Max Durante – DJ chart marzo 1994

Max Durante, Tunnel, marzo 1994

DJ: Max Durante
Fonte: Tunnel
Data: marzo 1994

1) Biochip C. – Limited Edition
Edizione chiaramente limitata (e il titolo fuga ogni dubbio) quella che Martin Damm affida alla Force Inc. Limited, “sorella” della Force Inc. Music Works di Achim Szepanski. Quattro i brani incisi sul 12″, tutti untitled, in cui l’artista leviga la sua techno sperimentalista dalla filigrana intenzionalmente low-fi, alternando sapientemente beat spezzati (A2) a canoniche misure in 4/4 (B1), toccando in alcuni punti ambientazioni trancey (B2) e gorghi di forsennata acidcore.

2) ADSX – Introducing DSL
Andre Fischer alias Audiosex, qui ulteriormente trincerato dietro l’acronimo ADSX, è uno dei primi in Germania a dedicarsi alle diverse sfumature che assume la dance elettronica negli anni Novanta. La sua serrata attività produttiva contrassegnata da una copiosa lista di alias abbraccia techno, trance ed acid ma talvolta si spinge sino a lambire sponde braindance, proprio come accade in questo 12″ autoprodotto sulla propria Injection Records tornata recentemente in attività sul fronte digitale. “DSL 25” e “DSL 26” si sviluppano sul medesimo costrutto: una linea melodica ambientale graffiata da un battente broken beat dalle venature distorte, con un effetto finale che potrebbe ricordare l’Aphex Twin di quel periodo (e l’uso dell’acronimo ADSX ammiccherebbe coerentemente a quello usato da James, AFX). Sul disco, oltre a brevi interludi, si rinviene anche il remix di “DSL 25” a firma di un decano dell’acid techno teutonica, Rob Acid.

3) Drexciya – Molecular Enhancement
In perpetuo bilico tra electro e techno, il suono di Drexciya è tra i più peculiari e distintivi che la scena underground americana abbia mai generato. “Molecular Enhancement”, terzo disco del misterioso progetto le cui coordinate biografiche diventano più nitide solo nel 2002 quando uno dei due componenti, James Stinson, muore prematuramente, si muove su matrici soniche letteralmente stranianti. “Intensified Magnetron” ed “Hydro Cubes”, con abrasivi bassline ben piantati in trainanti telai ritmici, sembrano continuare il discorso lasciato in sospeso da un EP uscito un paio di anni prima ma firmato con uno pseudonimo diverso, L.A.M., (“Balance Of Terror”, 1992) mentre “Antivapor Waves” ed “Aquatic Bata Particles” aggiungono ulteriori dettagli genomici alla mitologica produzione drexciyana diventata punto di partenza per un numero indefinito di epigoni sparsi in tutto il globo e a cui è stato meritatamente dedicato un libro illustrato da Abu Qadim Haqq, presentato in anteprima in Italia un paio di mesi addietro. Il disco viene pubblicato nel 1994 dalla Rephlex su licenza della Underground Resistance ma riappare l’anno seguente su Submerge con due ulteriori tracce, “Anti-Beats” e “Bata-Pumps”.

4) Mike Dearborn – ? / Storm – Storm
Sembra un pari merito quello che Durante piazza al quarto posto della sua classifica. Entrambi gli artisti vengono d’oltreoceano (Mike Dearborn, uno dei protagonisti della seconda ondata di Chicago, e Steve Stoll sotto uno dei numerosi pseudonimi, Storm) e ad accomunarli è il logo della Djax-Up-Beats di Miss Djax. Purtroppo non aver specificato il titolo del primo non permette l’identificazione certa ma solo l’avanzamento di congetture. Potrebbe trattarsi di “Chaotic State” o forse del più agitato “Unpredictable”. Altrettanto tagliente è la musica di Stoll, che prima concede spazio alle sincopi (“Cloud Fall”) e poi si immerge nel turbinio minimalista di “Halo”, pigiando il pedale dell’acceleratore con “Carbon Fury” e chiudendo con un’acid techno lambiccante (“Radio Dust”), trademark dell’etichetta olandese della bella Saskia Slegers ricordata anche per gli eccelsi artwork a firma Alan Oldham.

