DJ Panda – My Dimension (Outta Records)

DJPandaAttivo discograficamente dal 1993, Ermanno ‘DJ Panda’ Mainardi destina la sua musica alla Outta Records, etichetta del gruppo modenese Ala Bianca. Tra i suoi primi lavori si segnalano “It’s A Dream”, del 1994, che batte la strada della cosiddetta dream in stile Roland Brant, e “Dreaming Of Fantasy”, del 1995, che mantiene intatta la tipica impalcatura melodica eurotrance (Sunbeam, Rexanthony, RMB) ma si apre in modo più deciso al pop grazie al testo e alla voce di Annerley Gordon, la futura Ann Lee, seppur l’immagine fosse stata affidata alla misteriosa Aleexa, una cantante genovese. Entrambi i dischi vengono registrati all’Alby Studio di Alex Bagnoli, musicista che qualche anno più tardi ottiene successo producendo le hit di Neja. Per Mainardi invece il momento di gloria giunge nell’estate del 1996 quando “My Dimension” finisce col diventare un inno mainstream. Merito anche di Albertino che prima lo programma ripetutamente nel suo DeeJay Time e poi lo promuove nella DeeJay Parade dove resta per ben tre mesi (entra il 17 agosto, esce il 16 novembre e raggiunge la seconda posizione il 5 ottobre).

Come accade ai tempi, la popolarità si traduce attraverso le presenze nelle compilation e “My Dimension” ne macina parecchie, sia in Italia che all’estero. «Il brano nacque nel Road House Studio, ovvero tra le mura della mia camera da letto. Un pomeriggio un po’ uggioso di fine aprile mi misi a suonare la tastiera, la M1 della Korg, quando come per magia nacque tra le dita quel mitico giro di pianoforte. A quel punto registrai la melodia e dopo qualche giorno la portai in studio per dare il via alla nascita di “My Dimension”» racconta Mainardi, non lesinando su particolari, come quello riguardante l’autore citato tra i crediti, un tal Stefano Linari. «Non fu altro che un prestanome poiché in quel momento non ero ancora iscritto alla SIAE. Per la sequenza del bassline, ottenuta con una Roland TB-303, mi affidai ad MC Hair (Marco Capelli, noto in seguito come Andrea Doria, nda), conoscendolo sapevo già cosa sarebbe stato in grado di fare. La sequenza venne registrata live nel suo studio. Poi la assemblammo alla melodia della M1 e, a completamento, incisi la mia voce recitando ‘return in my dimension’. Tutto ciò avvenne nel Brainstorm Studio di Lorenzo Confetta e Riccardo Nanni, a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, in compagnia di un cucciolo di pastore tedesco che, nei momenti di pausa, ci faceva le feste».

“My Dimension” è il pezzo di Mainardi più noto in Italia, probabilmente grazie al supporto di Albertino, cosa che invece manca ai precedenti singoli. «Il brano scalò le classifiche di quasi tutti i network nazionali che si occupavano di dance, raggiungendo in alcuni casi la vetta o dividendosi il podio con mostri sacri come Underworld, Tori Amos e B.B.E., oltre a piazzarsi terzo nella classifica ufficiale delle vendite AFI (Associazione Fonografici Italiani). Ignoro il motivo per cui Albertino non prese in considerazione i miei primi pezzi, forse li reputava troppo club e poco dance. Il follow-up di “My Dimension” intitolato “True Life”, cantato da Désirée Petrocchi alias Nadir, lo programmò per appena due settimane ma poi lo abbandonò definitivamente. Mi raccontarono che giunto all’Aquafan di Riccione per una delle prime serate dell’estate del 1996, Albertino ascoltò “My Dimension” nel set di un DJ che si esibì prima di lui ed incuriosito gli chiese il titolo. Persuaso anche dalla forte approvazione del pubblico, da quel momento iniziò a proporlo del DeeJay Time. In quello stesso periodo fui invitato da Mauro Miclini negli studi di via Massena per mixare la compilation “Ritmo Progressive” (pubblicata da S.O.B. – Sound Of The Bomb, nda), ma non ci fu occasione per conoscere personalmente Albertino. Comunque, nonostante tutto, le vendite in Italia non furono così rosee come invece facevano ipotizzare le classifiche. Il singolo in vinile vendette poco più di 12.000 copie mentre il picture disc coi remix raggiunse le 2500. Per fortuna “My Dimension” entrò in 18 compilation e fu licenziato in 10 Paesi. Tra i remix c’era anche quello di Molella, che invece conobbi di persona. La collaborazione nacque da un buon rapporto tra il mio discografico e Max Moroldo della Do It Yourself, ai tempi socio dello stesso Molella.

