Blast – Crayzy Man (UMM)

Blast - Crayzy ManÈ il 1993 quando la napoletana UMM, etichetta di punta del gruppo Flying Records, pubblica il primo singolo dei Blast. “Take You Right” si inserisce perfettamente nel filone stilistico della label campana, quella house fascinosa per gli housers d’elite che odiano profondamente la techno di allora e la cosiddetta “commerciale”. La chiamavano “underground”, probabilmente omaggiando la stessa UMM (acronimo di Underground Music Movement) che fu tra le prime, in Italia, a seguire un percorso di quel tipo ma che, è bene ricordarlo, non ha certamente disdegnato deviazioni mainstream.

Dietro il nome Blast si celano Fabio Fiorentino e Roberto Masi affiancati dal cantante V.D.C. alias Vito De Canzio che fornisce anche l’immagine al progetto. «Blast fu il frutto della “convergenza” di tre realtà diverse, relativamente vicine tra loro ma che non si erano mai incontrate» racconta oggi De Canzio. «Masi lavorava come DJ e producer ed era l’unico ad aver stretto rapporti con quella che poi divenne la nostra casa discografica, la mitica Flying Records. Fiorentino invece era un enfant prodige della tecnologia applicata alla produzione musicale, ossia i primi campionatori e gli archetipi di quelli che adesso sono i software per creare musica. Io ero e rimarrò sempre un “animale da palcoscenico”, ai tempi presente sulla scena live di Palermo come cantante e vocalist nei club. Roberto e Fabio facevano già team (nel 1991 incidono per la Palmares “Body Motion” di Sadomasy & DJ One, nda), notarono i miei lavori realizzati coi cugini Dario e Mario Caminita come “Everybody’s Got To Learn Sometimes” di Concept, cover dell’omonimo dei Korgis, e mi “rapirono”. L’impronta stilistica fu subito molto personale e ben bilanciata fra le tre identità: Roberto portava il suo gusto house, io il mio soul e rhythm and blues, mentre Fabio si preoccupava di rendere tutto quanto più omogeneo possibile. Grazie a Roberto, che aveva già rapporti lavorativi con la Flying, godemmo di un’attenzione speciale, quantomeno nella presentazione. I manager dell’etichetta ci diedero una chance in breve tempo e poi giunse il secondo colpo di fortuna. Ralf, il famoso DJ house, si innamorò letteralmente di “Take You Right” e lo inserì nelle sue playlist che venivano pubblicate sui vari magazine tenuti in altissima considerazione ai tempi».

“Take You Right” è un brano destinato ai club a cui fa seguito, nel 1994, “Crayzy Man”, licenziato dalla MCA nel Regno Unito e in America. La tiepida accoglienza riservata al precedente ora viene controbilanciata da un successo internazionale che valica abbondantemente i confini patri. «”Crayzy Man”, scritto volutamente così da me per via del modo in cui pronunciai la parola, nacque come tutti i brani dei Blast, in pochi minuti. Se ben motivato da una base interessante, riuscivo a scrivere facilmente e velocemente le linee del cantato e i testi. Fu ispirato dal mio primo impatto col mondo delle discoteche internazionali, luoghi in cui potevi assistere a momenti di meravigliosa espressione artistica, culturale, musicale e visuale, ma anche posti in cui si vivevano gli eccessi più sfrenati che alle volte portavano tristemente all’autodistruzione. Buona parte del merito nel successo di “Crayzy Man” va riconosciuto ai Fathers Of Sound (Gianni Bini e Fulvio Perniola), che con la loro versione F.O.S. In Progress stravolsero l’originale dotandola di sonorità più aperte e tipiche della house internazionale. Riuscirono a valorizzare ulteriormente le nostre idee portando il brano ad un livello superiore, facendolo uscire dai confini della house da club traghettandolo nel mondo commerciale (nel senso positivo del termine), con un appeal vendibile e radiofonico. Girammo il video al cretto di Burri, vicino ai ruderi di Gibellina, in una caldissima giornata. Era un paesaggio lunare reso ancor più alieno dalla fotografia del regista Emanuele Mascioni e dalle idee visionarie di Patrizio Squeglia. Poi ci fu la trovata della palla (forse un richiamo artistico alle sfere di Arnaldo Pomodoro?, nda), un grosso globo dipinto di argento che molti ipotizzarono fosse stato inserito digitalmente in post produzione seppur in quel periodo di digitale c’era ancora ben poco. In realtà si trattò solo di una palla gonfiata spinta dal vento che soffiava quel giorno».

