KMC Feat. Dhany – Somebody To Touch Me (D:vision Records)

KMC Feat. Dhany - Somebody To Touch MeNel 1995 la Energy Production di Alvaro Ugolini e Dario Raimondi Cominesi pubblica il primo singolo dei fantomatici KMC. Lo colloca su una delle sue sublabel più strategiche, acclamate ed ancora in attività, la D:vision Records, ai tempi prevalentemente legata alla house/garage prodotta in Italia (Sima, Roberto ‘Hardcorey’ Corinaldesi, Massimino Lippoli, M.C.J.) e a strepitose licenze messe a segno sin dal 1991 tra cui “Go” di Moby, “Can You Feel It” di Chez Damier, “Brighter Days” di Cajmere Featuring Dajae, il fortunatissimo remix di StoneBridge di “Show Me Love” di Robin S, “Beautiful People” di Barbara Tucker, “The Queens Anthem” di Loleatta Holloway e “Throw” di Paperclip People. Insomma, un vero competitor per altre affermate realtà italiane di allora come UMM, Heartbeat, Calypso Records, Palmares e MBG International Records.

A differenza dei titoli destinati ai DJ delle discoteche specializzate però, “Somebody To Touch Me” mostra potenzialità capaci di generare crossover. Forse per una piuttosto schietta somiglianza ad una hit di quell’anno, “Your Loving Arms” di Billie Ray Martin, il brano intriga non solo gli amanti della garage newyorkese ma anche i programmatori radiofonici. A produrre è Davide Riva che oggi racconta: «Il progetto nacque nel 1995 e, contrariamente a quel che qualcuno potrebbe pensare, non risiedeva alcun significato dietro la sigla KMC, la scelsi solo perché “suonava” bene. “Somebody To Touch Me” venne sviluppato di getto, in un paio di settimane circa. Per realizzarlo usai un campionatore Akai S1000, varie tastiere tra cui il Korg M1 ed un computer Atari su cui girava il sequencer Notator. L’ispirazione fu Billie Ray Martin ma solo per una versione, la The Original. Quella principale invece, la The Classic, era più à la Robin S».

La The Original ripesca le atmosfere ormai sopite della italo house di fine anni Ottanta/primi Novanta, col caldo suono del pianoforte a scandire il cantato a cui è affidata tutta la prima parte interamente beatless (la cassa arriva quasi al terzo minuto). Il finale tende ad inacidirsi con soluzioni strumentali ed un suono di sintetizzatore che si avvita vorticosamente. Senza dubbio la The Classic risulta più immediata grazie al basso “tubato” che strizza l’occhio allo stile di StoneBridge, vero “re Mida” dei remix di quel periodo. A curare il mastering (digitale, così come viene rimarcato dall’adesivo sulla copertina) è Antonio Baglio. Il lato b ospita due versioni ad opera del citato Massimino Lippoli, la Maxx Suite e la Pitt Bull A-H: entrambe mirano ad una house/garage di classe in cui la voce di Daniela Galli alias Dhany risalta magnificamente.

«Ai tempi Lippoli lavorava spesso per la Energy Production e quindi fu una scelta abbastanza logica optare per lui come remixer» afferma Riva. Ed aggiunge: «Il brano aveva un carattere internazionale, la voce di Dhany era particolare ed interessante, gli ingredienti c’erano tutti per un possibile successo ed infatti, se ben ricordo, ad Ugolini e Raimondi Cominesi piacque sin dal primo ascolto. Certo, non vendette milioni di copie ma andò bene».

“Somebody To Touch Me”, un “distillato” tra Billie Ray Martin e Robin S ma con piacevoli diversivi che non lo rendono un prodotto banalmente derivativo, viene licenziato all’estero e nel Regno Unito, ai tempi tra le nazioni più ambite per il business discografico, è la prestigiosa Champion a ripubblicarlo e a commissionarne alcuni nuovi remix. «Vederlo ristampato sull’etichetta londinese fu una vera soddisfazione anche se, ad onor del vero, non diedi molto peso perché in quel periodo c’era anche Whigfield (altro progetto a cui Riva lavora con Larry Pignagnoli, nda) che stava funzionando ottimamente oltremanica».

Il follow-up di “Somebody To Touch Me” esce nel ’96, si intitola “Street Life” e racchiude vari remix tra cui quello di un guru della house, Todd Terry, ma l’accoglienza che il mercato gli riserva è tiepida. «Purtroppo non andò bene come il primo. Nonostante il maggior investimento economico che riguardava coristi ed un remixer di prestigio come Todd Terry, il pezzo non venne molto considerato».

Dal 1998, anno in cui Dhany inizia la carriera da solista con “Dha Dha Tune”, Davide Riva comincia ad incidere dischi come Paco Rivaz e lascia il progetto KMC che torna nel 2001 con “I Feel So Fine”, prodotto da Pignagnoli e dai cugini Alle e Benny Benassi. È l’ultimo ad essere cantato dalla Galli, rimpiazzata l’anno seguente per “Get Better” da Sandy Chambers che prende posto anche sulla copertina e chiude la storia di KMC. (Giosuè Impellizzeri)

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