Olga – I’m A Bitch (UMM)

Olga - I'm A BitchGli esordi DJistici di chi inizia ad armeggiare con mixer e giradischi negli anni Settanta ed Ottanta sono piuttosto simili o i medesimi: la folgorazione attraverso chi già pratica quell’attività, la voglia di emularlo, l’acquisto di dischi ed armamentario necessario, la pratica fatta tra le mura domestiche, la gavetta in discoteche di provincia. È stato così anche per Walter Biasin, meglio noto come Walterino, che oggi racconta: «Ho iniziato a quattordici anni come lucista al Toboga di Castelfranco Veneto, discoteca per cui qualche tempo dopo sarei diventato DJ resident. Fu Agostino Chiarre a darmi la possibilità di fare il primo mix davanti al pubblico, precisamente tra “Never Gonna Give You Up” di Rick Astley e “Pump Up The Volume” dei M.A.R.R.S., nel 1987. Il mio modello è sempre stato rappresentato dai DJ americani, prima quelli hip hop e poi house, su tutti Frankie Knuckles e Larry Levan. La passione per il DJing mi portò, per ovvie ragioni, a frequentare moltissimi negozi di dischi tra cui il Mi Amigo di Daniele Francesconi, sempre a Castelfranco Veneto. A spingermi verso quel tipo di lavoro non fu nessuno in particolare se non l’amore che ancora oggi provo nei confronti della musica, in tutti i suoi aspetti».

Come avviene tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta per la maggior parte dei DJ, anche Biasin si cimenta nelle produzioni discografiche, una dimensione tutta da esplorare che, grazie all’abbassamento dei costi della tecnologia, inizia ad essere praticabile anche da chi non ha alcuna conoscenza accademica. La prima produzione esce nel 1993 su una delle etichette più note del gruppo Flying Records, la UMM, si intitola “Gosp” ed è firmata L.W.S., acronimo di Leonardo, Walter e Stefano. «I DJ sentirono l’esigenza di frequentare gli studi di registrazione e produrre musica principalmente perché desideravano creare qualcosa di proprio e proporlo al pubblico, in alternativa alla selezione di brani altrui» dice in merito il disc jockey veneto. «Nel mio caso, tutto nacque il giorno in cui incontrai l’amico Leonardo Bertoncello Brotto alias B.B. Rave: entrambi volevamo cimentarci nella produzione discografica e così gli proposi di utilizzare la mansarda sopra il negozio dei miei genitori dove allestimmo una sorta di studio coi pochi macchinari di cui disponevamo, tra cui un computer Atari 1040ST, due campionatori Akai S1000, un rack di effetti ed un mixer a sedici canali. “Gosp” nacque proprio lì dentro, facendo leva su un sample che trovai in una compilation di musica gospel, e ciò spiega la ragione del titolo. Una volta terminato spedimmo il DAT alla UMM che decise subito di pubblicarlo, senza esitazioni. Da quel momento stringemmo una duratura collaborazione con la nota etichetta campana».

CD UK e flyer

In alto la copertina del CD singolo pubblicato da UMM nel Regno Unito, in basso il flyer (gentilmente concesso da Elvio Moratto) del capodanno 1995: su entrambi figura Simona Sessa, la ragazza che presta l’immagine al progetto Olga

