Carl Cox – DJ chart ottobre 1998

Carl Cox, Raveline ottobre 1998
DJ: Carl Cox
Fonte: Raveline
Data: ottobre 1998

1) Storm – Storm
«Avevamo voglia di produrre qualcosa che avesse a che fare più col dancefloor che con le radio e classifiche di vendita, così inventammo Storm che poi, con immenso stupore, ha raggiunto ugualmente le vette delle chart internazionali»: così Rolf ‘Jam El Mar’ Ellmer spiegava la genesi del progetto Storm nell’intervista raccolta circa quindici anni fa per il primo volume di Decadance. Nascondendosi dietro gli pseudonimi Trancy Spacer & Spacy Trancer i tedeschi, già noti come Jam & Spoon, nel 1998 coniano questo nuovo act con un brano suonatissimo alla Love Parade. È una traccia dalla costruzione piuttosto facile ed immediata, trainata da una frase che un po’ ricorda quella di “Meet Her At The Love Parade” di Da Hool, artista a cui peraltro viene commissionato il remix. La Dance Pool lo licenzia in tutta Europa (nel Regno Unito è della Positiva, gruppo EMI, in Italia invece se lo aggiudica la V2 Records) e prevedibilmente si trasforma in un inno mainstream che suonano anche i DJ delle balere e che viene promosso da un videoclip in high rotation sulle tv musicali. Ulteriori dettagli e retroscena sono qui.

2) Thomas Schumacher – When I Rock
La britannica Bush pubblica “When I Rock” (e “Respekt”, sul lato b, una sorta di rework di “Radioactivity” dei Kraftwerk) a fine ’97 ma il brano esplode a livello europeo nel 1998, quando escono i remix di Johannes Heil ed Anthony Rother e viene licenziato anche in Italia dalla GFB del gruppo Media Records. Schumacher conquista i DJ con un pezzo incredibile sorretto da una potente linea di basso distorto unito a virtuosi scratch e vocal campionati da una vecchia cassetta di Tony Touch, un DJ hip hop di New York. «”When I Rock” vendette 25.000 copie e qualche anno più tardi fu preso in licenza dalla Warner in Germania che lo ripubblicò col mio alias Elektrochemie LK ed una paio di nuovi remix, quello di DJ Rush e dell’italiano Santos» racconta Schumacher. «Poi, intorno al 2001, il mio editore mi mise al corrente che era stato contattato da un’altra casa editrice in relazione a quei sample. Pare che sul nastro che campionai ci fosse qualcosa della band The Roots, un frammento di un live. Iniziai a pensare che mi avrebbero denunciato. La casa discografica mi fornì un numero di telefono e riuscii a parlare con uno del gruppo, ma non so bene chi fosse. Attraverso quella breve conversazione telefonica capii che non avevano mai sentito musica techno ma apprezzavano ugualmente ciò che ero riuscito a fare con quei vocal, originariamente in stile reggae/rap. Mi chiesero così di spedire i file e la traccia, perché pensavano di inserirla come ghost track in uno dei loro album, cosa che effettivamente avvenne nel 2002 quando in “Phrenology”, forte per aver venduto circa 800.000 copie, comparve “Thirsty!” che era proprio la mia “When I Rock”». Da qualche settimana corre voce che nel 2018 il brano verrà nuovamente ripubblicato in occasione del ventennale.

3) Luke Slater – Class Action
Una sorta di bonus track che accompagna “Love”, il secondo singolo estratto da “Freek Funk” uscito su NovaMute nel ’97: si può descrivere così “Class Action”. Trattasi di un pezzo techno funk in cui l’artista d’oltremanica incastra sapientemente una serie di sample probabilmente tratti da vecchie incisioni funk/disco. L’effetto ricorda certi brani del tedesco Rok usciti nello stesso periodo, in cui vengono acrobaticamente sintetizzati anni Settanta, Ottanta e Novanta in un blocco irresistibile.

4) Marco Bailey – Sweetbox
“Sweetbox” è uno dei primi brani techno prodotti da Bailey dopo anni dediti a trance ed hardtrance destinate ad etichette come Dance Opera e Bonzai Records. L’Original Mix è trainata da un groove incalzante che marcia a 140 BPM, il remix di Silver & Kash, più lento ed ipnotico, è puntellato da un breve messaggio vocale. Il brano viene pubblicato anche in Italia dalla Bonzai Records Italy del gruppo Arsenic Sound che sul lato b inserisce l’ammaliante “Spacecake”, sia nella versione originale che nel remix di Mark Broom.

