Carl Cox – DJ chart ottobre 1998

Carl Cox, Raveline ottobre 1998
DJ: Carl Cox
Fonte: Raveline
Data: ottobre 1998

1) Storm – Storm
«Avevamo voglia di produrre qualcosa che avesse a che fare più col dancefloor che con le radio e classifiche di vendita, così inventammo Storm che poi, con immenso stupore, ha raggiunto ugualmente le vette delle chart internazionali»: così Rolf ‘Jam El Mar’ Ellmer spiegava la genesi del progetto Storm nell’intervista raccolta circa quindici anni fa per il primo volume di Decadance. Nascondendosi dietro gli pseudonimi Trancy Spacer & Spacy Trancer i tedeschi, già noti come Jam & Spoon, nel 1998 coniano questo nuovo act con un brano suonatissimo alla Love Parade. È una traccia dalla costruzione piuttosto facile ed immediata, trainata da una frase che un po’ ricorda quella di “Meet Her At The Love Parade” di Da Hool, artista a cui peraltro viene commissionato il remix. La Dance Pool lo licenzia in tutta Europa (nel Regno Unito è della Positiva, gruppo EMI, in Italia invece se lo aggiudica la V2 Records) e prevedibilmente si trasforma in un inno mainstream che suonano anche i DJ delle balere e che viene promosso da un videoclip in high rotation sulle tv musicali. Ulteriori dettagli e retroscena sono qui.

2) Thomas Schumacher – When I Rock
La britannica Bush pubblica “When I Rock” (e “Respekt”, sul lato b, una sorta di rework di “Radioactivity” dei Kraftwerk) a fine ’97 ma il brano esplode a livello europeo nel 1998, quando escono i remix di Johannes Heil ed Anthony Rother e viene licenziato anche in Italia dalla GFB del gruppo Media Records. Schumacher conquista i DJ con un pezzo incredibile sorretto da una potente linea di basso distorto unito a virtuosi scratch e vocal campionati da una vecchia cassetta di Tony Touch, un DJ hip hop di New York. «”When I Rock” vendette 25.000 copie e qualche anno più tardi fu preso in licenza dalla Warner in Germania che lo ripubblicò col mio alias Elektrochemie LK ed una paio di nuovi remix, quello di DJ Rush e dell’italiano Santos» racconta Schumacher. «Poi, intorno al 2001, il mio editore mi mise al corrente che era stato contattato da un’altra casa editrice in relazione a quei sample. Pare che sul nastro che campionai ci fosse qualcosa della band The Roots, un frammento di un live. Iniziai a pensare che mi avrebbero denunciato. La casa discografica mi fornì un numero di telefono e riuscii a parlare con uno del gruppo, ma non so bene chi fosse. Attraverso quella breve conversazione telefonica capii che non avevano mai sentito musica techno ma apprezzavano ugualmente ciò che ero riuscito a fare con quei vocal, originariamente in stile reggae/rap. Mi chiesero così di spedire i file e la traccia, perché pensavano di inserirla come ghost track in uno dei loro album, cosa che effettivamente avvenne nel 2002 quando in “Phrenology”, forte per aver venduto circa 800.000 copie, comparve “Thirsty!” che era proprio la mia “When I Rock”». Da qualche settimana corre voce che nel 2018 il brano verrà nuovamente ripubblicato in occasione del ventennale.

3) Luke Slater – Class Action
Una sorta di bonus track che accompagna “Love”, il secondo singolo estratto da “Freek Funk” uscito su NovaMute nel ’97: si può descrivere così “Class Action”. Trattasi di un pezzo techno funk in cui l’artista d’oltremanica incastra sapientemente una serie di sample probabilmente tratti da vecchie incisioni funk/disco. L’effetto ricorda certi brani del tedesco Rok usciti nello stesso periodo, in cui vengono acrobaticamente sintetizzati anni Settanta, Ottanta e Novanta in un blocco irresistibile.

