Claudio Coccoluto – DJ chart marzo 1996

Disco Mix marzo 1996
DJ: Claudio Coccoluto

Fonte: Disco Mix
Data: marzo 1996

1) Rosie Gaines – Closer Than Close
È presumibile che Coccoluto facesse riferimento all’album della cantante californiana, pubblicato nel 1995 dalla Motown e costruito su itinerari funk, soul, hip hop ed r&b. In tracklist c’è pure un contributo di Prince (per “My Tender Heart”), artista con cui la Gaines collabora anni prima figurando nella formazione dei New Power Generation. Il brano che dà il titolo al disco, “Closer Than Close”, viene estratto come singolo solamente nel 1997 quando diventa una hit nel Regno Unito e vende, almeno stando a quanto si legge qui, oltre otto milioni di copie grazie al remix dei Mentor (Hippie Torrales e Mark Mendoza), a cui si aggiungono pure quelli dei Tuff Jam e di Frankie Knuckles. La versione house garage dei Mentor, in circolazione in formato white label sin dall’autunno del 1996, garantisce a Rosie Gaines una visibilità inaspettata nel mondo dei DJ e delle discoteche, tanto da finire pure nei circuiti generalisti ed essere ripresa più volte negli anni a seguire in svariati nuovi remix.

Precisazione: dopo aver letto l’articolo, Claudio Coccoluto ci fa sapere che suonava un acetato col remix realizzato dai Mentor per “Closer Than Close”, proponendolo pertanto con circa un anno di anticipo rispetto all’uscita ufficiale. «Sono orgoglioso di aver contribuito al successo del brano» scrive su Facebook il 19 aprile.

2) Century Falls Feat. Philip Ramirez – It’s Music
Erroneamente attribuita al solo Crispin J. Glover che comunque produce il tutto per la Sound Proof Recordings, “It’s Music” è la cover dell’omonimo di Damon Harris risalente al 1978. Il brano lascia rivivere suoni funk/disco all’interno della house/garage tipica di metà anni Novanta, non dimenticando neanche influssi jazz. Sul doppio vinile trovano spazio pure i remix di 95 North, Idjut Boys & Laj e Black Science Orchestra, che sviluppano ulteriori diramazioni tangenti la house e la disco.

3) Groove Collective – I Want You (She’s So Heavy)
I Groove Collective sono un ensemble di musica acid jazz/funk fondato nel 1992. Il brano della chart viene estratto dal secondo album, “We The People”, e dato in pasto a Jazz Moses ed Eric Kupper che lo rileggono in chiave deep house. Sul doppio mix edito dalla Giant Step Records c’è anche la versione originale in cui la band di musicisti mette ampiamente in mostra stile e capacità artistiche.

4) Yellow Sox – Flim Flam
Prodotto da Darren House per la Nuphonic di David Hill e Sav Remzi, “Flim Flam” mette insieme house e referenze disco in una modalità che sarà abilmente commercializzata qualche tempo dopo sotto forma di french touch ma che, è bene ricordarlo, viaggia nell’oscurità del clubbing (soprattutto britannico) già da diversi anni. A riverberare la componente funk in tre reinterpretazioni ci pensano i Faze Action (i fratelli Simon & Robin Lee, tra i primi a ricollegare disco ed house). Il brano viene ripresentato nel 2000 attraverso la Yoshitoshi Recordings dei Deep Dish che pubblica un doppio mix con nuove versioni di Christian Smith & John Selway, Olav Basoski ed David Alvarado alle quali si aggiunge pure l’inedita Unreleased Mix con sprazzi di philly sound, probabilmente esclusa dalla stampa su Nuphonic quattro anni prima.

5) Davidson Ospina – The Chronicles
È la newyorkese Henry Street Music di Johnny “D” De Mairo a pubblicare il progetto “The Chronicles”. L’EP consta di quattro brani, “Strings”, “Get On Up”, “Key Of D’s” e “Shadow” attraverso cui il DJ/remixer mostra deep house dai riflessi jazzati sino a toccare ritmi più marcati decorati con brevi campioni vocali tra cui uno forse tratto da “Reach Up” di Toney Lee. Nel corso del 1996 la Henry Street Music pubblica pure “Chronicles II” e “Chronicles III” con cui Ospina continua a battere percorsi sonori analoghi contraddistinti da una particolare predilezione per gli strumenti a fiato.

