Love Quartet – Kiss Me (Don’t Be Afraid) (Heartbeat)

love-quartet-kiss-me-dont-be-afraidNel 1991 un summit tra l’imprenditore discografico Gianfranco Bortolotti e i DJ Ricky Montanari, Andrea Gemolotto, Leo Mas, Claudio Coccoluto, Luca Colombo, Flavio Vecchi e Ralf getta le basi della Heartbeat, una delle prime etichette house italiane gestite artisticamente da disc jockey. Oggi è pura routine ma 25 anni or sono le cose erano radicalmente diverse, la considerazione che il pubblico nutriva per la house e per gli stessi DJ non era paragonabile a quella di oggi. Il DJ iniziava a ritagliarsi spazi sempre più ampi, sia in discoteca che negli studi di registrazione, e senza dubbio la Media Records fu lungimirante nel sostenere il progetto, a cui si aggiunse qualche anno più tardi quello analogo rivolto alla techno, BXR.

«Fummo contattati da Bortolotti per capire se ci fossero realmente i presupposti per unire le forze e le idee e creare un team di DJ house legati ad un’etichetta. I tempi erano particolarmente “caldi”, discograficamente ed artisticamente parlando, e in effetti qualcosa di buono lo abbiamo fatto, in grado di rimanere intatto nel tempo» racconta oggi Ricky Montanari.

Heartbeat, 1992

Una foto scattata nel 1992 negli studi della Media Records che ritrae il team iniziale della Heartbeat: da sinistra Leo Mas, Andrea Gemolotto, Claudio Coccoluto, Luca Colombo, Ricky Montanari, Gianfranco Bortolotti, Ralf e Flavio Vecchi.

Tra gli artefici del secondo disco pubblicato su Heartbeat (arriva subito dopo “Deep Inside (Of You)” di Shafty, prodotto da Gemolotto e Ralf), Montanari figura nello studio project Love Quartet insieme al collega Flavio Vecchi e i musicisti Enrico Serotti e Marco Bertoni, che il caso ha voluto provenissero entrambi da un altro quartetto, i Confusional Quartet. «Se ben ricordo l’idea di creare il team di produzione venne a Flavio che conosceva già Serotti e Bertoni per precedenti collaborazioni. Il nome invece credo fosse opera mia, nato pensando al titolo della traccia e al film in cui doveva figurare come colonna sonora, Un Bacio Non Uccide. Fummo presentati al regista, Max Semprebene, al Vae Victis (il futuro Echoes), dove faceva spesso sopralluoghi e cercava gente da inserire nella pellicola. Ci chiese di curare la soundtrack e l’occasione fu propizia per iniziare a collaborare con Serotti e Bertoni che già lavoravano nel settore cinematografico».

Il film, realizzato col contributo del Ministero del Turismo e dello Spettacolo e prodotto da Camilla Nesbitt (cofondatrice della Taodue e dietro il successo di Checco Zalone), viene girato nel 1991 ma diffuso, pare, solo nel 1994. La colonna sonora, oltre ad ospitare la musica dei Love Quartet, annovera anche il citato brano di Shafty, come attesta questa clip. Per vederlo in versione integrale cliccate qui, qui e qui. Alcune scene vengono girate presso il Woodpecker, storica discoteca di Milano Marittima contraddistinta da una cupola in vetroresina, e tra i tanti volti che si scorgono anche quello dello stesso Montanari.

Ma torniamo ad Heartbeat, ai tempi coordinata da Alex Serafini. Sul 12″ figurano quattro brani: la sensuale/erotica title track, “Kiss Me (Don’t Be Afraid)”, “Un Beso No Mata” e due versioni di “Ethos Mama Survives”, accomunate da ispirazioni newyorkesi ma senza mai abbondare sulle presenze vocali, anzi, la priorità dei Love Quartet è quella di mandare brevi messaggi e lasciare quanto più spazio a romantiche planate di archi. «Gran parte del progetto fu sviluppato a Bologna nello studio di Serotti e Bertoni. Non ricordo gli strumenti che usammo visto che è trascorso molto tempo, ma tra le tante macchine c’era un gigantesco campionatore. Per il missaggio finale e le due Dub di “Ethos Mama Survives” invece ci trasferimmo negli studi della Media Records, a Roncadelle. Non rammento neanche quante copie vendette, ma so che venne licenziato in Inghilterra dalla prestigiosa 4th & Broadway».

