Supercar – Tonite (Rise)

Supercar - ToniteQuando le radio iniziano a trasmettere “Tonite”, alla fine del 1998, il nome del gruppo fa tornare alla memoria un classico dei telefilm americani del decennio precedente. Si tratta solo di un’assonanza fonetica però, visto che i Supercar non dividono nulla con Michael Knight e l’auto parlante KITT della serie “Knight Rider”, Supercar in Italia, anche se il mondo della televisione copre un ruolo non certo marginale nella loro genesi. A celarsi dietro il progetto sono Alberto Pizzarelli e Riccardo ‘Ricky’ Pagano, già da qualche tempo attivi in ambito discografico. «Ci conosciamo da tantissimi anni, da molto prima rispetto a quando nacque “Tonite” che non fu, come qualcuno potrebbe pensare, la nostra prima avventura musicale» racconta oggi Pagano.

Come preannunciato, il loro primo successo affonda le radici nel piccolo schermo visto che “Tonite” è il riadattamento della sigla del cartone animato nipponico “Supercar Gattiger” realizzata dal compianto Alessandro Centofanti e dalla moglie Gloria Martino, a sua volta derivata da “Dance On”, brano composto da Ennio Morricone per il film “Così Come Sei”, diretto nel 1978 da Alberto Lattuada e riutilizzato in altre due celebri pellicole di Carlo Verdone, “Un Sacco Bello” del 1980 e “Bianco, Rosso E Verdone” del 1981 (rispettivamente nelle scene all’ospedale e nel supermarket dell’autogrill). «L’idea di riprendere quel pezzo fu di Riccardo» ricorda Alberto Pizzarelli. «Avevamo allestito un piccolo spazio per dare vita alle nostre sperimentazioni sonore e passavamo molto tempo ad ascoltare pezzi nuovi e vecchi. Un giorno, per puro caso, portai un CD contenente sigle di cartoni animati, parecchi tratti dal Progetto Prometeo, ed ascoltando quella di “Supercar Gattiger” Riccardo mi fece notare che le sue sonorità potevano essere facilmente adattabili ad un pezzo dance contemporaneo. Lo realizzammo insieme, ognuno mise il suo e tirammo fuori dal nostro Alpa Studio di Pontecagnano un demo strumentale ed una parte vocale acappella, anche se la scelta di farlo cantare fu presa solo in un secondo momento».

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Ricky Pagano insieme ad Alex Gaudino e Molella negli studi di Radio DeeJay (199x)

A pubblicare il disco è la Time Records che lo convoglia su Rise, etichetta house nata un anno prima e curata artisticamente da Alex Gaudino. «La mossa vincente fu affidarsi ad un professionista come Gaudino, amico d’infanzia di Riccardo, giacché noi non avevamo proprio idea di ciò che avevamo prodotto» prosegue Pizzarelli. «Fu lui quindi a portarci alla Time Records di Giacomo Maiolini che apprezzò subito la nostra creazione non chiedendoci alcuna modifica. “Tonite” era perfetto, girava su un’idea fantastica e possedeva il giusto timbro, insomma pronto per la stampa. A gestire il tutto fu proprio Gaudino, parte integrante del progetto tanto da finire meritatamente nei crediti come autore. La Rise poi commissionò due remix, quello dei Constipated Monkeys (Harry “Choo Choo” Romero e Jose Nuñez, nda) e di Kawala, entrambi favolosi».

“Tonite” mostra subito le sue potenzialità grazie ad una house venata di funk trainata dal ritornello del cartoon, ottimamente incastrato nella stesura e che crea l’effetto amarcord per i più grandicelli. Particolarmente azzeccata anche la voce di Mikaela che interpreta vocalmente il brano, ma pare fosse ancora minorenne e quindi si rese necessario sostituirla con una modella nel video. «È vero, Michela, che per l’avventura nei Supercar scelse di chiamarsi Mikaela, fu rimpiazzata» svela Pagano. «Non nascondo che fu una scelta difficile e, ancora oggi, particolarmente sofferta ma vista la sua tenera età la Time consigliò caldamente l’uso di un personaggio immagine, pratica che peraltro all’epoca era piuttosto diffusa come ad esempio nel caso di Corona (e in merito a ciò si veda questo ampio reportage, nda)». Qualcuno nell’ambiente parla anche di una versione mai pubblicata di “Tonite” cantata dalla catanese Giovanna Bersola alias Jenny B, proprio l’interprete di “The Rhythm Of The Night” della citata Corona. «Ad onor del vero esiste più di una versione con la voce della Bersola ma rimasero tutte nel cassetto» rivelano gli autori senza però specificarne le ragioni.