4) Marco Bailey – Sweetbox
“Sweetbox” è uno dei primi brani techno prodotti da Bailey dopo anni dediti a trance ed hardtrance destinate ad etichette come Dance Opera e Bonzai Records. L’Original Mix è trainata da un groove incalzante che marcia a 140 BPM, il remix di Silver & Kash, più lento ed ipnotico, è puntellato da un breve messaggio vocale. Il brano viene pubblicato anche in Italia dalla Bonzai Records Italy del gruppo Arsenic Sound che sul lato b inserisce l’ammaliante “Spacecake”, sia nella versione originale che nel remix di Mark Broom.

5) Steve Stoll – El Dopa
Così come scrive Christian Zingales in “Techno” (Tuttle Edizioni, 2011), “Steve Stoll è l’uomo che prende l’intelaiatura della techno newyorkese e la porta verso livelli di perfezione formale. Se Beltram è l’architetto che forgia il vero imprinting di quel suono urbano e brutale lavorando sempre sul filo di un’istintività felina e rapace, Stoll aggiunge al mix un ordine di tipo razionalistico e shakera con un approccio nervoso, tipicamente newyorkese, mettendo a fuoco geometrie techno che sono vera magnificazione di un’etica elettronica”. Il primo a credere in lui è Richie Hawtin che nel 1992 stampa su Probe Records un suo 12″ firmato come Datacloud, solo uno dei tanti pseudonimi che adotterà nel corso della carriera per non inflazionare il proprio nome orgogliosamente ancorato a radici underground. Nel ’94 fonda la Proper N.Y.C. su cui appare “El Dopa”, gioco di incastri tra suoni di estrazione ambient e loop ritmici sorretti da una sottile membrana tribaleggiante. Simile la costruzione delle restanti tre tracce da cui emerge bene il gorgoglio dei synth di “Disconnect”.

6) Carl Cox – The Latin Theme
Tratto dall’album “Phuture 2000”, “The Latin Theme” tira dentro, tenendo fede al titolo, un campionario di suoni latini. Il retrogusto caraibico fa da cornice ad un brano in cui la techno sfuma nella house e viceversa, sino a lasciar emergere del tutto il “caribe vibe” nella parte conclusiva. Qualche tempo dopo il pezzo rivive per mano di tre remix realizzati da Dave Angel, Graham Gold e dal nostro Claudio Coccoluto che di quella “latin invasion” ne fu artefice o comunque un determinante istigatore, se si pensa alla sua “Belo Horizonti” del ’97 (di cui abbiamo parlato dettagliatamente qui) a cui seguitò un indefinito numero di cloni.

7) E.B.E. – Square Two
Erroneamente riportato nella chart come BBE, E.B.E. è la sigla dietro cui opera Lucas Rodenbush, dalla California, che si definisce un compositore elettroacustico. Fortemente attratto dalle potenzialità scaturite dall’incontro tra strumenti tradizionali e segnali elettrici, intaglia un suono che calibra house e techno, confermato in questo secondo atto del quartetto “Square”, iniziato nel 1997 e conclusosi nel 2000. Ad ascoltare “Wishful”, uno dei quattro brani incisi sul 12″, pare non siano affatto trascorsi venti anni: era il suono di quel decennio ad essere troppo “avanti” oppure è quello odierno ad essersi impantanato nel passato?

8) Ronaldo’s Revenge – Mas Que Mancada
A produrre questo pezzo sono gli infaticabili Jon Pearn e Michael Gray, meglio noti come Full Intention ma attivi con una moltitudine di alias tra cui si ricordano Disco-Tex, Greed, Hustlers Convention e Sex-O-Sonique. “Mas Que Mancada” è l’unico che firmano come Ronaldo’s Revenge, nomignolo beffeggiatorio probabilmente scelto per ironizzare sulla sconfitta del Brasile ai Mondiali di Calcio ’98, occasione in cui Ronaldo, si narra, rischiò di morire a causa di alcuni farmaci che gli furono somministrati per un problema cardiaco giusto poche ore prima della finale. La rivincita de “Il Fenomeno” dunque non si disputa su un campo di calcio ma, idealmente, in discoteca: il duo britannico sfodera un pezzo latin house (l’ennesimo, si veda quanto detto sopra per “The Latin Theme” di Cox), costruito su elementi classici per il genere in questione realizzati appositamente da vari musicisti ed arrangiatori. Il titolo allude al classico brasiliano “Mas Que Nada” reso celebre da Sérgio Mendes, da cui peraltro è tratto qualche elemento vocale. La versione principale è la Full Intention’s Revenge Mix ma la AM:PM pubblica anche il remix di Albert Cabrera, non dissimile dalle basi iniziali, e quello di Terry Lee Brown Jr. che invece punta più alla tech house.

