Kike Boy + Demolition – Basic (Quality Madrid)

Kike Boy & Demolition - BasicLanciato da Molella nella prima edizione del suo programma Molly 4 DeeJay (a cui abbiamo dedicato un approfondimento qui) e promosso a pieni voti da Albertino sia nel DeeJay Time che nella DeeJay Parade (dove rimane per oltre tre mesi, dal 10 giugno al 23 settembre), “Basic” si trasforma in un successo che, tra la tarda primavera e l’estate 1995, si sente sia nelle discoteche che in radio. Gli autori sono due spagnoli, Enrique Pascual López Mejía alias Kike Boy e Juan Carlos Molina alias Demolition, praticamente sconosciuti da noi sino a quel momento ma attivi discograficamente dal 1993.

«Incontrai Molina all’inizio degli anni Novanta, stringemmo subito un’intesa e divenimmo soci in studio di registrazione» oggi spiega López Mejía. «Poiché disponevamo di pochissimo denaro chiedemmo aiuto ad un amico comune, David Penn, che mise a disposizione una stanza della sua casa per allestire un piccolo studio. Lì, nel 1993, creammo la Zen Records che divenne la piattaforma dei nostri primi progetti come Evidence, Underwear, Vinyl Juice e Kadoc».

“Basic” però non appartiene al catalogo della Zen Records bensì a quello della Quality Madrid, etichetta in attività dal 1990 e diretta da Carlos Arias. Il brano è di una semplicità spiazzante, mescola pochissimi elementi di derivazione makina in un costrutto che rasenta la banalità ma che, proprio in virtù della sua spiccata elementarità, si rivela vincente, analogamente a quanto avviene pochi anni prima con “Pullover” di Speedy J. In Italia, dove viene ripubblicato dalla Discomagic, il brano di Kike Boy & Demolition è definito “disco molla” per via dei suoni “elastici”, già testati con altrettanto successo qualche anno prima dagli olandesi Rotterdam Termination Source con la loro “Poing” a cui “Basic” sembra strizzare l’occhiolino.

«Comprammo il Novation Bass Station Rack e lo portammo subito in studio per testarne i suoni che emulavano quelli della Roland TB-303. Aggiungemmo alcune distorsioni e il riverbero con un Alesis e programmammo una parte ritmica con la Roland TR-909. Il mixer era un Tascam, i monitor due Yamaha NS-10 e il sequencer Cubase. Optammo per il titolo “Basic” perché il risultato di quel lavoro era qualcosa di veramente basico, costituito da pochissime tracce da mixare. Il successo spiazzò pure noi, credo che vennero vendute circa 15.000 copie di dischi anche se ai tempi la Quality Madrid non ci diede informazioni dettagliate quindi è possibile ipotizzare una soglia più alta».

Novation BassStation Rack

Il Novation Bass Station Rack adoperato in “Basic”

In autunno gli spagnoli ci riprovano con “Basic 2”, anche questo licenziato in Italia dalla Discomagic del compianto Severo Lombardoni. Al suo interno ci sono tre brani ma non è la title track ad attrarre (che pare più un remix di “Basic” che un pezzo nuovo) bensì “Enter”. L’effetto “molla” è prevedibilmente preservato ma questa volta compare qualche divagazione melodica in più ed anche un breve hook vocale che fa da cornice ad una estrema semplificazione della techno. «”Basic” fu un successo e chiaramente cercammo di farne un secondo ma fu impossibile superare l’originale, i DJ preferirono di gran lunga il primo».

La Discomagic, sull’onda di “Basic”, pubblica anche “Kabuki” e “News” realizzati rispettivamente da Kike Boy e Demolition però da solisti, forse con la speranza di recuperare terreno, ma il tentativo si rivela vano. «La musica dance italiana ha sempre avuto un grosso seguito in Spagna. Marco Carola, Gigi D’Agostino, Spiller, Alex Neri e Sam Paganini sono alcuni degli artisti dello Stivale tricolore che conosco e rispetto di più. Nel 1992 uscì un mio brano intitolato “Groovy As Beat” sull’etichetta italiana Brainstorm firmato insieme a Maurizio Braccagni che però non ho mai incontrato di persona, fu la label a creare il contatto».

Esaurita la fiammata dell’estate ’95 quindi, il successo di Kike Boy e Demolition cala progressivamente e dopo “Basic 2” i due si dividono. «Firmai un contratto di esclusiva con la Quality Madrid e ciò mi costrinse a separarmi sia da Juan Carlos Molina che da David Penn, non volevo incorrere in problemi legali. Quella scelta significò anche abbandonare la Zen Records e tutti i progetti che avevamo prodotto sino a quel momento, e ciò compromise inevitabilmente i nostri rapporti. L’ultima traccia a cui lavorai con loro fu “The Nighttrain” di Kadoc che registrammo in pochissimi giorni perché volevamo pubblicarla in tempo per l’estate. A tal proposito ricordo di aver portato delle copie del disco ad Ibiza per consegnarle personalmente ad un negozio di dischi, il Discos Delta. Il proprietario era un mio amico e gli chiesi di distribuirle ai DJ che lavoravano nelle discoteche dell’isola. Risultato? Dopo pochi giorni “The Nighttrain” era uno dei pezzi più suonati in tutti i club ibizenchi».

