Tiny Tot – Discoland (D-Boy Records)

tiny-tot-discolandIntorno alla metà degli anni Novanta, complice l’affermazione internazionale dei rave, alcuni generi (e sottogeneri) musicali solitamente relegati al clubbing e al DJing specializzato si impongono al grande pubblico. È il caso della musica happy hardcore, variante “felice” dell’hardcore contraddistinta ugualmente da velocità elevate ma addolcita da inserti melodici, come riff di pianoforte e parti cantate. Artisti come Paul Elstak (con “Luv U More”, cover di “Love U More” dei Sunscreem, o “Don’t Leave Me Alone”), Charly Lownoise & Mental Theo (con “Wonderfull Days”, col sample di “Help (Get Me Some Help)” di Tony Ronald ripreso successivamente in “Wonder” da Cerla & Moratto, o “Stars”), Scott Brown (con “Now Is The Time”), i Technohead (con “I Wanna Be A Hippy” nota per il remix di Flamman & Abraxas che da noi viene proposto a 33 giri), e DJ Hixxy & MC Sharkey (con “Toy Town”) fanno la fortuna del genere che attecchisce pure in Italia, seppur per un periodo piuttosto breve. L’effetto dinamo è creato anche dal programma radiofonico Molly 4 DeeJay (di cui potete leggere un ampio approfondimento qui) che, tra 1995 e 1996, sdogana un genere sino ad allora seguito dai soli appassionati e che viene battuto poco dai network, soprattutto nelle ore pomeridiane.

Di riflesso pure la più canonica pop dance tende a lasciarsi infatuare dalle alte velocità dell’hardcore e già nell’autunno del 1994 Luca Pretolesi alias Digital Boy fa centro con un pezzo come “The Mountain Of King” che, pur conservando le caratteristiche di un brano da airplay radiofonico, si spinge sino ai 160 bpm. Quella strana forma di eurodance “dopata” prende piede da noi in modo definitivo nel 1995 generando una vera e propria invasione di dance ad alta velocità (Ramirez, Bliss Team, Club House, Z100, Exit Way, Da Blitz, JT Company, Marvellous Melodicos, giusto per citarne alcuni). Alla lista va doverosamente aggiunto “Discoland” di Tiny Tot, pubblicato proprio dall’etichetta di Digital Boy, la D-Boy Records, nell’autunno del 1995. «Ai tempi si facevano prima i pezzi e poi nascevano i progetti» racconta oggi Bob Benozzo, uno dei produttori di Tiny Tot. «Avevamo quel pezzo in stile happy hardcore che doveva avere un cantato così Sharon Francis (Asia, interprete della citata “The Mountain Of King”, nda) scrisse il testo e la melodia. Però non volevamo che fosse riconoscibile quindi decidemmo di pitchare la sua voce col campionatore e il risultato fu quella strana e caratteristica vocina tipica dei bambini che ispirò il nome Tiny Tot (ossia bambino piccolo, marmocchio). Lo realizzammo nel Demo Studio Professional di Luca che era pieno zeppo di strumenti: un banco Amek Big con parecchi outboard, varie macchine Roland (TR-909, SH-101, TB-303, Alpha Juno-1, MKS-80, JV-1080), Minimoog, Korg MS-20 ed M3, Akai AX60, Waldorf Microwave, Novation Bass Station, un campionatore Akai S1100 ed uno E-mu. Ogni tanto qualche strumento nuovo si aggiungeva alla lista e per noi era motivo di nuovi spunti e grande entusiasmo. Per “Discoland” i lavori si svolsero in modo molto veloce, meno di una settimana, dall’idea al mixaggio. Non fummo ispirati da nessun brano in particolare ma ascoltavamo costantemente le novità per essere aggiornati anche se, ad onor del vero, quello era il sound che stava creando Luca in quel periodo.

