Ralf – DJ chart febbraio 1998

Ralf, Disco Mix, febbraio 1998
DJ: Ralf
Fonte: Disco Mix
Data: febbraio 1998

1) Barbara Tucker – ?
La voce di Barbara Tucker ha scandito inni house/garage passati alla storia, da “Beautiful People” ad “I Get Lifted” e “Stay Together” passando per “Deep Inside” degli Hardrive e “Most Precious Love” dei Blaze. Difficile, o forse impossibile, per qualsiasi DJ house sulla Terra che si rispetti non aver passato almeno uno dei suoi brani. Di questa “Romantic Song” menzionata da Ralf nella chart però non vi è traccia nella sua discografia. È ipotizzabile che si tratti di un errore e che il DJ umbro facesse invece riferimento ad “Everybody Dance (The Horn Song)”, riadattamento di “The Horn Song” che DJ Pierre firma come The Don proprio nel 1998.

Precisazione: dopo aver letto l’articolo, Ralf ci fa sapere che il brano in questione esisteva. Prodotto dai Pastaboys con la voce di Barbara Tucker, si intitolava “Romantic Dancer” ma, probabilmente a causa di un errore di trascrizione, divenne “Romantic Song” nella chart pubblicata da Disco Mix. Solcato su un acetato che ha suonato per anni durante le sue serate, il pezzo è, ad oggi, unreleased. «Possiedo ancora la traccia in formato WAV, ben custodita nel mio archivio digitale» aggiunge Ralf.
Contattato per l’occasione, Davide Santandrea alias Rame, membro dei citati Pastaboys, rammenta che quello in realtà era un remix: «sarebbe dovuto uscire su Strictly Rhythm ma credo che sorsero problemi tra la Tucker e l’editore e quindi non se ne fece più nulla. In seguito le proponemmo di stamparlo noi ma pare non l’avesse scritto lei, così il progetto si arenò. A procacciarci il remix fu Mauro Ferrucci».

2) Ziggy Marley And The Melody Makers – Everyone Wants To Be
Figlio dell’indimenticato Bob, Ziggy viene traghettato (insieme ai Melody Makers) nella house music a più riprese. Già nel 1991 Nellee Hooper ritocca “Good Time” in chiave ballabile ma è E-Smoove, quattro anni più tardi, a firmare il remix che trasforma “Power To Move Ya” in un successo dalle proporzioni mondiali. Non a caso alla Elektra pensano nuovamente a lui quando bisogna riadattare “Everyone Wants To Be”, uno dei singoli estratti dall’album “Fallen Is Babylon”. La versione di punta è la Generator Mix, costruita su un mosaico di suoni funk e jazz egregiamente stesi su un telaio ritmico che non lascia scampo. A completamento sul lato b la Edge Dub e la Beat Down, in cui le presenze vocali sono ridotte o rimosse del tutto. Sul 12″ figura pure una Radio Mix in battuta downtempo, ma in circolazione la Elektra mette pure un doppio mix su cui finiscono altre versioni come quelle di Midfield General e Gods Of Prophet.

3) Native Soul Featuring Trey Washington – A New Day
Singolo di debutto del progetto Native Soul, “A New Day” è un brano che alterna vocalità a soluzioni tipicamente dub. Gli autori, Dave Jarvis e Greg Belson, ricorrono ai vocalizzi di Trey Washington per incorniciare un magnifico pezzo rigato di funk e tribalismi ritmici. Il remix di Ashley Beedle e Black Science Orchestra livella tutto su scenari diversi, preservando la voce di Washington ma collocandola in un ambiente sonoro più ombroso e dominato dal ritmo. A pubblicare il disco è la Jus’ Trax, sublabel della Junior Boy’s Own che termina la corsa proprio nel 1998: dopo “A New Day” infatti escono appena altri due 12″ prima di tirare il sipario.

4) Eddie Amador – House Music
Negli anni Novanta accade spesso che brani destinati ad una ristretta cerchia di ascoltatori e frequentatori di locali specializzati finiscano, per varie ragioni, nelle classifiche radiofoniche e di vendita. È il caso di “House Music” di Eddie Amador, pubblicato inizialmente dalla Yoshitoshi Recordings dei Deep Dish e nell’arco di pochi mesi diffusosi praticamente in tutti i continenti (a prenderlo in licenza da noi ci pensa la Rise del gruppo Time Records). Diventato un inno remixato a più riprese nel corso degli anni, “House Music” gira su un breve spoken word ed un sample tratto da “Together Forever” degli Exodus, risalente al 1982 e già ripreso nel 1989 da Joey Negro nel brano “Forever Together” firmato come Raven Maize ma con meno fortuna rispetto ad Amador, sebbene più di qualcuno ipotizzi che quest’ultimo ne sia stato direttamente ispirato.

5) Joe Montana – Doctor Disco
Lasciandosi alle spalle “Black Theology”, Joe Montana ritorna sull’etichetta di un Joe più popolare per il grande pubblico, Joe T. Vannelli. Il DJ triestino incide il suo secondo Dream Beat accavallando canonici canovacci ritmici house a sinuosità funky e ondeggiamenti afrobeat. In circolazione c’è anche un doppio mix con sette tracce trainate da “La Movida”, scelta e mixata da DJ Pippi nella compilation “Pacha Ibiza 1998”. Montana inciderà altri singoli per la nota label vannelliana ma vale la pena ricordare pure la serie colorata firmata col compianto Robert Livesu (su Made In Hong Kong) e l’etichetta che egli stesso lancia nel 1996, la Disco 12 Records, sulla quale ospita, tra gli altri, un paio di 12″ di Vincenzo Viceversa (intervistato qui) tra cui l’indimenticato “Rebel Without A Mouse”.

