Adamski – Killer (MCA Records)

Adamski - KillerAdamski è uno di quegli artisti che tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta emergono dal mondo dei rave d’oltremanica, vituperato e contestato ad alta voce tanto da scatenare una vera e propria azione dell’allora primo ministro Margaret Thatcher. Come ricordano Bill Brewster e Frank Broughton nel libro “Last Night A DJ Saved My Life”, il governo avvia la crociata contro la terribile minaccia dei rave non solo perché in quei posti poco raccomandabili si abusa di droghe ma anche per la totale illegalità che regna nell’organizzazione degli stessi. “La musica pop di una cultura giovanile veniva specificamente vietata, techno ed house, descritte nel Criminal Justice Bill come sonorità interamente o prevalentemente caratterizzate dall’emissione di ritmi ripetitivi in rapida successione, dimostrava quanto seriamente il governo prendesse la minaccia della cultura dance con la sua combinazione di musica, droghe e masse di giovani carichi di energia”.

La lotta ai rave, all’acid house e alla techno però non è sufficiente per arginare la vivacità e la creatività di moltissimi “adepti degli smile” tra cui un certo Adam Tinley che a poco più di vent’anni diventa Adamski, ispirato dall’ufologo polacco George Adamski. Il britannico ha già qualche esperienza discografica alle spalle: nel 1979, undicenne ed insieme al fratello minore Dominic che di anni ne ha appena cinque, registra un paio di canzoni (come “Baby Sitters”) e le manda alla Fast Product di Bob Last, il manager degli Human League. L’etichetta le inserisce nella compilation “Earcom 3” ed ottiene clamorosamente giudizi positivi da magazine come Smash Hits e Melody Maker e da personaggi del calibro di John Peel che i pezzi dei due marmocchi li suona persino nel suo programma su BBC Radio 1. Nel 1988 invece incide “Identity” di Diskord Datkord, questa volta col fratello maggiore Mark e Johnny Melton (quello degli Specimen e poi in Atomizer) e nel 1989 prende parte a “Better Days” di Jimi Polo. «Non fui coinvolto nella produzione di “Better Days”, mi limitai a suonare l’assolo di pianoforte ma ero lì mentre Jimi registrava i vocal e probabilmente imparai qualcosa» racconta oggi Tinley. «A Jimi Polo devo tantissimo, fu lui a farmi conoscere alcuni nomi leggendari della house di Chicago come Robert Owens e Marshall Jefferson. Un giorno, nella mia cameretta, Adonis si mise a suonare una tastiera ed io rimasi davanti a lui impalato, completamente stupefatto per ciò a cui stavo assistendo. Quei ragazzi erano una specie di semidei e per me fu come avere Gesù o Krishna ospiti a cena».

A mostrare interesse per la musica di Adamski è una major, la MCA Records, che fa incetta di varie registrazioni live effettuate nei club e nei rave per dare corpo a “Liveandirect” del 1989. Ad aprire la tracklist è “N-R-G”, estratto come singolo e per cui, pare, la MCA abbia sborsato 2500 sterline per l’utilizzo senza autorizzazione sulla copertina della bottiglia del soft drink Lucozade. «Prima della MCA si fece avanti la KLF Communications avanzando una proposta che stupidamente rifiutai. Bill Drummond mi pregò di non firmare il contratto con una major ma non seguii il suo consiglio. Paul Oakenfold invece, con cui ai tempi suonai spesso ad Ibiza, mi voleva su Profile Records. Probabilmente avrei vissuto un periodo migliore con entrambe, artisticamente e spiritualmente, ma forse non sarebbero state in grado di generare l’hype che invece creò la MCA».

Il secondo singolo di Adamski, pubblicato a marzo del 1990, è “Killer”, di cui sono già stati svelati molti dettagli e retroscena (come sulle pagine del The Guardian). È il brano che porta Tinley ad un nuovo livello, non più relegato alla sola sfera delle discoteche e dei rave, e come un grimaldello apre le porte del pop ed ovviamente anche quelle di Top Of The Pops. «Scrissi le parti e le programmai in circa quindici minuti o almeno così ricordo, talvolta il tempo impiegato per creare musica scorre più velocemente rispetto a quello reale. Usai un sintetizzatore Ensoniq SQ-80 (che possiedo ancora oggi) per realizzare le sezioni musicali, la Roland TR-909 per gran parte della ritmica e una Yamaha (o qualcosa di simile) per quegli accenni tribali che seguono il basso. “Killer” nacque in modo piuttosto fortuito visto che quando collegai gli strumenti solo i suoni della Oberheim DMX risposero alle note MIDI del bassline ma il risultato, sebbene non fosse quello che immaginavo, mi piacque, era qualcosa piuttosto dark e trionfale. Correva il 1989, fine estate. Suonai la prima versione al closing party dell’Amnesia, ad Ibiza».