Arrivai a lui nel 1995, dopo aver frequentato un corso per tecnici del suono alla Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo che prevedeva uno stage in uno studio di registrazione. Tramite amici comuni riuscii a farlo presso il Demo Studio. Poiché Luca era alla ricerca di un collaboratore per la sua struttura, al termine di quella esperienza mi chiese di restare a lavorare lì. Uno dei primi progetti della D-Boy Records a cui partecipai fu “Don’t You Know (The Devil’s Smiling)” di Ronny Money Featuring Jeffrey Jey. Anche in quella occasione le cose andarono piuttosto velocemente, Luca preparò la base, c’era il riff e dovevamo aggiungere il cantato, così pensammo di coinvolgere Jeffrey. In una giornata appena fu scritto il testo, la melodia e fu registrata la voce. Nei giorni successivi realizzammo le versioni. Poche settimane dopo il brano suonava già in radio».

“Discoland” sfrutta i tipici elementi della happy hardcore, un riff di pianoforte ed una parte cantata. Viene fuori un discreto successo, sia per le radio che le discoteche. E per i negozi di dischi ovviamente. «Se ben ricordo in Italia vendemmo intorno alle 10.000 – 15.000 copie, ma il pezzo venne licenziato e venduto in tutta Europa quindi il totale fu di gran lunga maggiore. Tiny Tot piacque subito, alle radio ma anche a molti DJ e produttori, infatti vennero realizzati parecchi remix, come quelli di Giorgio Prezioso e di Z100 registrati nello studio di Luca e a cui partecipai, sia nella fase di realizzazione che di mixaggio. Di remix ne sono usciti molti pure negli anni a seguire, ogni tanto mi capita di scoprirne uno nuovo, fatto anche in anni recenti».

Inizialmente Tiny Tot è a tutti gli effetti uno studio project, ed infatti la D-Boy Records pubblica il mix in una sleeve generica. In occasione dei remix però in copertina figura una ragazza, la stessa che compare sull’edizione olandese della Samurai Records. «Visto il successo riscontrato si decise di dare forma al progetto e venne trovata un’immagine per poterlo promuovere adeguatamente, con gli spettacoli nelle discoteche e le interviste. La ragazza scelta come immagine era Alice Capelli, proprio quella che finì sulla copertina dei remix».

Oltre alle versioni di Sy & Unknown del 1997, la scozzese Q-Dup Records pubblica pure un secondo 12″ coi remix di Billy Reid, QFX e Paddy Frazer oggi particolarmente raro, tanto da raggiungere circa 250 euro di quotazione sul mercato dell’usato. «Francamente non ricordo tutte le versioni uscite nel corso degli anni ma credo che il successo fu decretato dal fatto che “Discoland” rappresentasse molto bene l’happy hardcore, con una melodia accattivante ed un’atmosfera divertente. Non a caso la D-Boy Records in quel periodo divenne un vero riferimento per l’happy hardcore ma anche per le più violente hardcore e gabber».

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Le D-Boy News, pubblicate tra novembre e dicembre 1996, che veicolano notizie relative al mondo hardcore, genere a cui si dedica la D-Boy Records

Tiny Tot torna nella primavera del 1996 con “La Bambolina”, cover di “La Poupée Qui Fait Non” di Michel Polnareff di trent’anni prima. Gli ingredienti sono i medesimi di “Discoland” ma non i risultati. «Non è mai facile bissare un successo. “La Bambolina” funzionò abbastanza bene ma non ai livelli di “Discoland”, probabilmente la moda dell’happy hardcore si stava già esaurendo e forse l’idea non era altrettanto forte come nel primo. Ad affiancare me e la Francis in quell’occasione fu Sergio Pretolesi, papà di Luca, grande musicista ed ottima persona. Tutta la famiglia Pretolesi partecipava alla gestione della D-Boy Records e Sergio, Gino per gli amici, ogni tanto tirava fuori dei giri di accordi o degli spunti che si sono trasformati in tracce di successo. Dal 1996 in poi il sound della D-Boy Records iniziò a diventare molto più “duro”, parallelamente all’irrobustirsi del movimento hardcore europeo (a tal proposito si vedano le D-Boy News, pubblicate tra novembre e dicembre 1996, nda). Visto che Tiny Tot era un progetto e non un artista decidemmo di andare avanti con altro e lo accantonammo».

