Carl Cox – DJ chart ottobre 1998

Carl Cox, Raveline ottobre 1998
DJ: Carl Cox
Fonte: Raveline
Data: ottobre 1998

1) Storm – Storm
«Avevamo voglia di produrre qualcosa che avesse a che fare più col dancefloor che con le radio e classifiche di vendita, così inventammo Storm che poi, con immenso stupore, ha raggiunto ugualmente le vette delle chart internazionali»: così Rolf ‘Jam El Mar’ Ellmer spiegava la genesi del progetto Storm nell’intervista raccolta circa quindici anni fa per il primo volume di Decadance. Nascondendosi dietro gli pseudonimi Trancy Spacer & Spacy Trancer i tedeschi, già noti come Jam & Spoon, nel 1998 coniano questo nuovo act con un brano suonatissimo alla Love Parade. È una traccia dalla costruzione piuttosto facile ed immediata, trainata da una frase che un po’ ricorda quella di “Meet Her At The Love Parade” di Da Hool, artista a cui peraltro viene commissionato il remix. La Dance Pool lo licenzia in tutta Europa (nel Regno Unito è della Positiva, gruppo EMI, in Italia invece se lo aggiudica la V2 Records) e prevedibilmente si trasforma in un inno mainstream che suonano anche i DJ delle balere e che viene promosso da un videoclip in high rotation sulle tv musicali. Ulteriori dettagli e retroscena sono qui.

2) Thomas Schumacher – When I Rock
La britannica Bush pubblica “When I Rock” (e “Respekt”, sul lato b, una sorta di rework di “Radioactivity” dei Kraftwerk) a fine ’97 ma il brano esplode a livello europeo nel 1998, quando escono i remix di Johannes Heil ed Anthony Rother e viene licenziato anche in Italia dalla GFB del gruppo Media Records. Schumacher conquista i DJ con un pezzo incredibile sorretto da una potente linea di basso distorto unito a virtuosi scratch e vocal campionati da una vecchia cassetta di Tony Touch, un DJ hip hop di New York. «”When I Rock” vendette 25.000 copie e qualche anno più tardi fu preso in licenza dalla Warner in Germania che lo ripubblicò col mio alias Elektrochemie LK ed una paio di nuovi remix, quello di DJ Rush e dell’italiano Santos» racconta Schumacher. «Poi, intorno al 2001, il mio editore mi mise al corrente che era stato contattato da un’altra casa editrice in relazione a quei sample. Pare che sul nastro che campionai ci fosse qualcosa della band The Roots, un frammento di un live. Iniziai a pensare che mi avrebbero denunciato. La casa discografica mi fornì un numero di telefono e riuscii a parlare con uno del gruppo, ma non so bene chi fosse. Attraverso quella breve conversazione telefonica capii che non avevano mai sentito musica techno ma apprezzavano ugualmente ciò che ero riuscito a fare con quei vocal, originariamente in stile reggae/rap. Mi chiesero così di spedire i file e la traccia, perché pensavano di inserirla come ghost track in uno dei loro album, cosa che effettivamente avvenne nel 2002 quando in “Phrenology”, forte per aver venduto circa 800.000 copie, comparve “Thirsty!” che era proprio la mia “When I Rock”». Da qualche settimana corre voce che nel 2018 il brano verrà nuovamente ripubblicato in occasione del ventennale.

3) Luke Slater – Class Action
Una sorta di bonus track che accompagna “Love”, il secondo singolo estratto da “Freek Funk” uscito su NovaMute nel ’97: si può descrivere così “Class Action”. Trattasi di un pezzo techno funk in cui l’artista d’oltremanica incastra sapientemente una serie di sample probabilmente tratti da vecchie incisioni funk/disco. L’effetto ricorda certi brani del tedesco Rok usciti nello stesso periodo, in cui vengono acrobaticamente sintetizzati anni Settanta, Ottanta e Novanta in un blocco irresistibile.

4) Marco Bailey – Sweetbox
“Sweetbox” è uno dei primi brani techno prodotti da Bailey dopo anni dediti a trance ed hardtrance destinate ad etichette come Dance Opera e Bonzai Records. L’Original Mix è trainata da un groove incalzante che marcia a 140 BPM, il remix di Silver & Kash, più lento ed ipnotico, è puntellato da un breve messaggio vocale. Il brano viene pubblicato anche in Italia dalla Bonzai Records Italy del gruppo Arsenic Sound che sul lato b inserisce l’ammaliante “Spacecake”, sia nella versione originale che nel remix di Mark Broom.

5) Steve Stoll – El Dopa
Così come scrive Christian Zingales in “Techno” (Tuttle Edizioni, 2011), “Steve Stoll è l’uomo che prende l’intelaiatura della techno newyorkese e la porta verso livelli di perfezione formale. Se Beltram è l’architetto che forgia il vero imprinting di quel suono urbano e brutale lavorando sempre sul filo di un’istintività felina e rapace, Stoll aggiunge al mix un ordine di tipo razionalistico e shakera con un approccio nervoso, tipicamente newyorkese, mettendo a fuoco geometrie techno che sono vera magnificazione di un’etica elettronica”. Il primo a credere in lui è Richie Hawtin che nel 1992 stampa su Probe Records un suo 12″ firmato come Datacloud, solo uno dei tanti pseudonimi che adotterà nel corso della carriera per non inflazionare il proprio nome orgogliosamente ancorato a radici underground. Nel ’94 fonda la Proper N.Y.C. su cui appare “El Dopa”, gioco di incastri tra suoni di estrazione ambient e loop ritmici sorretti da una sottile membrana tribaleggiante. Simile la costruzione delle restanti tre tracce da cui emerge bene il gorgoglio dei synth di “Disconnect”.