Anche il brano di Kadoc, trainato da un vocal sample preso da “Night Train” di James Brown & The Famous Flames, riesce ad affermarsi in Italia dove è pubblicato dalla UMM, ma ciò avviene solo nei primi mesi del 1996 in concomitanza con la sua esplosione europea. (Giosuè Impellizzeri)

© Riproduzione riservata

Annunci

Molly 4 DeeJay: hard trance, makina ed happy hardcore su Radio DeeJay

MolellaLunedì 6 febbraio 1995: nel palinsesto pomeridiano di Radio DeeJay, alle 16:35, appare un nuovo programma. A condurlo è un DJ già noto a chi segue il network di Via Massena, soprattutto ai fan del DeeJay Time. Trattasi di Maurizio Molella, protagonista (insieme a Fargetta) dell’Original Megamix il sabato notte, ma l’appuntamento, ridotto ad una striscia quotidiana di pochi minuti, figura pure nel fortunato programma di Albertino. Sono ormai lontani i tempi in cui il DJ/produttore si occupa di sola regia, con Gerry Scotti e con Amadeus prima e con Jovanotti poi, per “1-2-3 Casino!” che nel 1988 lo porta in televisione facendolo diventare molto popolare con lo slogan ‘Molella martella’. Poco più che trentenne Molella avvia una nuova fase della sua carriera, non più relegata al solo DJing ma anche al ruolo di speaker. In merito a ciò a luglio 1995 il DJ/giornalista Nello Simioli scrive su una rivista: «Il passaggio da tecnico a speaker di Molella potrebbe incoraggiare molti DJ a cimentarsi davanti al microfono, abbattendo le barriere che da sempre dividono questi due rami del mondo radiofonico».

All’inizio Molly 4 DeeJay lascia perplessi e forse anche spiazzati, non si tratta esattamente di un classico programma radiofonico condotto in modo tradizionale. Gli interventi vocali sono ironici e veloci, intervallati da slogan ed incastrati chirurgicamente in suoni, sample ed effetti speciali, tutti sapientemente coordinati dal tecnico in regia, Daniele Tognacca alias Tony H. Una sorta di blob dopato, concentratissimo, senza esitazioni, fresco, veloce (dura appena venti minuti ed è ovviamente privo di interruzioni pubblicitarie) e che presto si rivela vincente. Il programma è rivolto ad un pubblico molto giovane, attratto da musica aggressiva, graffiante, spesso assordante per chi è abituato ai registri sonori della classica “radio dance” nostrana. Tony H ricorda, nell’intervista rilasciata per Decadance Extra: «Molly 4 DeeJay necessitava di tantissimo lavoro ed essendo piuttosto sperimentale anche nel tipo di conduzione, non era detto che i nostri sforzi poi sarebbero stati ricompensati. Durava appena venti minuti ma occorrevano ore sia per il montaggio della puntata, sia per la ricerca della musica».

La prima edizione va in onda da febbraio 1995 a luglio dello stesso anno, e resta la meno nota al grande pubblico. La dance che Radio DeeJay ai tempi promuove concede spiragli sulle “bastardizzazioni” della techno, ma nulla o quasi che offra agli ascoltatori una visione più ampia dei generi musicali in auge all’estero. In quel periodo Molella osa più di Albertino, e col suo programma offre ponti di connessione con Paesi come Germania ed Olanda, oltre a farsi promotore di uno stile ancora sconosciuto in Italia detto makina, un mix tra techno, trance ed happy hardcore inventato in Spagna. La proposta settimanale del programma prende proprio il nome di Disco Makina (consuetudine ripresa anni dopo in Mollybox, su m2o), e suona ogni giorno, all’inizio o talvolta alla fine della puntata. Il primo Disco Makina nonché primo brano passato in Molly 4 DeeJay è “Computerliebe” dei tedeschi Das Modul, ai tempi in high rotation su Viva, il noto canale televisivo tedesco. Nello stesso solco Molella e Tony H programmano cose simili, da “You Make Me Feel So Good!” di DJ Thoka a “Pump Up The Bass (Remix)” di Sequential One, da “Basic” di Kike Boy & Demolition a “Multicriminal City” di Frankfurt Terror Corp., passando per “Razzia II” di M, “Musica Maquina” di Ramirez, “Whatever” di Loose That, “The Age Of Syn” di Syn-R-G, “Papaumama” di K.O.’s (o forse era la cover italiana di Bad Boys?), “Sandman” di Bamby, “Come On” di Axis, “Experience (Follow Me)” di RMB, “1,2,3,4” di Ultra-Sonic, “Bam Bam Bam” di WestBam, “Io Sono Illuminata” di Corleone, “Take Off” di Raver’s Nature, “Spacebaby” di Spacebaby, “Tangoá” di Zong!!, “Tribute To Verdi” di MC Hair, “Tears Don’t Lie” e “Droste, Hörst Du Mich?” di Mark ‘Oh, “Hardcore Vibes” di Dune, “Wahaha” di Booma, “The Ultimate” di Antic, “Universal Sound” di Fanatic Cracks, “Dream Of You” di Venusia (la versione Quasar di Cirillo), “The Meltdown” di Lunatic Asylum, “Fire” di Plutone, “Mobile” di Interactive, “Trip To Raveland (Frankie Jones Remix)” di Marusha e “This House Is Hot” di Ego 69.