5) Steve Stoll – El Dopa
Così come scrive Christian Zingales in “Techno” (Tuttle Edizioni, 2011), “Steve Stoll è l’uomo che prende l’intelaiatura della techno newyorkese e la porta verso livelli di perfezione formale. Se Beltram è l’architetto che forgia il vero imprinting di quel suono urbano e brutale lavorando sempre sul filo di un’istintività felina e rapace, Stoll aggiunge al mix un ordine di tipo razionalistico e shakera con un approccio nervoso, tipicamente newyorkese, mettendo a fuoco geometrie techno che sono vera magnificazione di un’etica elettronica”. Il primo a credere in lui è Richie Hawtin che nel 1992 stampa su Probe Records un suo 12″ firmato come Datacloud, solo uno dei tanti pseudonimi che adotterà nel corso della carriera per non inflazionare il proprio nome orgogliosamente ancorato a radici underground. Nel ’94 fonda la Proper N.Y.C. su cui appare “El Dopa”, gioco di incastri tra suoni di estrazione ambient e loop ritmici sorretti da una sottile membrana tribaleggiante. Simile la costruzione delle restanti tre tracce da cui emerge bene il gorgoglio dei synth di “Disconnect”.

6) Carl Cox – The Latin Theme
Tratto dall’album “Phuture 2000”, “The Latin Theme” tira dentro, tenendo fede al titolo, un campionario di suoni latini. Il retrogusto caraibico fa da cornice ad un brano in cui la techno sfuma nella house e viceversa, sino a lasciar emergere del tutto il “caribe vibe” nella parte conclusiva. Qualche tempo dopo il pezzo rivive per mano di tre remix realizzati da Dave Angel, Graham Gold e dal nostro Claudio Coccoluto che di quella “latin invasion” ne fu artefice o comunque un determinante istigatore, se si pensa alla sua “Belo Horizonti” del ’97 (di cui abbiamo parlato dettagliatamente qui) a cui seguitò un indefinito numero di cloni.

7) E.B.E. – Square Two
Erroneamente riportato nella chart come BBE, E.B.E. è la sigla dietro cui opera Lucas Rodenbush, dalla California, che si definisce un compositore elettroacustico. Fortemente attratto dalle potenzialità scaturite dall’incontro tra strumenti tradizionali e segnali elettrici, intaglia un suono che calibra house e techno, confermato in questo secondo atto del quartetto “Square”, iniziato nel 1997 e conclusosi nel 2000. Ad ascoltare “Wishful”, uno dei quattro brani incisi sul 12″, pare non siano affatto trascorsi venti anni: era il suono di quel decennio ad essere troppo “avanti” oppure è quello odierno ad essersi impantanato nel passato?

8) Ronaldo’s Revenge – Mas Que Mancada
A produrre questo pezzo sono gli infaticabili Jon Pearn e Michael Gray, meglio noti come Full Intention ma attivi con una moltitudine di alias tra cui si ricordano Disco-Tex, Greed, Hustlers Convention e Sex-O-Sonique. “Mas Que Mancada” è l’unico che firmano come Ronaldo’s Revenge, nomignolo beffeggiatorio probabilmente scelto per ironizzare sulla sconfitta del Brasile ai Mondiali di Calcio ’98, occasione in cui Ronaldo, si narra, rischiò di morire a causa di alcuni farmaci che gli furono somministrati per un problema cardiaco giusto poche ore prima della finale. La rivincita de “Il Fenomeno” dunque non si disputa su un campo di calcio ma, idealmente, in discoteca: il duo britannico sfodera un pezzo latin house (l’ennesimo, si veda quanto detto sopra per “The Latin Theme” di Cox), costruito su elementi classici per il genere in questione realizzati appositamente da vari musicisti ed arrangiatori. Il titolo allude al classico brasiliano “Mas Que Nada” reso celebre da Sérgio Mendes, da cui peraltro è tratto qualche elemento vocale. La versione principale è la Full Intention’s Revenge Mix ma la AM:PM pubblica anche il remix di Albert Cabrera, non dissimile dalle basi iniziali, e quello di Terry Lee Brown Jr. che invece punta più alla tech house.

9) Eric Powell – Reach And Hugg
Il pezzo in questione è una specie di rifacimento di un brano che Powell realizza col socio Eric Gooden nel 1990, “Reach Out” di Sweet Mercy Featuring Rowetta. Allora viene pubblicato sulla Blip Music, dalle cui ceneri i due creano nel ’93 la più nota Bush, ancora in attività. A curare il riadattamento sono Langston Hugg, Commander Tom ed Olav Basoski, ma la versione che gira di più è quella di quest’ultimo, che strizza l’occhio alla hard house che ai tempi si balla al Trade di Londra. Cox, come giustamente riportato nella chart, possiede un white label visto che il 12″ viene pubblicato ufficialmente solo nei primi mesi del 1999. Nel 2008 escono ulteriori remix.

10) Phil Perry & Stacey Tough – Life Music
“Life Music” viene selezionato da Cox per la compilation mixata “Non Stop 98/01” destinata alla FFRR. Autori del pezzo di matrice house sono due DJ londinesi, Phil Perry, resident al Full Circle, e Stacey Tough, che oltre a mixare fa la speaker in una radio pirata, Fantasy FM. A pubblicarlo su vinile ci pensa la Low Pressings ma per l’occasione gli autori preferiscono utilizzare uno pseudonimo, Autonomous Soul.