Nel 1994 è proprio la UMM, diretta da Angelo Tardio, a mandare in stampa “I’m A Bitch”, ispirato dall’omonimo di quattro anni prima di A Bitch Named Johanna uscito sulla statunitense Project X Records. Per l’occasione Leonardo Bertoncello Brotto, Walter Biasin e Stefano Amerio coniano un progetto ex novo chiamato Olga. La versione principale è la House Nation Mix (un nome-tributo per uno dei capisaldi della house chicagoana, “House Nation” di The House Master Boyz And The Rude Boy Of House, Dance Mania, 1986), in cui i vocal di Johanna Jimenez troneggiano su una trascinante base venata da un suono portante simile a quello di un organo, allora particolarmente in auge nei club specializzati. «Partimmo proprio dall’acappella di A Bitch Named Johanna, a cui sovrapponemmo un groove ritmico ed un basso» spiega Biasin. «Optammo per Olga perché ci sembrò un nome adatto a rappresentare la prostituta (bitch, nda) di cui si parlava nel testo. Visto il successo ottenuto anche nel mainstream, affidammo l’immagine del progetto ad un’amica, Simona Sessa, che portò “I’m A Bitch” in tutte le discoteche italiane (e che finisce sulla copertina del singolo pubblicato da UMM oltremanica, nda). Utilizzare il sample di A Bitch Named Johanna non comportò alcuna grana anzi, il manager della Jimenez, dopo aver sentito il nostro brano, ci contattò per realizzare il follow-up che realizzammo proprio insieme a lei. Venne dagli Stati Uniti a Cavalicco, in provincia di Udine, dove Stefano Amerio aveva lo studio di registrazione, il Midi & Digital Studio. Lì rimase per cinque giorni a registrare le parti vocali di “Lick It Up”. Ad accompagnarla fu il marito, Richard Laurent, artefice di una storica hit house del 1988, “The Party” di Kraze. Per noi fu un vero onore conoscere entrambi. Il team di produzione era composto da me, Stefano, noto anche come Victor Gastro, e Leonardo. Ognuno di noi copriva un ruolo: io scovavo sample e davo, insieme a Leonardo, l’idea iniziale che poi veniva sviluppata da entrambi in più giorni. Una volta giunti a termine di quella fase partivamo alla volta di Udine per mixare e masterizzare adeguatamente nello studio di Stefano. Il remix di “I’m A Bitch” lo realizzai io (la DJ Walterino’s Wild Mix, dal taglio dub, nda) a cui se ne aggiunse un secondo fatto da Ricky Volpe, completamente impazzito per la versione originale. Ricordo ancora la telefonata di Tardio che, dopo aver ricevuto il DAT, ci disse testualmente “bella uagliò!, avete fatto un gran lavoro”».

“I’m A Bitch” si muove bene in buona parte d’Europa con licenze sparse tra Gran Bretagna, Belgio, Francia e Danimarca. In Italia l’interesse di un’emittente come Radio DeeJay, con Albertino che lo suona nel DeeJay Time e lo vuole nella DeeJay Parade dove resta per circa due mesi (dal 16 luglio al 10 settembre, seppur stazionando nella parte più bassa della classifica), risulta decisivo. «Senza ombra di dubbio una sensibile spinta promozionale ce la diede proprio Albertino» rammenta ancora Biasin. «I consensi esteri invece credo derivarono dal fatto che ci inserimmo a pieno titolo nel filone dei Reel 2 Real capitanati dal grande Erick Morillo. L’ispirazione principale di “I’m A Bitch” era proprio “I Like To Move It” uscito qualche tempo prima. Alla fine vendemmo circa ventimila copie del disco».

foto di gruppo con LWS

La foto che nel 1995 immortala la collaborazione tra il team degli L.W.S. e Johanna Jimenez: in piedi a destra, con la tshirt viola, Richard Laurent dei Kraze affiancato da Stefano Amerio e la Jimenez. Seduti invece, sempre da destra, Walterino, Leonardo Bertoncello Brotto e la sorella della Jimenez

Nonostante l’ottimo responso il progetto Olga ritorna solo nel 1996, dopo un paio di remix usciti l’anno prima, col citato “Lick It Up” pubblicato ancora da UMM. L’impostazione generale resta la medesima, con la voce energica della Jimenez a scandire la base costruita ancora col chiaro riferimento al sound di Morillo. «Sebbene corressero forti analogie col primo singolo, “Lick It Up” non riuscì ad eguagliare i risultati» prosegue Walterino. «Come ho spiegato prima però, fu il brano che sancì la collaborazione con Johanna e la Project X Records, resa possibile da Angelo Tardio, e a conti fatti divenne un trampolino di lancio per farci conoscere meglio all’estero e procurarci la richiesta di molti remix». Il team, infatti, non dorme sugli allori e continua a lavorare alacremente in studio tirando fuori altri pezzi per la UMM come il fortunato “I’m A Real Sex Maniac” di Dick, racchiuso in una ironica copertina che rimanda alle illustrazioni dei test psicologici e tematicamente collegato ad Olga con riferimenti sessuali, e diversi singoli di L.W.S. più inclini al mondo dei club, tra cui “Let Yourself Go”, in collaborazione con Roby ‘Long Leg’ Sartarelli, “A Forest”, rilettura trancey dell’omonimo dei Cure, e “Slave Lover” destinato alla DFC del gruppo bolognese Expanded Music, interpretato vocalmente da una vecchia conoscenza della dance made in Italy, Lamott Atkins, già dietro al progetto Paul Sharada negli anni Ottanta e poi coinvolto da Gianfranco Bortolotti in altri act della sua Media Records. A tutto ciò si somma una mole incredibile di remix che Walterino realizza per Alex Party, Utah Saints, Cool Jack, Sueño Latino, Ultra Naté e T&F, giusto per citarne alcuni, ma su tutti svetta indubbiamente quello per “King Of My Castle” dei Wamdue Project, realizzato a quattro mani con Mauro Ferrucci alias Roy Malone intervistato qui e diventato un autentico evergreen transgenerazionale.