A supporto delle pubblicazioni estere vengono realizzate altre versioni di “Crayzy Man” dai Loveland, Junior Vasquez e Nick Hussey ma a fare la differenza resta quella dei Fathers Of Sound, riconfermati come remixer per il singolo successivo, “The Princes Of The Night”, ancora pubblicato da UMM nel 1994, anno in cui il team siciliano viene coinvolto da Radio DeeJay in “Song For You”, progetto benefico che devolve i proventi derivati dalla vendita del disco alla ricostruzione della scuola elementare Giovanni Bovio di Alessandria gravemente danneggiata da un’alluvione autunnale.

«L’identità dei Blast e dei remixer a noi associati era ormai ben definita e “The Princes Of The Night” ebbe un’ottima risposta soprattutto sulla piazza europea, forte di quanto costruimmo in precedenza. Fu il periodo dei tour in cui girammo senza sosta da una città all’altra in Italia e in Europa». L’interesse dell’estero, supportato ancora dalla MCA, viene aiutato da nuovi remix realizzati oltralpe da JX (quello di “Son Of A Gun” e “There’s Nothing I Won’t Do”) e Red Jerry della Hooj Choons, già dietro al successo di Felix. Le cose però cambiano nel 1995 con l’uscita del quarto singolo dei Blast, “Sex And Infidelity”. Questa volta la main version viene realizzata dagli svedesi StoneBridge & Nick Nice seguendo uno schema già abbondantemente rodato dai tempi del remix per “Show Me Love” di Robin S.

«Penso che in quel momento la musica stesse cambiando. StoneBridge riportò l’identità dei Blast alla house in un momento in cui iniziò a prendere piede l’elettronica con suoni ed atmosfere più “fredde”. Credo che la versione degli svedesi, seppur meravigliosa, abbia sortito l’effetto clone di “Show Me Love”, col consequenziale calo di interesse». Con “Sex And Infidelity” quindi si chiude la carriera dei Blast, durata appena un biennio. Nel ’96 la UMM sfodera nuove versioni di “Crayzy Man” a firma Alex Neri e Kamasutra che però non sortiscono alcun effetto. A più riprese ci riprovano anche altri (come Stefano Gamma, i Drive Red 5 in cui presenzia Masi, Nicola Fasano, Housellers, Riccardo Piparo) con risultati che non aggiungono nulla di diverso dal mero ripescaggio nostalgico.

De Canzio riappare qualche anno più tardi in nuovi progetti come Soulmate e The Cop. Poi, da solista, firma “Special Baby”, “The Dancer” e “Take The Moon”, questi ultimi due pubblicati dalla Rise del gruppo bresciano Time. Per V.D.C. è un vero e proprio rilancio artistico. «Mi stavo spostando velocemente verso l’attività di autore sempre più consapevole che il panorama musicale si stesse orientando più sull’immagine che sui contenuti. Ho avuto grandi soddisfazioni ricoprendo questo ruolo ma ho scelto comunque di allontanarmi da un mondo in cui si componevano brani in un determinato modo solo perché il trend era quello e non perché si avesse voglia di raccontare qualcosa, osando e sperimentando nuove sonorità. Il business tendeva più alla realizzazione di progetti a colpo sicuro piuttosto che investire su un artista costruendo la sua carriera ed evolvendola dalla dance al pop».

Nonostante la mancanza di strutture discografiche nella loro regione, la Sicilia, in quegli anni i Blast sdoganano insieme ai conterranei Ti.Pi.Cal. un suono che parte dalle discoteche e dai DJ e finisce col conquistare le classifiche di vendita anche in virtù di una pronuncia inglese all’altezza, fattore determinante per la credibilità nel mercato globale. «Fummo dei pionieri, le nostre soluzioni spesso erano improvvisate, frutto di notti insonni o lunghi viaggi in auto per suonare o confrontarci coi citati Ti.Pi.Cal. con cui instaurammo un’amicizia sincera (ed anche qualche collaborazione discografica, si vedano i remix di “Illusion” e “Sex And Infidelity”, nda) che ci permise di gioire dei successi ottenuti reciprocamente. Quella sinergia portò una ventata di aria fresca nella musica siciliana».

Nel corso dell’ultimo decennio V.D.C. interpreta altri brani, come quelli dei Clam e Vincenzo Callea & Get Far, ma in modo discontinuo. «La dance ormai non è più il mio obiettivo principale ma se un progetto fosse ben strutturato lo prenderei in seria considerazione. Recentemente apprezzo artisti come Swedish House Mafia, Röyksopp e Skrillex, ognuno riesce ad essere innovatore nel proprio genere anche se la matrice dei suoni ha origini ben chiare nel decennio precedente. Raffrontando la dance attuale con quella prodotta negli anni Novanta credo che a latitare sia la costanza nel mantenere vivi i progetti. È tutto sempre più dinamico e in costante mutazione, oserei dire “usa & getta”. Per il resto sono quasi tutti dei pro, dalla maggiore visibilità e divulgazione grazie ai canali commerciali audio e video alla rilevante considerazione in ambito mondiale. Ormai di fatto la dance non è più un genere isolato ma si è riversata nelle radio e nei supporti multimediali diventando pop». (Giosuè Impellizzeri)

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Due chiacchiere con Claudio Arillotta, ricordando la Flying Records

Claudio ArillottaUna veloce chiacchierata con Claudio Arillotta, che tra 1994 e 1997 ricopre ruolo di promoter per una delle etichette italiane più note degli anni Novanta, la napoletana Flying Records.