Per Benozzo gli anni trascorsi alla D-Boy Records sono pieni di produzioni, come “Life Phase One” di Rebel Fiction, “Hallelujah” di Asia, “Fuck Macarena” di MC Rage, “Good Vibrations” di Oddness, “R.A.V.E.M.A.N. 2” di Raveman, “Jump Up You Bastard” di The Gabber Friends, “Talk About Me” di Vision (un cult per i collezionisti, oggi disposti a spendere anche oltre oltre cento euro per accaparrarsene una copia) e “The Summer Is My Life” di Davina. Insomma, il fatto che l’happy hardcore avesse esaurito il potenziale per il mainstream non lo ferma affatto. «Di quel periodo ricordo la creatività e la velocità con cui si facevano le cose. Lavorare con Luca è stata un’esperienza incredibile. All’epoca la dance aveva grande spazio nelle radio e rilievo nelle vendite e nel nostro caso, praticamente ogni cosa che facevamo funzionava ed aveva successo. “Fuck Macarena” di MC Rage, ad esempio, fu una hit clamorosa con oltre un milione di copie vendute in Europa. La mia avventura alla D-Boy Records finì nel 1997 quando Luca spostò l’attività da Melazzo a Milano e decisi di non seguirlo. Iniziavo ad interessarmi ad altri generi musicali e mi sembrò più logico iniziare una nuova avventura. Tuttavia siamo rimasti in ottimi rapporti di amicizia e stima, di tanto in tanto ci sentiamo compatibilmente con i nostri impegni. L’ultima volta che abbiamo parlato mi ha detto che noi facevamo l’EDM quando questa non aveva ancora un appellativo. Infatti l’EDM attuale ha molti punti in comune con la dance di venti anni fa.

Dopo aver prodotto ancora qualche pezzo dance (come “You Are The Dream” di Anette e “World Groove” di J. White, entrambi del 2001, e “2 Sides” di Andy J, 2002, poco prima che “Discoland” fosse coverizzata da Flip & Fill Feat. Karen Parry, nda) mi sono spostato verso generi molto più pop ma spesso contaminati con l’elettronica. Oggi sono un produttore artistico, arrangiatore, sound engineer e lavoro principalmente nel mercato spagnolo e latino, ma talvolta anche in Italia. Ho avuto dieci nomination ai Latin Grammy e gli album che ho prodotto, oltre cento, hanno venduto venti milioni di copie nel mondo ottenendo oltre cinquanta tra dischi d’oro e di platino. Ma, tra le altre cose, ho trovato il tempo per collaborare con un amico di vecchia data, Bottin, che di tanto in tanto mi coinvolge nei suoi progetti, come “Sage Comme Une Image” del 2012 e “Punica Fides” del 2014, a cui partecipo sempre molto volentieri». (Giosuè Impellizzeri)

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Da Blitz – Movin’ On (Inprogress)

Da Blitz - Movin' OnVero successo della primavera 1995, il brano dei Da Blitz (Simone Pastore e Viviana Presutti), ha origini ancora più lontane, almeno a livello di creazione. «Era pronto già un anno prima in una versione differente rispetto a quella che poi uscì a firma Gabry Ponte. Eravamo molto richiesti in Spagna per i concerti e quindi, per allungare il programma e fare almeno mezz’ora di esibizione, producemmo diversi inediti tra cui “Movin’ On”» racconta lo stesso Pastore. La versione in questione si può ascoltare in un video registrato a luglio 1994 durante lo show dei Da Blitz alla discoteca Modonovo di Savelletri, in Puglia.

A marzo del 1995, in piena era eurobeat, “Movin’ On” fa capolino su etichetta Inprogress, sublabel della Bliss Corporation che comprende i progetti di maggior successo come Bliss Team, Vandana, Blyzart e molti altri. «Era un disco che si differenziava dai precedenti in quanto anticipava un po’ le sonorità che emersero alla fine di quell’anno, vertendo sulla progressive/trance, con una velocità più sostenuta rispetto ai classici 135 bpm che andavano di moda fino al 1994 per quanto riguarda la dance».

Lo Studio A della BlissCo (1994)

Lo studio A della Bliss Corporation nel 1994, dove vengono realizzati tutti i singoli dei Da Blitz. Foto gentilmente concessa da Simone Pastore

La popolarità dei Da Blitz si consacra proprio con questo singolo che arriva come i precedenti tre in vetta alle classifiche italiane ed europee, e vede, oltre all’uscita di diversi remix (tra cui il Puerto Rico, in cui il refrain centrale del disco cantato da Viviana viene sostituito dal rap “reggaeggiante” di Jeffrey Jey), la realizzazione di un videoclip, «girato, come sempre, negli studi della Bliss Corporation e realizzato facendo largo uso di computer grafica. Era nostra abitudine far apparire negli stessi videoclip la maggior parte del gruppo di produzione dell’etichetta, come ad esempio Gabry Ponte».