6) Da Mob Featuring Jocelyn Brown – Fun
Debutto esplosivo per Da Mob, progetto messo su nel 1997 da DJ Sneak, Erick Morillo e Jose Nuñez supportati da un featuring vocale d’eccezione, quello di Jocelyn Brown. “Fun”, house/garage di pregevole fattura, non fatica a trovare supporto da parte dei DJ non solo innamorati di tool da usare esclusivamente in discoteca. Diversi i remix approntati per l’occasione tra cui spiccano quelli dei Basement Jaxx, M.A.S. Collective & Uovo e Todd Edwards, ma degne di menzione sono pure le reinterpretazioni di DJ Krust (inclusa nel doppio su Subliminal), Booker T e degli italiani T&F Vs. Walterino. A pubblicare il disco nel nostro Paese è proprio la Airplane! Records fondata da Frankie Tamburo e Mauro Ferrucci.

7) The Voices Of Life – The Word Is Love (Remix)
Gli ultimi mesi del 1997 vedono riemergere due granitici nomi della scena house di Chicago, Ralphi Rosario e Steve “Silk” Hurley, affiancati rispettivamente dalla compianta Donna Blakely, per “Take Me Up (Gotta Get Up)”, e da Sharon Pass per “The Word Is Love”. Hurley, per quest’ultima, conia un progetto ex novo chiamato The Voices Of Life, lanciato dalla sua Silk Entertainment e diventato un clamoroso successo mondiale che abbraccia il primo semestre del ’98. Diversi i remixer interpellati, da Mousse T. ai Mood II Swing e Kelly G ma purtroppo nella chart non è specificato a quale facesse riferimento Ralf. Quell’indovinato combo tra house e funk con basso simil ottavato diventa, prevedibilmente, il trademark con cui Hurley firma vari remix tra cui quelli di “Where You Are” di Rahsaan Patterson, “Special Love” dei Jestofunk Featuring Jocelyn Brown, “Dha Dha Tune” di Dhany, “Nobody Else” di Ce Ce Peniston, “Ready Or Not” di DJ Dado & Simone Jay ed “If We Try” di Karen Ramirez, artista di cui si parla dettagliatamente più sotto.

8) Department Of Soul – ?
Sebbene il titolo venga omesso, è presumibile che Ralf si riferisca al secondo (ed ultimo) singolo dei Department Of Soul, “Love Will Find You”, uscito intorno alla fine del 1997 sulla Narcotic fondata da Roger Sanchez e dal prematuramente scomparso Marts Andrups. A cantare il brano è sempre Toney Jones, già interprete del precedente “Stand Tall” di cui Eric Wikman e James Donaldson, meglio noti come Deep Swing, tendono a preservare le atmosfere. Sul 12″ è solcato anche un remix di Bernard Badie.

9) D. Funk Era – Spring
“Spring” è una piccola club hit messa in circolazione dalla Hole di Ivan Iacobucci a cui ai tempi in pochi, tra i DJ house specializzati, riescono a resistere. A cedere è anche Little Louie Vega che la incastra in un set a Miami, durante il Winter Music Conference. Nato da un campionamento di “Off Broadway” di George Benson, il brano reca la firma dei fratelli Danny e Diego Vitale che giocano coi filtri bilanciando house da un lato e funk/disco dall’altro, divertendosi a mixare il tutto in modo estemporaneo, senza seguire alcun disegno prestabilito. Probabilmente la magia di “Spring” risiede proprio in quella vivacità espressiva che permea i loop abilmente creati con un Akai S5000. Per approfondire si rimanda all’intervista con Danny Vitale disponibile qui.

10) Karen Ramirez – Troubled Girl (Remix)
“Troubled Girl” è il singolo d’esordio di Karen Ramirez, cantante britannica per cui ai tempi si prospetta una sfavillante carriera. La versione originale del pezzo è un delizioso gioiellino soul incorniciato da ritmi bossa nova ed atmosfere jazz. A scriverlo la stessa Ramirez affiancata da Alessandro Sommella, Domenico Canu e il compianto Sergio Della Monica, membri dei Souled Out da cui qualche anno dopo nascono i Planet Funk. Letteralmente strabiliante la parata di remixer a cui fa riferimento Ralf seppur non specificandone uno in particolare, e che la Bustin’ Loose Recordings coinvolge su più supporti e formati tra cui un mix quintuplo: dai Masters At Work alle coppie Boris Dlugosch/Michi Lange e Claudio Coccoluto/Savino Martinez, da Don Carlos ai Full Intention passando dai Way Out West. Le versioni di DJ Pierre e dei Mindspell restano invece confinate, per ragioni non chiarite, al CD promozionale destinato alle radio dalla Mercury. È proprio un’etichetta del gruppo Mercury, la Manifesto, a prendere in licenza il brano e i (fortunati) successivi singoli, “Looking For Love” (cover di “I Didn’t Know I Was Looking For Love” degli Everything But The Girl), “If We Try” e “Lies”, tutti estratti dall’album “Distant Dreams”.