6) Lectroluv Feat. Stephanie McKay – Oo La La
Frederick Jorio alias Lectroluv, ai tempi impegnato su etichette di tutto rispetto come Tribal America ed Eightball Records, incide sulla britannica Produce Records un brano garage in formato “canzone” interpretato dalla vellutata voce della cantante newyorkese Stephanie McKay che dona al tutto un tocco r&b. House lontana anni luce dalle tante pacchianerie odierne a base di striminziti loop, suoni precotti e voci tratte da librerie da una manciata di euro.

Coccoluto su DJ Mag (1997)7) Lo-Tech – It’s Clear To Me
Quella di “It’s Clear To Me” è house riscaldata da una voce femminile, dotata di un groove “rotondo” e qualche frammento funk sullo sfondo. A produrre, per l’italiana D:vision, è lo stesso Coccoluto affiancato dall’amico Savino Martinez. I due collaborano già da tempo (senti “Bandit” di Mimi’ E Coco’ su UMM, 1995) e da lì a breve creano The Dub Duo approdando su NRK Sound Division e sulla Pronto Recordings di Leo Young ma soprattutto The Heartists che con “Belo Horizonti”, reinterpretazione di “Celebration Suite” di Airto Moreira, sbanca oltremanica dove viene licenziato dalla Virgin e remixato da David Morales e Basement Jaxx. Forte di questi risultati, nel 1997 Coccoluto conquista la copertina della rivista britannica DJ Mag e si piazza all’88esimo posto della Top 100 DJs. Nel frattempo la house latina à la The Heartists viene traghettata nel mainstream da brani come “2 The Night” di La Fuertezza, “Samba De Janeiro” dei tedeschi Bellini (che riprendono il medesimo pezzo di Moreira), “Spiller From Rio” di Laguna ed “Another Star” di Coimbra (remake dell’omonimo di Stevie Wonder) che consta peraltro di un remix a firma degli stessi Coccoluto e Martinez. La coppia è in azione pure su alcune versioni di “King Of Snake” degli Underworld pubblicate nel 1999 dalla Junior Boy’s Own e registrate presso l’HWW Studio di Cassino, omonimo del progetto HWW (House Without Windows) apparso sulla citata UMM nel 1993 con “Friend”. L’HWS riportato nella classifica è quindi da considerarsi un refuso.

8) The O’Jays – I Love Music (Disco-Tex Remix)
Il brano targato 1975 del gruppo americano di musica soul, r&b e disco viene trascinato nel mondo house attraverso un remix dei Disco-Tex, meglio noti come Full Intention. Preservando le atmosfere originali ma contestualizzandole in una nuova dimensione, emerge una versione perfettamente calata tra disco, funk ed house. Il brano è inciso sul doppio “Remix Culture 158″ edito dalla DMC insieme ad altri interessanti remix per Gusto, Babylon Zoo, Inner City e Deborah Cox ma viene inserito pure su un 12” della Disco-Tex Records, un altro di quei prodotti che testimoniano come la disco house non sia stata il frutto di un’intuizione esclusiva dei francesi seppur questi ultimi abbiano dato ad essa un’impronta personalizzata ed adatta(bile) al mercato mainstream.

9) Nu Colours – Desire
Estratto dall’album “Nu Colours” trainato dal singolo “Special Kind Of Lover”, “Desire” mette in forte evidenza inclinazioni soul, funk ed r&b. Seppur non sia scritto, è plausibile che Coccoluto suonasse uno dei ben quattro remix firmati dai Masters At Work, pubblicati in Italia dalla Impulse, etichetta della bresciana Media Records. Sul doppio mix c’è spazio per due ulteriori versioni, quella dei Mindspell e di Nutopia.

