La discollezione di Fred Ventura

Fred Ventura (1)Qual è stato il primo disco che hai acquistato nella tua vita?
“Just Another Way To Say I Love You” di Barry White. Ai tempi ascoltavo la neonata Radio Milano International dedita soprattutto a disco e funky, e Barry White era onnipresente nella programmazione, come Donna Summer del resto. Acquistai quell’album d’istinto.

L’ultimo invece?
“Dub Tunes” di Tommy Guerrero e Trevor Jackson. Da sempre sono appassionato di sonorità reggae/dub virate post punk e di conseguenza ogni occasione è buona per acquistare qualche titolo di tale genere, sia old school che contemporaneo, proprio come questo mini album concepito con mezzi limitati. In virtù di ciò lo trovo molto affascinante e primordiale.

Quanti dischi conta la tua collezione?
Credo di possederne almeno 20.000, forse anche di più. Meglio riascoltarli che perdere tempo a ricontarli.

Fred Ventura (2)

Fred Ventura e parte della sua collezione di dischi. In mano uno degli album iconici di David Bowie, “Heroes” del 1977

Come è organizzata?
È divisa in due sezioni, purtroppo sistemate in altrettanti luoghi distanti tra loro. Non adopero un solo metodo di classificazione: una parte è indicizzata per epoca (80s, post 80s, house, techno, etc), una per nazionalità (artisti francesi, tedeschi, britannici, etc). Un sistema certosino ma per me congeniale visto che non amo il rigoroso ordine alfabetico.

Segui particolari procedure per la conservazione?
No perché la mia collezione è al 90% mint. I dischi che non versano in condizioni ottimali li accetto per quello che sono. I più importanti sono infilati in buste di plastica protettive che, a conti fatti, rappresentano una sorta di investimento visto il costo delle stesse buste e il numero importante di dischi.

Ti hanno mai rubato un disco?
Molti anni fa ho subito un furto di un porta CD da viaggio con un bel po’ di materiale raro e di difficile reperibilità. Purtroppo, di quei CD, sono riuscito a recuperarne ben pochi perché troppo costosi ed introvabili. Uno era “Trixie Stapleton 291 Se Taire Pour Une Femme Trop Belle” dei Fille Qui Mousse, oggi alquanto facile da trovare grazie a Discogs che però, ai tempi del furto, non esisteva ancora.

C’è un disco a cui tieni di più?
Non è affatto facile sceglierne uno, devo barare e ne nomino almeno tre: “God Save The Queen” dei Sex Pistols, per avermi spronato ad essere sempre me stesso, “Unknown Pleasures” dei Joy Division, per le emozioni, ed infine “Blue Monday” dei New Order, per ciò che per me ha rappresentato in veste di musicista.

Quello che ti sei pentito di aver comprato e di cui potresti sbarazzarti senza remore?
Anche in questo caso è difficile fare solo un titolo perché gli acquisti inutili sono stati troppi, soprattutto quelli legati al breakbeat nei primi anni Novanta, in cui si faceva uso ed abuso di campionamenti e che oggi suonano obsoleti come poche altre cose. In virtù di ciò potrei portare direttamente in discarica qualche centinaio di dischi, tra singoli ed album.

Quello che cerchi da anni e che non hai ancora trovato?
Devo ammettere di essere riuscito a coronare la maggior parte dei miei desideri, soprattutto quelli legati alle mie band ed artisti preferiti: Marquis De Sade, Joy Division, New Order, The Human League, John Foxx, Patrick Cowley, Portishead, Hard Corps, Heaven 17, Etienne Daho, D.A.F., Kraftwerk, Dopplereffekt, Model 500, Larry Heard… insomma, non mi sono fatto mancare niente.

Fred Ventura (3)

Ventura ancora insieme ai suoi dischi. In mano regge “Stinky Toys” del gruppo omonimo (1979)

Quello con la copertina più bella?
“Computer World” dei Kraftwerk, senza dubbio.

Conservi una copia di ognuno dei dischi che hai inciso, sia come artista che come autore e produttore?
Sì, ho davvero tutto, un tempo persino in doppia copia. Oggi in singola per questioni di spazio.