(Giosuè Impellizzeri)

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AWeX – It’s Our Future (Plastic City)

AWeX - It's Our FutureThomas Wedel, meglio noto come Tom Wax, e Thorsten Adler, entrambi di Darmstadt, si conoscono tra i banchi di scuola. L’incontro col musicista/produttore Jörg Dewald si rivela decisivo per trasformare i loro demo, creati nello studio casalingo allestito nella cameretta di Adler, in qualcosa di adatto ad essere pubblicato. Sulla Overdrive di Andy Düx esce “Are You Ready” di Brain-E, il loro primo disco. È il 1991, anno in cui la techno inizia a diffondersi in tutta Europa e la Germania diventa un autentico centro propulsore. Le idee non mancano e nel ’92 approdano, nelle vesti di Arpeggiators, alla Harthouse di Heinz Roth, Matthias Hoffmann e Sven Väth pionierizzando la scena trance di Francoforte, e nel frattempo continuano a collaborare con la Overdrive come Microbots.

«Di progetti all’attivo, in quel periodo, ne avevamo anche altri come Bypass X o Psycho Drums ed esattamente con lo stesso intento nacque AWeX» racconta oggi Wedel, che allora si fa chiamare, più banalmente, DJ Tom. AWeX, acronimo di Adler Wax eXperiments, è l’ennesimo alias che i tedeschi creano per caratterizzare la propria attività produttiva ma senza immaginare che si sarebbe trasformato presto in qualcosa di più di uno studio project destinato solo ai DJ hard trance/techno e alle discoteche specializzate. La Plastic City, etichetta che ai tempi appartiene al gruppo UCMG, pubblica “It’s Our Future” a dicembre ’94 su un 10″. Si tratta di un brano techno caratterizzato da un martellante hook vocale intrecciato ad una scintillante linea acida di TB-303. Sul lato b “Darkside” costruita su elementi molto simili. «Tutto cominciò quando Alex Plastic, A&R della Plastic City, venne nel nostro studio per chiederci di realizzare un remix di un brano di Steve Poindexter (“Bodyheat”, nda) destinato alla sua etichetta. Il lavoro gli piacque particolarmente e ci propose di pubblicare anche un nostro disco in quello stile. Così nacque AWeX. “It’s Our Future” ci portò via appena cinque ore, la producemmo con un Ensoniq ASR-10 ed una Roland TB-303. Programmammo cinque differenti acid line, quattro di esse le mettemmo in loop ed una la registrammo live durante il mixdown. Inizialmente era strumentale, poi trovammo un paio di vocal che ci sembrarono speciali e li aggiungemmo».

Nei primi mesi del 1995 il brano si muove bene nelle classifiche tedesche e conquista spazi sulle testate specializzate come Frontpage, ma il boom lo fa in estate quando diventa uno dei pezzi più suonati alla Love Parade di Berlino. «Vendemmo circa 50.000 copie del mix in vinile ma se teniamo conto di tutte le compilation in cui venne inserito oltrepassiamo il milione. Il disco fu ripubblicato, circa otto mesi dopo l’uscita su Plastic City, dalla Urban, etichetta del gruppo Universal, che lo usò per la campagna promozionale presso la Love Parade, evento durante il quale venne registrata una versione live e il video (in cui c’è un frame che rivela la presenza dello slipmat della italiana UMM, nda)». Nel contempo sul mercato iniziano ad arrivare i primi remix firmati da Carl Cox, Norman Feller, The Timewriter e Blake Baxter che aumentano ulteriormente il livello di attenzione nei confronti degli AWeX. «Quelle versioni le commissionò la Plastic City. Fummo lusingati ma non furono determinanti per il successo del brano».

In Italia ci pensa la Media Records a licenziare “It’s Our Future” pubblicandolo prima nel 1995 su Whole Records e rilanciandolo nel 1997 su GFB evidenziando in modo particolare la presenza del remix (seppur edito già due anni prima) di Carl Cox, DJ con cui il gruppo discografico capitanato da Gianfranco Bortolotti collabora nel 1994 per un megamix dei Cappella. In una recensione del marzo ’97, uno degli artisti ai tempi nel roster della Media Records, Francesco Farfa, loda però ancora l’Original Mix, “che mi fece vibrare anche la parte più nascosta del cervello”. «Purtroppo non ho mai posseduto la stampa italiana di “It’s Our Future” ma non nascondo che mi piacerebbe molto conservarne una copia nel mio archivio. Mi è sempre piaciuta la techno italiana, da Digital Boy a Mauro Picotto e Mario Più, sino ad Enrico Sangiuliano e Stefano Noferini» afferma Wedel.