(Giosuè Impellizzeri)

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Olga – I’m A Bitch (UMM)

Olga - I'm A BitchGli esordi DJistici di chi inizia ad armeggiare con mixer e giradischi negli anni Settanta ed Ottanta sono piuttosto simili o i medesimi: la folgorazione attraverso chi già pratica quell’attività, la voglia di emularlo, l’acquisto di dischi ed armamentario necessario, la pratica fatta tra le mura domestiche, la gavetta in discoteche di provincia. È stato così anche per Walter Biasin, meglio noto come Walterino, che oggi racconta: «Ho iniziato a quattordici anni come lucista al Toboga di Castelfranco Veneto, discoteca per cui qualche tempo dopo sarei diventato DJ resident. Fu Agostino Chiarre a darmi la possibilità di fare il primo mix davanti al pubblico, precisamente tra “Never Gonna Give You Up” di Rick Astley e “Pump Up The Volume” dei M.A.R.R.S., nel 1987. Il mio modello è sempre stato rappresentato dai DJ americani, prima quelli hip hop e poi house, su tutti Frankie Knuckles e Larry Levan. La passione per il DJing mi portò, per ovvie ragioni, a frequentare moltissimi negozi di dischi tra cui il Mi Amigo di Daniele Francesconi, sempre a Castelfranco Veneto. A spingermi verso quel tipo di lavoro non fu nessuno in particolare se non l’amore che ancora oggi provo nei confronti della musica, in tutti i suoi aspetti».

Come avviene tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta per la maggior parte dei DJ, anche Biasin si cimenta nelle produzioni discografiche, una dimensione tutta da esplorare che, grazie all’abbassamento dei costi della tecnologia, inizia ad essere praticabile anche da chi non ha alcuna conoscenza accademica. La prima produzione esce nel 1993 su una delle etichette più note del gruppo Flying Records, la UMM, si intitola “Gosp” ed è firmata L.W.S., acronimo di Leonardo, Walter e Stefano. «I DJ sentirono l’esigenza di frequentare gli studi di registrazione e produrre musica principalmente perché desideravano creare qualcosa di proprio e proporlo al pubblico, in alternativa alla selezione di brani altrui» dice in merito il disc jockey veneto. «Nel mio caso, tutto nacque il giorno in cui incontrai l’amico Leonardo Bertoncello Brotto alias B.B. Rave: entrambi volevamo cimentarci nella produzione discografica e così gli proposi di utilizzare la mansarda sopra il negozio dei miei genitori dove allestimmo una sorta di studio coi pochi macchinari di cui disponevamo, tra cui un computer Atari 1040ST, due campionatori Akai S1000, un rack di effetti ed un mixer a sedici canali. “Gosp” nacque proprio lì dentro, facendo leva su un sample che trovai in una compilation di musica gospel, e ciò spiega la ragione del titolo. Una volta terminato spedimmo il DAT alla UMM che decise subito di pubblicarlo, senza esitazioni. Da quel momento stringemmo una duratura collaborazione con la nota etichetta campana».

CD UK e flyer

In alto la copertina del CD singolo pubblicato da UMM nel Regno Unito, in basso il flyer (gentilmente concesso da Elvio Moratto) del capodanno 1995: su entrambi figura Simona Sessa, la ragazza che presta l’immagine al progetto Olga

Nel 1994 è proprio la UMM, diretta da Angelo Tardio, a mandare in stampa “I’m A Bitch”, ispirato dall’omonimo di quattro anni prima di A Bitch Named Johanna uscito sulla statunitense Project X Records. Per l’occasione Leonardo Bertoncello Brotto, Walter Biasin e Stefano Amerio coniano un progetto ex novo chiamato Olga. La versione principale è la House Nation Mix (un nome-tributo per uno dei capisaldi della house chicagoana, “House Nation” di The House Master Boyz And The Rude Boy Of House, Dance Mania, 1986), in cui i vocal di Johanna Jimenez troneggiano su una trascinante base venata da un suono portante simile a quello di un organo, allora particolarmente in auge nei club specializzati. «Partimmo proprio dall’acappella di A Bitch Named Johanna, a cui sovrapponemmo un groove ritmico ed un basso» spiega Biasin. «Optammo per Olga perché ci sembrò un nome adatto a rappresentare la prostituta (bitch, nda) di cui si parlava nel testo. Visto il successo ottenuto anche nel mainstream, affidammo l’immagine del progetto ad un’amica, Simona Sessa, che portò “I’m A Bitch” in tutte le discoteche italiane (e che finisce sulla copertina del singolo pubblicato da UMM oltremanica, nda). Utilizzare il sample di A Bitch Named Johanna non comportò alcuna grana anzi, il manager della Jimenez, dopo aver sentito il nostro brano, ci contattò per realizzare il follow-up che realizzammo proprio insieme a lei. Venne dagli Stati Uniti a Cavalicco, in provincia di Udine, dove Stefano Amerio aveva lo studio di registrazione, il Midi & Digital Studio. Lì rimase per cinque giorni a registrare le parti vocali di “Lick It Up”. Ad accompagnarla fu il marito, Richard Laurent, artefice di una storica hit house del 1988, “The Party” di Kraze. Per noi fu un vero onore conoscere entrambi. Il team di produzione era composto da me, Stefano, noto anche come Victor Gastro, e Leonardo. Ognuno di noi copriva un ruolo: io scovavo sample e davo, insieme a Leonardo, l’idea iniziale che poi veniva sviluppata da entrambi in più giorni. Una volta giunti a termine di quella fase partivamo alla volta di Udine per mixare e masterizzare adeguatamente nello studio di Stefano. Il remix di “I’m A Bitch” lo realizzai io (la DJ Walterino’s Wild Mix, dal taglio dub, nda) a cui se ne aggiunse un secondo fatto da Ricky Volpe, completamente impazzito per la versione originale. Ricordo ancora la telefonata di Tardio che, dopo aver ricevuto il DAT, ci disse testualmente “bella uagliò!, avete fatto un gran lavoro”».