Non mancano trance ed hard trance con “Fantasy” ed “Infinity” di Taucher, “Oasis” di Paragliders, “You Gotta Say Yes To Another Excess – Great Mission” di  Jam & Spoon Hands On Yello, “Feel (Legend B Remix)” di Cenith X, “Superstitious” di Luxor, “Outface” di Komakino, “Wavemaker” di Aqualite, “Let There Be House” di Cherry Moon Trax e “Violet Space” di Pascal Device. Spazio anche alla house (il remix di Todd Terry di “Missing” degli Everything But The Girl, programmato con abbondante anticipo, “One Love Family” di Liquid, “Sex On The Streets” di Pizzaman, “Hideaway” di De’ Lacy, “Don’t Laugh” di Winx, “I Believe” di Celvin Rotane) e ad hardcore/happy hardcore (“Equazion Part 4” di Q-Tex, “Let The Bass Be Louder” di Stingray, “Falling In Love” di Rave-O-Lution, “M.F. Bass In Your Face” di Too Fast For Mellow, “A.E.I.O.U.” di DJ Buby Featuring The Stunned Guys, “Nilotic Express” di Hanoi).

Probabilmente invogliato dai successi che, tra la fine del 1994 e il 1995, toccano la soglia dei 160 BPM (“The Mountain Of King” di Digital Boy, “Wonder” di DJ Cerla & Moratto, “Baraonda” di Ramirez, “You Make Me Cry” dei Bliss Team, “Nowhere Land” di Club House, “Heaven Or Hell” di R.O.D., “Sopportare” di Z100, “Only Pip” di Pacific People, “Hyper Hyper” di Scooter, “Outside World” di Sunbeam, “Welcome To The Future” di Exit Way, “Flying High” di Captain Hollywood Project, “Movin’ On” dei Da Blitz, “Hypnose” di Scorpia, “If You Wanna Party” dello stesso Molella, artefice anche del remix di “Feel It (In The Air) di JT Company), Albertino, che ai tempi è per davvero una sorta di Pete Tong italiano in grado di trasformare in successo quasi qualsiasi cosa metta in scaletta, sceglie alcuni brani di Molly 4 DeeJay per il suo DeeJay Time, come i citati “Computerliebe” e “Basic”, entrati anche nella DeeJay Parade rispettivamente il 25 marzo e il 10 giugno, e “Luv U More” di DJ Paul Elstak, remixato in seguito da Molella e per cui si aprono le porte della classifica dance più ascoltata d’Italia il 19 agosto. Una manciata di passaggi nel DeeJay Time, in primavera, vengono conquistati anche dai citati Dune e Komakino. Un paio di pezzi finiscono invece nella compilation “Megamix Planet” che Molella si divide col collega Fargetta (“Megamix Planet” prende il posto di “Original Megamix” probabilmente a causa degli stessi motivi per cui quello stesso anno la “DeeJay Parade” diventa “Alba”, «quando Cecchetto uscì da Radio DeeJay, a fine ’94, il progetto fu bloccato per due anni e si trasformò in “Alba”», dal libro “Sentimento Espresso” di Giacomo Maiolini).

Della prima edizione di Molly 4 DeeJay si evidenzia la prevalenza di materiale discografico proveniente dall’estero, seppur poi molti brani vengano presi in licenza da case discografiche italiane (e qui sarebbe interessante capire se prima o dopo il passaggio in M4DJ, per determinarne il grado di influenza sul mercato domestico). Segno che in Italia non sia ancora scoccata l’ora x per un certo tipo di musica, strumentale e legata a derivazioni techno e trance, messe da parte a favore di eurodance ed italodance dopo l’exploit nei primissimi anni Novanta (vedi il filone del cosiddetto “hoover sound” – zanzarismo da noi -, e i vari Human Resource, Second Phase, Joey Beltram, L.A. Style, Outlander, Frank De Wulf, N-Joi, Quadrophonia, Speedy J). È plausibile quindi che ad incoraggiare la commercializzazione italiana di generi come trance, hardcore e progressive trance sia stato anche Molly 4 DeeJay.