6) Carl Cox – The Latin Theme
Tratto dall’album “Phuture 2000”, “The Latin Theme” tira dentro, tenendo fede al titolo, un campionario di suoni latini. Il retrogusto caraibico fa da cornice ad un brano in cui la techno sfuma nella house e viceversa, sino a lasciar emergere del tutto il “caribe vibe” nella parte conclusiva. Qualche tempo dopo il pezzo rivive per mano di tre remix realizzati da Dave Angel, Graham Gold e dal nostro Claudio Coccoluto che di quella “latin invasion” ne fu artefice o comunque un determinante istigatore, se si pensa alla sua “Belo Horizonti” del ’97 (di cui abbiamo parlato dettagliatamente qui) a cui seguitò un indefinito numero di cloni.

7) E.B.E. – Square Two
Erroneamente riportato nella chart come BBE, E.B.E. è la sigla dietro cui opera Lucas Rodenbush, dalla California, che si definisce un compositore elettroacustico. Fortemente attratto dalle potenzialità scaturite dall’incontro tra strumenti tradizionali e segnali elettrici, intaglia un suono che calibra house e techno, confermato in questo secondo atto del quartetto “Square”, iniziato nel 1997 e conclusosi nel 2000. Ad ascoltare “Wishful”, uno dei quattro brani incisi sul 12″, pare non siano affatto trascorsi venti anni: era il suono di quel decennio ad essere troppo “avanti” oppure è quello odierno ad essersi impantanato nel passato?

8) Ronaldo’s Revenge – Mas Que Mancada
A produrre questo pezzo sono gli infaticabili Jon Pearn e Michael Gray, meglio noti come Full Intention ma attivi con una moltitudine di alias tra cui si ricordano Disco-Tex, Greed, Hustlers Convention e Sex-O-Sonique. “Mas Que Mancada” è l’unico che firmano come Ronaldo’s Revenge, nomignolo beffeggiatorio probabilmente scelto per ironizzare sulla sconfitta del Brasile ai Mondiali di Calcio ’98, occasione in cui Ronaldo, si narra, rischiò di morire a causa di alcuni farmaci che gli furono somministrati per un problema cardiaco giusto poche ore prima della finale. La rivincita de “Il Fenomeno” dunque non si disputa su un campo di calcio ma, idealmente, in discoteca: il duo britannico sfodera un pezzo latin house (l’ennesimo, si veda quanto detto sopra per “The Latin Theme” di Cox), costruito su elementi classici per il genere in questione realizzati appositamente da vari musicisti ed arrangiatori. Il titolo allude al classico brasiliano “Mas Que Nada” reso celebre da Sérgio Mendes, da cui peraltro è tratto qualche elemento vocale. La versione principale è la Full Intention’s Revenge Mix ma la AM:PM pubblica anche il remix di Albert Cabrera, non dissimile dalle basi iniziali, e quello di Terry Lee Brown Jr. che invece punta più alla tech house.

9) Eric Powell – Reach And Hugg
Il pezzo in questione è una specie di rifacimento di un brano che Powell realizza col socio Eric Gooden nel 1990, “Reach Out” di Sweet Mercy Featuring Rowetta. Allora viene pubblicato sulla Blip Music, dalle cui ceneri i due creano nel ’93 la più nota Bush, ancora in attività. A curare il riadattamento sono Langston Hugg, Commander Tom ed Olav Basoski, ma la versione che gira di più è quella di quest’ultimo, che strizza l’occhio alla hard house che ai tempi si balla al Trade di Londra. Cox, come giustamente riportato nella chart, possiede un white label visto che il 12″ viene pubblicato ufficialmente solo nei primi mesi del 1999. Nel 2008 escono ulteriori remix.

10) Phil Perry & Stacey Tough – Life Music
“Life Music” viene selezionato da Cox per la compilation mixata “Non Stop 98/01” destinata alla FFRR. Autori del pezzo di matrice house sono due DJ londinesi, Phil Perry, resident al Full Circle, e Stacey Tough, che oltre a mixare fa la speaker in una radio pirata, Fantasy FM. A pubblicarlo su vinile ci pensa la Low Pressings ma per l’occasione gli autori preferiscono utilizzare uno pseudonimo, Autonomous Soul.

(Giosuè Impellizzeri)

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Andrea Gemolotto – DJ chart marzo 1999

Andrea Gemolotto chart marzo 1999
DJ: Andrea Gemolotto
Fonte: Disco Mix
Data: marzo 1999

1) Tore – Battlestar XB-7
Il 10″ vede due protagonisti, Tore Andreas Kroknes alias Erot e l’amico Bjørn Torske. L’assonanza fonetica tra Tore e Torske manda comprensibilmente nel pallone più di qualcuno, compreso Gemolotto che sbaglia nell’attribuire a Torske, artefice del solo lavoro di editing, la paternità del brano. Forse al quartier generale della Svek pensarono intenzionalmente a questo gioco di lettere come burla. “Battlestar XB-7” di Erot è un incredibile mosaico fatto di tessere house, disco e funk, a tratti impazzite grazie ai filtri incrociati di cutoff/resonance e ai frenetici edit di Torske che non si esime dal mandare parti in reverse. Su un incalzante ritmo intriso di percussioni ed un vibe dal retrogusto caraibico, i norvegesi edificano la loro proto nu disco, la stessa da cui germoglieranno le carriere di altri connazionali come Lindstrøm & Prins Thomas, Rune Lindbæk, Blackbelt Andersen, Todd Terje, Ytre Rymden Dansskola, diskJokke e Magnus International. Il disco resta l’ultimo inciso da Kroknes: il promettente compositore (ma anche designer grafico, il logo della Tellé è opera sua) muore ad aprile del 2001 a soli 23 anni, stroncato da un problema congenito al cuore.

2) Kenny Lattimore – If I Lose My Woman
Estratto dall’album “From The Soul Of Man” del ’98, “If I Lose My Woman” è uno dei pezzi più noti di Kenny Lattimore, cantante statunitense che figura nella formazione dei Maniquin a fine anni Ottanta. Spalleggiato dalla Columbia, riesce ad affermarsi da solista come una delle voci r&b/soul più calde. Per l’occasione a traghettarlo verso la house sono i Masters At Work, autori di un remix dai riflessi jazz che probabilmente è quello a cui Gemolotto fa riferimento nella sua classifica.