Il follow-up di “It’s Our Future” esce nel 1995, sempre su Plastic City, e si intitola, non a caso, “Back On Plastic”. Prevedibilmente mescola gli stessi elementi, grintosi ritmi techno ed acid line senza parsimonia. Particolarmente riuscito è il remix dei Tesox che si avvicina alla formula di “It’s Our Future”. «Andò benissimo, vendemmo intorno alle 40.000 copie del vinile ed ottenemmo grandiosi riscontri nelle classifiche, anche se era davvero difficile eguagliare il successo del precedente». Visti i risultati, Wedel ed Adler realizzano anche un album intitolandolo “It’s Our Future”. «Inizialmente AWeX, come dicevo prima, doveva essere solo uno dei nostri tanti progetti ma quando ci rendemmo conto che il successo fu così travolgente decidemmo di focalizzarci in modo più attento sviluppando anche un album, cosa piuttosto inusuale per un team di produzione di musica techno». A pubblicare l’LP nell’estate del 1996 è una major, la MCA Records, che fa realizzare pure una limited edition contenente un paio di video. La techno, insomma, stuzzica l’appetito delle multinazionali. «In realtà le major non avevano un grande feeling con la techno, ma ai tempi la popolarità in Germania di AWeX era tale da non poter essere ignorata. Ci proposero un buon accordo e ci supportarono con una adeguata pubblicazione su CD ed un divertente videoclip destinato ad MTV e alla tedesca Viva». Oltre a contenere le già note “It’s Our Future” e “Back On Plastic”, l’album raccoglie altre tracce pubblicate in formato singolo come “I Like That”, con un sample funk sullo sfondo, “Wicked Plasticmen”, dove convergono acid e trance, ed “X”, countdown che fa da cornice all’acid house riconvertita in territorio teutonico. Il resto è dominato dai graffi acidi della TB-303 ma con qualche gradita variazione sul tema, come la jungle/breakbeat velocizzata di “Peakbreaker”, il rallentamento di “The Plasticmen Are Comin'” (che i nuovamente citati Plasticmen siano un’ironica risposta al Plastikman hawtiniano?) e il chemical beat di “Chilldren”.

Il successo garantisce a Tom Wax e Thorsten Adler numerosi ingaggi come remixer per artisti di un certo spessore e popolarità, da Jam & Spoon a The Shamen, da Mark ‘Oh ad Andreas Dorau sino a Caspar Pound, Daisy Dee e Yello. Conclusosi quel periodo di fibrillazione, gli AWeX tornano nel ’99 su Phuture Wax con “Get Infected / Underwater Hardphunk” per poi chiudere definitivamente nel 2002 con “Adrenalin” ed “Underground”, entrambi su Superstar Recordings. Di quel periodo sono anche una manciata di loro remix, “The Party”, il classico di Kraze, e “Bang Bang” di Tomcraft. «Thorsten decise di non voler più produrre musica e quindi il nostro sodalizio, durato per oltre un decennio, terminò. Mi concentrai sulla mia carriera da solista ma non escludo che un giorno potremmo pensare ad una eventuale reunion».

Come avviene sempre in caso di grande successo, anche “It’s Our Future” è oggetto di molteplici remix usciti nel corso degli anni firmati da produttori come Christopher Just, Thomas Schumacher, Alex Flatner, Marc Green, Lützenkirchen e Tube & Berger a cui si aggiunge pure la Rock & Roll Mix, una sorta di mash-up ottenuto incrociando un sample preso da “Butterfly” di Crazy Town. È il tipico segnale lanciato e promosso da un certo tipo di discografia che vorrebbe continuare a trarre beneficio col minimo sforzo da vecchie idee. «Alcuni remix sono bellissimi, altri un po’ meno ma preferisco non dire quali» dice Wedel. Nel 2007 Francesco Diaz & Young Rebels realizzano un remake che viene riletto, tra gli altri, da Deadmau5, più recentemente invece Tony Horgan si cimenta in una versione eseguita in presa diretta utilizzando solo strumenti di nuova generazione (una Roland TR-8, due Cyclone Analogic TT-303 Bass Bot e un Korg Kaoss Pad Quad a cui aggiunge un breve vocal vocoderizzato col Novation MiniNova), a testimonianza di come il brano abbia lasciato il segno nei cuori e nella memoria di molti.

«Qualche tempo fa abbiamo ritrovato alcuni inediti realizzati nel 1998, come “No Way Out”, “Groovin Baby” ed “Acid Power”, e visto che suonavano ancora discretamente bene abbiamo deciso di pubblicarli in digitale. Sono in “The Lost TraX”, sulla mia Phuture Wax» conclude il DJ tedesco. (Giosuè Impellizzeri)

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Tony H – DJ chart luglio 1997

Tony H , TuttoDance luglio 1997
DJ: Tony H

Fonte: Tutto Dance
Data: luglio 1997

1) CJ Bolland – The Prophet
“The Prophet”, scandito dalla voce dell’attore Willem Dafoe campionata dalla pellicola “L’Ultima Tentazione Di Cristo” diretta da Martin Scorsese, è uno dei brani più noti della discografia di CJ Bolland. Prodotto con Kris ‘Insider’ Vanderheyden nel post R&S ed estratto dall’album “The Analogue Theatre” destinato alla FFRR, il brano diventa un inno dei rave grazie ad un ritmo serrato ed una ipnotica linea melodica. A licenziarlo ufficialmente in Italia è la ZAC Records ma parallelamente la Dangerous, etichetta del gruppo Dig It International, mette in circolazione la cover del fantomatico B.A.D. (forse Luciano Albanese?) a cui l’autore rivolge parole di disprezzo in un’intervista dei tempi: «Qualche stronzo italiano ha fatto una versione di merda di “The Prophet” e la gente si è lamentata pensando che fosse un mio prodotto. Io non c’entro niente invece!». In quello stesso periodo esce un altro pezzo ispirato in modo abbastanza chiaro dal successo di CJ Bolland, “Psychoway” di Mauro Picotto.