La seconda edizione va in onda dal settembre 1995 (probabile che fosse il 25, in concomitanza con la nuova stagione del DeeJay Time) al giugno 1996, è la più lunga delle tre e senza dubbio la più nota e fortunata, ricordata ancora oggi da innumerevoli fan nostalgici. I risultati in rete parlano chiaro, è quella di cui si rintracciano più registrazioni (è possibile ascoltarne alcune qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui). Dalle 4:35 del pomeriggio (ma lo slogan-tormentone “Prendi questo treno alle 4:36, prendi questo treno, c’è Molly 4 DeeJay” di fatto sposta l’inizio del programma di un minuto) alle 17:00 sulle frequenze di Radio DeeJay tornano suoni atipici per quella fascia oraria. La sigla di apertura è tratta da “Sentinel” di Simon C, pezzo hardcore pubblicato nel 1994 dall’olandese K.N.O.R. Records degli Human Resource (proprio quelli di “Dominator”). Le voci invece, in classico “vocalist style”, sono di Elena Marmugi alias Lady Helena e di Lukone, curioso personaggio che ai tempi affianca Filippo Carmeni nel progetto Z100. Invariato lo stile degli interventi vocali tra un brano e l’altro, come del resto il Disco Makina, introdotto dal “party people” preso da “Whoomp! (There It Is)” dei Tag Team. Le novità introdotte sono due: Pura Vida, la classifica dei cinque brani più forti, in onda ogni venerdì e presente anche sulla Pagellina (punto di riferimento per discografici e DJ) distribuita in tutti i negozi di dischi, e l’inserimento nel DeeJay Time di Molly 4 DeeJay Missione Segreta, rubrica che ogni giorno, alle 15:30, ospita un brano tratto dalla programmazione di Molly 4 DeeJay di cui vengono svelati (ma talvolta con qualche errore, forse intenzionale) autore, titolo, etichetta e versione. Questo perché Molly 4 DeeJay non diffonde alcuna informazione relativa alle musiche che propone, e ciò scatena nei fan più sfegatati una sorta di sfida nell’individuare titoli ed autori. Ad affiancare Molella in Molly 4 DeeJay Missione Segreta è DJ Giuseppe, che rende tutto meno serioso ed anche un pizzico demenziale (qui è possibile ascoltare una registrazione del novembre 1995).

Nei primi mesi si continua a battere il percorso tra musica makina, happy hardcore, rave techno/hard trance e sprazzi progressive con pezzi tipo “Stars” di Charly Lownoise & Mental Theo, “Are Am Eye?” di Commander Tom (suonato rigorosamente da metà stesura in poi), “Mystery” di Code-16, “Last Anthem” di Casio Brothers, “Recall” di Sandman, “Love Is In The Air” di Perplexer, “Close Your Eyes” di Mega ‘Lo Mania, “Anybody (Movin’ On)” di Masterboy (il Neon Rave Remix di Felix Gauder), “Deeper Love” di Bounce #9, “1-2-3-4 All The Ladies On The Floor” di No Sukkaz, “Hardcore Dreams” di Happy Ravers, “Moments Of Decision” di NIP Collective, “X-Beat” di Dr. Pravda, “My Gift To You” di Lello B., “After Hour” di Mr. Bruno Togni, “Oh Yeah” di Plutone Hands On Yello, “Upside Down” di Interrupt, “High On The Edge” di Housetrap, la natalizia “Jingle Bells” di Yello, “We Fly To Fairyland” di Rave Busterz, “Direct To Rave (Placid K Remix)” di Digital Boy, “You’re The One” di Hysterie, “Used & Abused (Amnesia Mix)” di Party Animals e “We Will Rock You” dell’inventato e mai esistito Q-Inno (in realtà autore del mash-up è un americano di origini italiane che abbiamo intervistato in Decadance Extra ricostruendo per intero l’incredibile storia del suo brano). Frammenti di “The Underworld” di Genaside, invece, vengono usati per uno dei jingle.

Come accaduto nella prima edizione, di tanto in tanto filtra qualcosa più house oriented, tipo “Weekend (Full Intention Remix)” di Todd Terry, “My Thang” di Bosstune, “I Got A Love” di B-Code, “Climbing On Top Of Love” di MBG Feat. Mata J e, in primavera, “Instant Replay (Three Different Grooves)” di Instant Replay, “Give Me More” di Pride 1, “Such A Feeling” di DJ Delicious, “Oh-La-La-La” di Justine Earp, “Funny Walker” di The Difference ed “Hyper-Ballad (The Stomp Mix)” di Björk, remixata dal compianto Mark Bell degli LFO, versione a quanto pare pubblicata solo su un ricercato doppio mix promozionale.