5) Automatic Sound Unlimited – Tu*4*Bx/0 = E.P.01 + Tu*4*Bx/2 = E.P.02
Edito dalla Hot Trax, sublabel della più nota ACV, questo doppio EP mette ulteriormente in risalto le doti compositive degli Automatic Sound Unlimited, terzetto formato da Max Durante e dai gemelli Fabrizio e Marco D’Arcangelo, di cui abbiamo già parlato dettagliatamente qui qualche anno fa. Facendo tesoro della lezione del futurista Luigi Russolo, il team capitolino esalta il rumorismo intrecciandolo con maestria ad una techno dura, scarnificata e ai confini col noise hardcorizzato (“Reflection”, “Index System”, “Psychout”, “Damaging Of A 303”, “Synthetic Material”). I sobbalzi della cassa incorniciano atmosfere tetre, demoniache e plumbee (“Logout”, “Daemons Init”) e rivoli acidi (“Tu*4*Bx”, “Workmen”, “Matrix A.S.U.”). Un disco-macigno, rimasto insieme ad altri di quel periodo a testimonianza di quanto fosse profondo e viscerale il rapporto tra Roma e la techno.

6) Biochip C. – Freedom 7 / Jammin’ Unit & Walker – Rudolph Valentino
Un secondo pari merito: da un lato “Freedom 7” del già menzionato Biochip C., alle prese con l’acid selvaggia di “The Mindclearer” e con l’altrettanto animalesco “Untitled” inciso sul lato b, dall’altro Jammin’ Unit & Walker, che ritroveremo poco più avanti come Air Liquide, con altri due pezzi senza titolo a rappresentare vigorose e sfibranti spirali acid techno. Entrambi i dischi sono editi dalla Propulsion 285, piccola etichetta fondata da Ingmar Koch rimasta attiva per appena cinque uscite, tutte del 1993.

7) 303 Nation – ?
L’assenza del titolo impedisce di stabilire con esattezza a quale disco Max Durante qui si riferisca, ma in base al periodo è fattibile ipotizzare che fosse “Strobe Jams II” o “Strobe Jams III”, entrambi editi dalla Dance Ecstasy 2001. Il duo, di stanza a Francoforte e formato da Fernando Sanchez e Patrick Vuillaume, rientra tra i grandi virtuosi del “303 sound” ma a causa della scarsa operatività (appena cinque i dischi incisi, tra 1992 e 1994) finisce immeritatamente nell’oblio. Val la pena rimarcare la presenza dei 303 Nation nel primo volume della “Outer Space Communications”, indimenticata serie di compilation della barese Disturbance (gruppo Minus Habens) di Ivan Iusco, intervistato qui.

8) Mono Junk – Mono Junk
Kim Rapatti è uno dei personaggi-chiave della scena techno finlandese. Autosostenutosi attraverso la sua Dum Records, si ritaglia meritevolmente un posto nel frenetico mercato europeo catalizzando pian piano l’attenzione di altre etichette come la Trope Recordings di Thomas P. Heckmann, a Magonza, che assembla un EP di inediti e qualche traccia ripescata proprio dal catalogo Dum. I brani di Rapatti riflettono un’estetica minimalista, con pochi suoni, stesure alternate tra 4/4 e ritmi spezzati ed intrusioni acide. Qui si passa dai beat battaglieri di “Psycho Kick” ai geometrismi di “I’m Okey”, dai gorghi tranceggianti di “Beyond The Darkness” ed “Osaka House” per finire alle spavalderie acide compresse in “Sweet Bassline” ed “Another Acid”. Una gallery audio di quelle che sono le principali ispirazioni dell’artista finnico, tuttora attivo e ricordato anche per l’avventura New York City Survivors condivisa con Irwin Berg.