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Un’immagine tratta dal book fotografico promozionale dei Supercar (1999)

Il follow-up di “Tonite” esce nella primavera inoltrata del 1999, si intitola “Computer Love” e viene remixato dall’olandese Olav Basoski e dall’inglese Tim ‘Love’ Lee, boss della Tummy Touch. La formula stilistica resta prevedibilmente invariata ma non i risultati. «Non andò bene come il primo anche perché la produzione fu frettolosa visto che l’etichetta ci chiese di realizzarlo in tempi brevi, ma nonostante tutto possiamo ritenerci soddisfatti». Pizzarelli e Pagano tornano su Rise nel 2000 ma come Daf Fader col brano “Da Bridge” che cavalca il trend del cosiddetto “french touch”, affermatosi commercialmente soprattutto grazie ai produttori francesi seppur non ne fossero gli unici artefici. Alla belga ARS Club affidano il poco noto “If You Wanna Dance” di Missy Moss mentre come Big Flower incidono “Fever” e remixano “Just Leave Me” di Box Office licenziato dalla Strictly Rhythm e prodotto da Roger Sanchez. Il progetto Supercar, che gli ha portato fortuna poco tempo prima, resta attivo solo per un remix realizzato per Wordclock.

«Il nostro non fu esattamente un abbandono. Decidemmo di non utilizzare più il nome Supercar perché ritenevamo che i nuovi brani non fossero all’altezza dei precedenti e perché seguivano uno stile piuttosto diverso da quello di “Tonite”, quindi di comune accordo preferimmo coniare nuovi pseudonimi artistici». Nel 2001, in scia agli ultimi colpi di coda dell’italodance, il duo salernitano cede alla Planet Records di Roberto Ferrante “Run Run Baby” di Supercop che, almeno nel nome, sembra voler citare Supercar. «Supercop nacque da una mia idea», svela Pizzarelli. «Non avevo alcuna intenzione di richiamare il progetto Supercar però, bensì rimandare al mio lavoro quotidiano, quello del poliziotto».

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Uno scorcio dell’Alpa Studio a Pontecagnano

Il successo dei Supercar giunge poco prima che l’Italia finisca impantanata in una formula che si rivela poco propizia sulla piazza internazionale (eccetto per qualcuno, come Benny Benassi o Andrea Doria). Il nostro Paese smette progressivamente di essere un solido punto di riferimento in ambito pop dance, probabilmente a causa sia di un livello creativo latente e sempre più assente, sia di incapacità manageriali di confrontarsi con un mercato che avanza speditamente verso la globalizzazione. «Crediamo che il crollo del segmento della dance sia stato causato da molteplici fattori, in primis l’introduzione degli MP3 e la forte ascesa della tecnologia a basso costo che hanno favorito l’accessibilità a chiunque avesse in mente “qualcosa da realizzare”. Di conseguenza tutti hanno avuto facoltà di esprimersi saturando presto il limite di ascolto delle etichette che, a loro volta, si sono ritrovate a fronteggiare con un notevole incremento di produzioni da valutare. Il grosso flusso di musica in circolazione ha reso più difficile anche il compito delle radio, impossibilitate a far ascoltare tutto in una scaletta di poche ore. Morale? Chissà quanti pezzi sono stati cestinati in questi anni, magari anche quelli meritevoli dell’attenzione della massa che purtroppo non è riuscita mai a conoscere. Restiamo del parere però che la creatività non si sia mai esaurita». (Giosuè Impellizzeri)

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KK – Talkin’ About (Wicked & Wild Records)

KK - Talkin' AboutCome si legge in un advertising della MPI Electronic risalente al 1995, “il 13 ottobre 1992, alle porte di Bologna, con una esibizione passata alla storia, i KK conquistano il loro primo titolo italiano DMC. A marzo 1993 a Londra, durante la finale mondiale, conquistano il terzo gradino del podio con una velocità, una scelta musicale ed una innovativa coreografia a quattro mani da lasciare increduli tutti i presenti”. Ai tempi Giuseppe ‘Kikko’ Palumbo e Marko ‘Kenneth’ Rossetti sono tra i più agguerriti scratcher italiani, considerati papabili vincitori del titolo.