3) Fini Dolo – Blow
“Blow” dei Fini Dolo è deep house per palati fini caratterizzata da uno spoken word femminile ed accenni soul/funk derivati dal sample preso da “Outstanding” di The Gap Band (1982). La versione principale è curata dai Restless Soul, team di produzione fondato da Phil Asher e Luke McCarty, e nella parte centrale vede lo sviluppo di una sezione di fiati che mandano in visibilio gli amanti della house garage.

4) Funk Essentials – Funking City
Pubblicazione confinata al totale anonimato questa dei Funk Essentials, sembra prodotta da Anthony R. White e Lorraine Lucantoni sull’onda di progetti paralleli come Funk ‘N’ Soul e 1st To Go. I due avrebbero meritato un trattamento decisamente diverso visti i trascorsi ma è risaputo, il mondo della musica può riservare anche sonore delusioni.

5) Turnstyle Orchestra – Latin Soul
Proviene dal catalogo dell’indimenticata Guidance Recordings l’unica apparizione che un quartetto di DJ/produttori firma come Turnstyle Orchestra. “Latin Soul” presenta un lungo e suggestivo intro ricavato da “Singing Winds, Crying Beasts”, brano d’apertura di “Abraxas” di Santana (1970). Più percussiva invece la … Not So Latin… Sonic Soul Mix.

6) Doodlebug – Loose In Your Mind
I Doodlebug (Andrew Blake e Dave Coker) alle prese con un tool house sollecitato da una voce femminile che recita il titolo. Il remix inciso sul lato B è di Silverlining alias Asad Rizvi, personaggio che conosce popolarità tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila quando il suo nome finisce su autorevoli magazine che lo mettono nella lista dei DJ da seguire con attenzione.

7) Incognito – Nights Over Egypt
Dalla tracklist dell’album “No Time Like The Future” pubblicato dalla Talkin’ Loud di Gilles Peterson e Norman Jay, “Nights Over Egypt” è la cover dell’omonimo delle Jones Girls (1981) ricantato da Jocelyn Brown. Ai DJ è destinato un doppio mix con ben cinque remix dei Masters At Work ed uno a firma MJ Cole. È presumibile che Gemolotto avesse scelto una di queste versioni, tutte in bilico tra house ed acid jazz.

8) Hell – Copa
“Copa”, come descritto in Gigolography, «è il secondo singolo estratto da “Munich Machine” ed è uno spassoso reprise disco/funk/house di “Copacabana” di Barry Manilow (1978), promosso da un video ironico immerso tra machismo e belle donne». A produrre insieme ad Hell è l’amico Filippo “Naughty” Moscatello, artefice di un impeccabile lavoro di “taglio e cucito” che trasforma la hit di Manilow (presunta nuova identità di Jim Morrison) da ballata a metà strada tra disco e musica latina in un irresistibile glamour track di house mutante. Ad impreziosire il 12″ sono i remix di Abe Duque e Ian Pooley ma per la versione destinata al Regno Unito la Disko B coinvolge pure Phats & Small, quell’anno nelle classifiche di vendita internazionali con “Feel Good”, “Tonite” e soprattutto “Turn Around”.

9) Irving Project – Pick Me Up
Irving Project era un progetto messo su dal compianto vocalist di Chicago Kevin Irving (quello di “Children Of The Night”, Trax Records 1987) e dal produttore/tastierista Spero Pagos. La Strictly Hype Recordings investe parecchie risorse in “Pick Me Up” commissionando svariati remix con cui riempie a dovere prima un doppio di taglio house su Afterhours e poi un singolo che corre su ritmi più agitati su Underground Construction. Comprensibilmente ad essere coinvolti sono artisti della “Windy City” come Mazi Namvar, Rick Garcia, Johnny Fiasco, DJ Bam Bam e DJ Trajic, interpellati per rileggere il pezzo secondo le proprie inclinazioni stilistiche. Purtroppo Gemolotto non chiarisce quale sia la versione da lui scelta.

10) Idjut Boys And Quakerman – Life The Shoeing You Deserve
Trattasi di un album che la Glasgow Underground pubblica nella primavera del 1999 con cui il duo degli Idjut Boys (Conrad McDonnell e Dan Tyler) torna a collaborare con Ben Applin alias Quakerman, all’insegna di quella che ai tempi viene etichettata come nu funk. Brano traino dell’intero lavoro è “Radio Rage”, si dice costruito sul basso carpito a “Spank” di Jimmy “Bo” Horne, che ondeggia per oltre sei minuti shakerando house sotto effetto del low-pass filter ed uno spoken word femminile. Il pezzo viene estratto in formato singolo durante l’autunno successivo e remixato da 16B che irrobustisce il ritmo e lo connette ad emozionali sequenze melodiche.

(Giosuè Impellizzeri)

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Tony H – DJ chart luglio 1997

Tony H , TuttoDance luglio 1997
DJ: Tony H

Fonte: Tutto Dance
Data: luglio 1997

1) CJ Bolland – The Prophet
“The Prophet”, scandito dalla voce dell’attore Willem Dafoe campionata dalla pellicola “L’Ultima Tentazione Di Cristo” diretta da Martin Scorsese, è uno dei brani più noti della discografia di CJ Bolland. Prodotto con Kris ‘Insider’ Vanderheyden nel post R&S ed estratto dall’album “The Analogue Theatre” destinato alla FFRR, il brano diventa un inno dei rave grazie ad un ritmo serrato ed una ipnotica linea melodica. A licenziarlo ufficialmente in Italia è la ZAC Records ma parallelamente la Dangerous, etichetta del gruppo Dig It International, mette in circolazione la cover del fantomatico B.A.D. (forse Luciano Albanese?) a cui l’autore rivolge parole di disprezzo in un’intervista dei tempi: «Qualche stronzo italiano ha fatto una versione di merda di “The Prophet” e la gente si è lamentata pensando che fosse un mio prodotto. Io non c’entro niente invece!». In quello stesso periodo esce un altro pezzo ispirato in modo abbastanza chiaro dal successo di CJ Bolland, “Psychoway” di Mauro Picotto.