9) Kinesthesia – German
“German” è uno dei brani inclusi nel primo volume che Chris Jeffs realizza come Kinesthesia affidandolo ad un’etichetta d’eccezione, la Rephlex. A neanche diciotto anni il britannico si rivela capace di costruire una techno dalle tinte astrattiste, dai rintocchi industriali e virata IDM nelle restanti tracce dell’EP (“Kobal”, “4J” e “Church Of Pain”, quest’ultima con febbricitanti vampate ravey). Dopo qualche anno ed un’altra manciata di pubblicazioni, Jeffs archivia il progetto Kinesthesia rimpiazzandolo con un altro con cui continuerà la proficua collaborazione con Rephlex, Cylob.

10) Air Liquide – Nephology – The New Religion
Dopo una serie di EP gli Air Liquide (Cem Oral ed Ingmar Koch, da Francoforte sul Meno) incidono i primi album. “Nephology – The New Religion” è il secondo, dopo “Air Liquide”, e sviscera in toto l’abilità dei due nell’assemblare una techno mischiata a fluttuazioni ambient/IDM: è sufficiente ascoltare “Kymnea”, “Stratus Static”, “Semwave” o l’inquietante “Nephology”, da vero girone dantesco, per comprendere quanto la scrittura qui rifugga ogni semplice definizione. Immancabili le svirgolate acide (“THX Is On”), peculiarità fortemente caratterizzante del duo scioltosi nel 2004.

(Giosuè Impellizzeri)

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L’Homme Van Renn – The (Real) Love Thang (KMS/430 West)

L'Homme Van Renn - The (Real) Love ThangEsistono dischi che negli anni Novanta hanno riscosso un discreto successo ma che poi, per motivi non meglio identificati, sono letteralmente finiti nel dimenticatoio. È il caso del brano de L’Homme Van Renn, uno di quelli che riescono a superare “lo steccato” tra la musica destinata alle sole discoteche e quella che invece trova il supporto delle emittenti radiofoniche e riscontro nelle classifiche di vendita.

Autore è Paul Randolph, musicista di Detroit particolarmente legato al soul e al jazz, che oggi racconta: «Sono amico di vecchia data di Mike Banks, fondatore di Underground Resistance e della Submerge. Abbiamo suonato anche in due band di Detroit, The Mechanix, con cui avemmo l’occasione di aprire un paio di concerti dei Parliament/Funkadelic, e i Cherubim, in cui figurava la cantante Jeanette McGruder proveniente dalla formazione dei Brides Of Funkenstein. Dopo quelle esperienze mi trasferii e ci perdemmo di vista per un po’ sino a quando un amico comune organizzò una rimpatriata. Avevo sentito dire che Mike si occupava di musica elettronica, genere in cui riponevo grande interesse agli inizi degli anni Novanta, così ci incontrammo nel quartier generale della Submerge, sulla Grand River Avenue. Mi introdusse alla musica elettronica di Detroit e mi presentò ad alcuni fondatori di quella scena, come Juan Atkins, Derrick May, Carl Craig ed una lunga serie di iconici DJ ed artisti. Mi incoraggiò in modo incisivo perché era sua convinzione che quel genere avesse bisogno di musicisti tradizionali ma dalle ampie vedute e soprattutto senza pregiudizi, come me insomma. Mi insegnò a programmare ritmi con la Roland TR-707 e mi rimandò a casa con una pila di mixtape ed una tastiera. Iniziai così a preparare i primi demo che però Mike rifiutò costantemente ma mai spiegandomi la ragione per cui non andassero bene. Si limitava semplicemente a dire che non erano adatti. Non facendomi sopraffare dalla delusione continuai ad incidere bozze su bozze e tempo dopo tornai alla Submerge portandogli l’ennesimo nastro, già pronto per sentirmi nuovamente dire di no. Quella volta invece il suo responso fu leggermente diverso. Trovava la musica orribile ma mi chiese chi fosse il cantante. Gli rivelai che ero io e a quel punto si mostrò genuinamente sorpreso di quanti passi avanti avessi fatto nel periodo in cui non fummo in contatto».