“I’m A Bitch” si muove bene in buona parte d’Europa con licenze sparse tra Gran Bretagna, Belgio, Francia e Danimarca. In Italia l’interesse di un’emittente come Radio DeeJay, con Albertino che lo suona nel DeeJay Time e lo vuole nella DeeJay Parade dove resta per circa due mesi (dal 16 luglio al 10 settembre, seppur stazionando nella parte più bassa della classifica), risulta decisivo. «Senza ombra di dubbio una sensibile spinta promozionale ce la diede proprio Albertino» rammenta ancora Biasin. «I consensi esteri invece credo derivarono dal fatto che ci inserimmo a pieno titolo nel filone dei Reel 2 Real capitanati dal grande Erick Morillo. L’ispirazione principale di “I’m A Bitch” era proprio “I Like To Move It” uscito qualche tempo prima. Alla fine vendemmo circa ventimila copie del disco».

foto di gruppo con LWS

La foto che nel 1995 immortala la collaborazione tra il team degli L.W.S. e Johanna Jimenez: in piedi a destra, con la tshirt viola, Richard Laurent dei Kraze affiancato da Stefano Amerio e la Jimenez. Seduti invece, sempre da destra, Walterino, Leonardo Bertoncello Brotto e la sorella della Jimenez

Nonostante l’ottimo responso il progetto Olga ritorna solo nel 1996, dopo un paio di remix usciti l’anno prima, col citato “Lick It Up” pubblicato ancora da UMM. L’impostazione generale resta la medesima, con la voce energica della Jimenez a scandire la base costruita ancora col chiaro riferimento al sound di Morillo. «Sebbene corressero forti analogie col primo singolo, “Lick It Up” non riuscì ad eguagliare i risultati» prosegue Walterino. «Come ho spiegato prima però, fu il brano che sancì la collaborazione con Johanna e la Project X Records, resa possibile da Angelo Tardio, e a conti fatti divenne un trampolino di lancio per farci conoscere meglio all’estero e procurarci la richiesta di molti remix». Il team, infatti, non dorme sugli allori e continua a lavorare alacremente in studio tirando fuori altri pezzi per la UMM come il fortunato “I’m A Real Sex Maniac” di Dick, racchiuso in una ironica copertina che rimanda alle illustrazioni dei test psicologici e tematicamente collegato ad Olga con riferimenti sessuali, e diversi singoli di L.W.S. più inclini al mondo dei club, tra cui “Let Yourself Go”, in collaborazione con Roby ‘Long Leg’ Sartarelli, “A Forest”, rilettura trancey dell’omonimo dei Cure, e “Slave Lover” destinato alla DFC del gruppo bolognese Expanded Music, interpretato vocalmente da una vecchia conoscenza della dance made in Italy, Lamott Atkins, già dietro al progetto Paul Sharada negli anni Ottanta e poi coinvolto da Gianfranco Bortolotti in altri act della sua Media Records. A tutto ciò si somma una mole incredibile di remix che Walterino realizza per Alex Party, Utah Saints, Cool Jack, Sueño Latino, Ultra Naté e T&F, giusto per citarne alcuni, ma su tutti svetta indubbiamente quello per “King Of My Castle” dei Wamdue Project, realizzato a quattro mani con Mauro Ferrucci alias Roy Malone intervistato qui e diventato un autentico evergreen transgenerazionale.

Dick - I'm A Real Sex Maniac

La copertina di “I’m A Real Sex Maniac” di Dick, edito da UMM pochi mesi dopo “I’m A Bitch”. Tematicamente e graficamente appare un naturale continuum di Olga

«Fu un periodo di iperattività e ricchissimo di remix tra cui ricordo con piacere pure quelli per Fargetta, “This Time (Sexy Night)” e “Midnight”, e “L’Ultimo Gigante” di Adriano Celentano, finito nella raccolta “Alla Corte Del ReMix” del 1995, che coinvolse tante star della dance italiana di allora come Cappella, Alex Party, Ti.Pi.Cal., Netzwerk e DJ Cerla» rammenta Biasin. «Pochi anni più tardi arrivò quello di “King Of My Castle” con cui conquistammo praticamente il mondo intero. Un gradito ricordo è legato pure ad “I’m A Real Sex Maniac” di Dick: la voce del brano, che risentiva ancora dell’influenza dei Reel 2 Real, era proprio la mia, opportunamente modificata con un campionatore Akai».