A novembre 1995 Molella dichiara in un’intervista: «Propongo musica dalle sonorità e ritmi nuovi e sperimentali, guardando con occhio attento e critico tutto quello che di nuovo avviene nel mondo e in particolare in Europa». I tempi sono propizi per la prima compilation, “Makina Compilation”, che esce proprio a novembre (su Do It Yourself, etichetta di cui è socio lo stesso Molella) e raccoglie, oltre a brani già citati, anche “Giallone Remix” di Gigi D’Agostino & Daniele Gas, una versione personalizzata di “X-Program” di Rexanthony, “Sikret” di Russoff ed un paio di mine Hardcore, “Jiiieehaaaa” degli olandesi Diss Reaction e “Bim Bum Bam” degli italiani Stunned Guys. Ad aprire la sequenza è “To Ton” de La Nonna, altro personaggio-tormentone del programma, mentre a caratterizzare la compilation è una lattina (vera!) inclusa nel package, un gadget-feticcio che tanti usano come portapenne.

Il numero dei fan inizia ad aumentare ma le selezioni musicali non si conformano subito alle regole commerciali: “Deep Obsession” di June Pirate & DJ Jordan, “The Theme” di Cosmo Kid, “Rotorman” di DJ Tim, “Acid Phase”, “Tone” ed “OUT OUT OUT OUT” di Emmanuel Top, “Fear Of Love” di Aida, “Slaves To The Rave” di Inferno Bros., “España Z” di Marco Zaffarano, “Overflow” di Code-18, “Bleep Blaster” di Rave Creator ed “Outward Journey” di Wayfarer sono solo alcuni dei brani che confermano la voglia di non seguire le solite esigenze radiofoniche. Pian piano però Molly 4 DeeJay (e in particolare il Disco Makina) finisce col diventare il contenitore di pezzi che, dopo qualche settimana, vengono “adottati” dal DeeJay Time e che quindi vedono aumentare esponenzialmente la propria popolarità. Di casi se ne possono citare davvero a iosa: da “La Campana” di DJ Dero a “Discoland” di Tiny Tot, da “Crisia” di U4EA (tra i pochi ad entrare due volte nella storia della DeeJay Parade, il 25 novembre 1995 e il 13 gennaio 1996, escluso temporaneamente per far spazio al natalizio “Christmas With The Yours” de Il Complesso Misterioso) ad “Eternally” dei Quadran (che partecipano alla festa di capodanno del DeeJay Time al PalaStampa di Torino), da “Son Of Wilmot” di Mighty Dub Katz a “Play This Song” di 2 Fabiola, sino a “Techno Cat” del compianto Tom Wilson, “The Master” di The Master (Disco Makina in autunno ma entra in DeeJay Parade solo il 17 febbraio 1996), “I Wanna Be A Hippy” di Technohead (suonato a 33 giri anziché 45), “Sky Plus” di Nylon Moon, “Can’t Stop Raving” dei Dune ed ancora “The Search” di Trancesetters, “Universal Love” di Natural Born Grooves, “The Truth” di Trinity, “Pleasure Voyage” di X-Form, “It’s Magic Away” di Confideance, “Noisemaker” di Dr. Kreator, “Love Is You” di Happymen, “Siren” di Sex Alarm, “Smoke” di Smoke, “Moon’s Waterfalls” di Roland Brant, “The Nighttrain” di Kadoc, “Progressiv Attack” di Code-20, “Profondo Rosso” di Flexter, “Metropolis (The Legend Of Babel)” di DJ Dado, “Music (Molella Remix)” di D&G e “Bakerloo Symphony” di R.A.F. by Picotto, che resta al vertice della DeeJay Parade per ben cinque settimane (dal 6 aprile al 4 maggio 1996). Insomma, i due programmi si parlano e si legano a doppio filo, come ricorda anche Tony H nell’intervista sopraccitata: «Partimmo dall’idea di suonare in radio brani solitamente relegati ai club intuendo che ciò potesse diventare un fenomeno di massa. E così fu. Dietro di noi si accodò infatti il DeeJay Time, che in quel periodo passò dalla più classica dance cantata a brani strumentali che spesso lanciavamo proprio noi in Molly 4 DeeJay».

Nel corso del 1996 le alte velocità della makina, dell’hard trance e dell’happy hardcore vengono progressivamente abbandonate (ultimi scampoli in primavera con “Mamy” di Polyphonic – con una citazione vocale di “Ça Plane Pour Moi” di Plastic Bertrand? -, “A Song To Be Sung” di Byte Beaters, “Lostsidon” di Lostsidon, “Diafragma” di Locoide, “Get Up (Z100 Remix)” di T.O.T.T., “Generation Of Love” di Catchy Tune, “Don’t Leave Me Alone” di Paul Elstak, “Work (Rob & Biz Mix)” di House Pimps, “Toy Town” di DJ Hixxy & MC Sharkey, “Spaceman” di Raveman, “Rebel Yell” ed “Our Happy Hardcore” di Scooter, “Your Smile” di Charly Lownoise & Mental Theo, “Equinoxe Party” di Rexanthony, “Back On Plastic (Tesox Remix)” di AWeX, “All Bitches (Commander Tom Remix)” di N-Son-X ed “Herz An Herz” di Blümchen) a vantaggio di brani dall’accesa presenza melodica, sicuramente più adatti alla programmazione radiofonica pomeridiana. Inoltre, a differenza della prima edizione, ora le produzioni made in Italy sono molte di più.