10) Daniel Wang – The Morning Kids
«La house è la rivincita della disco» diceva Frankie Knuckles nel 1990, e un parere molto simile è quello di Daniel Wang, californiano di origini cinesi che nel 1993 riavvicina la disco e il funk alla house attraverso la sua Balihu Records. “The Morning Kids” è il quarto 12″ di un catalogo cresciuto con netta discontinuità ma con altrettanta vitalità espressiva. Quattro i brani racchiusi al suo interno, “In A Golden Haze”, “Rooftop Boogie”, “Baby Powder Dementia” e “Free Lovin’ (Housedream)”, tutti straripanti di sample e citazioni che rimandano al repertorio Salsoul Records e alla disco anti nazionalpopolare. Wang e la sua Balihu Records, di cui abbiamo già parlato dettagliatamente qui, restano tra i primi nomi da menzionare quando si parla della genesi di un filone oggi fatto confluire nell’immenso calderone chiamato nu disco.

(Giosuè Impellizzeri)

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Billie Ray Martin – Your Loving Arms (Magnet)

billie-ray-martin-your-loving-armsBillie Ray Martin, nata ad Amburgo nel 1970, è nella formazione degli Electribe 101 dal 1988 al 1992. Nel 1990 incidono l’album “Electribal Memories” che contiene anche “Talking With Myself” remixato da Frankie Knuckles. Quando la band si scioglie, Nordhoff, Stevens, Fleming e Cimarosti creano i Groove Corporation mentre la Martin (che in precedenza interpreta alcuni pezzi del primo album degli S’Express di Mark Moore) prosegue da solista incidendo “Persuasion”, in coppia con Spooky per la Guerilla di William Orbit e Disc O’Del, e “4 Ambient Tales” sulla Apollo, “sorella” della R&S, entrambi del 1993. Quell’anno collabora anche coi Datura cantando diversi brani dell’album “Eternity”, “Devotion”, “Passion” e “Mystic Motion” («mi contattarono e registrammo i brani molto rapidamente nel loro studio di Bologna, fu una bella esperienza» dice in merito).

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La cassetta spedita da James Hardway col demo strumentale di “Your Loving Arms”

Di lei si torna a parlare insistentemente alla fine del 1994 quando in circolazione c’è “Your Loving Arms”, primo singolo estratto dal suo album di debutto, “Deadline For My Memories”, pubblicato nel 1995 e prodotto da Brian Transeau alias BT. Il brano inizia ad essere promosso nei club ma nell’arco di un paio di mesi conquista programmatori radiofonici e DJ mainstream. A produrre insieme alla Martin sono i Grid (quelli di “Texas Cowboys”) e il musicista David Harrow alias James Hardway. «Mi presentarono ad Harrow consigliandomi di stringere una collaborazione ma ebbi subito l’impressione che a lui la cosa non andasse molto a genio. Una volta si mostrò particolarmente seccato quando mi presentai a casa sua per una writing session. Letteralmente stupita, me ne andai» oggi racconta la Martin. «Dopo un po’ di tempo mi fece recapitare una cassetta, un “little techno demo” che aveva fatto, ed io scrissi il testo su quella base. Musicalmente non era una produzione completa ma aveva una bella atmosfera malinconica, seppur fosse un semplice demo di cinque minuti. Conservo ancora quella cassetta».

La versione più nota di “Your Loving Arms” però non è l’Original, con arrangiamenti tangenti l’eurodance, bensì la Soundfactory Vocal realizzata da Junior Vasquez, di cui si innamorano i DJ delle discoteche tendenzialmente legate alla house. Ai tempi i DJ/remixer possono capovolgere integralmente le sorti di un brano e in virtù di ciò personaggi come StoneBridge, David Morales o Todd Terry, tra i più prolifici, diventano richiestissimi e pagatissimi. «Non scelsi Vasquez personalmente ma fui entusiasta del suo lavoro. Non avrei potuto desiderare di meglio, sia per qualità del mix che per supporto offerto. Senza il suo intervento il disco non sarebbe diventato quello che è stato. La sua reinterpretazione lo ha reso una hit in tutto il mondo, riuscendo a vendere circa due milioni di copie».

