Kike Boy + Demolition – Basic (Quality Madrid)

Kike Boy & Demolition - BasicLanciato da Molella nella prima edizione del suo programma Molly 4 DeeJay (a cui abbiamo dedicato un approfondimento qui) e promosso a pieni voti da Albertino sia nel DeeJay Time che nella DeeJay Parade (dove rimane per oltre tre mesi, dal 10 giugno al 23 settembre), “Basic” si trasforma in un successo che, tra la tarda primavera e l’estate 1995, si sente sia nelle discoteche che in radio. Gli autori sono due spagnoli, Enrique Pascual López Mejía alias Kike Boy e Juan Carlos Molina alias Demolition, praticamente sconosciuti da noi sino a quel momento ma attivi discograficamente dal 1993.

«Incontrai Molina all’inizio degli anni Novanta, stringemmo subito un’intesa e divenimmo soci in studio di registrazione» oggi spiega López Mejía. «Poiché disponevamo di pochissimo denaro chiedemmo aiuto ad un amico comune, David Penn, che mise a disposizione una stanza della sua casa per allestire un piccolo studio. Lì, nel 1993, creammo la Zen Records che divenne la piattaforma dei nostri primi progetti come Evidence, Underwear, Vinyl Juice e Kadoc».

“Basic” però non appartiene al catalogo della Zen Records bensì a quello della Quality Madrid, etichetta in attività dal 1990 e diretta da Carlos Arias. Il brano è di una semplicità spiazzante, mescola pochissimi elementi di derivazione makina in un costrutto che rasenta la banalità ma che, proprio in virtù della sua spiccata elementarità, si rivela vincente, analogamente a quanto avviene pochi anni prima con “Pullover” di Speedy J. In Italia, dove viene ripubblicato dalla Discomagic, il brano di Kike Boy & Demolition è definito “disco molla” per via dei suoni “elastici”, già testati con altrettanto successo qualche anno prima dagli olandesi Rotterdam Termination Source con la loro “Poing” a cui “Basic” sembra strizzare l’occhiolino.

«Comprammo il Novation Bass Station Rack e lo portammo subito in studio per testarne i suoni che emulavano quelli della Roland TB-303. Aggiungemmo alcune distorsioni e il riverbero con un Alesis e programmammo una parte ritmica con la Roland TR-909. Il mixer era un Tascam, i monitor due Yamaha NS-10 e il sequencer Cubase. Optammo per il titolo “Basic” perché il risultato di quel lavoro era qualcosa di veramente basico, costituito da pochissime tracce da mixare. Il successo spiazzò pure noi, credo che vennero vendute circa 15.000 copie di dischi anche se ai tempi la Quality Madrid non ci diede informazioni dettagliate quindi è possibile ipotizzare una soglia più alta».

Novation BassStation Rack

Il Novation Bass Station Rack adoperato in “Basic”

In autunno gli spagnoli ci riprovano con “Basic 2”, anche questo licenziato in Italia dalla Discomagic del compianto Severo Lombardoni. Al suo interno ci sono tre brani ma non è la title track ad attrarre (che pare più un remix di “Basic” che un pezzo nuovo) bensì “Enter”. L’effetto “molla” è prevedibilmente preservato ma questa volta compare qualche divagazione melodica in più ed anche un breve hook vocale che fa da cornice ad una estrema semplificazione della techno. «”Basic” fu un successo e chiaramente cercammo di farne un secondo ma fu impossibile superare l’originale, i DJ preferirono di gran lunga il primo».

La Discomagic, sull’onda di “Basic”, pubblica anche “Kabuki” e “News” realizzati rispettivamente da Kike Boy e Demolition però da solisti, forse con la speranza di recuperare terreno, ma il tentativo si rivela vano. «La musica dance italiana ha sempre avuto un grosso seguito in Spagna. Marco Carola, Gigi D’Agostino, Spiller, Alex Neri e Sam Paganini sono alcuni degli artisti dello Stivale tricolore che conosco e rispetto di più. Nel 1992 uscì un mio brano intitolato “Groovy As Beat” sull’etichetta italiana Brainstorm firmato insieme a Maurizio Braccagni che però non ho mai incontrato di persona, fu la label a creare il contatto».

Esaurita la fiammata dell’estate ’95 quindi, il successo di Kike Boy e Demolition cala progressivamente e dopo “Basic 2” i due si dividono. «Firmai un contratto di esclusiva con la Quality Madrid e ciò mi costrinse a separarmi sia da Juan Carlos Molina che da David Penn, non volevo incorrere in problemi legali. Quella scelta significò anche abbandonare la Zen Records e tutti i progetti che avevamo prodotto sino a quel momento, e ciò compromise inevitabilmente i nostri rapporti. L’ultima traccia a cui lavorai con loro fu “The Nighttrain” di Kadoc che registrammo in pochissimi giorni perché volevamo pubblicarla in tempo per l’estate. A tal proposito ricordo di aver portato delle copie del disco ad Ibiza per consegnarle personalmente ad un negozio di dischi, il Discos Delta. Il proprietario era un mio amico e gli chiesi di distribuirle ai DJ che lavoravano nelle discoteche dell’isola. Risultato? Dopo pochi giorni “The Nighttrain” era uno dei pezzi più suonati in tutti i club ibizenchi».

Anche il brano di Kadoc, trainato da un vocal sample preso da “Night Train” di James Brown & The Famous Flames, riesce ad affermarsi in Italia dove è pubblicato dalla UMM, ma ciò avviene solo nei primi mesi del 1996 in concomitanza con la sua esplosione europea. (Giosuè Impellizzeri)

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