2) Carbine – Psycho Thrill
Dietro Carbine si nascondono due tra i produttori britannici più prolifici degli anni Novanta in ambito acid techno, Chris Liberator & Guy McAffer. Devoti ad un suono rude, abbastanza grezzo e pulsante di energia, incidono “Psycho Thrill” ricorrendo a strumenti indispensabili per il genere in questione, Roland TR-909 e Roland TB-303. È proprio quest’ultima a ricoprire un ruolo primario coi suoi ghirigori ciclici che, abbinati ai cimbali lasciati in balia del pitch, creano un effetto dirompente. Sul 12″ edito dalla nota Stay Up Forever c’è anche “Cost Of Living” in cui viene esaltato il ruolo del ritmo a scapito delle venature acide.

3) Hypno Tek – You Make Me Feel (So Good)
Mantenere lo stretto riserbo sulla propria identità è piuttosto facile negli anni Novanta, basta adoperare crediti fittizi per evitare di essere riconosciuti. Oggi invece le cose sono nettamente cambiate, soprattutto perché pare che la massima aspirazione di gran parte degli attori nel mondo della musica sia esattamente la popolarità, pertanto sono pochi gli autori disposti a non riconoscere pubblicamente le proprie creazioni. Non è il caso però del misterioso Hypno Tek, su cui non sono mai filtrate indiscrezioni. A distanza di venti anni così non si sa chi fu l’artista che, con un mix tra acid, house e techno, aprì il catalogo della Kubik, una mini etichetta nata sotto la britannica Extatique e rimasta in attività sino al 1999.

4) Tony H – Hard Spice
Nella discografia ufficiale di Tony H non c’è nessun brano intitolato “Hard Spice”. Raggiunto poche settimane fa, l’artista spiega che a comparire nella chart fu una sorta di bootleg, mai pubblicato, realizzato con l’acapella di un brano delle Spice Girls. «Lo feci per scherzo, non conservo neanche l’audio» aggiunge. Tognacca, artefice con Molella di Molly 4 DeeJay (a cui abbiamo già dedicato un ampio reportage che potete leggere qui), lancia un nuovo programma radiofonico giusto un paio di mesi dopo la pubblicazione della classifica in questione, “From Disco To Disco”, che sino al 2000 caratterizza il sabato notte di Radio DeeJay. «A Linus piacque l’idea di far ascoltare le voci di chi era in giro il sabato notte, il genere musicale affrontato invece direi proprio di no. Ciononostante mi lasciò libertà musicale totale per due anni». Discograficamente invece Tony H torna, dopo “Enough Of Your Love” del 1994, nel 1998 quando Mauro Picotto lo invita ad unirsi alla squadra della BXR. Il primo dei tre dischi incisi per l’etichetta di Roncadelle (quattro se si considera anche il brano “Year 2000” destinato alla compilation “Maximal FM”) è “Zoo Future”, reinterpretazione di “Get The Balance Right!” dei Depeche Mode che considera i suoi mentori.

5) Green Velvet – The Stalker
Tra gli uomini-chiave della seconda generazione di artisti di Chicago, Curtis Alan Jones veste i panni di Green Velvet dal 1993, dopo essersi fatto conoscere come Cajmere (“Brighter Days” del 1992 fu un successo di dimensioni internazionali). Come Green Velvet punta ad un suono più nervoso, spesso lambendo la techno come nella fortunata “Flash” del 1995. “The Stalker” gira su un basso sbilenco e su uno spoken word cantilenante parecchio caratteristico che nel 2001 gli permette di raggiungere il mainstream con “La La Land” e “Genedefekt”, brani rispetto a cui “The Stalker” potrebbe essere considerata una specie di prodromo.

6) Thomas Schumacher – Ficken?
La Bush mette in circolazione il 12″ di “Ficken?” nel 1996 ma pare che si tratti solo di un formato promozionale. In realtà, come spiega oggi l’autore, quello di scrivere sopra “for promotional use only” «fu solo uno stratagemma che l’etichetta sfruttò per evitare di pagare una gabella nel Regno Unito». Delle tre versioni Tony H (come gran parte dei DJ di quel periodo) preferisce la #3 che suona più volte nelle prime puntate del sopraccitato programma “From Disco To Disco”, la stessa versione che figurerà poi sul CD di “Electric Ballroom”, il primo album del tedesco nativo di Brema.

7) Cominotto – Mother Sensation
“Mother Sensation” avvia la collaborazione tra Massimo Cominotto e la Media Records di Gianfranco Bortolotti. Il brano viene stampato su etichetta Underground, rilanciata giusto pochi mesi prima con una nuova veste grafica ed un nuovo “abito” stilistico. La Megamind Mix è hard trance vivacizzata da due celebri sample, la Global Mix punta ad un trattamento più minimale ed infine la Message Mix, ispirata da “Time Actor” di Richard Wahnfried, lancia occhiate a “Paint It Black” che Cominotto destina quello stesso anno alla Sound Of Rome.

8) Daft Punk – Rollin’ & Scratchin’
Presente nella tracklist di “Homework”, la bizzarra “Rollin’ & Scratchin'” mette in seria difficoltà chi ai tempi è abituato a parlare di house e di techno come due entità distinte e antitetiche. Con una particolare miscellanea i due parigini ottengono un risultato spiazzante da cui emerge una vena noise che sembra una citazione, abbastanza chiara, di “The Garden Of Linmiri”, un brano che Richard James firma nel ’93 come Caustic Window e che qualche tempo dopo finisce nello spot televisivo degli pneumatici Pirelli con Carl Lewis. “Rollin’ & Scratchin'” ispirerà altri artisti che la campionano riproponendola in disparate salse, come Gigi D’Agostino in “Terapia” (1997) e Mirko Milano in “Stopp & Go” (2001).

