Sharada House Gang – Gipsy Boy (GFB)

sharada-house-gang-gipsy-boyIl “brand” Sharada House Gang nasce nel 1988 con “Let’s Down The House”: è uno dei primi dischi con cui Gianfranco Bortolotti prende le distanze dall’italo disco, ormai in declino, in favore della house. Il nome stesso, nato come aggiornamento di Paul Sharada, un act partito quattro anni prima col cantante/modello di colore Lamott Atkins ancora presente nel team ed immortalato in copertina, mette in evidenza la propensione a schierarsi verso il genere nuovo che arriva dagli Stati Uniti.

Negli anni successivi l’aderenza alla house si fa sempre più chiara, da “House Legend” del 1989 a “Life Is Life” del 1990 (una cover di “Mary Had A Little Boy” degli Snap!), da “It’s Gonna Be Alright” (con la voce di Valerie Etienne dei Galliano) e “Passion”, entrambi del 1991, a “Let The Rhythm Move You”. Dal 1993 si registra una svolta in chiave euro, particolarmente visibile in “Dancing Through The Night” cantato da Ann-Marie Smith (sulla falsariga dei successi dei Cappella) e a cui partecipa Samuel Paganini, oggi in forze alla Drumcode di Adam Beyer, e “Keep It Up” del 1994, interpretato da Zeeteah Massiah. Seguendo i gusti mutevoli del pubblico, Sharada House Gang si ritaglia spazio nel mercato discografico con dosi alterne di fortuna.

Uno dei singoli più noti resta senza dubbio “Gipsy Boy” del 1997. A produrre la versione di punta è Mario Scalambrin, DJ house ben conosciuto nel circuito delle discoteche che dal 1996 è al timone, in veste di A&R, di una delle etichette più popolari del gruppo di Bortolotti, la Heartbeat. «In quel periodo facevo molte serate, i giovedì specialmente, all’Ultimo Impero di Torino. Lì conobbi Gigi D’Agostino, giunto in Media Records da pochi mesi grazie a Mauro Picotto. A lui piaceva molto la musica che programmavo in discoteca e mi propose di seguirlo nella struttura di Bortolotti. Devo tutto a lui» racconta oggi Scalambrin. E prosegue: «Bortolotti mi chiese di produrre un pezzo per rilanciare il marchio Sharada House Gang (dopo il poco fortunato “You Are Deep In My Heart” cantato dalla citata Smith, nda), pensando a qualcosa adatto per la stagione estiva. Come riferimento presi un successo del 1995 che mi piaceva ancora tantissimo, “Hideaway” di De’ Lacy, mischiandolo ai suoni della mia versione di “Baby, I’m Yours” dei 49ers pubblicata qualche mese prima. Il risultato fu notevole. Fu realizzato in due dei tantissimi studi della Media Records e la cantante, l’inglese Beverley Skeete (che collabora con l’etichetta di Bortolotti già da qualche anno prestando la voce a brani come “Find The Way” di Mars Plastic, “Move Your Body” di Anticappella e vari singoli dei Clock, nda), lo riuscì ad interpretare magistralmente già al primo colpo. “Gipsy Boy” funzionò bene anche in Inghilterra grazie al remix dei Sol Brothers ma non ricordo di preciso quanto vendette. Rammento meglio (e con molto piacere) le 48.000 copie del citato “Baby, I’m Yours” dei 49ers».

Mario Scalambrin @ Media Records

Mario Scalambrin all’opera in uno degli studi della Media Records in una foto scattata nel 1996

Sul mix edito dalla GFB ci sono anche altre versioni tra cui quelle di Gigi D’Agostino e di R.A.F. by Picotto inclini al mondo mediterranean progressive, ma quella che ottiene maggiori riscontri è la House Mix confezionata da Scalambrin (affiancato da Roberto Guiotto). Probabilmente viene premiata dal pubblico proprio perché adopera lo schema di un altro successo dei tempi, quello dei 49ers, la cui versione di partenza in chiave Hi NRG fu pensata per essere esportata nel mercato orientale. «Per me era una sfida. Avevo sentito il pezzo negli studi della Media Records e chiesi a Bortolotti di potermi cimentare in una reinterpretazione. A venir fuori fu la famosa Van S Hard Mix, dove il Van era un tributo ai remix di quel periodo di Armand Van Helden, mentre la S, ovviamente, stava per Scalambrin. Inizialmente però non piacque allo stesso Gianfranco, tanto che dovetti insistere parecchio per farla uscire sul 12″ (su cui finisce in posizione B2, nda). Il cantato era bellissimo e volli realizzare una versione totalmente diversa dall’originale. Di quel periodo ricordo anche diverse serate che feci con Ann-Marie Smith, voce dei 49ers, e “Wake Up” di Satori che considero il mio piccolo capolavoro, anche se non riscosse un successo commerciale».

Il follow-up esce nel 1998, si intitola “Real Love” e viene interamente prodotto da Scalambrin e Guiotto ma i risultati non sono gli stessi di “Gipsy Boy”. «Senza dubbio il pezzo era meno forte del precedente ma anche meno commerciale e facile. A livello radiofonico comunque andò discretamente ma non fu mai trasmesso su Radio DeeJay. Ai tempi c’erano alcune politiche particolari per il passaggio di alcuni pezzi e la priorità fu data ad una licenza presa nello stesso periodo dalla Media Records, lasciando così in disparte “Real Love”».

Scalambrin continua a collaborare con l’etichetta bresciana attraverso altri progetti come Rosso, Abduction, Flowers’ Deejays, Love Groove e DJ Chico Do Forte a cui si aggiungono un paio di singoli a suo nome su Heartbeat. «Quella con la Media Records è stata una bella esperienza, soprattutto con Heartbeat che seguivo come A&R. Gestivo anche diversi studi della struttura. La collaborazione poi si interruppe perché qualcuno cambiava parere troppo spesso e così, di comune accordo, andai via, rimanendo comunque in ottimi rapporti con Paolo Sandrini e Max Castrezzati. Da anni abito proprio a Roncadelle, alle spalle degli studi della Media Records rinata da poco, e non nego che mi piacerebbe tornare a collaborare con loro, ma devo ancora capire la direzione (musicale e non) che intende prendere Bortolotti». (Giosuè Impellizzeri e Luca Giampetruzzi)

© Riproduzione riservata

2 pensieri su “Sharada House Gang – Gipsy Boy (GFB)

  1. Credo la versione piu difficile di trovare di “Gipsy Boy” è la “Mars Plastic” uscita nel Giappone sulla ettiqueta Avex Trax. È molto simile a la Pagani Mix ma con un arrangement piu dinamico ed energico, ideale per i club giapponessi

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