco e il synth pop glitterato. Senza dimenticare frequenti richiami al retrogaming, sia grafici che sonori. “Connessione Europa” (un velato rimando fonetico al Netzwerk Europa di Max Durante ed Anthony Rother?) avanza con un basso in ottava ed una beat che pare veramente uscito dagli anni in cui cominciò la fissa della musica retroelettronica e della cultura retropop, “Disappointed”, “The Truth” ed “Android” proseguono con ritmi spezzati punteggiati da pad sinistri e trafitti da bassline arpeggiati così come tramanda la ricetta dell’electro post Drexciya o Aux 88, “Space Train” ed “Again” fotografano il momento in cui la new wave e il synth pop incrociano la techno con The Hacker, il primo Alek Stark e David Carretta presi come potenziali riferimenti. Poi è la volta dello scoppiettante electro beat di “Ray Gun (Bonus Beat)” in stile Miss Kittin & The Hacker pre hit, e della title track “Mira Electronics” ancora in botta EBM / new wave con lo sprint del Kiko su Hot Banana. Tra le meglio riuscite si segnala “Digital Fix Today” che concede spazio alla vocalità, un sorta di mix tra Fischerspooner, Hong Kong Counterfeit e la violenza di Tommie Sunshine.

Se da un lato Favaretto tributa un preciso passaggio stilistico (verso cui aveva già aperto spiragli attraverso recenti uscite su Domina Trxxx, Hot Haus Recs, Metal Position e Wilson Records), dall’altro si preoccupa di intrecciare il disco al luogo natio. «Mira è la città in provincia di Venezia in cui sono nato e dove è cresciuta la mia passione per la musica elettronica è cresciuta» spiega. «Ogni traccia dell’album è stata realizzata nello studio che ho creato e che condivido con DJ Octopus, Sagats e Madi Grein, a Fiesso d’Artico. Ho usato principalmente un campionatore Akai S3000, diversi sintetizzatori (tra cui Nord Rack 2 di Nordlead, MoPho di Dave Smith Instruments, Alpha Juno-1 di Roland), un vocoder MAM VF-11, batterie elettroniche Roland TR-707 e Novation Drum Station e vari effetti. Come sequencer invece mi sono avvalso esclusivamente della groovebox Roland MC-505. Il computer mi è tornato utile solo in fase di registrazione: visto il set-up, tutti i pezzi sono frutto di una modalità esecutiva live. Nell’arco di quattordici mesi ho realizzato circa diciassette brani, poi ho creato una playlist soddisfacente da mandare a Jimmy Asquith, il fondatore della Lobster Theremin che conobbi a Londra nel 2012 e con cui lavoro da tempo. Quando mi confermò di voler incidere un doppio 12″ con ben nove dei pezzi che gli avevo mandato fui entusiasta e allo stesso tempo piacevolmente sorpreso visto che l’etichetta tratta principalmente deep techno e non electroclash. Ringrazio quindi Asquith per la fiducia riposta nei miei confronti».

Steve Murphy in studio

Steve Murphy nel suo studio

Favaretto è tra coloro che crescono tra due epoche radicalmente diverse, sia dal punto di vista tecnologico che culturale. Il DJing, in questo passaggio, è mutato come non mai, guadagnando e perdendo qualcosa in virtù della democratizzazione tecnologica e della globalizzazione che, in certi casi, lo ha tristemente trasportato su sponde clownesche. «Con l’avvento della tecnologia a basso costo il DJing e la produzione di musica dance sono andati incontro ad un appiattimento e standardizzazione che hanno irrimediabilmente fatto perdere quell’alone di magia che c’era dietro queste due attività sino ai primi anni Duemila» dice. «Spezzo comunque una lancia a favore della tecnologia applicata nel campo della comunicazione. Chiunque, me compreso, oggi può sfruttare i moderni mezzi per farsi conoscere in tempi molto brevi, cosa quasi irrealizzabile quando internet non esisteva».

“Mira Electronics” si presenta come l’istantanea di una particolare transizione stilistica della dance contemporanea, forse l’ultimo grande guizzo creativo prima della definitiva consacrazione del DJing nello star system e delle semplificazioni poi rivelatesi sterili (la minimal hawtiniana, la fraintendibile EDM etc), “quell’input che coinvolse non solo i discotecomani più incalliti ma anche i rocker meno stereotipati e più open minded che apprezzavano chitarre elettriche, sintetizzatori e batterie elettroniche e che non disdegnavano l’idea di sentirsi ostaggio degli 80s, a patto che non fossero quelli rivangati dalle “One Shot” compilation” (da Gigolography). Una finestra che omaggia il lavoro e l’approccio selettivo fatto per anni da etichette come Viewlexx, Crème Organization, Pocketgame, Disko B, Memory Boy, Star Whores, Erkrankung Durch Musique ed ovviamente l’International Deejay Gigolo di Hell, che di quel movimento ha rappresentato il faro. «Uno dei personaggi che mi ha sempre ispirato è proprio DJ Hell grazie ai numerosissimi dischi della sua label che tengo sempre in borsa» conclude Favaretto.

L’album uscirà il prossimo 22 marzo e sarà racchiuso in una copertina con una foto di Martina Zilio, già coinvolta in passato dallo stesso autore. (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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