Nel 2012 hai dato avvio alla Disco Modernism, etichetta che in circa sette anni di attività ha messo sul mercato oltre venti pubblicazioni, tutte incise su vinile. Dove trovi l’energia per andare avanti in un periodo in cui gli introiti derivati dalla vendita di musica sono infinitamente ridotti rispetto al passato e con guadagni prossimi allo zero?
Per me il disco oggi è uno strumento promozionale fondamentale. Seppur prodotto in edizione limitata, mi permette di essere presente in un mercato ormai quasi del tutto liquido. Chi mi segue fedelmente da anni vuole possedere il supporto fisico, solo i più giovani si accontentano del digitale, ufficiale o pirata che sia. Per me la cosa più importante resta offrire un prodotto di qualità anche dopo trentasei anni di attività. Non è affatto semplice stare sempre sul pezzo ma sino ad oggi credo di esserci riuscito egregiamente. Ho superato indenne tanti cambiamenti epocali e credo di doverne affrontare ancora molti altri visto che non ho nessuna intenzione di mollare.

Come vedi il futuro delle piccole etichette indipendenti come Disco Modernism? Il ritrovato interesse delle multinazionali nei confronti del disco rema a favore o contro?
Le major mi sembrano davvero assai lontane dalle realtà indipendenti. Sono troppo impegnate a monitorare le classifiche di Spotify per capire la strada da seguire o per scoprire se ci sia qualche nuovo artista da mettere sotto contratto, ma solitamente arrivano quando il buzz è già partito in forma indipendente e se ne appropriano con il loro forte potere finanziario. Nulla da eccepire in questo sistema, ma gli A&R di una volta non esistono più. Il futuro delle label indipendenti è e sarà sempre legato all’entusiasmo ed alla passione di chi le dirigerà. Il mercato è affollato e lo spazio per emergere è, per ovvie ragioni, minore. Bisogna saper sgomitare ma soprattutto evitare di pubblicare musica inutile e poco originale. Lo pseudo boom del vinile non significa necessariamente pubblicare qualsiasi cosa, è fondamentale essere selettivi e in grado di capire il valore di una produzione. Il digitale è una vera e propria giungla in cui è ancora più complicato districarsi, per questo apprezzo molto le piccole realtà che svolgono ancora un gran lavoro di ricerca.

Fred Ventura (4)

Ventura in un ultimo scatto in cui mostra “Dantzig Twist” dei Marquis De Sade (1979)

Estrai dalla tua collezione dei dischi a cui sei particolarmente legato per varie ragioni.

Kraftwerk - Computer WorldKraftwerk – Computer World
Semplicemente la mia soundtrack dal 1981 ad oggi. Un disco senza tempo che ci ha raccontato con assoluto anticipo come e cosa sarebbe stato il futuro.

Sex Pistols - Never Mind The BollocksSex Pistols – Never Mind The Bollocks
Il disco che ha acceso la miccia ed ha motivato la mia adolescenza da ribelle vissuta nell’hinterland milanese, nella classica periferia senza futuro.

Marquis De Sade - Rue De SiamMarquis De Sade – Rue De Siam
La new wave francese non è mai stata apprezzata abbastanza. Credo di aver ascoltato questo album almeno mille volte, ne possiedo tre copie in vinile ed una in CD. È stato essenziale anche per crescere culturalmente.

D.A.F. - Alles Ist GutD.A.F. – Alles Ist Gut
Il disco da ballo perfetto per il 1981, ipnotico e potente, che ha inventato un genere che solo pochi altri hanno saputo minimamente eguagliare. Body music for smart people.

Joy Division - Unknown PleasuresJoy Division – Unknown Pleasures
Questo non è solamente un disco ma un manifesto esistenziale, un’anima irrequieta ed introspettiva raccontata senza paura, un suono ancora oggi unico ed irripetibile che ci ha guidato fuori dal pantano punk del 1979.

Hard Corps - Metal + FleshHard Corps – Metal + Flesh
Una band arrivata forse troppo tardi per ritagliarsi un momento di gloria nella scena synth pop britannica dei primi anni Ottanta, ma che a distanza di ben trentacinque anni dal debutto con “Dirty”, suona ancora perfetta.

Etienne Daho - EdenEtienne Daho – Eden
Uno dei miei artisti preferiti da ormai oltre trent’anni, una sorta di cantautore pop sempre al passo coi tempi che ha saputo evolversi senza mai suonare scontato. Recentemente ho avuto il piacere di remixare un suo brano (“Le Jardin”, nda) col mio progetto Italoconnection, ed incontrarlo di persona mi ha confermato tutto il suo valore, sia di artista che di uomo. One of a kind!

ABC - The Lexicon Of LoveABC – The Lexicon Of Love
Questo è stato il disco della mia svolta pop. Lo acquistai nello storico negozio Tape Art in Corso di Porta Vigentina, a Milano, nell’estate del 1982, ed ha rappresentato la mia soundtrack durante la preparazione degli esami di maturità e degli anni a venire. La produzione perfetta di Trevor Horn e la scrittura originalissima e fortemente pop me lo ha fatto letteralmente consumare.

