DJ Fopp, i ricordi dell’italo house

DJ Fopp vCorre il 1990 quando la Inside, etichetta della Media Records di Gianfranco Bortolotti, pubblica “What You’re Gonna Do”, il disco di Fortunato Gallucci alias DJ Fopp. La sua prima produzione però esce già cinque anni prima e cavalca il fenomeno imperante dell’italo disco, ma è la house la vocazione di Gallucci. L’affermazione internazionale di progetti italiani come 49ers (del citato Bortolotti), Black Box, FPI Project e Double Dee, spingono tantissimi a cimentarsi nella produzione di brani ballabili e rigati dalle classiche pianate che diventano un vero e proprio marchio distintivo (e che all’estero qualcuno ribattezza, pure in senso denigratorio, spaghetti house). Adoperando l’acapella di “Passion From A Woman” delle Krystol (1986) viene fuori un pezzo con tutte le caratteristiche tipiche di quel periodo storico. Abbiamo incontrato DJ Fopp per farci raccontare qualcosa in più.

Perché Fopp? C’è un significato dietro questa sigla? Fo stava forse per Fortunato?
La mia prima esperienza radiofonica, a Radio Jesolo n°1, risale al 1976. Avevo bisogno di un nome d’arte e presi spunto da un pezzo degli Ohio Players contenuto nell’album “Honey”, intitolato per l’appunto “Fopp”.

La tua prima esperienza discografica invece?
Risale al 1984 con “Love Dance” di Jet Set, uscito agli inizi del 1985 su Good Vibes. La copertina ritraeva me e il mio amico Lorenzo Polesel detto Lollo con cui produssi il brano. In “Love Dance” cantammo entrambi e ci avvalemmo anche della stupenda voce di Dora Carofiglio dei Novecento. Tutte le parti furono registrate al Sandy’s Recording Studio di Sandy Dian, a Gambellara, in provincia di Vicenza.

Come e dove realizzasti “What You’re Gonna Do”? Come ti venne l’idea di usare l’acapella delle Krystol?
L’embrione del brano nacque a casa mia, nel mio home studio. Coadiuvato dai campionatori Akai ed Emax della Emu System riuscivo ad ottenere delle demo molto vicine al prodotto finito. All’epoca era una moda campionare acapellas e creare brani ex novo su queste, vedi “Ride On Time” dei Black Box costruito su “Love Sensation” di Loleatta Holloway. Il cantato delle Krystol mi ispirava particolarmente e quindi decisi di adoperarlo. Registrai il pezzo insieme all’amico Giancarlo Cuzzolin presso il Prisma Studio di Padova di Walter Cremonini. Fu proprio Cremonini a proporre il brano alla Media Records di Bortolotti. Negli studi di Roncadelle fu realizzato un re-touch finale, con Luca Lauri e Pieradis Rossini, oltre al mixaggio curato da quest’ultimo.

Quanto vendette il mix di “What You’re Gonna Do”?
Non me l’hanno mai detto. So però che fu licenziato in Francia da Airplay Records/Carrere sia in vinile che CD e fu inserito in una compilation che vendette migliaia di copie.

Il pezzo era piuttosto simile a “Don’t You Love Me” dei 49ers ma non ebbe lo stesso successo. Perché non riuscì ad imporsi nel medesimo modo?
Non ricordo se uscì prima il mio singolo o quello dei 49ers, ma obiettivamente non presi spunto da nessuno se non dal sound che era più in voga ai tempi. Probabilmente ad avvicinare ulteriormente il brano allo stile 49ers fu il re-touch di Rossini.

Perché non continuasti a collaborare con l’etichetta di Gianfranco Bortolotti?
Perché non si presentò più l’opportunità. Nel 1993 conobbi Massimo Giabardo col quale produssi svariati brani editi dalla UMD (Underground Music Department, gruppo Dig It International), Anty Record ed altre ancora.

(Giosuè Impellizzeri)

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