2) Carbine – Psycho Thrill
Dietro Carbine si nascondono due tra i produttori britannici più prolifici degli anni Novanta in ambito acid techno, Chris Liberator & Guy McAffer. Devoti ad un suono rude, abbastanza grezzo e pulsante di energia, incidono “Psycho Thrill” ricorrendo a strumenti indispensabili per il genere in questione, Roland TR-909 e Roland TB-303. È proprio quest’ultima a ricoprire un ruolo primario coi suoi ghirigori ciclici che, abbinati ai cimbali lasciati in balia del pitch, creano un effetto dirompente. Sul 12″ edito dalla nota Stay Up Forever c’è anche “Cost Of Living” in cui viene esaltato il ruolo del ritmo a scapito delle venature acide.

3) Hypno Tek – You Make Me Feel (So Good)
Mantenere lo stretto riserbo sulla propria identità è piuttosto facile negli anni Novanta, basta adoperare crediti fittizi per evitare di essere riconosciuti. Oggi invece le cose sono nettamente cambiate, soprattutto perché pare che la massima aspirazione di gran parte degli attori nel mondo della musica sia esattamente la popolarità, pertanto sono pochi gli autori disposti a non riconoscere pubblicamente le proprie creazioni. Non è il caso però del misterioso Hypno Tek, su cui non sono mai filtrate indiscrezioni. A distanza di venti anni così non si sa chi fu l’artista che, con un mix tra acid, house e techno, aprì il catalogo della Kubik, una mini etichetta nata sotto la britannica Extatique e rimasta in attività sino al 1999.

4) Tony H – Hard Spice
Nella discografia ufficiale di Tony H non c’è nessun brano intitolato “Hard Spice”. Raggiunto poche settimane fa, l’artista spiega che a comparire nella chart fu una sorta di bootleg, mai pubblicato, realizzato con l’acapella di un brano delle Spice Girls. «Lo feci per scherzo, non conservo neanche l’audio» aggiunge. Tognacca, artefice con Molella di Molly 4 DeeJay (a cui abbiamo già dedicato un ampio reportage che potete leggere qui), lancia un nuovo programma radiofonico giusto un paio di mesi dopo la pubblicazione della classifica in questione, “From Disco To Disco”, che sino al 2000 caratterizza il sabato notte di Radio DeeJay. «A Linus piacque l’idea di far ascoltare le voci di chi era in giro il sabato notte, il genere musicale affrontato invece direi proprio di no. Ciononostante mi lasciò libertà musicale totale per due anni». Discograficamente invece Tony H torna, dopo “Enough Of Your Love” del 1994, nel 1998 quando Mauro Picotto lo invita ad unirsi alla squadra della BXR. Il primo dei tre dischi incisi per l’etichetta di Roncadelle (quattro se si considera anche il brano “Year 2000” destinato alla compilation “Maximal FM”) è “Zoo Future”, reinterpretazione di “Get The Balance Right!” dei Depeche Mode che considera i suoi mentori.

5) Green Velvet – The Stalker
Tra gli uomini-chiave della seconda generazione di artisti di Chicago, Curtis Alan Jones veste i panni di Green Velvet dal 1993, dopo essersi fatto conoscere come Cajmere (“Brighter Days” del 1992 fu un successo di dimensioni internazionali). Come Green Velvet punta ad un suono più nervoso, spesso lambendo la techno come nella fortunata “Flash” del 1995. “The Stalker” gira su un basso sbilenco e su uno spoken word cantilenante parecchio caratteristico che nel 2001 gli permette di raggiungere il mainstream con “La La Land” e “Genedefekt”, brani rispetto a cui “The Stalker” potrebbe essere considerata una specie di prodromo.

6) Thomas Schumacher – Ficken?
La Bush mette in circolazione il 12″ di “Ficken?” nel 1996 ma pare che si tratti solo di un formato promozionale. In realtà, come spiega oggi l’autore, quello di scrivere sopra “for promotional use only” «fu solo uno stratagemma che l’etichetta sfruttò per evitare di pagare una gabella nel Regno Unito». Delle tre versioni Tony H (come gran parte dei DJ di quel periodo) preferisce la #3 che suona più volte nelle prime puntate del sopraccitato programma “From Disco To Disco”, la stessa versione che figurerà poi sul CD di “Electric Ballroom”, il primo album del tedesco nativo di Brema.

7) Cominotto – Mother Sensation
“Mother Sensation” avvia la collaborazione tra Massimo Cominotto e la Media Records di Gianfranco Bortolotti. Il brano viene stampato su etichetta Underground, rilanciata giusto pochi mesi prima con una nuova veste grafica ed un nuovo “abito” stilistico. La Megamind Mix è hard trance vivacizzata da due celebri sample, la Global Mix punta ad un trattamento più minimale ed infine la Message Mix, ispirata da “Time Actor” di Richard Wahnfried, lancia occhiate a “Paint It Black” che Cominotto destina quello stesso anno alla Sound Of Rome.