«Ci conoscemmo ai tempi della scuola, abitavamo nello stesso quartiere di Salerno, il Pastena. Per caso un giorno ci ritrovammo dietro i giradischi ed iniziammo a scratchare quasi contemporaneamente. L’effetto della sincronizzazione fu strabiliante e decidemmo di perfezionare il tutto studiando un programma dettagliato» racconta Palumbo. «Col tempo aggiungemmo tecniche nuove che ci permisero di vincere le finali italiane del DMC nell’autunno del 1992 ed assicurarci il terzo posto a Londra pochi mesi dopo. Fu un’esperienza tanto memorabile quanto impegnativa, per preparare quella famosa esibizione furono necessarie molte ore al giorno di prove ed esercizi. Era richiesto un vero e proprio allenamento fisico per sostenere i movimenti coordinati alla perfezione».

KK (1995)

La pagina pubblicitaria della MPI Electronic (1995). I KK sono testimonial per la Gemini

Come avvenuto precedentemente con altri assi del turntablism nostrano patrocinato dal DMC (Andrea Gemolotto, Francesco Zappalà, Giorgio Prezioso o Daniele Mondello, giusto per citarne alcuni), anche i KK intraprendono la carriera discografica. Nell’autunno del 1993 esce il loro primo disco, “Talkin’ About”, fatto di eurohouse trainata da una porzione vocale tratta da “Ain’t Nobody Better” degli Inner City di Kevin Saunderson. Il disco, dedicato al DJ salernitano prematuramente scomparso Ugo Schettini, viene pubblicato dalla Wicked & Wild Records, una delle etichette gestite dal noto negozio di dischi di Modena, il Disco Inn di Fabietto Carniel. «A suggerirci di approntare un lavoro discografico subito dopo il campionato DMC fu il nostro manager dell’epoca, Antonio Germinario dell’agenzia Top Agency. Stavamo già elaborando alcuni sample e scegliemmo quello degli Inner City campionando la voce della cantante Paris Grey. Ai tempi in studio il campionatore era fondamentale, il vero fulcro dell’ideazione di brani dance. Non vi era un pezzo in cui non fosse possibile riconoscere un sample estrapolato attraverso questo strumento e poi risuonato in un nuovo contesto. In tal maniera si ridava vita al brano originale facendolo conoscere anche ai più giovani. “Talkin’ About” fu totalmente ideato ed arrangiato da noi, solo successivamente DJ Herbie ci aiutò a mixarlo a Modena ed aggiunse la sua versione, la Club Mix. Per realizzarlo usammo un computer Atari ST-1040 su cui era installato Cubase, un campionatore Akai S950, una tastiera Roland Alpha-Juno 1 ed una workstation Korg 01/W. Per completarlo impiegammo un mesetto. Il singolo vendette all’incirca trentamila copie ma calcolando tutte le compilation in cui venne racchiuso superammo le duecentomila».

Sul 12″ di “Talkin’ About”, ben supportato dalle emittenti radiofoniche italiane, è inciso anche DMC Scratch Beats, un inserto in cui, in poco meno di una manciata di minuti, i due scratcher dimostrano le loro abilità turntablistiche a chi non ha avuto la fortuna di assistere alle performance del DMC. In assenza di internet, di YouTube e delle dirette sui social network, l’operazione risulta più che fondata. «Non fu affatto semplice emergere a livello discografico. Eravamo noti per l’abilità in consolle ma non come produttori e per evidenziare di essere proprio gli stessi KK del DMC inserimmo una “versione” a mo’ di performance in tutti i nostri dischi (cosa che viene replicata, in parallelo, anche da Giorgio Prezioso, nda). Divenne il nostro marchio di fabbrica, una sorta di “firma sonora”».