Non certamente a caso il 1996 viene ricordato come “l’anno della progressive”, ma in relazione a ciò è interessante riportare alla luce alcune considerazioni di addetti ai lavori, datate dicembre ’96. Christian Hornbostel dice: «Il termine “progressive” è già sprofondato nel caos, così come era avvenuto a suo tempo per l’omologo “underground”. Ora migliaia di DJ affermano di suonare progressive ed alcuni di loro si fanno addirittura la guerra per dimostrare al popolo italico di esserne gli assoluti inventori. Sono passati più di quattro anni da quando il vero fenomeno progressive (tutt’altra musica) faceva la sua comparsa nel Regno Unito, ma ecco che in Italia qualcuno ha pensato che il solo utilizzo del bassline bastasse a giustificare la creazione di una nuova corrente musicale chiamandola… indovinate un po’ come? Nessuno comprende l’italianissimo modo di definire progressive tracce che all’estero godono di ben altre definizioni! Non parliamo poi della confusione creata dalle compilation stampate in Italia che di progressive hanno solo il nome. Dobbiamo a denti stretti accettare che il significato di progressive sia un’amorfa terminologia creata per far vendere incoerenti compilation in un mercato discografico già agonizzante, per dar lustro a DJ che si vantano di suonarla (mixando Alexia con DJ Dado ed una traccia Attack) per far contenti alcuni proprietari di locali che nella stessa serata propongono con innocente orgoglio revival, underground, liscio, latino-americano e… progressive!». Non dissimile il parere del DJ Paolo Kighine: «Ultimamente la progressive ha preso i connotati da fenomeno di massa e per questo viene additata come commerciale. Ciò dovrebbe rappresentare un motivo in più per stimolare i miei colleghi ad offrire un prodotto di qualità elevata». Curioso constatare che ai tempi anche uno dei DJ considerati tra i capostipiti della progressive (e più precisamente della variante tutta italiana della mediterranean progressive), Mauro Picotto, abbia detto che «progressive non ha un significato musicale, è un termine abusato, come underground».

Insomma, nel 1996 la cassa dritta, il basso in levare e i ghirigori acidi della TB-303 della (italo) progressive nostrana sostituiscono gli elementi dell’italodance, dell’eurohouse e dell’eurodance di qualche anno prima, quella di Corona, Haddaway, Da Blitz, Cappella et similia per intenderci. Volendo fare un parallelismo, la “progressive” di ieri suona tanto come la “deep house” di oggi sbandierata dai webstore e firmata dai vari Robin Schulz, Klingande, Feder, Kygo, Disclosure, Clean Bandit ed altri simili. Si trattava di musica pop dance che mutava pelle e che, probabilmente complice l’exploit internazionale di “Children” di Robert Miles, prelevava ispirazioni e retaggi da correnti stilistiche vicine a techno e trance, importandone alcuni caratteri e ritrovandosi quindi con l’assomigliare a cose meno legate allo stereotipo della classica “musica dance da classifica radiofonica”. Da ciò si evince che il termine “commerciale” non equivale ad un preciso stile musicale, è piuttosto un segmento camaleontico che cambia i propri tratti somatici a seconda delle tendenze del momento. Tutto può diventare commerciale, a prescindere dallo stile di appartenenza, e la storia ci offre decine di esempi in tal senso. Commerciale è ciò che vende e che quindi piace al grande pubblico, lo sono diventati anche i Daft Punk seppur siano distanti galassie dallo stile di Ice MC, Double You o La Bouche.

A Molly 4 DeeJay va riconosciuto il merito di aver programmato musiche che su una emittente come Radio DeeJay non avrebbero mai trovato posto, soprattutto nelle ore pomeridiane. Certo, non era coraggioso e sufficientemente “di tendenza” come i programmi di Italia Network (Master Quick, 100% Rendimento, Mad House, Sensorama, Decoder, Extreme, Network Satellite, Labirinto, Hipnoparty) ma neanche da liquidare in toto, seppur negli ambienti più radicali venga considerato “volgare icona di musica pop carnevalescamente travestita da alternativa”. Probabilmente il giusto sta nel mezzo, visto che Molella faceva contento sia chi voleva andare in auto col finestrino abbassato, gomito in fuori e volume altissimo della radio, sia chi desiderava ascoltare cose diverse ed accrescere le proprie conoscenze in materia musicale europea, in un periodo in cui oltre alla carta stampata, negozi di dischi e alla radio non c’era altro. In relazione al ruolo della radio come mezzo divulgativo vale la pena ricordare che sempre nel 1996, proprio su Radio DeeJay, compare B-Side, il programma di Alessio Bertallot, altra “finestra” da cui si sbircia in stili non convenzionali come trip hop, jungle, drum n bass e dub, coi vari Sneaker Pimps, Massive Attack, Photek, Morcheeba, Ben Harper, Apollo 440 e Chemical Brothers.