In breve tempo “Your Loving Arms” (remixata da altri nomi più o meno famosi, come Brothers In Rhythm, Roger Sanchez, Diss-Cuss e Todd Terry) diventa un inno pop e l’autrice approda a Top Of The Pops. «Fu un successo totalmente inaspettato, doveva essere solo il singolo “test” dell’album. Inoltre in un primo momento non fu neanche programmato su BBC Radio 1 e il mio referente presso la East West, fortemente scoraggiato, perse ogni speranza. Poi un giorno ricevemmo un messaggio che parlava di 60.000 preordini del disco e ci riferirono che il brano era all’ottava posizione nella classifica britannica. In America la casa discografica non sapeva come comportarsi, se dare priorità e pubblicarlo o attendere ancora. Ciò dimostra quanto possano essere cieche le etichette! Passò molto tempo prima che l’album fosse commercializzato in modo definitivo (circa un anno dopo l’uscita del primo singolo, nda). Per quanto riguarda il successo invece, riuscii a gestirlo senza problemi, sapevo che poteva accadere ed ero preparata vista la precedente collaborazione con gli Electribe 101. Andò piuttosto bene anche al follow-up, “Running Around Town”, finito alla ventottesima posizione in Inghilterra e alla prima in Finlandia. Mi divertii un mondo a girare il video coi miei amici ballerini Suki e Noel».

Corre voce che la Magnet del gruppo Warner Music, casa discografica per cui Billie Ray Martin ai tempi lavora, non paga le spese per la registrazione del nuovo album e ciò manda in frantumi i rapporti. «Non rinnovarono il contratto per il disco successivo e quindi si rifiutarono di pubblicare i brani finiti in “18 Carat Garbage”. Per prendere decisioni le compagnie discografiche guardano cifre e numeri, solo sulla base di ciò investono sugli artisti».

Parallelamente al successo internazionale ottenuto con “Your Loving Arms”, la Martin presta la voce in incognito ad un progetto italiano curato dai Souled Out, Individual, che fa il giro del mondo con “Sky High”, aiutato successivamente dal remix di Digital Boy. «Ricoprivo ruolo di ghost singer e a dire la verità fu una mia esplicita richiesta perché i testi non erano interamente miei, pertanto chiesi di non essere menzionata anche se citare il mio nome fu la prima cosa che fecero in fase di promozione. Registrammo a Napoli in un luogo che mi lasciò un po’ perplessa e qualcosa fu assemblata in un incredibile studio a Capri. Fu un’esperienza piuttosto stressante e la gente che gravitava intorno al progetto mi sembrò abbastanza matta».

Archiviato l’hype di metà anni Novanta, Billie Ray Martin continua a scrivere e comporre incessantemente, fondando una personale etichetta, la Disco Activisto, e collaborando con tantissimi artisti, dagli Slam a Mikael Delta, dai Motor agli italiani Hard Ton passando per Aerea Negrot, Robert Solheim e DJ Hell con cui firma “Je Regrette Everything” finito nell’album “NY Muscle” su International Deejay Gigolo. «Ero già una fan della sua label, e praticamente ci siamo contattati vicendevolmente nello stesso momento. Hell è un grande e lo stimo moltissimo. Mi telefonò chiedendomi le parti di un brano composto precedentemente con Mikael Delta. Mantenne inalterata la stesura ed aggiunse vari dettagli. Abbiamo condiviso anche serate a Parigi e Berlino che ricordo con molto piacere, ed anni dopo abbiamo collaborato nuovamente per “Silver Machine” (remake dell’omonimo degli Hawkwind del 1972, nda), incluso nel suo album “Teufelswerk”, sempre su International Deejay Gigolo, ma la versione che ho cantato io è finita, per una serie di ragioni bizzarre, solo nell’edizione giapponese». (Giosuè Impellizzeri)

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