Tra i titoli e crediti appare il nome Ethos Mama, un chiaro riferimento all’omonimo club (nato dalle ceneri dell’Aleph) di Gabicce, dove Montanari era resident e che viene ricordato come una delle migliori culle italiane della house. «Lo usavamo spesso nelle produzioni, in particolare per le versioni dub, e in seguito anche per l’etichetta. A fare la fortuna dell’Ethos Mama fu la location e la sua storia, un posto autenticamente underground con un pedigree assoluto di moda, tendenza e musica. La gente che lo ha creato e frequentato apparteneva ad un mix culturale incredibile e pazzesco. Fu tra i simboli che immortalò momenti storici irripetibili, oggi invece la riviera adriatica è decaduta, il “vibe” è volato da qualche altra parte».

Il 1996 segna la nascita della Ethos Mama Records, in collaborazione con la Azuli Records di David Piccioni. Si rivela un’intesa anglo-italiana che per un po’ di anni ha funzionato (e che in catalogo vanta pure qualche titolo crossover come “Spiller From Rio” di Laguna e “Pic Nic” di Intrallazzi) ma che si ferma nel 2001. «Avevo aperto l’ennesimo studio con Davide Ruberto ed Andrea Manganelli, avevamo un sacco di idee ed altrettanti giovani producer con tanti demo. L’idea era quella di ritagliarci il nostro spazio e dare visibilità a chi pensavamo la meritasse, e quando si profilò la possibilità di pubblicare in Inghilterra non esitammo per un solo istante ad accettare. Eravamo giovani italiani con tante belle speranze e fortemente motivati. Tutto finì pochi anni dopo per una serie di eventi su cui però preferisco sorvolare».

Anita K

“Reach Me (At The Top)” di Anita K. è uno dei progetti che Ricky Montanari cura per la Heartbeat

Prima di dedicarsi alla Ethos Mama Records, Montanari continua a collaborare in modo frequente con la Heartbeat (ai tempi accompagnata dal payoff ‘The Global House’) attraverso “Reach Me (At The Top)” di Anita K. e “Paralyzed Jaws” di Flabby Vibrator (entrambi del 1995) e vari remix per Tito Puente Jr., Intergrated Society e persino i nazionalpopolari Cappella. «Incidevo parecchia musica ma garantisco che non erano vendite o visibilità a spronarmi. A fornirmi gli stimoli in un periodo tanto prolifico fu soprattutto la possibilità di fare cose diverse tra loro e non fossilizzarmi». Montanari era già reduce di diverse produzioni discografiche (come Omniverse, Key Tronics Ensemble, Riviera Traxx e Centric House in cui operava, tra gli altri, con Claudio ‘Moz-Art’ Rispoli, Cesare Collina, Francesco Montefiori, Kid Batchelor e Patrick Duvoisin), oggi spesso riscoperte dalle nuove generazioni che usano il repertorio dei tempi per creare brani che di nuovo forse hanno solo il titolo. «Effettivamente in giro non sento nulla di realmente innovativo, anzi, il più delle volte mi pare che gran parte del materiale in circolazione sia scopiazzato. Non sta a me giudicare ma ritengo che un po’ di spregiudicatezza in più non guasterebbe affatto».

Ad ormai cinque lustri da “Kiss Me (Don’t Be Afraid)”, recentemente inserito da Joey Negro nella raccolta “Italo House”, la Heartbeat è tornata recentemente in attività. Che sia tempo di una rinnovata collaborazione? «Sono attivo più che mai e non escludo niente a priori. Vedremo cosa accadrà in futuro» conclude Montanari. (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

Annunci