Circa un anno dopo i KK abbandonano la modenese Wicked & Wild Records per approdare alla Drohm, neonata etichetta inaugurata dalla napoletana Flying Records proprio con la loro “I Let U Go” interpretata da Kay Bianco. Sebbene stilisticamente simile al precedente, il brano non raggiunge i medesimi risultati. «Non ebbe lo stesso successo del primo ma lo si poteva ascoltare su gran parte delle radio italiane e in tutti i locali era un apprezzato riempipista. Erano i tempi in cui Radio DeeJay dettava i numeri di vendita dei supporti in vinile, e poiché l’emittente di Via Massena non gli diede una programmazione continua purtroppo non riuscì ad imporsi come “Talkin’ About”. In quel periodo vivere a Salerno, lontano dai centri nevralgici della discografia di allora come Milano o Brescia, comportò vari problemi. L’assenza dei veloci mezzi di comunicazione odierni imponeva una lentezza inimmaginabile e così nel 1994 passammo alla Flying Records. Fu una scelta dettata anche dall’ideale dell’Ostrica di Verga, avevamo difficoltà nel distaccarci dai luoghi dove eravamo nati e cresciuti e per risolvere i problemi di distanza decidemmo di restare in zona, legandoci ad una casa discografica campana peraltro in crescita esponenziale a livello internazionale. Ci parve davvero la cosa più ovvia da fare ma col senno di poi si rivelò una scelta del tutto sbagliata».

KK (1994)

I KK in un advertising pubblicitario del 1994, quando sono testimonial della World Tribe Productions distribuita in Italia dall’Interga di Bressanone

Col supporto della Gig Promotion, Palumbo e Rossetti iniziano ad esibirsi come performer sia in Italia che in Europa, coproducono “All Night Long” di Mr. Polon per la Discoid Corporation e stringono contatti con svariati artisti che ruotano intorno al mondo della dance tra cui la cantante Carol Bailey che nel 1995 interpreta il loro terzo singolo “I Can’t Stand (Paria)” anche se il featuring non viene ufficializzato pare per motivazioni legate a vincoli contrattuali. Il disco è pubblicato ancora dalla Drohm e nel team di produzione compaiono anche Graziano Fanelli, Pieradis Rossini ed Alessandro Carino della bresciana DJ Movement. Nonostante siano diventati testimonial ed endorser di marchi di abbigliamento popolari in ambito musicale (SPX, Apollo e World Tribe Productions, tutti distribuiti nel nostro Paese dall’Interga di Bressanone), e di celebri brand della tecnologia (Gemini, Akai), i KK abbandonano progressivamente la scena con la fine della prima ondata di musica eurodance/italodance. «Scelte non più condivise e il fallimento della Flying Records comportarono il declino e la fine dei KK» rivela oggi Palumbo.

Il loro però non è un addio definitivo alla musica visto che dal 1998 in poi riappaiono in diversi progetti. Rossetti sembra il più attivo e figura nella produzione di diversi dischi tra cui si ricordano “I Wanna Fly” di Nach, “Get On Up” di Unknowledge Presents Love Juice, “Fiesta” di DJ Gee MP ed “I’ll Be There” di The Spymasters. Palumbo diventa invece A&R della Planet Records fondata da Roberto Ferrante (FR Connection) per la quale firma diverse uscite come “You Should Be Dancing” di Discofever, “Funkytown” di The Tribe (col contributo di Rossetti), i due singoli di Diskorrida e “You Make Me Feel (So Good)” di La Nuit. Ricompattano il duo KK solo nel 2003 affidando “Where Do We Go” alla D:vision Records incapace però di risvegliare l’interesse mostrato dal pubblico esattamente dieci anni prima. «Eravamo convinti che il nostro sound dovesse evolversi e provammo a considerare un target meno commerciale rispetto a quello degli anni Novanta, ma quel tentativo si rivelò solo un vero fallimento». (Giosuè Impellizzeri)

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