9) Eric Powell – Reach And Hugg
Il pezzo in questione è una specie di rifacimento di un brano che Powell realizza col socio Eric Gooden nel 1990, “Reach Out” di Sweet Mercy Featuring Rowetta. Allora viene pubblicato sulla Blip Music, dalle cui ceneri i due creano nel ’93 la più nota Bush, ancora in attività. A curare il riadattamento sono Langston Hugg, Commander Tom ed Olav Basoski, ma la versione che gira di più è quella di quest’ultimo, che strizza l’occhio alla hard house che ai tempi si balla al Trade di Londra. Cox, come giustamente riportato nella chart, possiede un white label visto che il 12″ viene pubblicato ufficialmente solo nei primi mesi del 1999. Nel 2008 escono ulteriori remix.

10) Phil Perry & Stacey Tough – Life Music
“Life Music” viene selezionato da Cox per la compilation mixata “Non Stop 98/01” destinata alla FFRR. Autori del pezzo di matrice house sono due DJ londinesi, Phil Perry, resident al Full Circle, e Stacey Tough, che oltre a mixare fa la speaker in una radio pirata, Fantasy FM. A pubblicarlo su vinile ci pensa la Low Pressings ma per l’occasione gli autori preferiscono utilizzare uno pseudonimo, Autonomous Soul.

(Giosuè Impellizzeri)

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AWeX – It’s Our Future (Plastic City)

AWeX - It's Our FutureThomas Wedel, meglio noto come Tom Wax, e Thorsten Adler, entrambi di Darmstadt, si conoscono tra i banchi di scuola. L’incontro col musicista/produttore Jörg Dewald si rivela decisivo per trasformare i loro demo, creati nello studio casalingo allestito nella cameretta di Adler, in qualcosa di adatto ad essere pubblicato. Sulla Overdrive di Andy Düx esce “Are You Ready” di Brain-E, il loro primo disco. È il 1991, anno in cui la techno inizia a diffondersi in tutta Europa e la Germania diventa un autentico centro propulsore. Le idee non mancano e nel ’92 approdano, nelle vesti di Arpeggiators, alla Harthouse di Heinz Roth, Matthias Hoffmann e Sven Väth pionierizzando la scena trance di Francoforte, e nel frattempo continuano a collaborare con la Overdrive come Microbots.

«Di progetti all’attivo, in quel periodo, ne avevamo anche altri come Bypass X o Psycho Drums ed esattamente con lo stesso intento nacque AWeX» racconta oggi Wedel, che allora si fa chiamare, più banalmente, DJ Tom. AWeX, acronimo di Adler Wax eXperiments, è l’ennesimo alias che i tedeschi creano per caratterizzare la propria attività produttiva ma senza immaginare che si sarebbe trasformato presto in qualcosa di più di uno studio project destinato solo ai DJ hard trance/techno e alle discoteche specializzate. La Plastic City, etichetta che ai tempi appartiene al gruppo UCMG, pubblica “It’s Our Future” a dicembre ’94 su un 10″. Si tratta di un brano techno caratterizzato da un martellante hook vocale intrecciato ad una scintillante linea acida di TB-303. Sul lato b “Darkside” costruita su elementi molto simili. «Tutto cominciò quando Alex Plastic, A&R della Plastic City, venne nel nostro studio per chiederci di realizzare un remix di un brano di Steve Poindexter (“Bodyheat”, nda) destinato alla sua etichetta. Il lavoro gli piacque particolarmente e ci propose di pubblicare anche un nostro disco in quello stile. Così nacque AWeX. “It’s Our Future” ci portò via appena cinque ore, la producemmo con un Ensoniq ASR-10 ed una Roland TB-303. Programmammo cinque differenti acid line, quattro di esse le mettemmo in loop ed una la registrammo live durante il mixdown. Inizialmente era strumentale, poi trovammo un paio di vocal che ci sembrarono speciali e li aggiungemmo».