Uno dei punti-chiave del brano è senza dubbio il disegno di basso, concetto che viene sottolineato, forse involontariamente, dal titolo della prima traccia incisa sul lato b, “Bass Line Changed My Life”. Ad un ascolto attento il basso in questione potrebbe rammentare quello di “Faces” di Clio, italo disco del 1985. «Wow, è veramente simile, ma mi stupisce che nessuno me lo abbia fatto notare in quasi trent’anni. Ignoravo l’esistenza di Clio e soprattutto non sapevo veramente nulla sulla disco italiana nel 1985. In quel periodo ero letteralmente innamorato del basso di “Bassline” di Mantronix e di quello di “No GDM” di Gina X, forse questi due ispirarono nel mio subconscio la bassline di “Killer”».

Adamski, Seal ed MC Daddy Chester, intorno al 1990

Seal, MC Daddy Chester ed Adamski in una foto scattata presumibilmente nel 1990

Il brano nasce in versione strumentale e viene completato qualche mese più tardi con una parte vocale eseguita dal cantante Seal, emerso come solista alla fine del 1990 col singolo “Crazy”. A fare da tramite tra i due è l’MC che affianca Adamksi nei live, Daddy Chester. Nel menzionato articolo sul The Guardian si legge infatti che dopo l’esibizione al rave Sunrise 5000, nella contea del Northamptonshire, Seal consegnò a Chester un demo che a sua volta diede a Tinley raccomandandosi di ascoltarlo perché quel tizio aveva una voce straordinaria. Poi si incontrano in un club londinese, il Solaris, dove si confrontano e salta fuori il testo per il brano. L’instrumental mix però, che l’artista porta spesso nei suoi live tra 1989 e 1990 e che qualcuno ha caricato su YouTube rimane nel cassetto. «Quella versione non è mai stata pubblicata ma non so la ragione. In tanti sostengono che sia persino migliore rispetto a quella cantata da Seal (che reincide il brano nel 1991, con l’ausilio di William Orbit e Trevor Horn, nda). Credo che la casa discografica fosse interessata solo alla versione suonabile dalle radio ma francamente non ricordo nel dettaglio perché sono trascorsi troppi anni. Su YouTube c’è anche un filmato girato nel 1989 all’Underground Club di Liverpool in cui eseguo “Killer” in versione strumentale, e pure quello in cui suono all’Haçienda di Manchester proprio la sera prima di incontrare Seal. Conservo ancora tutte le parti di “Killer” sul mio laptop, potrei ricavare facilmente l’instrumental mix ma sarebbe veramente noioso farlo ventinove anni più tardi. Mixai “Killer” nello stesso giorno in cui, a Trafalgar Square, a due passi dal mio studio, si tenne il Freedom To Party, la manifestazione contro il governo che vietava l’organizzazione dei rave. Facevo la spola tra il mio studio e le strade invase dai manifestanti e ciò mi energizzò in modo incredibile. Ero davvero convinto che avremmo potuto cambiare il mondo ballando ed assumendo un mucchio di droghe. Rispetto ad allora credo che le cose siano cambiate abbastanza, culturalmente e socialmente».

“Killer” si impone in tutta Europa e conquista il vertice della classifica britannica dei singoli restandoci per quattro settimane tra maggio e giugno. La MCA lo licenzia anche negli States e nel lontano Giappone ma incredibilmente non in Italia. «Non so il motivo e ad essere sincero non ho mai chiesto ragguagli in merito a ciò neanche quando ho vissuto in Italia. Non saprei neanche quantificare il numero di copie vendute ma ricordo con molto piacere quando alcuni ragazzi che vivevano a Berlino Est mi dissero che per molti giovani dei tempi “Killer” fu la traccia che fece da colonna sonora alla caduta della cortina di ferro, e considero ciò molto lusinghiero».