8) Daft Punk – Rollin’ & Scratchin’
Presente nella tracklist di “Homework”, la bizzarra “Rollin’ & Scratchin'” mette in seria difficoltà chi ai tempi è abituato a parlare di house e di techno come due entità distinte e antitetiche. Con una particolare miscellanea i due parigini ottengono un risultato spiazzante da cui emerge una vena noise che sembra una citazione, abbastanza chiara, di “The Garden Of Linmiri”, un brano che Richard James firma nel ’93 come Caustic Window e che qualche tempo dopo finisce nello spot televisivo degli pneumatici Pirelli con Carl Lewis. “Rollin’ & Scratchin'” ispirerà altri artisti che la campionano riproponendola in disparate salse, come Gigi D’Agostino in “Terapia” (1997) e Mirko Milano in “Stopp & Go” (2001).

9) Alfredo Zanca – The Gheodrome Project EP
Tra 1996 e 1999 l’American Records di Roberto ‘Bob One’ Attarantato lancia una serie di etichette che accolgono nel proprio catalogo musica di DJ piuttosto noti nelle discoteche italiane. Tra queste la Tomahawk che, dopo Simona Faraone, Ivo Morini, Claudio Diva, Daniele Baldelli & T.B.C. e Kristian Caggiano, ospita Alfredo Zanca, resident del Gheodrome (sotto la direzione artistica di Steve Gandini), locale a cui dedica l’EP in questione. Il disco, che tocca sonorità afrobeat (“Fist Of Iron (Remix)”) sovrapposte a movenze progressive / hard trance (“Pitfall”) secondo la linea guida della stessa Tomahawk, si trasforma in un classico per il pubblico della discoteca di San Mauro Mare che da lì a breve diventa uno dei punti di riferimento italiani per la musica hardcore. La popolarità però non la salva da un futuro infausto comune a quello di molti altri locali sparsi per la penisola, e viene rasa al suolo nel 2014.

10) DJ Max V. – Technological Dream
Un EP in bilico tra trance e progressive quello del mantovano Massimo Vanoni alias DJ Max V., attivo discograficamente sin dai primi anni Novanta attraverso vari pseudonimi con cui si cimenta in diversi generi. Fa perdere le sue tracce a fine decennio quando abbandona l’attività da DJ, per poi tornare a pieno regime nel 2012 attraverso la sua Atop Records su cui pubblica nuovo materiale.

(Giosuè Impellizzeri)

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Marmion – Berlin EP (Superstition Records)

marmion-berlin-ep1993: la techno, dopo i primi anni di “rodaggio” ed europeizzazione, rivela tutta la sua carica dirompente. Rispetto a quella giunta dall’altra parte dell’Atlantico si contamina con nuovi suoni ed influenze e si trasforma nella colonna sonora dei giovani che cercano di rompere il più possibile col passato. La techno infatti è musica nuova, che non vuole assomigliare in modo diretto a qualcosa di già noto, perché intende indicare una “nuova via”, The Sound Of The Future come recitava il payoff di una delle più note case discografiche italiane di quegli anni, la bresciana Media Records. Dalla manipolazione della techno nasce una variante, la trance, che tira dentro dosi preponderanti di melodia ma non di quella che si fischietta sotto la doccia. La trance dei primissimi anni Novanta è musica dal forte impatto almeno quanto lo è la techno, e seduce l’ascoltatore con componenti che smussano le asperità dei groove più furiosi mediante vellutate presenze di lead e pad evocativi, che inducono allo stato di trance per l’appunto, dividendo l’ispirazione con l’ambient più intenso ed emozionale.

In questo quadro fatto di sovrapposizioni sonore si inseriscono a pieno titolo i Marmion (i DJ tedeschi Marcos Lopez e Mijk Van Dijk) che nella primavera del 1993 pubblicano l’EP di debutto sulla Superstition Records di Tobias Lampe. «Incontrai Marcos all’università. Studiavamo entrambi giornalismo a Berlino ed esplorammo insieme la prima scena acid house della città» racconta oggi Mijk Van Dijk, presente nella lista di DJ menzionati dagli Scooter in uno dei loro pezzi più popolari, “Hyper Hyper”. «A Marcos piaceva particolarmente un brano che avevo pubblicato per la MFS qualche mese prima, “High On Hope” di Microglobe, e mi propose di realizzare insieme un remix che poi prese il nome di MDML-Version (MDML è l’acronimo di Mijk Van Dijk Marcos Lopez, nda) e che fu la prima cosa che facemmo insieme in assoluto. Da lì decidemmo di continuare a collaborare per dare vita a brani inediti che videro luce attraverso il progetto Marmion.