Ma torniamo a Molella: la consacrazione del successo su larga scala avviene nella primavera del 1996 con l’uscita (il 20 maggio, senti gli spot qui) della “Molly 4 Dee Jay Compilation”, accompagnata da un nuovo gadget, l’occhiale progressivo. Dentro c’è praticamente tutto ciò che rende il programma musicalmente più accessibile ed osannato dal grande pubblico, da “L’Arcano Incantatore” di Prophecy a “Gigi’s Violin” di Gigi D’Agostino, da “Symphoniko” di Giacomo Orlando a “Steel” di Andrea Visconti, da “On The Road (From “Rain Man”)” di Eta Beta J. a “Sex” di Me.Da. e “See The Difference” dello stesso Molella (che appronta un paio di versioni “alternative”, la ‘Progressiva’ e la ‘Progressivmakina’, così come accade qualche mese prima ad “If You Wanna Party” con le ‘Underspeed Mixx’ e ‘Pura Vida Mixx’ e ad “XS” con la ‘Sogno Mix’). Riappare anche La Nonna con “La Nonna Progressiva”, e figura, a mo’ di intro allungato, “Prendi Questo Treno” di Lady Helena (qualcuno sostiene che lo slogan derivi, parzialmente, da un vecchio brano senza titolo del romano Lory D, apparso nel 1993 sulla sua Sounds Never Seen).

Per il resto la seconda edizione di Molly 4 DeeJay va avanti alternando progressive trance/house dal facile impatto, senza pretese e in alcuni casi fin troppo “cheesy” (“Human Instinct” di Human Instinct, “Come Together (Commander Tom Remix)” di Eskimos & Egypt, “Wham Bam” di Candy Girls, “Vox-O-Matic” di Anthony Prince, “Into Your Heart (Tall Paul Remix)” di 6 By Six, “Landslide” di Harmonix, “Pause” di DJ TV & Azidman, “Boing!” di DJ Quicksilver, “Lemon Tree” dei Garden Eden) a materiale prevalentemente prodotto in Italia (“Ipno Fly” di Mr. Bruno Togni, “Out Of Control” di Trance Orchestra, “Nephertity” di Alex Remark, “Last Train” di FS, “Hiroshima” di X-Form, “Jim Is Back” di K.S., “Piramids Of Giza” di Gravity One, “Nipiol 3” di Etoile, “Halleluja” di MP8, “Trance In Paradise” di The Lost, “La Creatura De La Luna” di In-Digo, “Vyger” di Z100, “Angels’ Symphony” di R.A.F. by Picotto & Gigi D’Agostino, “Progressivo Totale” di Key, “Walkin In The Rain” di M.B. Feat. Mike Hollomon, “Mistero” di Prophecy, “Ci Gira In Giro” di Lukone).

La terza edizione comincia il 9 settembre 1996: il sostanziale cambiamento riguarda l’orario della messa in onda, non più alle 4:35 ma alle 3:20, quindi all’interno del DeeJay Time. Quasi invariato il Disco Makina, ora declinato in due versioni, Alta Velocità e Bassa Velocità, in relazione ai BPM del brano. Il primo Disco Makina della terza edizione è ad Alta Velocità, “People Of The World” di Indris. Il rapporto tra Molly 4 DeeJay e il DeeJay Time si fa ancor più stretto, e per certi versi pare che Albertino avverta stanchezza nell’individuare le future hit, captate prima da Molella. Complice di questa situazione che rende Alba meno lungimirante rispetto agli anni passati è forse l’invasione di musica strumentale che lo speaker sente poco vicina ai propri gusti, peraltro non facendone mai mistero (anche in tempi recenti, come nell’intervista rilasciata a Damir Ivic per Soundwall a dicembre 2014, dove ammette che «era finita l’ondata dei successi commerciali, alla Corona per intenderci, ed iniziarono ad uscire cose molto più buie un po’ progressive che erano impossibili da trasmettere in radio»).