Come ricordi la tua esperienza nel mondo radiofonico, nella veste di direttore della programmazione di Radio Città Futura Campania?
A quei tempi, negli anni Ottanta, ci si divertiva a promozionare artisti e brani, ed inoltre c’era propositività da parte delle radio che rischiavano la programmazione su artisti sconosciuti.

Dal 1994 al 1997 lavori per la Flying Records: come arrivasti alla società di Flavio Rossi?
Fui chiamato dall’allora responsabile internazionale Alessandro Massara, ora presidente di Universal. Mi occupavo della promozione.

Che mondo era quello della Flying Records?
Molto familiare ma al 100% professionale.

Negli anni Novanta quali erano le strategie classiche di marketing per i prodotti riservati alla musica da discoteca?
Era tutto molto diverso da oggi. Il successo partiva dalle discoteche e dai DJ, solo in un secondo momento arrivava in radio.

Chi e cosa poteva decretare, in forma sensibile, la riuscita di un brano?
Sicuramente i DJ e successivamente le emittenti radiofoniche.

Come erano i rapporti con le radio e i magazine specializzati?
Ottimi, sicuramente meglio rispetto a quelli odierni.

Esisteva la payola in Italia?
No.

C’è qualche particolare o significativo aneddoto legato ad un brano?
Ce ne sarebbero tantissimi ma preferisco non parlarne.

Quanto funzionava il comparto delle compilation?
Le vendite delle compilation erano davvero importanti.

Tra le molteplici etichette di Flying Records c’era la Crime Squad, che nel 1992 apre la carriera discografica degli Articolo 31 (con “Nato Per Rappare”/“6 Quello Che 6”) e che viene ricordata anche per aver pubblicato “SXM” dei Sangue Misto, ora quotatissimo sul mercato dell’usato. Come era la scena rap italiana ai tempi? Incontravi “resistenze” da parte dei programmatori radio/tv?
Mah, più che le radio credo fossero le televisioni a concedere sempre troppo poco spazio al rap.

Con quali artisti si ebbe la definitiva consacrazione del rap in Italia?
Senza dubbio con Articolo 31, Sangue Misto, 99 Posse, Sottotono…e tanti altri ancora.

Nella scuderia Crime Squad c’era pure DJ Flash col brano “Un Lorenzo C’è Già”, oggetto di una vicenda giudiziaria che nel 1995 vide, tra gli indagati, anche Pippo Baudo. Come ricordi quello spiacevole episodio?
Cose che capitano e che lasciano il tempo che trovano.

Quale, tra le tante etichette della Flying Records, ricordi con maggior piacere?
Due su tutte, UMM e la citata Crime Squad.

Quali furono i pezzi dance prodotti da Flying Records che ebbero maggior successo?
Quelli di Alex Party e Blast, senza dubbio.

Quale invece il progetto in cui riponevate molte aspettative ma che non diede i risultati sperati?
Non saprei indicarne uno in particolare. Resto del parere che tutto ciò che si produceva fosse di un livello superiore alla media ma non sempre le cose vanno nel verso giusto.

Perché Flying Records, nonostante la fortissima operatività (vantava sedi a Milano, in Inghilterra e persino in America), finì nella peggiore delle maniere, ossia col fallimento?
Ho sempre pensato che ciò fu causato da una reale mancanza manageriale nella gestione dell’azienda.

Flying Records segnò uno dei periodi più fortunati, sia dal punto di vista economico che creativo, della musica prodotta in Italia. Chi, tra le altre realtà nostrane operative ai tempi, merita altrettanta stima?
Non ne vedo nessuna paragonabile alla Flying Records.

Come vedi il mercato attuale della musica dance internazionale?
Contraddistinto da un netto ritorno a ciò che successe negli anni Novanta.

Quello italiano invece? È così tanto disorganizzato come in molti sostengono?
Non saprei, ora sono abbastanza lontano.

Quali sono i tre brani-simbolo degli anni Novanta, non necessariamente dance, che preferisci in assoluto?
“Crayzy Man” dei Blast per la dance, 99 Posse ed Articolo 31 per il rap, ma non in riferimento a singoli bensì ai meravigliosi album.

(Giosuè Impellizzeri)

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