In un primo momento avremmo voluto pubblicare il “Berlin EP” sulla Harthouse giacché Marcos era originario della zona di Francoforte e desiderava far uscire il disco su un’etichetta della sua regione. Inviammo “T-Dancer”, il primo che completammo, e si mostrarono abbastanza interessati ma il responso fu esattamente opposto quando ascoltarono “Schöneberg” e ci scaricarono in un baleno. Ai tempi Mark Spoon ricopriva ruolo di A&R tedesco per la R&S e ci offrì un contratto con l’etichetta belga di Renaat Vandepapeliere. Accettammo felicemente ma dopo qualche giorno ci rendemmo conto che Vandepapeliere avrebbe voluto pubblicare l’EP non sulla blasonata etichetta del cavallino bensì sulla sublabel ETC, assai meno nota. L’idea non ci piaceva per niente e rifiutammo ritrovandoci nuovamente senza contratto. Poche settimane dopo incontrammo Henry Stamerjohann (che nel 1993 pubblica un disco su Harthouse come Aurin, nda) il quale ci informò che un amico comune, Tobias Lampe, stava aprendo una nuova etichetta ad Amburgo, la Superstition Records. Pensammo quindi che offrire a lui la nostra prima produzione fosse la cosa giusta da fare perché essendo un amico ci faceva stare tranquilli. Il “Berlin EP” fu il quarto ad essere pubblicato su una label praticamente sconosciuta ma da lì a breve arrivarono Jens col “Glomb EP” (che includeva la nota “Loops & Tings”, nda), gli Azid Force (Oliver Lieb e Pascal F.E.O.S), i Paragliders (Oliver Lieb e Torsten Stenzel) e Kid Paul trasformandola in una delle etichette più hot della Germania».

Marmion (1996)

I Marmion immortalati in una foto scattata nel 1996

Curiosamente a trainare il “Berlin EP” è proprio il brano bocciato dalla Harthouse, “Schöneberg”, contraddistinto da un incalzante ritmo in cui figura qualcosa che rimanda a Lil Louis. A fare la differenza però non è tale citazione ma l’alchimia tra suoni techno e paradisiaci vortici melodici che prendono il sopravvento nel corso della stesura. «Qualche tempo prima feci una serata con Marcos al Bunker di Berlino e quando misi “Blackout” di Lil Louis il pubblico andò in visibilio. Il lunedì successivo in studio discutemmo su quel particolare momento e creammo un bassline molto simile attraverso un preset di una tastiera Yamaha, la stessa che usò Lil Louis per il suo brano. I sample provenivano da un campionatore Yamaha TX16W, il sequencer era Cubase installato su un computer Atari ST, gli accordi dei break invece furono generati con un Roland Jupiter-6 che un altro mio collaboratore aveva fortunatamente preso in prestito per poche settimane. Il tutto fu mixato su un banco Roland M24-E. Rimanemmo chiusi in studio a comporre per circa dodici ore e riversammo i pezzi su DAT a notte inoltrata. Il mattino seguente riascoltammo ogni brano a mente fresca ritrovandoci particolarmente delusi da alcuni suoni. Avremmo voluto rifare interamente il mixaggio ma purtroppo il banco era già impegnato per un altro progetto da quel collaboratore a cui facevo prima riferimento. Così (per fortuna direi) tutto rimase come lo si può ascoltare nell’EP. Il titolo invece subì una radicale modifica: inizialmente avremmo voluto chiamarlo “A Little Japanese Boy Having A Good Time While Sailing From A Sea Of Ecstacy Into The Peaceful Harbour Of Harmony” ma ci rendemmo conto che era troppo lungo e così optammo per “Schöneberg”, il quartiere dove si trovava lo studio. “T-Dancer” invece era un titolo ispirato dai Gay Teadance, party domenicali per omosessuali in cui Marcos suonava spesso come DJ. Ai tempi amavamo il progetto E-Dancer di Kevin Saunderson e un giorno Marcos ironizzò dicendo che l’inno per il Gay Teadance avrebbe dovuto chiamarsi “T-Dancer”. Così creammo il brano tenendo a mente proprio quegli eventi che si svolgevano la domenica a Berlino. “Marmions Island (Part 1: The Landing)” nacque con un preciso intento: avevo bisogno di un intro per cominciare i miei set in discoteca, quindi ne approntai uno dotandolo di una parte finale con un basso della Roland TB-303 che doveva servire come guida per inserire il beat del disco successivo e quindi facilitami il mixaggio. Infine “The Secret Plant”, ispirata dal crescente interesse che Marcos nutriva per i suoni tribali. Fu parzialmente programmata da lui su una drum machine Roland R-8, che poi era quella da cui estrapolavamo gran parte dei suoni per i beat dei Marmion. In seguito la completammo insieme nel mio studio e l’effetto finale era piuttosto diverso dalle altre tracce. A Jeff Mills piacque moltissimo quel pezzo».