Nel 1996, con “Kemut” ancora su UMM e il “Live EP” su Suntune (etichetta che Tardio crea in collaborazione con la Time Records, dopo l’abbandono di Flying Records, sulla quale riappare anche la Jimenez con “Baila” di Soul Of Puertorico), Biasin debutta da solista come Walterino. Prosegue con l’EP trainato da “Megafreak” e realizzato con Stefano ‘Gambafreaks’ Gambarelli sulla Train! Records nel 1998, e poi nel 2002 incide “Old Skool Beat” di Strump Dump e con Simon “Saturday Party” per la QPOINT! Records, figlio di ciò che resta del cosiddetto french touch, a cui fanno seguito “Pah Rah” e “Make Love”. Rispetto a dieci anni prima circa però, pare che in quel periodo la sua attività produttiva inizi a diradarsi sensibilmente, per poi riprendere vigore intorno al 2009 quando comincia a collaborare stabilmente con l’elvetica Purple Music di Jamie Lewis. «Il periodo produttivo della UMM fu intenso e bellissimo ma poi, con l’inizio della crisi delle vendite e il fallimento della Flying Records, iniziammo a rallentare il ritmo di lavoro» rivela l’artista. «Forse eravamo un po’ stanchi e le soddisfazioni che diminuivano ci convinsero a prenderci un periodo di pausa. Io ho continuato comunque a fare il DJ non perdendo mai del tutto la voglia di creare musica. Il remix realizzato nel 2007 per “Colors” di Alfred Azzetto mi ha introdotto all’etichetta di Jamie Lewis, la Purple Music, per cui ho pubblicato svariati singoli. Da qualche tempo inoltre sono diventato A&R della sublabel Purple Disco Records insieme allo stesso Jamie e la moglie, Manuela De Pasquale. Lavoro con loro ormai da oltre dieci anni e mi trovo benissimo. Nel contempo collaboro con Keller col quale ho fondato il team di produzione The Dukes, supportato dalla Airplane! Records di Mauro Ferrucci e Tommy Vee.

la Citroen Visa con cui Walterino andava a lavorare

La Citroën Visa con cui Walterino (detto anche Valterino) va a lavorare in discoteca negli anni Novanta

Sono ormai trascorsi quasi trent’anni da quando ho iniziato a frequentare gli studi di registrazione. Di quei tempi ricordo la qualità che abbracciava tutti i generi, dalla techno alla house passando dal soul, ma non era ovviamente tutto rose e fiori. Negli anni Novanta infatti c’era più di qualche incompetente che creò solo business, mettendo in secondo piano la meritocrazia. Tuttavia l’emozione che provo oggi nel fare il DJ e il produttore è la stessa di allora, seppur con qualche ovvia variazione stilistica legata alle selezioni nei club e alle produzioni. La cosa che non sopporto proprio è l’ipocrisia nonché i falsi addetti ai lavori che ormai nascono come funghi ma che si rivelano solo degli inetti. A livello di creatività, credo che ormai siamo giunti ad un punto in cui inventare da zero cose nuove sia veramente arduo. Continueranno a rincorrersi ripescaggi del sound che hanno contraddistinto le stagioni più floride della disco e della dance, ma auspico che la priorità venga garantita agli artisti professionisti e non a chi ha trasformato questo ambiente in una sorta di circo e giostra. Dovremmo saper cogliere meglio il potere potentissimo della musica, capace di creare emozioni ed unire i popoli di tutto il mondo». (Giosuè Impellizzeri)

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Double Dee Featuring Dany – Found Love (Onizom Music)

Double Dee Featuring Dany - Found Love“Settembre 1990, gli scaffali dei negozi di dischi di tutta Europa sono invasi da una copertina, un vinile in 12” pubblicato dall’etichetta bolognese Irma Records, un disco mix, come si diceva allora, che ritrae un Marlon Brando inguainato in un completo da rigoroso “ribelle senza causa”: pantaloni in pelle, stivali, passo spedito ed oltraggioso (si vede solo quello, la foto è dalla vita in giù). Un’icona della prima autentica “rivolta dello stile” per celebrare la nuovissima ondata destinata a ridefinire, per sempre, i confini instabili, in movimento, del suono elettronico internazionale. […]. Il brano si chiama “Found Love” ed è la tappa decisiva dell’esplosione dell’italo sound ovvero l’Italia profonda della riviera e delle discoteche che non ama le chitarre elettriche del rock e cerca di conciliare la vibrante tradizione afroamericana del soul e del funk con la pista da ballo, con il consumo, muovendosi all’interno di piccole living room che diventano studi di registrazione immediatamente connessi col resto del pianeta”.

