Follow-up, croce e delizia dei produttori dance

FORTUNE-IS-IN-THE-FOLLOW-UPIn un mondo costellato di mix e remix, uno dei compiti più ardui per i produttori dance negli anni Novanta è realizzare i cosiddetti follow-up. Ma cosa è precisamente un follow-up? Nella maggior parte dei casi, nel panorama mainstream, si tratta del brano che segue la hit realizzata dallo stesso artista. Alcuni dicevano (e dicono ancora) che arrivare al successo con un disco può essere facile, il difficile è mantenerlo. Verissimo. E il follow-up, croce e delizia di tanti produttori, diventa un elemento cardine di questo processo. Tanti azzeccati, altrettanti sfortunati per tutta una serie di motivi, o perché non forti come il disco precedente, o perché troppo simili. Il successo, d’altronde, può cogliere impreparato chiunque, musicalmente parlando. Nella dance gli esempi sono tantissimi, anche troppi, e in questo articolo ne andrò a citare alcuni che non hanno avuto il riscontro sperato.

Twenty 4 Seven “Are You Dreaming?” (1990)
Il classico follow-up basato sulle “fondamenta” della hit precedente. Dopo essere stati tra i protagonisti dell’annata discografica con “I Can’t Stand It” (sesto singolo più venduto dell’anno in Italia), gli olandesi Twenty 4 Seven producono un brano che non riesce proprio a svettare nelle classifiche, come anche i successivi. Una vera e propria meteora del panorama dance.

Snap! “Exterminate” (1992)
Francamente il compito è davvero difficile, ossia emulare il successo di “Rhythm Is A Dancer”,che ha davvero fatto la storia della eurodance anni Novanta con milioni di copie vendute. Un follow-up atipico visto il cambio di sonorità (più vicine a “The Power”) che lascia spiazzati gli addetti ai lavori.

Felix “It Will Make Me Crazy” (1992)
“Don’t You Want Me” è un disco fortissimo: costruito su un campione vocale delle Jomanda (“Don’t You Want My Love”, del 1989), riesce a catalizzare l’attenzione generale nel 1992 e diventare uno dei brani più belli di tutto il decennio. Il seguito, uscito nello stesso anno, ne riprende gli elementi principali risultando semplicemente un buon disco ma nulla di più.

Whigfield “Another Day” (1994)
Gloria anche per le produzioni dance italiane, nel 1994. “Saturday Night” (pubblicato già nel 1993 ma senza ottenere riscontri) vende ben 1 milione di copie solo nel Regno Unito nell’autunno dello stesso anno ma il follow-up viene forse rilasciato troppo a ridosso del precedente (e, a dire il vero, è anche troppo simile), tanto da passare inosservato nelle classifiche. Va meglio invece, dopo qualche mese (estate 1995), a “Think Of You”.

Quadran “Free Your Mind” (1996)
Il 1996 è un anno fortunato per i brani strumentali, ma già a fine 1995 i pezzi di tale genere iniziano a fare capolino nelle classifiche, come “Eternally” dei Quadran, parecchio programmato anche in Italia. Il duo di stanza in Belgio non perde tempo e dopo pochissimo tempo prova a cavalcare l’onda del successo con “Free Your Mind”, pezzo molto d’atmosfera che però presenta poco appeal radiofonico rispetto al precedente.

B.B.E. “Flash” (1997)
Arrivati inaspettatamente al grande successo nelle classifiche europee nel 1996 con la strumentale “Seven Days And One Week”, il trio francese formato da Bruno Sanchioni, Bruno Quartier ed Emmanuel Top produce un follow-up di ottima qualità che però si (dis)perde dopo un buon inizio, calando il sipario sul successo commerciale del progetto.

Paradisio “Vamos A La Discoteca” (1997)
Alcuni progetti dance degli anni Novanta sono perfetti per il periodo estivo, non solo per i brani, decisamente allegri, ma anche per l’aspetto delle cantanti. In questo caso Marisa, vocalist del progetto belga Paradisio, appare sempre con parrucche colorate. “Bailando” infiamma l’estate del 1997 ma non fa altrettanto il follow-up, uscito nell’autunno dello stesso anno.

Whirlpool Productions “The Cold Song” (1997)
“From: Disco To: Disco” nasce davvero per caso, in studio di registrazione, mentre uno dei componenti del progetto, Eric D. Clark, intona un motivetto orecchiabile in uno stato fisico non molto sobrio. Diventa uno dei grandi successi del 1997. Il disco successivo non ottiene gli stessi riscontri, rispedendo i tedeschi nell’ambito della musica house da club.

Bacon Popper “Rejoice In Love” (1998)
Tra i dischi-rivelazione dell’estate 1998 c’è “Free” degli italiani Bacon Popper, incentrato sul riff di “New Year’s Day” degli U2 e su una ritmica parecchio efficace, che ottiene un ottimo successo anche all’estero, in particolare in Francia. Non va però bene al secondo singolo, che ripesca “Bette Davis Eyes” di Kim Carnes. «Odio fare i follow-up» afferma qualche tempo dopo Paola Peroni, DJ e responsabile del progetto.

ATB “Don’t Stop!” (1999)
Dopo essere stato parte integrante del progetto Sequential One (insieme a Thomas Kukula alias General Base), il giovane André Tanneberger prova, alla fine del 1998, ad uscire allo scoperto con lo pseudonimo ATB e il brano “9 PM (Till I Come)”. Successo europeo ma follow-up davvero troppo simile. Non un flop ma nemmeno un disco da ricordare come il primo.

(Luca Giampetruzzi)

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