Portishead - DummyPortishead – Dummy
Il 1994 per me è stato un anno abbastanza buio e “Dummy” mi ha accompagnato in quei momenti in modo perfetto. Bristol sound di livello eccelso e sempre attuale.

Electribe 101 - Electribal MemoriesElectribe 101 – Electribal Memories
Un album perfetto che mi ha fatto compagnia nel tormentato passaggio dagli anni Ottanta ai Novanta. Influenze house e texture sonore di altissimo livello messe al servizio della ineguagliabile voce di Billie Ray Martin. Perfetto in ogni ambiente, sia nei club o semplicemente a casa.

A Certain Ratio - The Graveyard And The BallroomA Certain Ratio – The Graveyard And The Ballroom
Uscito in cassetta con un packaging particolare per la Factory Records di Manchester nel lontano 1980, questo album mi ha fatto scoprire come il funk potesse essere proposto con un’attitudine post punk, glaciale ma assolutamente groovy ed innovativo. Un ascolto essenziale per tutti i membri della mia band new wave attiva in quegli anni, State Of Art.

(Giosuè Impellizzeri)

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La discollezione di Marco Sapiens

Marco Sapiens (2)Qual è stato il primo disco che hai acquistato nella tua vita?
Il 7″ di “Wordy Rappinghood” dei Tom Tom Club. Come già raccontato in diverse occasioni nonché sulle pagine di Decadance Extra, da ragazzino mi imbucavo nei party americani della base NATO del mio paese natale, San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi. Lì, in una delle prime feste a cui partecipai, sentii questo pezzo uscito da un annetto circa. Lo comprai in un negozietto di piccoli elettrodomestici che vendeva anche dischi e musicassette.

L’ultimo invece?
La ristampa di “A Tribute To Muhammad Ali (We Crown The King)” di Le Stim. Lo cercavo da circa venti anni, da quando lo sentii a Londra in un set di Norman Jay. Finalmente qualcuno ha pensato di resuscitare questo raro gioiello del 1980, un plauso quindi alla Melodies International.

Discollezione Marco Sapiens (1)

Uno scorcio della collezione di Marco Sapiens

Quanti dischi conta la tua collezione? Riusciresti a quantificare il denaro hai speso per essa?
Intorno ai 6000 dischi che sto rimettendo insieme proprio in questo periodo dopo oltre un ventennio di dolorosa diaspora. A causa di ripetuti traslochi, parte dei miei dischi è sparpagliata tra cantine e garage dei vari appartamenti nei quali ho vissuto, oltre ad una parte rimasta in Puglia, nella casa dei miei genitori. Adesso finalmente dispongo di uno spazio dove raccogliere la mia collezione in modo integrale. Non riesco però ad indicare quanti soldi abbia investito in questa passione, ma parliamo comunque di decine di migliaia di euro.

Come è organizzata la tua raccolta? Usi un metodo preciso per ordinarla?
Dopo anni trascorsi coi dischi attaccati al letto ho imparato che la cosa migliore, per me, è catalogarli secondo la memoria visiva. Il “dramma” però è sorto quando mi serviva un disco che sapevo esattamente dove si trovasse ma era distante mille chilometri! Comunque, in linea di massima, il metodo adottato per indicizzarla è quello dei generi/annata.

Segui particolari procedure per la conservazione?
Naturalmente cerco di tenere i dischi sempre ben protetti, facendo comunque un netto distinguo tra quelli da “battaglia” che uso per le serate, e quelli puramente da ascolto. I primi, ad esempio, li privo della copertina originale se particolarmente curata, sostituendola con una sleeve generica in modo da evitare usure. I secondi invece vengono sempre liberati dal cellophane di fabbrica ed inseriti in apposite buste trasparenti che conservano intatta la cover. Tutti, indistintamente, vengono controllati e lavati periodicamente con acqua demineralizzata ed un panno in microfibra. Conservarli in un ambiente asciutto, comunque, resta la priorità.