Inizia così l’appendice dell’edizione italiana di “Last Night A DJ Saved My Life” di Brewster e Broughton, scritta da Pierfrancesco Pacoda. Per raccontare quella emozionante fase creativa nostrana il giornalista rimanda ad uno dei pezzi che mettono l’Italia sulla mappa della house music internazionale insieme ad altri usciti nel 1989 come “Rich In Paradise” degli FPI Project, “Ride On Time” dei Black Box, “Touch Me” dei 49ers e “Sueño Latino” del progetto omonimo. Se il 1987/1988 è stato il biennio della scoperta e dell’avvicinamento attraverso banale spirito di emulazione (a tal proposito si rimanda a questo reportage), il periodo 1989/1990 viene ricordato come quello dell’affermazione, seppur ottenuta ancora con un approccio naïf e tradendo una certa approssimazione pure dal punto di vista organizzativo e manageriale. Quello dei Double Dee è uno dei nomi che fanno letteralmente il giro del mondo dimostrando che gli italiani non sono più solo quelli delle “canzonette” italodisco cantate in un inglese maccheronico e portate in scena da modelli ingaggiati come mimi. La “doppia D” deriva dai nomi degli autori, Davide Domenella, DJ, e Donato Losito, cantante, e non divide nulla con l’omonimo Double Dee statunitense emerso qualche anno prima (Douglas Di Franco, ricordato per i suoi collage sampledelici proto hip hop realizzati in coppia con Steve Stein alias Steinski).

Double Dee (1990)

Davide Domenella e Dany Losito nel 1990

«Il mio approccio alla composizione e alla produzione di musica nasce dal bisogno di modificare e fare mie versioni di brani che proponevo in discoteca come disc jockey» racconta oggi Domenella. «Non parlo di remix ma piuttosto di re-edit di pezzi che, a mio avviso, presentavano errori di struttura tali da renderli difficili da proporre al popolo che frequentava le discoteche in quegli anni. Iniziai quindi con l’amico e collega Giampi Malvatani col quale incisi il primo disco, nel 1988, il remix di una hit dei primi anni Ottanta, “Chinese Revenge” di Koto, destinato alla Memory Records. Questo precedette di poco l’uscita di “Watching Me” di Flexus Brothers, per la Technology del gruppo Discomagic di Severo Lombardoni, un disco hip house realizzato con uno dei primi campionatori Akai, l’X7000. Pochi mesi più tardi tornammo in studio per realizzare la cover di uno dei brani che amavo di più, “Aqua Marine” dei Santana (dall’album “Marathon” del 1979, nda). Nacque così “Aqua Marina” che firmammo come The Countach e che uscì sulla New Music International di Pippo Landro nel 1990».

Il 1990 è anche l’anno di debutto per i Double Dee, supportati della Irma Records che pubblica “Found Love” sulla neonata sublabel Onizom Music. «Il passo dai Flexus Brothers ai Double Dee fu piuttosto breve» prosegue Domenella. «Io e Losito lavoravamo rispettivamente come DJ e vocalist in uno dei più importanti club del centro Italia e ci esibivamo in consolle proponendo, durante la serata, anche nostre creazioni. Tra quelle c’erano “Found Love” e “Don’t You Feel”. Giungemmo alla Irma Records grazie a Claudio ‘Moz-Art’ Rispoli (prossimo ad unirsi ai Jestofunk, nda) ed Angelino Albanese che già collaboravano con l’etichetta bolognese di Massimo Benini ed Umbi Damiani, ma colgo l’occasione per precisare che entrambi non furono né produttori artistici né tantomeno esecutivi, contrariamente a quanto citato in modo erroneo sulla copertina del disco. Erano semplicemente intermediari e solo in seguito Rispoli entrò a far parte del team dei Double Dee.

disco di platino e disco d'oro

In alto il disco di platino di “Found Love” (500.000 copie), in basso invece il disco d’oro di “People Get Up!” (100.000 copie)

“Found Love” germogliò nel 1989 da un’idea nata nel mio home studio. La prima versione venne progettata con un campionatore Akai S900, gli expander Roland U-110, Yamaha TX802 e Roland D-550, una tastiera Roland D-10 ed un computer Atari col programma Steinberg Pro 24. Poi il tutto venne ultimato al Vallemania Recording Studios di Genga, in provincia di Ancona, con l’ausilio di superlativi musicisti come il compianto Giancarlo Ragni, Michele Chiavarini e il fonico Fabio Morbidelli. I risultati furono entusiasmanti ma non saprei quantificare con precisione. Di “Found Love” conservo il disco di platino per le prime 500.000 copie vendute mentre di “People Get Up!”, del ’92, ho il disco d’oro per la soglia raggiunta delle 100.000 copie. E pensare che non realizzammo neppure un video, quello in circolazione non ha supportato le vendite non essendo prodotto in modo professionale. Il primo videoclip ufficiale fu invece quello di “Don’t You Feel?” girato in pellicola».

Forti per il successo raccolto con “Found Love”, pubblicato anche negli States dove entra nelle ambite classifiche di Billboard (conquistando la vetta della Club Play a novembre del 1990) e dove viene remixato da due giovani ed ancora poco conosciuti Danny Tenaglia e Ralph Falcon su etichetta Epic, i Double Dee incidono un album, l’unico della loro discografia, seppur ai tempi le etichette indipendenti del settore dance preferissero puntare quasi esclusivamente sui singoli, per ragioni pratiche ed economiche. “Double Dee”, del 1991, da cui verranno estratti “Hey You” e “Don’t You Feel?”, è un percorso fatto di house, soul, funk, jazz e downtempo, ed offre i giusti appigli per stringere collaborazioni con vari musicisti (Gabriele Comeglio, Cico Cicognani, Marco Tamburini, Alberto Borsari), oltre al rapper Master Freez e al DJ/turntablist Cesare ‘DJ Trip’ Tripodo.