Nel 1993 l’EP viene ripubblicato in Inghilterra dalla Solid Pleasure ma è nel 1994 che avviene qualcosa di grosso: la Urban, sublabel dance del gruppo Universal, mette le mani su “Schöneberg” che rilancia come singolo anche in CD, formato ai tempi usato pochissimo dai DJ (e quindi prevedendo un pubblico ben più ampio) aggiungendo il remix di Kid Paul a cui seguono, due anni più tardi, altre versioni ad opera di Man With No Name, Tony De Vit e Simon Parkes ed una nuova (ed importante) licenza, sulla Hooj Choons nota per aver lanciato Felix. Nel 1997 è tempo di ulteriori rivisitazioni, tra cui quella di John Acquaviva, e la ripubblicazione sulla FFRR, e ad inizio nuovo millennio ne giungono ancora altre tra cui quelle dei Technasia, di Thomas Schumacher e di Chris Carrier. Un tripudio insomma, a dispetto del giudizio giunto qualche anno prima dalla sede della Harthouse. «Quando la Urban rilevò il brano chiese nuovi remix ed uno lo realizzammo anche noi basandoci sui suoni che adoperammo maggiormente durante i rave a cui partecipammo nel 1994. A venirne fuori fu una versione più veloce ed energica, la Marmion Remix, che ottenne grandi riscontri nel Regno Unito dove era considerata una delle tracce-chiave di uno stile ribattezzato “nu energy”. Molti inglesi sono ancora convinti che il Marmion Remix sia l’originale! Credo comunque che la versione di partenza si sia scrollata di dosso gli anni e possa ancora essere suonata nei set contemporanei. Giusto qualche giorno fa un amico mi ha fatto notare che Armin van Buuren ha inserito, nell’episodio 790 di A State Of Trance, la versione originale di “Schöneberg” dichiarando che fu uno dei brani che lo spinsero a diventare un DJ trance. Non ho mai saputo quante copie abbia venduto esattamente né tantomeno in quante compilation sia stato inserito. I remix più recenti, tra cui quelli di Hell ed Abe Duque, risalgono al 2010: probabilmente è tempo di realizzarne di nuovi».

Scene magazine

I Marmion conquistano la copertina del magazine australiano Scene ad ottobre 1996

Dopo il primo fortunato EP, la storia dei Marmion prosegue attraverso altri tre dischi, “Three After Midnight”, “Five Years & Tomorrow” e “Best Regards” che nel 1999 saluta i fan in modo formale, così come si usa fare nelle comunicazioni scritte. «Nel corso degli anni Novanta abbiamo seguito individualmente direzioni diverse: Marcos si interessò alla psychedelic goa trance mentre io puntai alla techno. Questa “biforcazione” fu esternata già nel 1996 attraverso i remix di “The Spark, The Flame & The Fire”. Ero più vicino alla trance ad inizio decennio, quando fui coinvolto in alcune delle primissime registrazioni etichettate come “trance” dalla MFS, la casa discografica che ha pubblicato gli ultimi due 12″ dei Marmion. In particolare segnalo la compilation del 1992 “Tranceformed From Beyond” che mixai con l’amico Cosmic Baby, la prima di quel genere a quanto io sappia. Ai tempi l’idea di trance era fondata essenzialmente sulla forza e sulla ripetitività ossessiva del ritmo come motore per il corpo e sulla profondità dei suoni per illuminare la mente. Purtroppo il concetto fu stravolto e la trance divenne progressivamente un fenomeno pop già alla metà degli anni Novanta, trasformandosi in qualcosa di fin troppo prevedibile per i miei gusti. Il termine stesso “trance” è stato oggetto di ricollocazioni stigmatizzabili da parte di produttori, label e negozi come Beatport che preferiscono taggare brani con una parola piuttosto che con un’altra solo in base ad un interesse commerciale. Per tale ragione molti termini oggi sono puramente posticci e non rappresentano esattamente ciò per cui vennero coniati».

Al di fuori di Marmion, l’attività di Lopez appare discontinua al contrario di quella di Mijk Van Dijk che incide vari album e molti singoli tra cui “More”, portato in Italia nel 1997 dalla GFB della citata Media Records. La sua produttività si esterna anche mediante numerose collaborazioni con artisti come Tanith, Toby Izui, Namito, Hell, Robert Babicz, Florian Schirmacher e Takkyu Ishino a cui ora si somma quella con la cantante Jette von Roth, già vocalist per Kaycee e Schiller. Insieme creano il duo a glow, particolarmente vicino ad ambient/downtempo con qualche occhiata allo stile di Björk riscontrabile in “Perfect” uscito da pochissimi giorni. «Iniziammo a collaborare già nel 2010 per “The Ashes Of Our Dreams” che firmai come Plato sull’etichetta olandese Big & Dirty, e nello stesso periodo cantò due brani del primo EP pubblicato come Mijkfunk. Jette ha inciso pure due magnifici album sulla Roter Punkt, e in quelle occasioni ha collaborato con un amico comune, Harald Blüchel alias Cosmic Baby che recentemente ha ricominciato a comporre musica e ad esibirsi dal vivo. Nell’EP infatti c’è pure un suo fantastico remix. A gennaio usciranno ulteriori versioni di “Perfect” realizzate dagli amici della Liquid Sky Berlin (Dr. Walker, Omsk Information, ADSX e Sense) mentre a febbraio toccherà al secondo singolo accompagnato da uno spettacolare video diretto da Uli Sigg, visual artist di Colonia. L’album invece sarà pronto per l’autunno 2017». (Giosuè Impellizzeri)

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