Discollezione Marco Sapiens (2)

Un’altra parte della collezione di Marco Sapiens

Ti hanno mai rubato un disco?
Qui apro un dolorosissimo capitolo. Fondamentalmente ho subito due grossi furti nella mia carriera. Uno risale ai primi anni Novanta, nel parcheggio di un noto locale. Arrivai lì dopo aver suonato in un altro club, lasciai nel bagagliaio della macchina un flight case con circa un centinaio di dischi nuovi (il più datato avrà avuto al massimo tre mesi). Era un periodo in cui ricevevo settimanalmente tre/quattro pacchi di promo da tutte le etichette poiché lavoravo come advisor per una compagnia discografica, quindi quella valigetta conteneva davvero di tutto. Una volta arrivato a casa, aprii il portabagagli e lo trovai totalmente vuoto. La seconda doccia fredda risale invece al 2010. Una mattina, dopo essere rientrato da un viaggio in macchina, controllai la cantina in cui avevo depositato un migliaio di 12″. Trovai la porta divelta: avevano rubato 250 dischi ed anche un giradischi Technics SL-1200. Fortunatamente nulla di raro o di particolare valore. Piccola nota che ha dell’incredibile: un paio di anni fa, ad un mercatino nel cremonese, spulciavo nelle ceste dei dischi e mi saltò all’occhio un 12″ che recava il mio timbro. Ero incredulo, era proprio uno di quelli contenuti nel case che mi rubarono in macchina 26 anni prima. Continuai a rovistare e ne vennero fuori altri due, sempre col mio timbro. Insomma, in qualche modo i miei dischi erano arrivati lì dalla Puglia, chissà come e dopo essere passati in quali mani. Sommessamente ed anche con un po’ di emozione, li misi insieme agli altri che avevo scelto e li acquistai.

C’è un disco a cui tieni di più?
Non ne ho uno preferito, è come chiedermi se volessi più bene a mamma o a papà. Però posso tranquillamente dire che se mi chiedessero di suonare un disco un attimo prima della fine del mondo, metterei su senza esitazione “Masterblaster (Jammin’)” di Stevie Wonder, fuoco per qualsiasi sound system.

Discollezione Marco Sapiens (3)

I dischi ordinatamente raccolti da Marco Sapiens

Quello di cui ti sei pentito di aver comprato?
Sfido chiunque a non ammettere di aver acquistato dischi schifosi, di quelli che quando torni a casa e li riascolti pensi “ma ero ubriaco o sotto ipnosi?” Faccio comunque un nome, “Survival Of The Freshest” dei Boogie Boys, comprato ai tempi della sua uscita, nel 1986, d’importazione, coi soldi messi via dalla paghetta settimanale. Un album che dopo un secondo ascolto ho riposto nella parte più alta dell’archivio e per cui, a distanza di ormai 33 anni, chiederei ancora il rimborso.

Quello che cerchi da anni e sul quale non sei ancora riuscito a mettere le mani?
Uno su tutti, “Let’s Dream Together” di The New Age Orchestra. Lo ascoltai per la prima volta credo su un nastro di Charlie Hall, nel 1989, anno della sua uscita. Pensavo fosse una produzione italiana ma dopo averlo fatto ascoltare a qualche negoziante ben fornito seppi che a produrlo fu un danese, chiaramente ispirato dal nostro sound “paradise” di quel periodo. Nessuno riuscì a reperirmene una copia e negli ultimi anni il suo valore ha raggiunto soglie ragguardevoli sul mercato dei collezionisti. Spero lo ristampino prima o poi.

Quello di cui potresti disfarti senza troppe remore?
Ho un “purgatorio” di 300/400 dischi fuori dalla collezione che pian piano sto smaltendo. Roba ricevuta in promo nel corso degli anni e non esattamente in linea coi miei gusti.

Quello con la copertina più bella?
“Kiss This World Goodbye” dei Mtume, un LP che adoro in tutti i suoi aspetti, inclusa la grafica.

Discollezione Marco Sapiens (4)

Un’ultima sbirciata alla raccolta di Sapiens

Estrai dalla tua collezione dei dischi a cui sei particolarmente legato, specificandone le ragioni.

Sine - Happy Is The Only WaySine – Happy Is The Only Way
Un album del ’77 che mi regalò il papà di un caro amico americano quando seppe della mia passione per il DJing, credo intorno al 1986. Lo estrasse dalla sua collezione e me lo donò generosamente dicendomi che un DJ non avrebbe potuto essere tale senza apprezzare Patrick Adams. Aveva ragione.

Plaid - Mbuki MvukiPlaid – Mbuki Mvuki
Nel ’91, quando ascoltai in negozio questo LP, rimasi letteralmente fulminato. Era di una semplicità impressionante ma al tempo stesso geniale nel concepimento, ricco di innovazioni ritmiche e con un sampling stilosissimo. Uno dei brani racchiusi al suo interno, “Link”, resta uno dei miei pezzi preferiti di sempre.