Dick - I'm A Real Sex Maniac

La copertina di “I’m A Real Sex Maniac” di Dick, edito da UMM pochi mesi dopo “I’m A Bitch”. Tematicamente e graficamente appare un naturale continuum di Olga

«Fu un periodo di iperattività e ricchissimo di remix tra cui ricordo con piacere pure quelli per Fargetta, “This Time (Sexy Night)” e “Midnight”, e “L’Ultimo Gigante” di Adriano Celentano, finito nella raccolta “Alla Corte Del ReMix” del 1995, che coinvolse tante star della dance italiana di allora come Cappella, Alex Party, Ti.Pi.Cal., Netzwerk e DJ Cerla» rammenta Biasin. «Pochi anni più tardi arrivò quello di “King Of My Castle” con cui conquistammo praticamente il mondo intero. Un gradito ricordo è legato pure ad “I’m A Real Sex Maniac” di Dick: la voce del brano, che risentiva ancora dell’influenza dei Reel 2 Real, era proprio la mia, opportunamente modificata con un campionatore Akai».

Nel 1996, con “Kemut” ancora su UMM e il “Live EP” su Suntune (etichetta che Tardio crea in collaborazione con la Time Records, dopo l’abbandono di Flying Records, sulla quale riappare anche la Jimenez con “Baila” di Soul Of Puertorico), Biasin debutta da solista come Walterino. Prosegue con l’EP trainato da “Megafreak” e realizzato con Stefano ‘Gambafreaks’ Gambarelli sulla Train! Records nel 1998, e poi nel 2002 incide “Old Skool Beat” di Strump Dump e con Simon “Saturday Party” per la QPOINT! Records, figlio di ciò che resta del cosiddetto french touch, a cui fanno seguito “Pah Rah” e “Make Love”. Rispetto a dieci anni prima circa però, pare che in quel periodo la sua attività produttiva inizi a diradarsi sensibilmente, per poi riprendere vigore intorno al 2009 quando comincia a collaborare stabilmente con l’elvetica Purple Music di Jamie Lewis. «Il periodo produttivo della UMM fu intenso e bellissimo ma poi, con l’inizio della crisi delle vendite e il fallimento della Flying Records, iniziammo a rallentare il ritmo di lavoro» rivela l’artista. «Forse eravamo un po’ stanchi e le soddisfazioni che diminuivano ci convinsero a prenderci un periodo di pausa. Io ho continuato comunque a fare il DJ non perdendo mai del tutto la voglia di creare musica. Il remix realizzato nel 2007 per “Colors” di Alfred Azzetto mi ha introdotto all’etichetta di Jamie Lewis, la Purple Music, per cui ho pubblicato svariati singoli. Da qualche tempo inoltre sono diventato A&R della sublabel Purple Disco Records insieme allo stesso Jamie e la moglie, Manuela De Pasquale. Lavoro con loro ormai da oltre dieci anni e mi trovo benissimo. Nel contempo collaboro con Keller col quale ho fondato il team di produzione The Dukes, supportato dalla Airplane! Records di Mauro Ferrucci e Tommy Vee.

la Citroen Visa con cui Walterino andava a lavorare

La Citroën Visa con cui Walterino (detto anche Valterino) va a lavorare in discoteca negli anni Novanta

Sono ormai trascorsi quasi trent’anni da quando ho iniziato a frequentare gli studi di registrazione. Di quei tempi ricordo la qualità che abbracciava tutti i generi, dalla techno alla house passando dal soul, ma non era ovviamente tutto rose e fiori. Negli anni Novanta infatti c’era più di qualche incompetente che creò solo business, mettendo in secondo piano la meritocrazia. Tuttavia l’emozione che provo oggi nel fare il DJ e il produttore è la stessa di allora, seppur con qualche ovvia variazione stilistica legata alle selezioni nei club e alle produzioni. La cosa che non sopporto proprio è l’ipocrisia nonché i falsi addetti ai lavori che ormai nascono come funghi ma che si rivelano solo degli inetti. A livello di creatività, credo che ormai siamo giunti ad un punto in cui inventare da zero cose nuove sia veramente arduo. Continueranno a rincorrersi ripescaggi del sound che hanno contraddistinto le stagioni più floride della disco e della dance, ma auspico che la priorità venga garantita agli artisti professionisti e non a chi ha trasformato questo ambiente in una sorta di circo e giostra. Dovremmo saper cogliere meglio il potere potentissimo della musica, capace di creare emozioni ed unire i popoli di tutto il mondo». (Giosuè Impellizzeri)

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