9) Alfredo Zanca – The Gheodrome Project EP
Tra 1996 e 1999 l’American Records di Roberto ‘Bob One’ Attarantato lancia una serie di etichette che accolgono nel proprio catalogo musica di DJ piuttosto noti nelle discoteche italiane. Tra queste la Tomahawk che, dopo Simona Faraone, Ivo Morini, Claudio Diva, Daniele Baldelli & T.B.C. e Kristian Caggiano, ospita Alfredo Zanca, resident del Gheodrome (sotto la direzione artistica di Steve Gandini), locale a cui dedica l’EP in questione. Il disco, che tocca sonorità afrobeat (“Fist Of Iron (Remix)”) sovrapposte a movenze progressive / hard trance (“Pitfall”) secondo la linea guida della stessa Tomahawk, si trasforma in un classico per il pubblico della discoteca di San Mauro Mare che da lì a breve diventa uno dei punti di riferimento italiani per la musica hardcore. La popolarità però non la salva da un futuro infausto comune a quello di molti altri locali sparsi per la penisola, e viene rasa al suolo nel 2014.

10) DJ Max V. – Technological Dream
Un EP in bilico tra trance e progressive quello del mantovano Massimo Vanoni alias DJ Max V., attivo discograficamente sin dai primi anni Novanta attraverso vari pseudonimi con cui si cimenta in diversi generi. Fa perdere le sue tracce a fine decennio quando abbandona l’attività da DJ, per poi tornare a pieno regime nel 2012 attraverso la sua Atop Records su cui pubblica nuovo materiale.

(Giosuè Impellizzeri)

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DJ Hell – DJ chart gennaio 1996

Hell chart (Frontpage, gennaio 1996)

DJ: Hell
Fonte: Frontpage
Data: gennaio 1996

1) Surgeon – Pet 2000
Pubblicato dalla Downwards di Regis e Female, “Pet 2000” è uno degli EP che Anthony Child incide ad inizio carriera. Tre i brani racchiusi al suo interno, “Badger Bite”, “Reptile Mess” ed “Electric Chicken”. Dura come granito, è techno che induce all’ipnosi, deumanizzata e paragonabile ai tool che lo sloveno Umek produce a raffica tra la seconda metà degli anni Novanta e i primissimi Duemila.

2) Neil Landstrumm – Brown By August
La musica che Landstrumm convoglia nel suo primo album su Peacefrog Records è abrasiva e brutale, pare una versione techno della ghetto house che ai tempi esce a ripetizione sulla Dance Mania di Chicago. I beat sono sghembi e saltellanti (“Shuttlecock”, “DX Serve”, “Custard Traxx”), i suoni messi sul saliscendi (“Shake The Hog”, “Finnish Deception”), e non manca nemmeno qualche occhiata all’acid più ruvida (“Home Delivery”, “Squeeze”). Il titolo che appare su Frontpage è “Bounty Hunter” ma, come chiarisce oggi lo stesso autore, fu quello provvisorio poi sostituito dal definitivo “Brown By August”. Qualche tempo dopo Landstrumm ed Hell avranno un battibecco i cui dettagli sono racchiusi in Gigolography.

3) DJ Rok – Fuck The Crowd
Un acetato con un brano mai pubblicato: potrebbe essere questa la spiegazione per cui nella discografia di Rok non si rintracci nessuna “Fuck The Crowd”. In alternativa potrebbe trattarsi di un pezzo edito ma con un titolo diverso. DJ Rok (il tedesco Jürgen Rokitta, particolarmente noto nelle discoteche della capitale tedesca tra la fine degli anni Ottanta e i primi Duemila) approda all’International Deejay Gigolo di Hell incidendo il terzo 12″ del catalogo insieme ad un’altra vecchia conoscenza del clubbing berlinese, Jonzon. Poi passa dalla Low Spirit Recordings di WestBam alla Müller Records di Beroshima sino a fondare la propria Defender Records. Una decina di anni fa circa pone fine alla carriera musicale ma non prima di tornare su Gigolo con “Jack Your Ass”, questa volta insieme a Mijk Van Dijk.

4) Sluts’n’Strings & 909 – Carrera
In questo album Erdem Tunakan e Patrick Pulsinger generano un suono ai tempi incasellato dai media come “chemical beat”, fatto di forsennati campionamenti e cervellotici cut-up. Nella seconda metà dei Novanta, complice l’esplosione mediatica dei Chemical Brothers e di altri artisti ascrivibili al segmento breaks/big beat (Propellerheads, The Wiseguys, Fluke, Midfield General, Crystal Method, Fatboy Slim), il “beat chimico” conosce un momento dorato ma il successo però non bacia gli Sluts’n’Strings & 909, forse perché i loro pezzi sono privi di qualsiasi slancio pop adottabile dalle radio. Il disco centrifuga elementi funk ed hip hop (“Intro (Go Back In The Time With Your Mind)”, “Dig This?”, “It’s A Blast!”, “Crunchy Custom (Live Cut)”) ma è con le movenze big beat che i due della Cheap riescono a fulminare l’ascoltatore attratto da soluzioni alchemiche (“Put Me On!”, “Puta”, “Civilized”, “Dear Trevor…”). Nel menù c’è pure una portata condita da ritmiche technoidi, “Past The Gates”, che proprio Hell remixerà nel 1998. Nella classifica viene indicato sommariamente come do12″ (dove “do” sta per double”). Pulsinger, contattato pochi giorni fa, spiega: «Ai tempi stampammo un po’ di promo white label ed Hell fu tra i primissimi a ricevere il disco e supportarlo. Poiché completamente privo di ogni indicazione sui titoli, lo segnalò semplicemente come “doppio 12”. La pubblicazione ufficiale avvenne soltanto parecchi mesi più tardi».

5) Equinox – Pulzar (Jeff Mills Remix)
Pubblicato nel 1992 dalla newyorkese Vortex Records, “Pulzar” degli Equinox (Damon Wild e Peter ‘DJ Repete’ Demarco) è un violento uragano di rave techno, affidato l’anno successivo a Jeff Mills che ne realizza due remix, uno dei quali viene ristampato nel 1996 dalla Synewave del citato Wild. Mills tutela le selvaggerie dell’original mantenendo sostenuta la velocità di crociera. Vale la pena segnalare che la re-release su Synewave menzionata nella chart viene ulteriormente impreziosita da un nuovo remix firmato proprio da Hell, intento ad arroventare il beat con spazi ritmici pieni e vuoti (flangerati?) su cui insiste la linea pseudo acida.