Adamski e Seal, intorno al 1990

Un’altra foto che ritrae Seal ed Adamski durante il successo di “Killer”

“Killer”, ricantato da George Michael alla Wembley Arena nel 1991 e nella tracklist dell’album “Doctor Adamski’s Musical Pharmacy” da cui vengono estratti un paio di singoli come “The Space Jungle” e “Flashback Jack”, glorifica Tinley che vede crescere la sua popolarità in modo esponenziale tanto da remixare un brano per Elton John, “Medicine Man”. Col nuovo materiale la MCA assembla poi l’album “Naughty” del ’91 in cui l’artista collabora con Nina Hagen (“Get Your Body”) e con l’amico Jimi Polo (“Never Goin’ Down!”). L’Italia non sta a guardare e nel 1992 la bolognese DFC stampa “Hell Below” che Adamski firma insieme ad Afrika Bambaataa. L’anno seguente è la stessa etichetta sia a licenziare “Sleeping With An Angel”, realizzato coi Transformer 2, sia a pubblicare “Bastardo”, questa volta in coppia con Pizarro.

Poi l’artista sparisce quasi del tutto dalle scene. Ritorna ufficialmente nel 1998, spalleggiato dalla ZTT che anni prima lancia l’amico Seal e col nome ritoccato in Adamski’s Thing, omonimo dell’album da cui vengono estratti “Intravenous Venus” e il più fortunato “One Of The People” che si impone anche da noi con un sound che flirta col big beat sdoganato da Fatboy Slim. Nel 1999 Tinley cambia ancora e si trasforma in Adamski Products Inc. per incidere un nuovo LP, “Mutant Pop” trainato dal singolo “In The City”. Questa volta a supportarlo è un’etichetta italiana, la Do It Yourself. «Come accennato prima, ho vissuto a Bologna per qualche tempo, precisamente dal 1999 al 2002, periodo in cui ho suonato come DJ in svariate città italiane divertendomi tantissimo, in particolar modo al Goa, a Roma, con Claudio Coccoluto, e a Milano a cui è legata una delle mie serate migliori. Era il 2001 e facevo il DJ ad un party organizzato durante la Fashion Week. L’evento si tenne in una vecchia fabbrica di armi costruita ai tempi di Mussolini e ad un certo punto Missy Elliot piombò al centro della pista guidando la sua limousine. Il suo assistente personale venne in consolle e mi consegnò un CD contenente un nuovo brano appena terminato dall’artista chiedendomi di testarlo. Si trattava di “Get Ur Freak On” e credo di essere stato il primo DJ a suonarla in pubblico.

Adamski (16-02-1991)

Adamski si esibisce per la prima volta in Italia in occasione dell’evento Stop The Racism – Rave Vision, tenutosi a Monterotondo (in provincia di Roma) il 16 febbraio 1991. La foto dell’artista e il flyer sono gentilmente concessi rispettivamente da Walter Quagliotti ed Alessio Riggi

Ma all’Italia sono legati anche altri ricordi. Nel 1991 ad esempio, tenni un live in occasione di quello che mi dissero fosse il primo rave italiano in assoluto. Molti anni più tardi ho conosciuto Asia Argento la quale mi ha rivelato che a quel rave c’era pure lei, appena quindicenne. Mi chiamava “techno maestro” e non posso nascondere che la cosa mi abbia fatto molto piacere. In merito a progetti futuri invece, probabilmente la prossima estate si concretizzerà la collaborazione con Gaudi. Non sono aggiornato su quanto stia accadendo adesso alla dance italiana, ma storicamente credo ci sia stato un periodo in cui, con cadenza biennale, giungessero grandiosi dischi dall’Italia, seminali direi come “Ride On Time” dei Black Box ad esempio. Tra i miei preferiti cito “Hell’s Party” dei Glam e il più recente “I’m So Crazy” di Par-T-One».

Tinley torna a produrre con più regolarità nei primi anni Duemila attraverso l’ennesimo degli alias, Adam Sky, ma rispolverando di tanto in tanto il vecchio Adamski come avviene nel 2015 per l’album “Revolt”. (Giosuè Impellizzeri)

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