Innumerevoli anche in questa edizione i dischi che, dopo essere stati lanciati da Molella, finiscono nei programmi di Albertino: “Guitara Del Cielo” di Barcelona 2000, “Believer” di DJ Energy, “Ocean Whispers” di R.A.F. By Picotto, “Always Hardcore” di Body Lotion, “Hyperspace” di Roland Brant, “Girls In Love (Grungerman Remix)” di Andreas Dorau, “Dedicated” di Mario Più, “Give Yourself To Me” di Leon Klein, “Encore Une Fois” di Sash!, “Dream Universe” di C.M., “Soilent Green” di Dee Rex, “Belo Horizonti” di The Heartists, “Why Don’t You Dance With Me” di Future Breeze e “First Mission” di Ricky Le Roy. Tra gli altri che segnano questa stagione si segnalano “Where Is My F***ing Balloon” di DJ Balloon, “Blob” di Sinus, “Virus” di Gravity Of Force, “Everything Starts With An “E”” di E-Zee Possee (nel remix di Brainstorm), “La Musika!!!” di Urban Tribe Feat. Cristiano, “Continuum” di Subway Family, “Melodream” di Bakesky, “Extraordinary Experience (Molly N.R.G. Mix)” di Beverly’s Maniacs, “The Test” di Mauro Picotto, “The Nursery” di Terzo Millennio, “Goa – Head” di Scana, “Night Drum” di Visions, “Azul” di Azul Y Nygro, “Aesthetic X” di No Status, “Revenge (Molly Evolution Mix)” di DJ Dado, “This Is The Only Way” di Lovebeads, “Infinity ’97” di B-Projekt e “Tell Me On” di Double Head. Fanno capolino anche “Lucid Interval” di Lux-Trax, “Maid Of Orleans (Take My Hand)” di Suspicious, “Timebase” di Aquaplex, “In The Eyes Of The Devil” di P.A. Project, “Get Up!” di Etienne Picard e “La Vache” di Milk Incorporated. Immancabili i brani hardcore tra cui “Hootiemack” di Enfusia, “Jungle Sickness” di Miss Groovy, “The Beating Of My Heart (Live To Tell)” di Back 2 Bass e “Killing Me… Hardcore” di  Lucio Scarpa & Walter One. Hardcore pure il Disco Makina della settimana dal 2 al 6 dicembre, “Hardcore Bells” di D-Boy Bad Boys, il penultimo Disco Makina di Molly 4 DeeJay.

A partire dal 16 dicembre infatti inizia The Best Of Molly 4 DeeJay che in principio gli ascoltatori scambiano per un riempitivo nel classico break imposto dalle vacanze natalizie. Si tratta invece di una vera e propria fase conclusiva del tutto inaspettata, in cui passa in rassegna gran parte del materiale discografico che ha fatto la fortuna di Molly 4 DeeJay sin dalla prima edizione e che ovviamente lascia i fan con un grande punto interrogativo sui motivi che portano all’interruzione (anzi, alla “disattivazione”, come dice il jingle) di un programma di successo. L’ultima puntata va in onda martedì 31 dicembre 1996.

Sei mesi più tardi (giugno 1997) Molella viene intervistato su una rivista e spiega: «Dati gli impegni discografici ho meno tempo da dedicare alla radio ed allora ho deciso di interrompere Molly 4 DeeJay concentrandomi solo su Megamix Planet. Più in là spero di avere maggior tempo per proporre qualcosa di nuovo». Gli impegni discografici, effettivamente, ci sono, in primis la produzione di Gala che in quel periodo inanella una serie incredibile di successi su scala internazionale (nel 1998 l’album “Come Into My Life” vende oltre 6 milioni di copie), ma le ragioni che hanno portato alla chiusura di Molly 4 DeeJay si dice siano state altre.

Molella torna on-air il 9 febbraio 1998, sempre su Radio DeeJay: il programma si chiama Molly 4 Europe ed è una sorta di radar che, quotidianamente, intercetta le classifiche delle radio e televisioni musicali europee più importanti (la tedesca Viva TV, l’inglese Kiss FM, la spagnola Los 40 Principales, la francese Fun Radio TV e la belga Radio Contact). Lì passano con largo anticipo brani come “Alarma” di 666, “Up & Down” di Vengaboys, “Superstar” di Novy vs Eniac, “The Final” di Phil Fuldner, “Repeated Love” di A.T.G.O.C., “Keep On Dancing” di Perpetual Motion, “I Can’t Help Myself” di Lucid, “Ye-Ho-He” di NC Tribe, “Beatbox” di  Dial M For Moguai, “Secret” di Absolom oltre a pezzi meno noti in Italia, come “Tha Horns Of Jericho” di DJ Supreme, “Instant Moments” di R.O.O.S., “Funky Beats” di Groove Gangsters, “So Good” di Juliet Roberts, “Wet Like The Rain” di The Bronx, “Ayla Part II” di Ayla, “Australia” di Koala, “The Silmarillia” di Carlos e “Coloured City” di Laurent Garnier. Nonostante i buoni spunti, Molly 4 Europe è  incapace di reggere il confronto con Molly 4 DeeJay, “brand” riscoperto nel 2008 con la compilation “Molly 4 Deejay Today”. A settembre del 1997 però, nel palinsesto di Radio DeeJay appare “From Disco To Disco”, in onda il sabato notte dalle 2 alle 4: è il programma con cui Tony H mette a fuoco sonorità inconsuete per l’emittente fondata da Cecchetto offrendo (complici diverse analogie come il Disco Strobo e i messaggi lasciati in segreteria dagli ascoltatori che prendono il posto rispettivamente del Disco Makina e dei telephone jingle) un ipotetico proseguimento di Molly 4 DeeJay.
(Giosuè Impellizzeri)

* si ringraziano Luciano Congedo e Francesco Lupo per il loro prezioso contributo.

© Riproduzione riservata

Questo slideshow richiede JavaScript.