Chiosa finale sul periodo alla Bliss Corporation: «Entrai nel team dell’etichetta torinese di Massimo Gabutti e Luciano Zucchet a settembre del 1993 quando c’erano due studi e il progetto di punta era Bliss Team, fresco di successo grazie a “People Have The Power” pubblicato dalla Propio Records di Stefano Secchi. Il nostro “Let Me Be” fu il primo a marchio Inprogress, gli studi e la struttura si ampliarono e c’era un’atmosfera davvero da grande famiglia. Era un piacere arrivare in studio e non era affatto stressante essere lì dalla mattina fino a tarda sera. Poi qualche insuccesso discografico ha iniziato a deteriorare i rapporti ma faceva parte del gioco, il ricordo di quegli anni resta e resterà comunque bellissimo» conclude Pastore.

Dopo “Movin’ On” i Da Blitz continuano ad essere presenti nelle classifiche con “Take Me Back” ed “I Believe”, per poi arrivare alla conclusione del progetto nella primavera del 1998 con “Love & Devotion”, poco prima di “Blue” degli Eiffel 65, che segna la seconda giovinezza discografica per l’etichetta torinese. (Luca Giampetruzzi)

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Bliss Team Featuring Jeffrey Jey – People Have The Power (Propio Records)

Bliss Team - People Have The PowerIl successo internazionale ottenuto dagli East Side Beat e dai Double You, rispettivamente con “Ride Like The Wind” nel 1991 e “Please Don’t Go” nel 1992, è il probabile motivo che nei primissimi anni Novanta spinge molti produttori dance italiani a cimentarsi nei rifacimenti di brani del passato. Così, tra 1992 e 1993, scoppia la “covermania”, un fenomeno naturalmente non circoscritto solo a tale biennio ma che in quell’arco temporale si fa sentire con particolare insistenza. Inizia proprio con una cover la carriera discografica dei Bliss Team, progetto torinese nato dalla collaborazione tra il DJ Roberto Molinaro e il cantante Gianfranco Randone alias Jeffrey Jey.

«Il nome Bliss Team nacque da un’idea di Alex Peroni, lo inventò per un brano di Stefano Secchi a cui avevo lavorato. Non conoscevo ancora Gianfranco ma lo provinai proprio io quando si presentò in studio. Era appena tornato in Italia da Manhattan e non parlava molto bene l’italiano. Quando sentii la sua voce ebbi un brivido, lo stesso che provo ancora oggi quando lo sento cantare» racconta oggi Roberto Molinaro. «Una serie di coincidenze ci fece optare per la cover della canzone di Patti Smith: la Propio Records aveva già in classifica un remake della Smith, “Because The Night” dei Co.Ro., e “People Have The Power” era destinato proprio a loro e doveva essere cantato da Taleesa. I Co.Ro. però rifiutarono il brano quindi lo facemmo cantare a Jeffrey» spiega ancora Molinaro. «Sono trascorsi 23 anni ma ricordo tutto di quel disco. La lavorazione durò molto, Jeffrey cantò il provino di notte e il caso volle che non riuscì più a ricantarlo con la stessa espressione, quindi optammo proprio per la registrazione del provino. A casa ho ancora il campionatore coi sample vocali e credo che quell’Emax II abbia contribuito in modo determinante alla realizzazione di “People Have The Power”. Per fare il taglio di voci all’inizio della stesura impiegammo circa otto giorni. In quel periodo era in atto una vera rivoluzione nel panorama discografico italiano e molte etichette che arrivavano dagli anni Ottanta non avevano ancora ben chiaro cosa stesse accadendo. La Time Records era appena (ri)nata e la Propio, legata a Radio 105, aveva un profilo internazionale grazie ai Co.Ro. citati prima. Per noi Propio fu una grande vetrina, ci garantì subito una solida credibilità oltre al supporto radiofonico. Fu proprio 105 a lanciare il disco che in appena due settimane conquistò il primo posto della classifica di vendita. Non potevamo chiedere di più. Ad aiutarci furono anche le presenze in compilation di successo come “Discomania Mix” o “Danceteria” con cui sbarcammo nelle autoradio di tutta Italia».