6) Richard Bartz – ?
La chart è nuovamente poco chiara: in assenza del titolo non si capisce se Hell intendesse il secondo disco che Bartz incide sulla sua Kurbel, ovvero “The Endless Tales Of Saug 27”, oppure il secondo 12″ della stessa Kurbel che però Bartz firma con uno pseudonimo, Ghetto Blaster. Comunque sia andata, in entrambi i casi il produttore tedesco cavalca con perizia una techno solida, grintosa e che risente di dettami millsiani. La Kurbel continua a pubblicare musica intrigante (sia di Bartz, sia di altri artisti come Savas Pascalidis, Christian Morgenstern, Heiko Laux, Lab Insect e Mannix) sino al 2002, anno in cui è costretta a fermarsi per problemi legati alla distribuzione. Torna nel 2005 terminando in modo definitivo la sua corsa due anni più tardi.

7) Dave Clarke – The Storm (Surgeon Dub)
Il remix che il menzionato Anthony Child realizza per “The Storm” (l’originale è in “Red Three”) è un siluro a lunga gittata che lascia dietro una scia di hihat liquefatti. Impetuosa anche la stesura che scorre con pochi break. Il brano si trova su “Southside”, pubblicato in tandem da Deconstruction e Bush, che però è house-oriented con riferimenti filter disco ulteriormente enfatizzati dalla versione di DJ Sneak. Sia “The Storm” che “Southside” figurano nella tracklist del primo album di Clarke, “Archive One”, ricco di accortezze formali e in cui l’artista dimostra di avere le carte in regola per oltrepassare, in tempi non sospetti, i confini di techno ed house, ricavandone sviluppi incrociati tra downtempo, ambient e breakbeat (“Splendour”, “Rhapsody In Red”, “No One’s Driving”).

8) Electric Indigo – Work The Future
Così come avvenuto qualche riga più sopra per DJ Rok, nella discografia di Electric Indigo non si rinviene alcun brano con questo titolo. Contattata poche settimane fa, l’artista viennese, che tra 1995 e 1996 appare quasi del tutto inattiva sul fronte produzioni, dichiara di non sapere proprio a cosa potesse fare riferimento Hell nella classifica. Hell stesso, prevedibilmente, ammette di non ricordare. Il mistero resta insoluto. Per ora.

9) Naughty – Boing Bum Tschag
Inizialmente destinato alla Disko B, “Boing Bum Tschag” è un pezzo techno trainato da un giro circolare di basso ed un breve sample vocale preso da “Boing Boom Tschak” dei Kraftwerk. Ai tempi Hell lo propone attraverso una registrazione su DAT e se ne innamora al punto da sceglierlo per il debutto della sua International Deejay Gigolo, insieme ad “Innerwood” di David Carretta. Il 12″ arriva circa un anno più tardi ma sul disco non figura il nome di Tolis, artista con cui Filippo “Naughty” Moscatello incide un paio di EP sulla Ferox Records nel 1995 e col quale poi forma i Decksharks remixando “This Is For You” proprio di Hell.

10) Robert Armani – Blow That Shit Out
Nella tracklist di “Blow It Out”, il quinto album che Robert Armani pubblica sulla romana ACV, “Blow That Shit Out” esprime il suo potenziale attraverso un numero ridotto di elementi: una cassa quasi distorta, poche coloriture di hihat, un clap ed un breve frammento di suono che si ripete lungo la stesura. Più nota è la versione remix realizzata da Joey Beltram che, pur mantenendo intatta l’espressione minimalista, riesce ad ottenere un risultato più convincente.

(Giosuè Impellizzeri)

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Claudio Coccoluto – DJ chart marzo 1996

Disco Mix marzo 1996
DJ: Claudio Coccoluto

Fonte: Disco Mix
Data: marzo 1996

1) Rosie Gaines – Closer Than Close
È presumibile che Coccoluto facesse riferimento all’album della cantante californiana, pubblicato nel 1995 dalla Motown e costruito su itinerari funk, soul, hip hop ed r&b. In tracklist c’è pure un contributo di Prince (per “My Tender Heart”), artista con cui la Gaines collabora anni prima figurando nella formazione dei New Power Generation. Il brano che dà il titolo al disco, “Closer Than Close”, viene estratto come singolo solamente nel 1997 quando diventa una hit nel Regno Unito e vende, almeno stando a quanto si legge qui, oltre otto milioni di copie grazie al remix dei Mentor (Hippie Torrales e Mark Mendoza), a cui si aggiungono pure quelli dei Tuff Jam e di Frankie Knuckles. La versione house garage dei Mentor, in circolazione in formato white label sin dall’autunno del 1996, garantisce a Rosie Gaines una visibilità inaspettata nel mondo dei DJ e delle discoteche, tanto da finire pure nei circuiti generalisti ed essere ripresa più volte negli anni a seguire in svariati nuovi remix.

Precisazione: dopo aver letto l’articolo, Claudio Coccoluto ci fa sapere che suonava un acetato col remix realizzato dai Mentor per “Closer Than Close”, proponendolo pertanto con circa un anno di anticipo rispetto all’uscita ufficiale. «Sono orgoglioso di aver contribuito al successo del brano» scrive su Facebook il 19 aprile.

2) Century Falls Feat. Philip Ramirez – It’s Music
Erroneamente attribuita al solo Crispin J. Glover che comunque produce il tutto per la Sound Proof Recordings, “It’s Music” è la cover dell’omonimo di Damon Harris risalente al 1978. Il brano lascia rivivere suoni funk/disco all’interno della house/garage tipica di metà anni Novanta, non dimenticando neanche influssi jazz. Sul doppio vinile trovano spazio pure i remix di 95 North, Idjut Boys & Laj e Black Science Orchestra, che sviluppano ulteriori diramazioni tangenti la house e la disco.