Album e Don't You Feel

Sopra la copertina dell’album dei Double Dee con l’inseparabile cappello di Losito, sotto quella del singolo “Don’t You Feel” in cui, oltre all’immancabile cappello, figura pure un cartello stradale di Via Rocchetta, lì dove si trova lo studio di registrazione in cui il team lavora. Rocchetta diventa anche il nome delle versioni di diversi singoli dei Double Dee

«L’LP ottenne riscontri positivi dalla critica ma non vendette molto» rammenta Domenella. «Fu un progetto interessante ma secondo me un po’ troppo ardito per i tempi. I fan che ci conobbero attraverso “Found Love” si aspettavano sicuramente qualcosa di più pop e commerciale. Impossibile non ricordare DJ Trip che stava collaborando con noi nella realizzazione di un brano, “Walden”, poco prima di morire tragicamente in un incidente stradale» (per approfondire si rimanda al documentario recensito qui, nda). Nel 1992 è tempo di un altro successo, “People Get Up!”, l’ultimo ascrivibile ad un quadro mainstream. Nessuno dei singoli che i Double Dee incideranno negli anni a seguire (“The More I Get, The More I Want”, cover dell’omonimo di Teddy Pendergrass del ’77 scritto da Gene McFadden e John Whitehead, “Body Music”, “Love Nobody”, “Come Into My Life” ed “I’m In Love”), riesce più ad incuriosire il pubblico generalista. Le tendenze pop si spostano su suoni totalmente scollegati dal soul, dal funk e dal jazz che rimangono invece gli stili di riferimento di Domenella e Losito (a cui si aggiunge, nel frattempo, Claudio Rispoli), per nulla disposti ed intenzionati a sacrificare le proprie inclinazioni per assecondare il gusto e le esigenze del mercato, delle radio e delle grandi masse. «Le produzioni che uscirono sino al 1996 non furono altrettanto fortunate e ciò derivò in primis dalla decisione di mantenere integro il nostro sound, nonostante le mode fossero repentinamente cambiate (ma a dirla tutta abbiamo sempre prodotto senza porci troppi riferimenti). Ad un certo punto inoltre ci accorgemmo di avere idee diverse e questo portò ad uno stop necessario quanto inevitabile».

Nel 1996 infatti Losito fonda, con Gianluca Mosole, i Kaigo, un duo pop/soul ricordato soprattutto per “Dove Sei”. Poi affianca i Datura nella loro deviazione house cantando “Voo-Doo Believe?”, “The Sign” ed “I Will Pray”, e collabora coi Sottotono per “Solo Lei Ha Quel Che Voglio”. Domenella invece si prende una pausa, lasciandosi alle spalle la citata esperienza The Countach con Giampiero Malvatani, replicata con “My Oasis” nel solco della dream house à la Sueño Latino e proseguita con “Dreamer” di The Real Countach sulla piccola City Sleeps Records. A questi si somma Asia Dee che con “Jingle Baby”, del 1991, coinvolge i bambini in una sorta di hip house prima che arrivasse, dalla Francia, il ciclone Jordy con “Dur Dur D’être Bébé!”. I Double Dee ritornano nel 2000 attraverso la Airplane! Records che pubblica il singolo “You”, oggetto di consensi in tutta Europa. Poi è tempo di “Can You Feel It” e del più fortunato “Shining”, tutti a base di una house che, sull’onda del cosiddetto french touch, preserva l’anima soul ed adopera elementi intrecciati al funk e alla disco. «”You” e “Shining” ottennero buoni risultati ma non paragonabili minimamente a quanto avvenne negli anni Novanta» ammette Domenella. «Da lì a breve Dany tornò alla musica in italiano, sbarcando al Festival di Sanremo col brano “Single”, nel 2004. Io invece ho proseguito prima con Andrea Tonici e Maurizio Alfieri, coi quali ho creato i Dam Sweet (quelli di “I Don’t Know” e “Say It Again”, nda) e poi con Samuele Sartini collaborando a singoli piuttosto fortunati come “Love Shine”“Love U Seek”, quest’ultimo ripreso da Tim Berg meglio noto come Avicii in “Seek Bromance”

Found Love in Billboard

Le classifiche di Billboard (novembre 1990): “Found Love” è in vetta alla Club Play mentre nella 12-Inch Singles Sales si piazza alla sedicesima posizione

Il mondo musicale e discografico stava cambiando in fretta e si avvertivano già i sintomi di una possibile crisi artistica ed economica che poi è giunta, pesantemente. L’arrivo del digitale è stato gestito molto male dai discografici e dagli addetti ai lavori, e la situazione è velocemente precipitata con cause note a tutti. Sia ben chiaro, sono un amante della tecnologia, mi piacciono le novità, non ho paura dei cambiamenti e la democratizzazione che ha dato a tutti la possibilità di esprimersi non la considero affatto negativa. Per me le colpe della musica orribile che ci accompagna in questi anni e della mancanza di idee vanno cercate altrove. I responsabili sono sempre gli stessi, etichette, radio e media, che creano e danno spazio a personaggi privi di talento e a produzioni scadenti. Non mi porto dietro particolari rimpianti ma la consapevolezza degli errori commessi dovuti a molteplici fattori. Sono felice di essere stato parte attiva nel momento in cui l’arrivo della house music rappresentò una vera boccata di ossigeno nel periodo buio della dance nostrana di fine anni Ottanta. “Found Love”, in fin dei conti, fu proprio uno dei brani che aprì la strada a quel genere musicale in Italia». (Giosuè Impellizzeri)