Bliss Team su Videomusic

I Bliss Team nel 1994 durante l’esibizione al Genux di Lonato andata in onda nel programma Caos Time sul canale televisivo Videomusic 

“People Have The Power” viene pubblicato anche all’estero: la stampa belga annovera il remix di Vito Lucente (il futuro Junior Jack) mentre quella spagnola include sul lato b un’altra cover, “Living On A Prayer” dei Bon Jovi, edita anche in Italia in occasione dell’uscita dei remix. Nel frattempo la Propio tenta di bissare l’exploit di “Because The Night” e “People Have The Power” con altri rifacimenti, “A Brighter Day” di Stefano Secchi, remake di “Una Storia Importante” di Eros Ramazzotti, e nel 1994 “Somebody To Love” di Baffa, cover dell’omonimo dei Jefferson Airplane. Nonostante il forte antagonismo tra Radio 105 e Radio DeeJay, i Bliss Team riescono ad entrare nelle grazie di Albertino contrariamente a quanto invece accade a “Because The Night”, che comunque vanta oltre 660.000 copie vendute nel mondo. «La rivalità correva più tra Jovanotti e Stefano Secchi ma Albertino passò il brano nel DeeJay Time perché gli piaceva, al punto da farlo entrare pure nella DeeJay Parade. Noi però eravamo molto giovani per capire le dinamiche di quei tempi» prosegue Molinaro.

You Make Me Cry

La copertina di “You Make Me Cry”, il pezzo con cui i Bliss Team tornano al successo all’inizio del 1995

Come avviene per la maggior parte degli autori e band pop dance, il successo discografico dei Bliss Team è altalenante. Il secondo momento dorato risale al 1995 quando esce “You Make Me Cry”, caratterizzato da un intro orchestrale e rilevato nel territorio tedesco da una multinazionale, la RCA. «Vivevo quelle esperienze da DJ, la mia priorità è sempre stata mettere i dischi. Dopo “People Have The Power” avemmo un forte calo (“Go!” del 1994, in joint venture tra Propio ed Inprogress, passa quasi inosservato, anche se quell’anno i Bliss Team remixano “Come Mai” degli 883 e “Freak” di Samuele Bersani, nda) ma tornammo in classifica con “You Make Me Cry”. Però devo ammettere che il numero di serate, soprattutto all’estero, rimase costante anche durante quella fase di transizione non fortunata. Io comunque non amavo tutti quei concerti, spesso salivo sul palco con una tastiera senza neanche il cavo di alimentazione (come qui e qui, nda). Con l’uscita del remix di “You Make Me Cry” decisi quindi di lasciare il tour dei Bliss Team e tornare nei club. Un musicista prese il mio posto sino alla conclusione della tournée mentre io iniziai a lavorare all’Ultimo Impero con Gigi D’Agostino, con cui già collaboravo in ambito discografico (nei progetti Blasfemia e Satellite)».

Molinaro resta comunque nel team di produzione dei Bliss Team che incidono altri cinque singoli ma con successo singhiozzante. Il sipario viene tirato nel 1998 con la cover di “With Or Without You” degli U2. «Grazie agli introiti ottenuti coi Bliss Team riuscimmo a rinnovare gli studi, assumere risorse umane (tra cui l’amico d’infanzia Maurizio Lobina) e ed aprire l’Inprogress Records dove fiorirono, tra gli altri, i Da Blitz col neoarrivato Gabry Ponte. Della Bliss Corporation ricordo ogni singolo nato al suo interno, era un posto fantastico dove vigeva un solo obiettivo, creare musica. Mi porto dietro un solo rimpianto, non essere riuscito a salvarla» conclude Molinaro.

Circa un anno dopo la fine dei Bliss Team l’etichetta torinese di Massimo Gabutti e Luciano Zucchet, che prende il nome proprio dal duo di “People Have The Power”, torna alla carica con gli Eiffel 65 (i citati Ponte, Lobina e lo stesso Randone), tra gli ultimi exploit mondiali per la pop dance italiana. (Giosuè Impellizzeri)

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