3) Groove Collective – I Want You (She’s So Heavy)
I Groove Collective sono un ensemble di musica acid jazz/funk fondato nel 1992. Il brano della chart viene estratto dal secondo album, “We The People”, e dato in pasto a Jazz Moses ed Eric Kupper che lo rileggono in chiave deep house. Sul doppio mix edito dalla Giant Step Records c’è anche la versione originale in cui la band di musicisti mette ampiamente in mostra stile e capacità artistiche.

4) Yellow Sox – Flim Flam
Prodotto da Darren House per la Nuphonic di David Hill e Sav Remzi, “Flim Flam” mette insieme house e referenze disco in una modalità che sarà abilmente commercializzata qualche tempo dopo sotto forma di french touch ma che, è bene ricordarlo, viaggia nell’oscurità del clubbing (soprattutto britannico) già da diversi anni. A riverberare la componente funk in tre reinterpretazioni ci pensano i Faze Action (i fratelli Simon & Robin Lee, tra i primi a ricollegare disco ed house). Il brano viene ripresentato nel 2000 attraverso la Yoshitoshi Recordings dei Deep Dish che pubblica un doppio mix con nuove versioni di Christian Smith & John Selway, Olav Basoski ed David Alvarado alle quali si aggiunge pure l’inedita Unreleased Mix con sprazzi di philly sound, probabilmente esclusa dalla stampa su Nuphonic quattro anni prima.

5) Davidson Ospina – The Chronicles
È la newyorkese Henry Street Music di Johnny “D” De Mairo a pubblicare il progetto “The Chronicles”. L’EP consta di quattro brani, “Strings”, “Get On Up”, “Key Of D’s” e “Shadow” attraverso cui il DJ/remixer mostra deep house dai riflessi jazzati sino a toccare ritmi più marcati decorati con brevi campioni vocali tra cui uno forse tratto da “Reach Up” di Toney Lee. Nel corso del 1996 la Henry Street Music pubblica pure “Chronicles II” e “Chronicles III” con cui Ospina continua a battere percorsi sonori analoghi contraddistinti da una particolare predilezione per gli strumenti a fiato.

6) Lectroluv Feat. Stephanie McKay – Oo La La
Frederick Jorio alias Lectroluv, ai tempi impegnato su etichette di tutto rispetto come Tribal America ed Eightball Records, incide sulla britannica Produce Records un brano garage in formato “canzone” interpretato dalla vellutata voce della cantante newyorkese Stephanie McKay che dona al tutto un tocco r&b. House lontana anni luce dalle tante pacchianerie odierne a base di striminziti loop, suoni precotti e voci tratte da librerie da una manciata di euro.

Coccoluto su DJ Mag (1997)7) Lo-Tech – It’s Clear To Me
Quella di “It’s Clear To Me” è house riscaldata da una voce femminile, dotata di un groove “rotondo” e qualche frammento funk sullo sfondo. A produrre, per l’italiana D:vision, è lo stesso Coccoluto affiancato dall’amico Savino Martinez. I due collaborano già da tempo (senti “Bandit” di Mimi’ E Coco’ su UMM, 1995) e da lì a breve creano The Dub Duo approdando su NRK Sound Division e sulla Pronto Recordings di Leo Young ma soprattutto The Heartists che con “Belo Horizonti”, reinterpretazione di “Celebration Suite” di Airto Moreira, sbanca oltremanica dove viene licenziato dalla Virgin e remixato da David Morales e Basement Jaxx. Forte di questi risultati, nel 1997 Coccoluto conquista la copertina della rivista britannica DJ Mag e si piazza all’88esimo posto della Top 100 DJs. Nel frattempo la house latina à la The Heartists viene traghettata nel mainstream da brani come “2 The Night” di La Fuertezza, “Samba De Janeiro” dei tedeschi Bellini (che riprendono il medesimo pezzo di Moreira), “Spiller From Rio” di Laguna ed “Another Star” di Coimbra (remake dell’omonimo di Stevie Wonder) che consta peraltro di un remix a firma degli stessi Coccoluto e Martinez. La coppia è in azione pure su alcune versioni di “King Of Snake” degli Underworld pubblicate nel 1999 dalla Junior Boy’s Own e registrate presso l’HWW Studio di Cassino, omonimo del progetto HWW (House Without Windows) apparso sulla citata UMM nel 1993 con “Friend”. L’HWS riportato nella classifica è quindi da considerarsi un refuso.

8) The O’Jays – I Love Music (Disco-Tex Remix)
Il brano targato 1975 del gruppo americano di musica soul, r&b e disco viene trascinato nel mondo house attraverso un remix dei Disco-Tex, meglio noti come Full Intention. Preservando le atmosfere originali ma contestualizzandole in una nuova dimensione, emerge una versione perfettamente calata tra disco, funk ed house. Il brano è inciso sul doppio “Remix Culture 158″ edito dalla DMC insieme ad altri interessanti remix per Gusto, Babylon Zoo, Inner City e Deborah Cox ma viene inserito pure su un 12” della Disco-Tex Records, un altro di quei prodotti che testimoniano come la disco house non sia stata il frutto di un’intuizione esclusiva dei francesi seppur questi ultimi abbiano dato ad essa un’impronta personalizzata ed adatta(bile) al mercato mainstream.

9) Nu Colours – Desire
Estratto dall’album “Nu Colours” trainato dal singolo “Special Kind Of Lover”, “Desire” mette in forte evidenza inclinazioni soul, funk ed r&b. Seppur non sia scritto, è plausibile che Coccoluto suonasse uno dei ben quattro remix firmati dai Masters At Work, pubblicati in Italia dalla Impulse, etichetta della bresciana Media Records. Sul doppio mix c’è spazio per due ulteriori versioni, quella dei Mindspell e di Nutopia.