Nei primi mesi del 1995 il brano si muove bene nelle classifiche tedesche e conquista spazi sulle testate specializzate come Frontpage, ma il boom lo fa in estate quando diventa uno dei pezzi più suonati alla Love Parade di Berlino. «Vendemmo circa 50.000 copie del mix in vinile ma se teniamo conto di tutte le compilation in cui venne inserito oltrepassiamo il milione. Il disco fu ripubblicato, circa otto mesi dopo l’uscita su Plastic City, dalla Urban, etichetta del gruppo Universal, che lo usò per la campagna promozionale presso la Love Parade, evento durante il quale venne registrata una versione live e il video (in cui c’è un frame che rivela la presenza dello slipmat della italiana UMM, nda)». Nel contempo sul mercato iniziano ad arrivare i primi remix firmati da Carl Cox, Norman Feller, The Timewriter e Blake Baxter che aumentano ulteriormente il livello di attenzione nei confronti degli AWeX. «Quelle versioni le commissionò la Plastic City. Fummo lusingati ma non furono determinanti per il successo del brano».

In Italia ci pensa la Media Records a licenziare “It’s Our Future” pubblicandolo prima nel 1995 su Whole Records e rilanciandolo nel 1997 su GFB evidenziando in modo particolare la presenza del remix (seppur edito già due anni prima) di Carl Cox, DJ con cui il gruppo discografico capitanato da Gianfranco Bortolotti collabora nel 1994 per un megamix dei Cappella. In una recensione del marzo ’97, uno degli artisti ai tempi nel roster della Media Records, Francesco Farfa, loda però ancora l’Original Mix, “che mi fece vibrare anche la parte più nascosta del cervello”. «Purtroppo non ho mai posseduto la stampa italiana di “It’s Our Future” ma non nascondo che mi piacerebbe molto conservarne una copia nel mio archivio. Mi è sempre piaciuta la techno italiana, da Digital Boy a Mauro Picotto e Mario Più, sino ad Enrico Sangiuliano e Stefano Noferini» afferma Wedel.

Il follow-up di “It’s Our Future” esce nel 1995, sempre su Plastic City, e si intitola, non a caso, “Back On Plastic”. Prevedibilmente mescola gli stessi elementi, grintosi ritmi techno ed acid line senza parsimonia. Particolarmente riuscito è il remix dei Tesox che si avvicina alla formula di “It’s Our Future”. «Andò benissimo, vendemmo intorno alle 40.000 copie del vinile ed ottenemmo grandiosi riscontri nelle classifiche, anche se era davvero difficile eguagliare il successo del precedente». Visti i risultati, Wedel ed Adler realizzano anche un album intitolandolo “It’s Our Future”. «Inizialmente AWeX, come dicevo prima, doveva essere solo uno dei nostri tanti progetti ma quando ci rendemmo conto che il successo fu così travolgente decidemmo di focalizzarci in modo più attento sviluppando anche un album, cosa piuttosto inusuale per un team di produzione di musica techno». A pubblicare l’LP nell’estate del 1996 è una major, la MCA Records, che fa realizzare pure una limited edition contenente un paio di video. La techno, insomma, stuzzica l’appetito delle multinazionali. «In realtà le major non avevano un grande feeling con la techno, ma ai tempi la popolarità in Germania di AWeX era tale da non poter essere ignorata. Ci proposero un buon accordo e ci supportarono con una adeguata pubblicazione su CD ed un divertente videoclip destinato ad MTV e alla tedesca Viva». Oltre a contenere le già note “It’s Our Future” e “Back On Plastic”, l’album raccoglie altre tracce pubblicate in formato singolo come “I Like That”, con un sample funk sullo sfondo, “Wicked Plasticmen”, dove convergono acid e trance, ed “X”, countdown che fa da cornice all’acid house riconvertita in territorio teutonico. Il resto è dominato dai graffi acidi della TB-303 ma con qualche gradita variazione sul tema, come la jungle/breakbeat velocizzata di “Peakbreaker”, il rallentamento di “The Plasticmen Are Comin'” (che i nuovamente citati Plasticmen siano un’ironica risposta al Plastikman hawtiniano?) e il chemical beat di “Chilldren”.