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Moltosugo – Activate (Train! Records)

Moltosugo - ActivateIl 1999 è l’anno in cui il grande pubblico conosce in modo definitivo quello che la stampa elegge come “french touch”. In realtà era già da diverso tempo che uscivano dischi con quel piglio retrò ideati da DJ (come Daniel Wang, Faze Action, DJ Tonka, Leo Young o DJ Sneak) desiderosi di riallacciare house e disco/funk mediante l’uso del campionatore, autentico “collante” della decade. Fu comunque necessaria l’affermazione di Bob Sinclar, Daft Punk, Stardust o Cassius per trasformare quello che sembrava un piccolo movimento sotterraneo, inizialmente codificato come nu funk, in un fenomeno di dimensioni continentali.

Fan sfegatati del french touch sono anche i Moltosugo, team di produzione tutto italiano formato da due DJ, Tommaso ‘Tommy Vee’ Vianello e Kelly ‘Keller’ Pitiuso, e il musicista Francesco ‘Sisco’ Giacomello. «Scegliemmo di chiamarci Moltosugo perché ai tempi, ormai circa venti anni fa, definivamo ironicamente “sugosi” i dischi che suonavano bene» racconta oggi Vianello. Dopo l’esordio in sordina con “Give Up The Funk” segue il più fortunato “Activate” che risente in modo abbastanza palese della neo disco house à la Roulé: una linea di basso ed un beat girano intorno a sample prelevati da vecchie incisioni, ricollocati in una nuova stesura e “stropicciati” da cutoff e resonance incrociati, un altro segno distintivo della corrente stilistica in questione. Qua e là poi piazzano una voce robotica che pare affetta da una balbuzie-tributo al jack chicagoano ed antitetica rispetto al suono umanizzato di tutto il resto. «A parte ritmica e basso, “Activate” venne sviluppato solo su campioni che prelevammo da una colonna sonora funky/jazz di un cartone animato giapponese» prosegue Vianello. «Ci venne l’idea di chiuderlo ed aprirlo e a quel punto decidemmo di usare la voce sintetizzata che dava il via. Andò piuttosto bene ma non saprei quantificare con esattezza quanto vendette in totale. In Italia eravamo sulle 30.000 copie e facemmo anche diverse licenze in Francia, Germania, Spagna e Belgio».

I Moltosugo mantengono saldo l’equilibro su quella miscellanea anche per il successivo “Check Out The Groove” cantato da Danny Losito (voce dei Double Dee) uscito nel 2000. In parallelo esce il primo (ed unico) volume del “Mind The Tools EP” firmato Tommy Vee e J. Keller stilisticamente affine a Moltosugo. In seguito il team si espande intrecciandosi ai T&F (Frankie Tamburo e Mauro Ferrucci): da questo nuovo asse creativo vengono fuori altri brani tra cui “La Serenissima”, remake dell’omonimo dei Rondò Veneziano, che diventa “Stay” nella versione vocale interpretata da Ce Ce Rogers. «Tutto accadde in modo molto naturale col coinvolgimento di Mauro nella parte compositiva. Eravamo più maturi e virammo verso il pop. I tempi dei miei esordi discografici insieme a Spiller nel progetto Laguna ormai iniziavano ad essere lontani».

Tommaso Grande Fratello

Tommaso Vianello al Grande Fratello (quarta edizione, 2004)

Nel 2004 Vianello partecipa alla quarta edizione del Grande Fratello e la sua notorietà cresce ulteriormente oltrepassando i confini del mondo delle discoteche e della musica house. Non è però un “graziato” come tanti altri che in seguito prendono parte a reality show di ogni genere, visto che la sua attività in ambito musicale è già ben avviata (si sentano remix per Laguna, Matt Bianco, Latin Aspects o Green Velvet e brani come “Aadizookaanag”, “Traditional Story” e i vari Moltosugo di cui si è parlato prima). Senza dubbio il programma della Endemol lo aiuta e supporta nel raggiungere nuovi risultati come l’album “First!” da cui viene estratto il singolo “Anthouse (Don’t Be Blind)”.

Da sempre legato alla Airplane! Records, continua il suo percorso artistico e nel 2013 riporta in vita proprio “Activate”, attualizzandone alcuni elementi ma senza snaturarne la matrice originale. «Viviamo un periodo in cui l’apporto della tecnologia ha appiattito la creatività creando standard ai quali si tende sempre ad omologarsi. A ciò bisogna aggiungere la saturazione del mercato e la necessità di impressionare al primo ascolto. Negli anni Novanta si stava meglio, la scena dance/house era una cosa da DJ e da etichette indipendenti, era underground e solo ogni tanto diventava crossover. Ora invece la dance è mainstream e ciò comporta una competitività insostenibile da parte delle piccole etichette che spesso non ce la fanno a sopravvivere. Ormai un brano è un business solo se diventa veicolo promozionale per l’artista che poi fa serate, pertanto molti dei musicisti che un tempo coadiuvavano il lavoro dei DJ in studio sono stati costretti a cambiare mestiere. Spero che col tempo le cose ritrovino un equilibrio». (Giosuè Impellizzeri)

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