10) Daniel Wang – The Morning Kids
«La house è la rivincita della disco» diceva Frankie Knuckles nel 1990, e un parere molto simile è quello di Daniel Wang, californiano di origini cinesi che nel 1993 riavvicina la disco e il funk alla house attraverso la sua Balihu Records. “The Morning Kids” è il quarto 12″ di un catalogo cresciuto con netta discontinuità ma con altrettanta vitalità espressiva. Quattro i brani racchiusi al suo interno, “In A Golden Haze”, “Rooftop Boogie”, “Baby Powder Dementia” e “Free Lovin’ (Housedream)”, tutti straripanti di sample e citazioni che rimandano al repertorio Salsoul Records e alla disco anti nazionalpopolare. Wang e la sua Balihu Records, di cui abbiamo già parlato dettagliatamente qui, restano tra i primi nomi da menzionare quando si parla della genesi di un filone oggi fatto confluire nell’immenso calderone chiamato nu disco.

(Giosuè Impellizzeri)

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Sven Väth – DJ chart agosto 1994

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DJ: Sven Väth
Fonte: DiscoiD
Data: agosto 1994

1) Synesthasia – Slope
In vetta alla classifica il DJ di Obertshausen piazza un brano pubblicato dalla Harthouse, l’etichetta che lui stesso fonda con Heinz Roth e Matthias Hoffmann nel 1992. A produrre è il team dei Synesthasia formato da Steffen Isler, Walter Merziger (che da lì a breve crea i Booka Shade con Arno Kammermeier) ed Ulrich Järkel. “Slope” mostra i classici suoni “fat” della techno prodotta ai tempi, serrati nella morsa di un ritmo che corre sui 142 bpm.

2) Hardfloor – Fish & Chips
Edita sul cinquantesimo 12″ della Harthouse (per la serie “promuovere le proprie cose non fa mai male”), “Fish & Chips” sfoggia circa otto minuti di acid techno da cui emerge il “grido” della Roland TB-303, strumento con cui Ramon Zenker ed Oliver Bondzio stringono una vera e propria simbiosi che darà i frutti migliori nel quinquennio 1993-1998.

3) Encephaloïd Disturbance – Magnetic Neurosis
Pubblicata dalla belga Dance Opera anche su vinile colore giallo, quella degli Encephaloïd Disturbance (Laurent Jadot e Cédric Stevens, meglio noto come Acid Kirk) è violenta acid trance/techno, aperta da un intro di grande atmosfera in cui si innesta un perforante groove ed una spirale acida.

4) Luke Slater – X-Tront Vol 3
Il terzo volume del progetto “X-Tront” partito nel 1992 annovera tre brani: l’energica “Quad – Fonik”, l’altrettanto potente “Bande Magnetique” e la più mentale “Expectation No 3.”. A pubblicarlo è la Peacefrog Records, tra le realtà imprescindibili della techno britannica degli anni Novanta alla quale Slater destina alcuni dischi prima di firmare con la NovaMute.

5) Voyage – Beyond Time
All’autore che si cela dietro Voyage spetta il merito di essere stato capace di mantenere il riserbo sulla propria identità. A distanza di oltre venti anni infatti non è stato ancora svelato il suo nome, dettaglio comunque ininfluente visto che si parla di musica. “Beyond Time”, pubblicata dalla londinese I.t.p. Recordings, è un gioiellino da cui si levano frammenti di sognanti arpeggi, vero punto cardine della trance di quel periodo.

6) Total Eclipse – Aliens
Devoti alla psy trance sin dai primissimi anni Novanta, i francesi Total Eclipse pubblicano “Aliens” sulla Dragonfly Records. Il pezzo scorre in un metti e togli di armonie e melodie sorrette da un beat sostenuto e da suoni dal retrogusto metallico.

7) Bandulu – Presence
Tratto dal catalogo della Infonet, “Presence” è un macigno di sfacciata techno che non può essere confusa con nient’altro. Un basso di derivazione dub, una serie di percussioni shakerate con vigore, una cassa che incornicia il tutto insieme agli hihat: con questi elementi i britannici Bandulu (John O’Connell, Lucien Thompson e Jamie Bissmire) disegnano il loro stile ulteriormente riverberato nel secondo album intitolato “Antimatters” in cui è racchiusa la stessa “Presence”.

8) Secret Cinema – Timeless Altitude (Speedy J and Hardfloor Remixes)
“Timeless Altitude” è il primo brano che il DJ olandese Jeroen Verheij firma come Secret Cinema. Väth sceglie però i remix di Speedy J e degli Hardfloor che variano alcuni elementi secondo le proprie inclinazioni stilistiche. “Timeless Altitude” diventa presto un classico della discografia di Verheij, riportato in vita negli anni a seguire da nuovi remix tra cui spiccano quelli di Smith & Selway e Slam.

9) Acid Scout – ?
Nel 1994 la Disko B pubblica due dischi di Acid Scout, il 12″ “Balance” e l’album “Safari”, ma purtroppo la carenza di informazioni a disposizione non permette di identificare con precisione il prodotto a cui si riferisce Väth nella chart. Il DJ tedesco avrebbe potuto scegliere entrambi, visto che il primo esce in primavera, il secondo a fine novembre ma in suo possesso poteva esserci una copia promozionale ancora priva di titolo definitivo. Comunque sia andata, a firmare la musica è Richard Bartz, all’epoca appena diciottenne e devoto ad una techno brutale, chiusa tra ritmi serrati e lacrime acide di TB-303.

10) Underworld – Dark & Long (Dark Train Mix)
Väth sceglie la Dark Train Mix del brano che apre “Dubnobasswithmyheadman”, il terzo album del progetto nato dalle ceneri dei Freur. Prodotto da Darren Emerson, Karl Hyde e Rick Smith, ai tempi attivi anche come Lemon Interupt, il pezzo si muove dentro coordinate progressive ruotando su un ritmo che non spicca per particolare inventiva ed una più pregevole impalcatura di armonizzazioni. A completamento la voce del citato Hyde, diventata nota nel mainstream due anni dopo grazie a quel “Born Slippy.NUXX” inserito nella colonna sonora del film “Trainspotting”. “Dark & Long” viene “riesumato” sia nel 2003 da Danny Howells che ne realizza un remix non ufficiale dal taglio prettamente progressive house in battuta breaks, sia nel 2011 da Christian Smith che continua a preservare lo spirito trancey di partenza.

(Giosuè Impellizzeri)

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