Il successo garantisce a Tom Wax e Thorsten Adler numerosi ingaggi come remixer per artisti di un certo spessore e popolarità, da Jam & Spoon a The Shamen, da Mark ‘Oh ad Andreas Dorau sino a Caspar Pound, Daisy Dee e Yello. Conclusosi quel periodo di fibrillazione, gli AWeX tornano nel ’99 su Phuture Wax con “Get Infected / Underwater Hardphunk” per poi chiudere definitivamente nel 2002 con “Adrenalin” ed “Underground”, entrambi su Superstar Recordings. Di quel periodo sono anche una manciata di loro remix, “The Party”, il classico di Kraze, e “Bang Bang” di Tomcraft. «Thorsten decise di non voler più produrre musica e quindi il nostro sodalizio, durato per oltre un decennio, terminò. Mi concentrai sulla mia carriera da solista ma non escludo che un giorno potremmo pensare ad una eventuale reunion».

Come avviene sempre in caso di grande successo, anche “It’s Our Future” è oggetto di molteplici remix usciti nel corso degli anni firmati da produttori come Christopher Just, Thomas Schumacher, Alex Flatner, Marc Green, Lützenkirchen e Tube & Berger a cui si aggiunge pure la Rock & Roll Mix, una sorta di mash-up ottenuto incrociando un sample preso da “Butterfly” di Crazy Town. È il tipico segnale lanciato e promosso da un certo tipo di discografia che vorrebbe continuare a trarre beneficio col minimo sforzo da vecchie idee. «Alcuni remix sono bellissimi, altri un po’ meno ma preferisco non dire quali» dice Wedel. Nel 2007 Francesco Diaz & Young Rebels realizzano un remake che viene riletto, tra gli altri, da Deadmau5, più recentemente invece Tony Horgan si cimenta in una versione eseguita in presa diretta utilizzando solo strumenti di nuova generazione (una Roland TR-8, due Cyclone Analogic TT-303 Bass Bot e un Korg Kaoss Pad Quad a cui aggiunge un breve vocal vocoderizzato col Novation MiniNova), a testimonianza di come il brano abbia lasciato il segno nei cuori e nella memoria di molti.

«Qualche tempo fa abbiamo ritrovato alcuni inediti realizzati nel 1998, come “No Way Out”, “Groovin Baby” ed “Acid Power”, e visto che suonavano ancora discretamente bene abbiamo deciso di pubblicarli in digitale. Sono in “The Lost TraX”, sulla mia Phuture Wax» conclude il DJ tedesco. (Giosuè Impellizzeri)

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Racket Knight – The Wood EP (Spectra Records)

Racket KnightCorre il 1997 quando su Spectra Records, una delle etichette dell’Arsenic Sound per cui ricopre ruolo di A&R il DJ Cirillo, esce l’EP di debutto di Racket Knight, progetto degli svizzeri Walter Albini e Luca Tavaglione e dell’italiano Massimo Cominotto. Quest’ultimo racconta che tutto nasce una sera a Zurigo, a cena, «davanti ad un bel pollo al cestello e un rösti, orgoglio della cucina elvetica. Il vino scorreva a fiumi ed un paio di ragazze allegre ci tennero compagnia al tavolo. Albini era un mago nella programmazione, musicista spiantato ed incazzato nero perché la sua band non riusciva a decollare, mentre io e Tavaglione parlavamo di musica, in sintonia, confrontandoci sull’underground tedesca e norvegese. Provammo così a produrre qualcosa in linea con quel sound. Il nome Racket Knight fu un’invenzione di Tavaglione, oggi dirigente di una importantissima banca svizzera ed esperto in diritto bancario internazionale. Albini invece produce programmi per la tv nazionale svizzera».