poster l'homme van renn

Un vecchio poster promozionale de L’Homme Van Renn in cui figura lo slogan “The first man of the underground” coniato da Mike Banks

Il pezzo in questione, “The Real Thang”, viene pubblicato nel 1993 sulla Nocturnal Images Records, piccola etichetta di Davina Bussey distribuita dalla Submerge. È proprio la Bussey a curare tre versioni fatte di house venata di soul che mette ottimamente in evidenza le doti canore di Randolph. Per quel debutto sceglie l’alias L’Homme Van Renn ricavandolo dal suo secondo nome, VanBuren. «Davina gravitava già da qualche tempo intorno alla Submerge ma francamente non ho mai capito il motivo preciso per cui Banks ci abbia “accoppiato”. Le cose cambiarono invece quando scrissi “(Never Will Forget) Love And Affection” e “Flex”, pubblicate un anno più tardi sulla 430 West degli Octave One (in “The Man”, nda). In quell’occasione a produrre fu proprio Mike Banks che iniziò a parlare di me come “il primo uomo dell’underground”».

Nel 1995 è proprio la 430 West, in cooperazione con la Network Records di Neil Rushton e Dave Barker e con la filiale britannica della KMS di Kevin Saunderson, a ripubblicare “The Real Thang” con un titolo leggermente diverso, “The (Real) Love Thang”, e vari remix di Rob Dougan, Parks & Wilson e Mike Banks. «Credo che l’operazione nacque con l’obiettivo di portare il mio nome ad un pubblico più vasto e non più solo quello dei DJ specializzati. Questo perché il pezzo aveva un grande potenziale». Effettivamente le cose vanno proprio così e “The (Real) Love Thang” inizia la “mainstreamizzazione” attraverso la versione del citato Dougan in cui la stesura viene interamente ricostruita giocando sull’alternanza di parti beatless ed altre più incisive legate alla progressive house britannica. Ciò garantisce un risultato apprezzabile in Europa dove il brano viene licenziato in più Paesi ed incuriosisce anche chi non conosceva affatto la versione iniziale.

A pubblicarlo in Italia a gennaio 1996 è la milanese Nitelite Records del gruppo Do It Yourself, che aggiunge al pacchetto due ulteriori versioni a firma M2 ed Italia House Nation. Segue l’inserimento in numerose compilation edite nel medesimo periodo. «È bello sapere di aver lasciato il segno con la mia musica anche se non ho mai avuto alcun contatto con la scena italiana e tantomeno ho ricevuto compensi. Peraltro non ho neanche idea di quanto abbia venduto il disco, purtroppo allora ero poco preparato ad affrontare questioni legate all’editoria discografica».

Nel 1996 Randolph incide “Luv + Affection” in coppia coi Burden Brothers. Il brano apre il catalogo della Soul City fondata da Banks per battere traiettorie house (ulteriore testimonianza di come Detroit non debba collegarsi unicamente e necessariamente alla techno) e resta l’ultimo che l’artista firma come L’Homme Van Renn. «Mi trasferii nuovamente e cercai di sviluppare la mia carriera come cantautore, produttore e musicista, oltre ad approfondire le conoscenze sul music business per evitare che la situazione avvenuta con “The (Real) Love Thang” potesse ripetersi. Negli anni seguenti ho inciso tantissima musica, da solo e in collaborazione con altri artisti. Tengo molto al mio primo album pubblicato nel 2004 sulla Mahogani Music di Kenny Dixon Jr, sulla quale sono tornato recentemente con “In The Company Of Others”. Da poche settimane è uscito anche “We Repeat” in coppia con Ralf GUM, e “Could You Be Me?” con Kathy Kosins, inserito da Gilles Peterson nel dodicesimo volume della “Brownswood Bubblers”. Al momento sto ultimando un pezzo coi featuring di Daymé Arocena, Kathy Kosins e Hubert Laws e coprodotto con Kamau Kenyatta (l’arrangiatore di Gregory Porter). Ma vorrei ricordare anche la mia collaborazione coi Jazzanova». (Giosuè Impellizzeri)

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