Pur non ispirandomi a nessuno in particolare, ero sempre molto attento alle tendenze musicali che influenzavano il mercato discografico di quegli anni, riuscendo a diventare un pioniere della progressive dance in Italia. Forse i ripetuti ascolti di Jean-Michel Jarre, Mike Oldfield o persino Renato Zero in chiave melodica mi hanno inconsapevolmente aiutato nella composizione dei riff. Tra le etichette a cui ero più affezionato, la belga Bonzai Records e la tedesca Suck Me Plasma, ma non da meno erano le tedesche Low Spirit, Dos Or Die ed Overdose su cui incideva il grande Scot Project che conobbi alla Street Parade di Zurigo. Mi sarebbe piaciuto incidere qualcosa con Yves Deruyter, Armin van Buuren o Paul van Dyk. Con Gary D. e DJ Dean invece sono riuscito a collaborare per vari remix, compilation e con la cover di “It’s A Dream” uscita nel 2004. Ho suonato con loro nel 2012 per il diciannovesimo compleanno del Tunnel Club di Amburgo.

La prima cosa che mi viene in mente ripensando ai miei anni Novanta comunque è la partecipazione alla Love Parade di Berlino, il 10 luglio del 1999: in tre giorni assaporai la città e capii cosa voleva dire vivere lì. Lo slogan di quella edizione fu Music Is The Key e si contarono ufficialmente oltre un milione e mezzo di persone, ma correva voce che le presenze fossero di ben 1.800.000 raver. Una folla oceanica di ragazzi così non l’ho più vista! Indimenticabile anche l’esperienza alla Street Parade di Zurigo che mi vide protagonista nelle edizioni 1997 e 1998. Altra parentesi meravigliosa fu quella di Italia Network. Ringrazio ancora Michele Menegon alias Michael Hammer che credette in me come nuova forza ed energia di Master Quick. In quel periodo arrivò anche “My Dimension” e il connubio con Italia Network mi portò una notorietà non indifferente. Feci il tour Swimming & Jumping, affiancando Andrea Pellizzari in molte spiagge italiane (Jesolo, Riccione, Lido delle Nazioni, Lignano Sabbiadoro) da dove veniva trasmesso Los Cuarenta. Io mi occupavo del Master Quick in formato live. Il 16 agosto del 1997, sul palco de Un Disco Per L’Estate, a Riccione, suonai “True Life”. La kermesse era presentata da Sabrina Salerno, con ospiti del calibro di Max Pezzali, Tullio De Piscopo, una giovanissima Serena Autieri, Claudio Cecchetto, Pitura Freska e molti altri. Fu un’esperienza fantastica. Nel 1995 invece partecipai al Rimini Festival, che si tenne all’Altromondo Studios e che fu presentato da Antonella Elia. In quell’occasione proposi la versione cantata di “Dreaming Of Fantasy”. Amavo alternare la techno/trance e progressive a cose più vicine alla classica dance, ed infatti “Nightmare” di Enface Feat. Kate Race, del 2002, era una mia produzione, ma lo sanno in pochi».

Gli anni Novanta di Mainardi proseguono con la rivisitazione di “It’s A Dream” e “Listen” (entrambi del 1998) e “Paradise Motel” (1999), rimasto ad oggi l’ultimo singolo della discografia di DJ Panda. (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

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