Cristiano Balducci – 20 Minutes Of Fear (Killer Clown Records)

Cristiano Balducci - 20 Minutes Of FearCorre il 1998 quando esce questo 12″ sulla Killer Clown Records, etichetta creata l’anno prima dallo stesso Balducci e dal compianto Mauro Tannino. In realtà Killer Clown non si occupava solo di musica ma anche di video professionali e paracadutismo estremo, ma la prematura scomparsa di Tannino, avvenuta il 12 agosto 2000 in seguito ad un incidente paracadutistico, rese impossibile dare un seguito al progetto, discograficamente attivo per appena cinque pubblicazioni.

Il disco di Balducci, il secondo del catalogo (è marchiato KC 001 ma esiste il KC 000 del ’97, ossia “Link” del citato Tannino) è intriso di suoni analogici. «In prevalenza usai Roland TB-303 e TR-909 ma anche sintetizzatori come Roland JD-800, Roland Juno-106 e il Sequential Circuits Prophet 5» rivela oggi l’autore. «Pilotavamo tutto attraverso un Atari ST-1040 su cui era installato Cubase, il mixaggio era effettuato con un Soundcraft con due canali Neve esterni per ripassare il master, e poi compressori Tube Tech e Focusrite, riverberi Urei a molla… insomma, non stavamo affatto messi male».

Tre i pezzi incisi: “Mannequin” si apre con un sample vocale (tratto da “Plastiphilia” di Dopplereffekt, 1995) montato su un telaio ritmico minimalista, a cui si somma un imperturbabile bassline ed un frammento melodico (che pare un ritaglio di un arpeggio), “Fear”, interamente su battuta spezzata con lampi acidi sullo sfondo, simili a fulmini che si stagliano nel cielo quando si avvicina un violento temporale, e “Don’t Stop” (pronta già dal 1995 ma obbligata a rimanere nel cassetto per mancate offerte di pubblicazione), la più intrigante di tutte. Una spirale acida avvolge un classico ritmo binario ed una parte vocale erotica.

Il brano entra a far parte della colonna sonora del film postumo di Claudio Caligari “Non Essere Cattivo”, uscito da pochissimi giorni e presentato fuori concorso alla 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. «Oltre a “Don’t Stop” nel film ci sono altri miei pezzi prodotti tra 1994 e 1995 ma usciti in vinile solo tra 2003 e 2004 su H*Plus, ossia “Snatch”, “Robot’s War” e “Rave On!”, oltre all’inedito “Subliminal 3”. Sono amico di vecchia data di Valerio Mastandrea, mi ha parlato del film molto tempo prima di iniziare le riprese e così gli ho messo a disposizione circa settanta/ottanta brani dell’epoca. Lui ne ha scelti cinque. Ho partecipato emotivamente al film per tutta la durata delle riprese, recandomi spesso sul set dove c’era anche il maestro Caligari, nonostante le precarie condizioni di salute. Si è arreso alla malattia soltanto alla fine delle riprese. I sette premi vinti a Venezia sono tutti per lui».

“20 Minutes Of Fear”, stampato in 2500 copie (la tiratura minima dei tempi) fu suonato, come ricorda Balducci, anche da DJ di fama internazionale come Hell, Colin Faver, Joey Beltram e Miss Djax. A supportarlo in Italia invece furono Freddy K, in Virus sulla laziale Mondo Radio, e Tony H, nel suo programma From Disco To Disco in onda su Radio DeeJay e con una recensione su Trend di settembre ’98 («un sogno erotico per niente scontato diverso dalla solita “trombata da spiaggia”, un technorgasmo consigliato a tutti i porno-ascoltatori d’Italia»). Sarà proprio Tony H, qualche anno più tardi, a pubblicare tre 12″ di Balducci sulla propria H*Plus. (Giosuè Impellizzeri)

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Razor Boy & Mirror Man – Cutter Mix / Beyond Control (Rabbit City Records)

Razor Boy & Mirror Man - Cutter Mix - Beyond Control Esauritosi il movimento dei rave illegali, a partire dal 1990 in Inghilterra si assiste alla nascita di un nuovo ceppo stilistico, non più ispirato direttamente dalle scuole di Detroit e Chicago. L’arrivo sul mercato di strumenti a basso costo e di software come Cubase (e successivamente Notator) permette a molti di allestire studi di fortuna in cui cimentarsi nell’attività produttiva. I più intraprendenti mettono su etichette indipendenti concepite in modalità do it yourself, senza preoccuparsi del marketing per ottenere risultati economici in tempi brevi. Tra queste label c’è la Rabbit City Records, fondata nel 1991 da Colin Faver e Gordon Matthewman.

Ad inaugurare il catalogo sono loro stessi, nascosti dietro l’alias Razor Boy & Mirror Man, con una doppia a side che, a primo ascolto, pare solo un miscuglio di materiale eterogeneo. A rendere ancor più acuto il senso di straniamento è l’incredibile successione di ritagli, di campionamenti e di cut-up sonori che mandano in crisi chi ascolta, rendendolo incapace di classificare quel tipo di musica.

È proprio il caso di “Cutter Mix” e “Beyond Control”, due calderoni in cui i DJ versano e mischiano un mucchio di roba. Nel primo si riconoscono frammenti di “Planet Rock” (Afrika Bambaataa & Soulsonic Force), di “I Like It” (Landlord Featuring Dex Danclair) e di “Golden Dreams” (CJ Bolland) ma è nel secondo che Faver e Matthewman fanno convergere scariche ancor più elettrizzanti. Con un puzzle creato dalla fusione di elementi tratti da “Free” (E-Type Remix) di X-Static, “Laura Palmer’s Theme” di Angelo Badalamenti (già in “Go” di Moby ma c’è chi sostiene che tutto sia partito nel 1981 da “Ludus” di Doris Norton), “Mentasm” di Second Phase, “Other Side Of Life” di Vision, “Dream Girl” di Pierre’s Pfantasy Club ed altri ancora, ottengono un incredibile distillato che manda in sollucchero i DJ. Per far fronte alle continue richieste il disco viene ristampato più volte ma sempre in formato white label/stamped. Dopo quasi quindici anni è diventato un cult dell’Hardcore/Techno/Breakbeat inglese, ancora in grado di incendiare i set dei più audaci.

La Rabbit City Records resta attiva sino alla fine degli anni Novanta, annoverando nel catalogo Force Mass Motion, Black Acid, Spiral Tribe e il secondo volume di “Analog Bubblebath” di Aphex Twin. Colin Faver invece, che ricoprì principalmente ruolo di A&R e che è considerato a ragion veduta uno dei pionieri della club culture britannica, non è più tra di noi da qualche giorno. Avrebbe compiuto 64 anni il prossimo 24 dicembre. (Giosuè Impellizzeri)

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