Barry Beam - Radio HeadBarry Beam – Radio Head
Uno dei primi 12″ con cui sono entrato in contatto e che ho mixato. Non ricordo da dove saltò fuori ma rammento che insieme a “You Make Me Feel” di Sylvester fu uno strumento di allenamento per imparare a portare a ritmo due dischi diversi. Saprei riconoscerlo tuttora, solco per solco, per quante volte ho appoggiato sopra la puntina. Piccola curiosità: dalla grafica della label che lo pubblicò, l’americana Aim Records, ha palesemente attinto Ron Morelli per quella della sua L.I.E.S., nata nel 2010.

Simonetti - Pignatelli - Morante - Tenebre (Extended Version)Simonetti / Pignatelli / Morante – Tenebre (Extended Version)
Una bomba. Questo disco, acquistato un paio d’anni dopo la sua uscita nel 1982, rappresenta tutt’oggi un esempio di amalgama ed impatto sonoro/emotivo unico e difficilmente eguagliabile. Entrambe le tracce, “Tenebre” e “Flashing”, sono impeccabili sia nel mix che nel mastering. Qui c’è maestria pura, che va al di là della mera narrazione sonora cinematografica alla quale erano destinate, ma del resto stiamo parlando del cuore dei Goblin. L’ho usato decine di volte per chiudere i miei set.

Deep Blue - Deep BlueDeep Blue – Deep Blue
Sono davvero legatissimo a questo 12″, mi ricorda i miei amati warm up nelle serate della mitica radio Ciccio Riccio dei primi anni Novanta, in Puglia. Quei warm up erano importanti e sentiti, tanto quanto il cuore delle serate. Non a caso si riuscivano a tenere le persone incollate alla pista da mezzanotte alle sei del mattino.

Moodymann - Dem Young Sconies - BosconiMoodymann – Dem Young Sconies / Bosconi
Con questo disco ho seminato il panico appena uscito, nel ’97. Quando cominciai a proporlo in un locale di cui ero resident, in tanti non avevano ancora capito cosa fosse e chi fosse. Avuto con qualche mese in anticipo, lo strasuonai quando questa roba era davvero outsider. Non mi sono mai considerato un DJ alternativo, anzi, ma i dischi di “rottura”, come questo, li ho sempre adorati.

Don Carlos - MediterraneoDon Carlos – Mediterraneo
Chi mi conosce sa quanto il suono house made in Italy di un certo periodo mi abbia caratterizzato. I miei programmi radiofonici, le mie serate, le mie proposte nelle tracklist hanno sempre pullulato di house nostrana per mille ragioni, non campanilistiche ma puramente per merito. Nel corso degli anni abbiamo vantato eccellenti musicisti, chi per devozione, chi per caso, che si sono prestati alla causa. Ciò che hanno creato è qualcosa di unico che attraversa il tempo, le mode ed ogni disquisizione filosofica, insomma è magia da tutelare come mille altre bontà italiane che ci distinguono nel mondo. La scelta di questo EP è simbolica e racchiude una miriade di artisti e prodotti che non smetterò mai di supportare.

Michael Ferragosto - Private Acid Traxs Vol. 1Michael Ferragosto – Private Acid Traxs Vol. 1
Genialità e genuinità allo stato puro. Questo 12″ realizzato da Marcello Napoletano per me rappresenta un insieme di concetti che racchiuderei in due parole, urgenza espressiva. Si parla tanto di omologazione culturale, piattezza, pensiero unico…nel mio immenso piccolo mi emoziono a pensare che un sottobosco di “resistenza artistica” esista ancora, esprimendosi con strumenti non pretenziosi, in questo caso una drum machine ed una Novation Bass Station. Come detto qualche riga fa, non mi reputo un DJ alternativo ma cerco di divulgare, per quello che è nelle mie possibilità, di proporre e promuovere genuinità proprio come questo progetto salentino.

Public Enemy - It Takes A Nation Of Millions To Hold Us BackPublic Enemy – It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back
Un autentico manifesto. Credo che nessuno dei dischi che possiedo mi dia la carica come questo pezzo di plastica. Sempre attuale e costantemente due spanne sopra tutto ciò venuto fuori dal mondo hip hop in trent’anni.

MG² - My House Is Bigger Than Your HouseMG² – My House Is Bigger Than Your House
Il primissimo disco house di cui sono venuto in possesso. Lo ascoltai su un nastro degli Hot Mix 5 che aveva uno dei miei amici americani della base NATO, e a quel punto gli chiesi subito di comprarmi qualche 12″ di quel genere. Ed eccolo arrivare, insieme ad una manciata di altri, direttamente da Chicago. Una reliquia per me.

(Giosuè Impellizzeri)

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