Appare subito chiaro che l’impronta sonora sia molto poco italiana, i tre che ideano il tutto sono poco propensi ad alimentare quello che divenne il decadente scenario progressive nostrano. Sia Albini che Tavaglione (quest’ultimo noto anche come DJ Lukas e Raimond Ford) sono devoti ad una techno fatta di groove incastrati uno nell’altro, priva di riflessi melodici o parti vocali da cantare in coro. Ai tempi si usava chiamarla minimale, termine che torna in auge, inglesizzato, una decina di anni più tardi ma per identificare tutt’altro. Cominotto, dal canto suo, non scherza. Seppur con ancora pochissime produzioni all’attivo, come DJ dimostra di sapere il fatto suo, (provate ad ascoltare questo set del 1996 tenuto in occasione di un Syncopate presso il Marabù di Reggio Emilia, club ormai perso nel degrado) e di non essere l’ennesimo di coloro che ripiegano su cassa, basso in levare ed interminabili rullate per far felice il proprio pubblico.

“The Wood EP” sintetizza perfettamente la personalità delle teste ideatrici e lo fa attraverso due tracce che non rivelano compromessi di alcun tipo. “Magma” fa brillare cerchi concentrici di tribal techno di inesauribile potenza ipnotica, “Model OP-8” rafforza ulteriormente il tiro seguendo la scia di etichette nordeuropee come Construct Rhythm, Primate Recordings, Tortured o Planet Rhythm. «Quei pezzi girarono a lungo come demo e furono suonati da molti DJ importanti a cui li consegnammo a mano, tra cui Carl Cox, che li tenne per parecchio tempo nelle sue chart su Frontpage e Mixmag (“Model OP-8” figura pure in questo set di Cox per l’Essential Mix, registrato a Johannesburg, Sud Africa, il 18 gennaio 1998, nda). Quando portai i brani a Cirillo lui già li conosceva, credo li avesse ascoltati ad Ibiza in quasi tutti i party. Realizzammo entrambe le tracce con le classiche Roland, TR-808, TR-909, TB-303, Juno ed altre diavolerie analogiche dell’Antico Testamento. Sul 12″ doveva finire anche una versione con me al basso e Walter alla batteria che ricalcava lo stile dei primissimi Prodigy, ma venne scartata per questioni di tempo. Peccato, aveva un bel tiro. Luca, ai tempi, aveva già prodotto una montagna di roba per Adam Beyer, quindi preferimmo ispirarci a cose estere (o a quelle della scuola napoletana che cominciava ad affermarsi proprio in quel periodo). A parte qualche rara eccezione, il resto della techno italiana era stratificata su rullate e basso in levare, genere che non ci apparteneva affatto. Poi non so quante copie abbia venduto il disco, ai tempi la Spectra era una piccola etichetta molto underground, una delle poche rispettate nel circuito estero. In seguito però prese una strada diversa».

Nel 1998 i tre ci riprovano con “Data 2 / Collectible Camera”, sempre su Spectra, che oltre al remix dei D-Ex (Albini e Tavaglione, che con questa ragione sociale piazzano altri “rulli compressori” sulla Molecular Recordings di Marco Lenzi e i fratelli D’Arcangelo) annovera pure quello del napoletano Gaetano Parisio alias Gaetek, alle prese con uno dei primi remix della sua carriera. «Incontrai Gaetano ad un SIB, a Rimini, parlammo un po’, gli piacque il lavoro ed accettò di remixarlo. In seguito i contratti con l’etichetta e tutti gli accordi presi sparirono misteriosamente nel nulla lasciandoci scontenti, e per tale motivo interrompemmo l’esperienza» conclude Cominotto. «In quel periodo persino Gene Hunt ci chiese di remixare un nostro pezzo destinato alla Zero Muzic Records». (Giosuè Impellizzeri)

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